ilva marcegaglia mittal

MARCEGAGLIA BATTE DEL VECCHIO E SI PAPPA L’ILVA. IN CORDATA CON GLI INDIANI DI MITTAL, IL PRESIDENTE DELL’ENI SI FA AGGIUDICARE LE ACCIAIERIE PER 1,8 MILIARDI – A NULLA E’ SERVITO IL RILANCIO DELL’ULTIMO MINUTO DEL CONCORRENTE CHE ORA MINACCIA RICORSI ALL’ANTITRUST UE

 

emma marcegagliaemma marcegaglia

Roberto Giovannini per la Stampa

 

La decisione è stata confermata: con una nota diffusa in serata, Ilva è stata aggiudicata alla cordata Am Investco Italy, formata da Arcelor Mittal (85%) e Marcegaglia (15%). Sia i commissari straordinari Ilva che il consiglio di sorveglianza del ministero guidato da Carlo Calenda (l' Ilva è in amministrazione straordinaria) hanno dunque considerato questa offerta vincolante migliore rispetto all' altra presentata da AcciaItalia (cordata costituita da Jindal, Delfin di Del Vecchio, e in una prima fase anche da Cassa Depositi e Prestiti ed Arvedi).

 

leonardo del vecchioleonardo del vecchio

Come si afferma nella nota ministeriale, «si svolgerà immediatamente una fase negoziale in esclusiva tra i commissari straordinari e l' aggiudicatario finalizzata ad eventuali miglioramenti dell' offerta vincolante, come previsto dalla procedura di gara». Secondo quanto riportato dal ministero, in questa sede Am Investco sarebbe disponibile a ridurre gli esuberi di circa mille unità rispetto a quanto finora indicato nel piano, aumentando gli organici a regime fino a 10mila dipendenti complessivi. Intanto, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni incontrerà in settimana i sindacalisti di Uilm, Film e Fiom.

 

Lakshmi MittalLakshmi Mittal

Attualmente l' offerta di Am Investco Italy per Ilva prevede un prezzo di acquisto di 1,8 miliardi, un canone di affitto annuo di 180 milioni, e investimenti per circa 2,4 miliardi (1,150 in tecnologie ambientali). Fino al 2023, anno entro cui dovrebbe essere completato il Piano ambientale (in effetti considerato a Taranto troppo blando) la produzione sarà mantenuta agli attuali livelli di 6 milioni di tonnellate, per poi risalire (sempre che non ci siano divieti da Bruxelles) fino una produzione di un massimo di 8 milioni di tonnellate nel 2024. Per l' occupazione, gli attuali 14.220 dipendenti sono destinati a scendere a 9.407 nel 2018, e a 8.480 nel corso dell' esecuzione del piano.

 

IMPIANTO ILVA A TARANTO IMPIANTO ILVA A TARANTO

Dunque, migliaia di esuberi: ma secondo la nota ministeriale, Arcelor Mittal e Marcegaglia si sono detti disponibili ad accelerare gli investimenti ambientali, a garantire l' occupazione anche in caso di problemi con le autorità europee, e a prendere «maggiori impegni sul piano occupazionale nel quadro di una occupazione complessiva di circa 10.000 occupati nel gruppo per tutta la durata del piano». I lavoratori in esubero resteranno o protetti dagli ammortizzatori sociali, o messi a disposizione dei Commissari straordinari, che potranno utilizzarli nelle attività di bonifica.

TAVOLO ILVA AL MISETAVOLO ILVA AL MISE

 

Non è stata dunque accolto - come peraltro era stato già annunciato da giorni dal ministro Calenda - l' appello di AcciaItalia a riaprire la gara, dopo il miglioramento dell' offerta. In particolare, ieri i rappresentanti di Jsw e Delfin avevano scritto al titolare dello Sviluppo economico per spiegare che la loro era la proposta «migliore dal punto di vista industriale e ambientale».

 

banch ilva banch ilva

E che inoltre sull' offerta di Am Investco incomberebbe un rischio di stop da parte dell' Antitrust europea. Già domenica fonti di Bruxelles riportate dal nostro giornale avevano in effetti fatto osservare che date le dimensioni del gruppo Arcelor Mittal, molto difficilmente agli stabilimenti dell' Ilva sarà consentito di superare una produzione di 6-7 milioni di tonnellate di acciaio.

 

Resta ora da capire in che modo si chiuderà la partita dell' occupazione e degli esuberi. Dopo gli scioperi dei giorni scorsi a Taranto, ieri a Genova gli operai degli stabilimenti di Cornigliano e Novi Ligure hanno sfilato in corteo, chiedendo rassicurazioni sulla validità degli accordi del 2005 che garantiva continuità di reddito e occupazione a Genova.

 

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