1- LA SCOPERTA DELL’ANNO SU ‘’REPUBBLICA’’: “CON L’USCITA DEI LIGRESTI DAL SALOTTO BUONO SCOSSI GLI EQUILIBRI DI PIAZZETTA CUCCIA”. MA OLTRE ALLE POSSIBILI VENDETTE DI DELLA VALLE, LO SCARPARO DI SISTEMA CHE LOTTA CONTRO IL SISTEMA, ECCO UNA VERA PRIMIZIA BUTTATA LÌ NELLE ULTIME RIGHE: “DIVERSE FONDAZIONI VICINE AL GRAN CAPO DELL’ACRI GUZZETTI (ALLEATO DI BAZOLI, NDR) STANNO PENSANDO A UN POSSIBILE INVESTIMENTO IN AZIONI MEDIOBANCA SE QUESTA VENISSE MINACCIATA DAI FRANCESI O SE L’UNICREDIT FOSSE OGGETTO DI ATTACCHI ESTERNI” (DA BERLINO) 2- DITE A NAGEL CHE ANCHE LA BANCA INTESA DI CUCCHIANI HA TENTATO DI INSERIRSI NELLA PARTITA FONSAI SOSTENENDO DIETRO LE QUINTE I SUOI “NEMICI” ARPE E MENEGUZZO 3- I TIMORI DI VEGAS PER L'AZIONE DEI PM. LA PROCURA PUNTA A MEDIOBANCA E UNICREDIT, MA IL PRESIDENTE CONSOB NON VUOL METTERE A RISCHIO IL SALVATAGGIO DI FONSAI

1- CON L'USCITA DEI LIGRESTI DAL SALOTTO SCOSSI GLI EQUILIBRI DI PIAZZETTA CUCCIA...
Giovanni Pons per "la Repubblica"

Se si eviterà la tempesta d'agosto sui mercati non è detto che si la si passi liscia con la bufera d'autunno su Mediobanca. I contraccolpi della cacciata di Ligresti dal salotto buono - un luogo dove finanzieri e industriali fanno affari e si scambiano favori, scrive l'Economist - sono tutti da capire. E i presupposti per qualche ribaltone ci sono tutti: a settembre sfileranno davanti al pm Luigi Orsi i principali protagonisti dell'operazione Unipol-Fonsai, dal presidente Renato Pagliaro all'ad di Unicredit Federico Ghizzoni al numero uno di Unipol Carlo Cimbri, agli advisor e avvocati delle società coinvolte.

Ma già il 5 settembre Alberto Nagel avrà spiegato al suo consiglio di amministrazione i contorni della vicenda che lo ha portato a essere indagato per ostacolo alla vigilanza e a essere interrogato per sei ore dal magistrato. Vista la quantità di carne al fuoco i tempi per arrivare a una conclusione delle indagini capendo in effetti "Chi ha salvato chi", riprendendo ancora una domanda del settimanale inglese, non potranno essere brevissimi e nel frattempo qualcuno potrebbe approfittarne per qualche blitz.

Sicuramente chi sta alla finestra ad aspettare il momento buono per assestare qualche colpo è Diego Della Valle, uscito in polemica sia dal patto di sindacato Rcs sia dal
cda di Generali al momento della defenestrazione di Giovanni Perissinotto. E nell'ottobre 2011 non entrò né nel patto di sindacato Mediobanca né nel cda nonostante
possieda una quota pari all'1% e disponga di opzioni per salire fino a circa il 3%.

Da qualche mese il fondatore della Tod's culla l'idea di rafforzarsi in piazzetta Cuccia
per avere poi più presa nelle partecipate Rcs e Generali e gli ultimi avvenimenti non fanno che confermare la sua linea di manovra. Purtroppo in Mediobanca c'è un patto di sindacato che raggruppa il 41% del capitale e che è da rinnovare nel settembre 2013 per il marzo 2014. Della Valle vorrebbe abolire i patti di sindacato e contare le azioni di chi ha investito i soldi per vedere chi deve comandare.

L'intrinseca debolezza di Nagel e di Mediobanca che vale in Borsa 2,4 miliardi potrebbe offrire lo spunto per un'incursione in ottica di abolizione dei salotti buoni. A far da guardia allo status quo c'è sicuramente Unicredit, azionista con l'8,6%, mentre è più difficile decifrare la situazione dei francesi di Vincent Bollorè, anch'essi investiti pesantemente dall'inchiesta di Consob e magistratura sul caso Ligresti.

Potrebbero compattarsi intorno a Nagel o tentare qualche ribaltone appoggiandosi a Fininvest, Mediolanum e altri soci privati. Inoltre ai destini di Mediobanca sta guardando con attenzione anche il mondo che gravita intorno a Intesa Sanpaolo. Il neo ad Enrico Cucchiani ha tentato di inserirsi nella partita Fonsai sostenendo dietro le quinte i fondi Sator e Palladio e a un certo punto sembrava che anche la Compagnia San Paolo fosse disponibile a investire nella controfferta su Fonsai nella logica di costruire un polo bancario assicurativo sganciando Intesa da Generali.

Tutto ciò per il momento è tramontato ma diverse fondazioni vicine al gran capo dell'Acri Giuseppe Guzzetti stanno pensando a un possibile investimento in azioni Mediobanca se questa venisse minacciata dai francesi o se l'Unicredit fosse oggetto a sua volta di attacchi esterni. «Se la fiducia a Nagel verrà confermata il salotto tirerà un sospiro di sollievo», conclude l'Economist. Altrimenti saranno fuochi d'artificio.

