1- MARIO MONTI, GOVERNI PRONTI! MA PRIMA IL BOCCONIANO HA BISOGNO DI CAPIRE SE AVRÀ LE MANI SUFFICIENTEMENTE LIBERE E SE POTRÀ OPERARE SENZA AVERE IL FIATO SUL COLLO. L’IDEA DI AVERE DIETRO LE SPALLE UN PRODI CHE PUNTA AL QUIRINALE E CHE ATTRAVERSO GLI AMICI BOLOGNESI DEL MULINO VUOLE AFFERMARE UNA SORTA DI LEADERSHIP CULTURALE, RISCHIA DI FRENARE L’ENTUSIASMO DI MONTI (CHE HA COME MODELLO DI RIFERIMENTO DRAGHI CHE SI È BEN GUARDATO DAL PRENDERE DI PETTO BERLINO, PARIGI, LONDRA E WASHINGTON RICEVENDO IN CAMBIO APPLAUSI PER IL SUO ESORDIO) 2- PER PASSERA, PER SALIRE SUL CARRO DEL PATRIOTA GIULIANO MELANI, IL CITTADINO CHE HA INVITATO A COMPRARE I BTP ITALIANI, NON C’È BISOGNO DI PAGARE IL BIGLIETTO 3- A FLAVIO CATTANEO SONO SALTATI I NERVI E DURANTE UN CONVEGNO ORGANIZZATO A TORINO DALL’ANCE HA SPARATO A ZERO CONTRO LA CREDIBILITÀ DEL GOVERNO BERLUSCONI-TREMONTI CHE CAMBIA LE REGOLE IN CORSA “DALLA SERA ALLA MATTINA”

1- MARIO MONTI, GOVERNI PRONTI!
Nella City non hanno dubbi, l'uomo giusto per salvare l'Italia, il condottiero invocato dal "Financial Times" per abbattere la monarchia di Arcore è Mario Monti, il professore di Varese che può tranquillizzare i mercati e le due donne (Lagarde e Merkel) che si stanno battendo per mandare a casa il Cavaliere libertino.

La certezza degli analisti e dei bookmaker non è probabilmente condivisa dall'economista bocconiano che venerdì durante un convegno organizzato dall'Enpam, l'ente di previdenza dei medici e degli odontoiatri, ha messo le mani avanti dicendo che servono formule di governo capaci di mettere insieme tutte le forze politiche per contribuire a scelte impopolari.

Questo non significa che SuperMario voglia fare un passo indietro. Nella sua storia ci sono stati tre grandi rifiuti: quando respinse l'offerta per la premiership arrivata dal centrosinistra, dalla Lega e da Scalfaro, e quando rifiutò le proposte di Berlusconi per la Farnesina e il ministero dell'Economia al posto di Giulietto Tremonti.

È probabile che nella testa del presidente della Bocconi la valigetta delle medicine sia già messa a punto con pochi farmaci "strutturali" e assolutamente indispensabili. Tra questi dovrebbero avere una priorità assoluta i tagli alla politica, l'allungamento dell'età pensionabile, la lotta all'evasione fiscale, una patrimoniale intelligentemente distribuita, e le liberalizzazioni, il cavallo di battaglia della sua esperienza alla Commissione europea quando riuscì a mettere in ginocchio perfino la Microsoft di Bill Gates.

Il "dottore" con la valigetta del pronto soccorso è dietro l'angolo, ma prima di indossare il camice ha bisogno di capire se avrà le mani sufficientemente libere e se potrà operare senza avere il fiato sul collo. Qualche perplessità è emersa sabato mattina dalle parti di Bologna dove alle 11,30 nella sala stracolma dell'università Romano Prodi e i suoi amici hanno assistito alla "Lettura del Mulino", l'evento che da 27 anni riunisce il gotha dell'economia legato alla casa editrice fondata nel 1954.

Dopo la "Lettura" di Sabino Cassese alla quale ha assistito la triade della Banca d'Italia formata da Visco, Saccomanni e il baffuto Rossi, Prodi si è lasciato andare a giudizi entusiastici nei confronti di Monti "un uomo rispettato in Europa e nel mondo, una garanzia di autorevolezza". Da luglio scorso il Professore di Bologna picchia sulla necessità di uno sforzo comune per salvare l'euro e negli ultimi giorni non ha risparmiato critiche all'asse franco-tedesco definendo "un disastro e l'errore più grave degli ultimi anni" il direttorio tra la massaia di Berlino e il marito di Carla Bruni.

Forse queste critiche appaiono troppo severe e squilibrate agli occhi di Monti, ma dimostrano che Prodi non rinuncia a esercitare una forte moral suasion nei confronti del Cromwell italiano. Quest'ultimo ha come modello di riferimento Mario Draghi che si è ben guardato dal prendere di petto Berlino, Parigi, Londra e Washington ricevendo in cambio applausi per il suo esordio.

L'idea di avere dietro le spalle un padre nobile che punta al Quirinale e che attraverso gli amici bolognesi vuole affermare una sorta di leadership culturale, rischia di frenare l'entusiasmo di Monti. Certo, non può sfuggirgli che di fronte alla povertà di idee messe in campo dalle Fondazioni di Luchino di Montezemolo e di Gianfranco Fini, quello del Mulino rappresenta un laboratorio fertile al quale si può attingere, ma da qui a farsi dettare il compito dai bolognesi ce ne corre parecchio.