2- SCANDALO LIGRESTI, I TIMORI DI VEGAS PER L'AZIONE DEI PM
LA PROCURA PUNTA A MEDIOBANCA E UNICREDIT, MA IL PRESIDENTE DELLA CONSOB NON VUOLE METTERE A RISCHIO IL SALVATAGGIO DI FONSAI
Vittorio Malagutti per il "Fatto quotidiano"

Per il presidente della Consob Giuseppe Vegas sono giorni di grandi soddisfazioni personali. Di certo l'ex viceministro di Giulio Tremonti non si sarebbe mai aspettato di essere descritto da qualche giornale come l'intrepido sceriffo dei mercati che ha svelato le (presunte) trame inconfessabili di Mediobanca e dei Ligresti.

Nientemeno. Proprio lui, Vegas, che da subito si era schierato a favore della soluzione proposta dalla stessa Mediobanca per salvare la disastrata Fonsai. Soluzione, come noto, che usa i soldi dell'Unipol e dei piccoli azionisti per salvare la compagnia dei Ligresti e anche il miliardo e passa di crediti della banca d'affari guidata da Alberto Nagel.

A gennaio Vegas aveva incontrato più volte lo stesso Nagel proprio per studiare una versione del salvataggio che fosse accettabile per i mercati, dopo una prima davvero impresentabile ipotesi formulata nelle settimane precedenti. Un intervento "irrituale, inopportuno e forse anche illegittimo" si smarcò subito il commissario Consob Michele Pezzinga. Già, perchè non era mai successo che il capo di un'Authority di controllo, per sua natura indipendente, vestisse addirittura i panni del consulente.

L'intervento di Vegas, per quanto discutibile, rappresenta un passo avanti rispetto al recente passato. Il precedente presidente della Consob, Lamberto Cardia, in carica aveva un figlio avvocato, Marco, a libro paga dei Ligresti come membro della commissione di vigilanza per la legge 231. Cardia (il padre) ha regnato sulla Consob dal 2003 fino al 2010, gli anni in cui il gruppo Fonsai è stato affossato dalla gestione Ligresti. Su questi affari adesso indaga la magistratura a Milano e a Torino. Cardia invece ha prontamente trovato un'altra poltrona eccellente, questa volta come presidente delle Ferrovie dello Stato.

Per Vegas, quindi, era davvero difficile fare peggio del suo predecessore. Sta di fatto che dopo l'iniziale collaborazione con Mediobanca e Unipol, la Consob ha imposto una serie di condizioni per il via libera al salvataggio. Prima tra tutte quella che l'uscita di scena non fruttasse neppure un euro ai Ligresti. Secondo molti osservatori sarebbe stato il timore di essere scavalcati dalle indagini della magistratura a influenzare l'atteggiamento della Commissione. Un film già visto in passato, per esempio nel 2004 con il caso del furbetto Gianpiero Fiorani e di Antonveneta.

Nelle settimane scorse si è così aperto un canale diplomatico riservato tra Procura e Consob. E non solo per quanto riguarda le indagini che riguardano le presunte manovre illegali di Borsa sui titoli della holding Premafin, indagini che coinvolgono tra l'altro il finanziere francese Vincent Bolloré. Il pm Luigi Orsi ha messo nel mirino fin da subito il ruolo delle banche creditrici Mediobanca e Unicredit.

Si è così arrivati, il 13 giugno, su richiesta della Procura, alla dichiarazione di fallimento di Imco e Sinergia, due importanti società della famiglia Ligresti. Il fallimento porta dritto alle indagini per reati di bancarotta. Il patron Salvatore e i suoi tre figli erano convinti che Unicredit avrebbe fatto di tutto per evitare questo crac. Sentendosi traditi hanno giocato il tutto per tutto. Da qui le rivelazioni in procura di Jonella Ligresti e la scoperta dell'ormai famoso "papello" siglato da Nagel, finito anche lui nella lista degli indagati.

Che cosa succederà adesso? Consob e Procura continueranno a marciare di pari passo? Più di un segnale induce a ritenere che il rapporto potrebbe incrinarsi. Orsi nelle prossime settimane potrebbe allargare ancora il fronte delle indagini interrogando i capi di Unipol, Carlo Cimbri, e Unicredit, Federico Ghizzoni. E se emergessero nuovi elementi si potrebbe arrivare addirittura a uno stop del salvataggio. Dalla Consob invece trapela una certa irritazione perchè la Procura non ha girato alcuni documenti, tra cui il papello di Nagel, ritenuti indispensabili anche per le indagini della Commissione.

Perfino la scelta di Orsi di sospendere le indagini per prendersi qualche giorno di ferie sarebbe stata accolta con sorpresa da Vegas. A Roma vorrebbero chiudere il dossier Fonsai il più presto possibile, ma per arrivare a un verdetto hanno bisogno di tutta la documentazione raccolta dai magistrati. Altrimenti il salvataggio del gruppo assicurativo rischia di tagliare il traguardo con l'incognita di possibili nuovi interventi della procura. E allora addio operazione di sistema. Quella fin da principio sponsorizzata e suggerita da Vegas.

 

 

LUIGI ORSILA SEDE DI MEDIOBANCA RENATO PAGLIARO CARLO CIMBRI GIOVANNI PERISSINOTTO DIEGO DELLA VALLE jpegGIOVANNI BAZOLI E GIUSEPPE GUZZETTIIL PRESIDENTE DELLA CONSOB GIUSEPPE VEGASangi35 gius vegas giu tremontiLamberto Cardia ligresti e figlie

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