Per natura Monti è un uomo che riesce a nascondere dietro la flemma molto british una supponenza non comune, e anche se come Prodi ha sempre guardato al mondo della finanza angloamericana con un'attenzione superiore rispetto a quella franco-tedesca, sa benissimo che non può permettersi il lusso in questa fase di protettorato internazionale sull'Italia di fare scelte sbagliate.

2- PER PASSERA, PER SALIRE SUL CARRO PATRIOTA DI GIULIANO MELANI A COMPRARE I BTP ITALIANI, NON C'È BISOGNO DI PAGARE IL BIGLIETTO
Chi ha letto ieri il "Corriere della Sera" è rimasto sconcertato.
Nella prima pagina del giornale diretto da Flebuccio De Bortoli spiccava una lettera di Corradino Passera che ha sentito il bisogno fisico di abbracciare l'appello del cittadino Giuliano Melani a comprare i Btp italiani.

Questo Melani è un libero professionista cinquantenne che abita in provincia di Pistoia e lavora come agente di leasing per Unicredit. Mettendo mano al portafoglio la settimana scorsa ha comprato una pagina del "Corriere" per invitare gli italiani a uno slancio patriottico in grado di fermare l'emorragia dei mercati.

L'iniziativa è lodevole e probabilmente si è accesa nella sua testa dopo il manifesto dei primi di ottobre comprato da Dieguito Della Valle (lo scarpato marchigiano che appare in televisione come un personaggio dell'"Isola dei Famosi") al quale hanno fatto seguito altre paginate pagate di tasca propria da una professionista della comunicazione e da un imprenditore di Conegliano.

Da questa mattina il debito pubblico del nostro Paese non è più di 1.900 miliardi, ma è salito per colpa dello spread che in apertura della Borsa toccava 480 punti base, però è sceso di 20mila euro, la cifra spesa dal volenteroso Melani per comprare un pugnetto di Btp. L'iniziativa è talmente piaciuta a Flebuccio De Bortoli che ne ha fatto una sorta di campagna con tanto di commenti e di lettere tesi ad avvalorare il gesto del cittadino di Pistoia.

Anche Corradino Passera, che considera ormai il "Corriere della Sera" come l'house organ della sua banca, ha pensato di cavalcare questa proposta generosa e l'ha fatto con la letterina sparata in prima pagina nella quale comunica che IntesaSanPaolo è pronta "ad azzerare le commissioni di sottoscrizione alle famiglie in occasione della giornata del debito comune".

Per non essere da meno ecco un altro banchiere, Antonio Vigni, direttore di MontePaschi, che si accoda rapidamente all'iniziativa. Nessuno dei due però, né Passera né Vigni, ha fatto quello che ci si sarebbe aspettati: l'acquisto di una manciata di Btp per 20mila euro. All'inizio dell'agosto scorso Corradino insieme a Gaetano Miccichè e Marco Morelli di IntesaSanPaolo annunciò di aver acquistato personalmente azioni della sua banca per un controvalore di 1,5 milioni. Era un atto di fede nei confronti dell'istituto che dall'inizio dell'anno aveva bruciato il 25% della sua capitalizzazione.

Questa volta l'atto di fede non si è ripetuto: per salire sul carro di Flebuccio De Bortoli non c'è bisogno di pagare il biglietto.

3- A CATTANEO SONO SALTATI I NERVI
Da quando si è fatto crescere i baffetti sotto la folta capigliatura, l'amministratore delegato di Terna, Flavio Cattaneo, somiglia in maniera impressionante a Tom Selleck, l'attore americano che ha impersonato per anni il protagonista della serie televisiva "Magnum PI".
Non si sa e non interessa il nome di chi ha suggerito questa trasformazione del 48enne architetto milanese che dopo la Bocconi ha fatto l'imprenditore edile, poi nel 2003 è sbarcato alla Rai grazie all'appoggio determinante del Cavaliere e degli amici della Lega.

Resta il fatto che quei baffi così vistosi lo caricano di una severità esagerata e sembrano due pistole puntate nei confronti degli avversari. Per Cattaneo gli ultimi mesi sono stati particolarmente difficili; a maggio lo hanno accusato di volersi buttare nella produzione dell'energia elettrica in concorrenza soprattutto con Enel dove il suo nome è impronunciabile.

Poi è arrivata la Robin Tax della manovra finanziaria che è caduta come una tegola sui conti di Terna, Enel e degli altri operatori nell'energia. Nonostante questa imposta introdotta l'estate scorsa, Cattaneo ha chiuso il primo semestre con ricavi vicino agli 800 milioni (+44%) e un utile di 236 milioni, assicurando che gli effetti della Robin Tax non comprometteranno i dividendi 2011.

Il colpo più basso nei giorni scorsi dal maxiemendamento del governo dove si ipotizza che l'Autorità per l'energia e per il gas possa intervenire a cambiare le regole con il rischio di compromettere gli investimenti. Per questa ragione venerdì scorso a Cattaneo sono saltati i nervi e durante un convegno organizzato a Torino dall'Ance ha sparato a zero contro la credibilità di un governo che cambia le regole in corsa "dalla sera alla mattina".

È la prima volta che l'architetto milanese attacca frontalmente Palazzo Chigi e Giulietto Tremonti, gli artefici della scalata compiuta sei anni fa al vertice di Terna da cui avrebbe voluto lanciarsi per nuove e più grandi avventure elettriche.

 

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