1- A BRUXELLES È COMINCIATA A CIRCOLARE CON INSISTENZA LA VOCE CHE SUPERMARIO MONTI, DOPO AVER FATTO I COMPITI A CASA, ABBIA INTENZIONE DI CANDIDARSI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO EUROPEO, LA POLTRONA SULLA QUALE SIEDE DAL NOVEMBRE 2009 IL FIAMMINGO VAN ROMPUY, IN SCADENZA IL 31 MAGGIO PROSSIMO 2- GIOVEDÌ MONTI VOLA A WASHINGTON. OBAMA È INTERESSATO IN QUESTO MOMENTO A SCATTARE LA FOTOGRAFIA ESATTA DELL’EX CONSULENTE GOLDMAN SACHS CHE SEMBRA MUOVERSI IN MANIERA ARMONIOSA CON GLI INTERESSI PIÙ VIVI DELLA FINANZA ANGLO-USA 3- MASSIMO SARMI HA FATTO FUORI IL CAPO DI BANCOPOSTA CARLO ENRICO CHE NUTRIVA L’AMBIZIONE SBAGLIATA DI DIVENTARE L’AMMINISTRATORE DELLA BANCA DEL MEZZOGIORNO 4- PARE CHE UNA TASK FORCE DI 12 PERSONE SIA STATA INCARICATA DA MAURO MORETTI DI LAVORARE GIORNO E NOTTE SUI SOCIAL MEDIA E IN TUTTE LE DIREZIONI PER CERCARE ALTRE INFORMAZIONI SULLA SOCIETÀ NTV DI MONTEZEMOLO-DELLAVALLE-PUNZO-INTESA

1- MONTI, DOPO AVER FATTO I COMPITI A CASA, SI CANDIDA ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO EUROPEO, LA POLTRONA SULLA QUALE SIEDE DAL NOVEMBRE 2009 IL FIAMMINGO VAN ROMPUY?
Mario Monti sta preparando nei dettagli il viaggio a Washington dove giovedì incontrerà Obama.

Dopo gli elogi ricevuti ieri da Sarkozy che ha parlato dei "progressi spettacolari" dell'Italia, il Professore parte con il vento in poppa convinto di rappresentare il punto di equilibrio tra l'Eliseo e Berlino. Ormai ha abbandonato i panni del tecnico, rifiuta quelli del politico, e si sente uno statista alla stregua degli storici personaggi come Jean Monnet e Schmidt che Scalfari ha citato in un editoriale del 31 dicembre scorso.

L'agenda di Monti, concordata tra il suo bracciodestro Moavero, la Farnesina e le due ambasciate di Roma e Washington, prevede che oltre all'incontro con Obama il premier italiano si sposti al Campidoglio per incontrare i leader del Congresso, e verso mezzogiorno attraversi Massachussets Avenue dove al numero 1750 si trova il "Peterson Institute for International Economics", un think tank fondato nel 1981.

Qui Monti incontrerà gli analisti e i politologi per spiegare il piccolo "miracolo italiano" che sta compiendo con una politica più liberista che "liberal".

Dopo Monti arriverà in America anche Giuliano Amato per uno dei suoi tradizionali incontri con gli studenti della Columbia University, ma l'Amministrazione statunitense è interessata in questo momento a scattare la fotografia esatta del Professore di Varese che sembra muoversi in maniera armoniosa con gli interessi più vivi della finanza angloamericana.

Il culmine della visita è ovviamente l'incontro con Obama con il quale Monti si è finora soltanto sentito al telefono il 21 novembre in un colloquio estremamente cordiale. L'incontro avverrà nello Studio Ovale della Casa Bianca dove la First Lady ha provveduto a sostituire il vecchio tappeto scelto da Laura Bush con un altro di lana riciclata.

È prassi del Presidente degli Stati Uniti costringere gli ospiti a leggere le cinque frasi ricamate sul tappeto dove si leggono le parole dei personaggi storici della vita americana. Così Monti potrà buttare l'occhio sulla frase di Roosevelt: "l'unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa", e anche su quella di Kennedy che un giorno pronunciò il celebre motto: "nessun problema del destino umano è fuori dalla portata degli esseri umani".

Ci sarà tempo anche per le battute di spirito, ma qui è scontato che il premier eviterà di indulgere alla sindrome e al narcisismo che sembrano essere penetrati anche dentro la sua corazza anglosassone e in quella dei ciarlieri ministri-tecnici. Da parte sua Obama avrà il buongusto di non ricordare la gaffe grossolana che Berlusconi fece il 7 novembre 2008 quando durante una conferenza stampa a Mosca disse: "Obama? È bello, giovane e abbronzato".

Dopo i convenevoli si apriranno i numerosi dossier che interessano i due Paesi, tra questi la situazione del Medio Oriente, la preparazione del prossimo G8 a Chicago, e soprattutto il destino dell'euro. Quest'ultimo sarà il cuore del dialogo al quale dovrebbe partecipare anche Timothy Geithner, il Segretario del Tesoro che con il suo annuncio di lasciare l'Amministrazione dopo le prossime elezioni americane, ha visto scendere in pista ben 8 candidati alla sua poltrona tra cui il miliardario Bloomberg.

Tutto fa pensare che il clima sarà cordiale e costruttivo. Monti deve portare a casa un'altra dose massiccia di autorevolezza in modo da diventare agli occhi della Casa Bianca il referente più sicuro e malleabile nella politica europea.

A dispetto delle stupidaggini che circolano in questi giorni sulle sue ambizioni per il Quirinale, quello che veramente sembra essere il suo orizzonte politico è una leadership al vertice delle istituzioni comunitarie.

A Bruxelles è cominciata a circolare con insistenza la voce che il premier italiano, dopo aver fatto i compiti a casa, abbia intenzione di candidarsi alla presidenza del Consiglio europeo, la poltrona sulla quale siede dal novembre 2009 il fiammingo Van Rompuy, l'ex-primo ministro del Belgio che ha la passione per la poesia giapponese, lo studio degli uccelli e la preghiera per la quale si ritira spesso in un abbazia benedettina. Il mandato di Van Rompuy scade il 31 maggio prossimo e finora a questo politico, che è stato definito "l'orologiaio dei compromessi impossibili" non è stato assicurato il rinnovo.

Probabilmente si arriverà a un prolungamento provvisorio, che potrebbe favorire le chances di Monti ben più sensibile alle sirene europee che agli strilli di Scilipoti e della Lega.

2- SARMI HA FATTO FUORI CARLO ENRICO CHE NUTRIVA L'AMBIZIONE SBAGLIATA DI DIVENTARE L'AMMINISTRATORE DELLA BANCA DEL MEZZOGIORNO
Massimo Sarmi, il manager dalle orecchie generose, ha un problema. A gennaio se ne è andato Carlo Enrico, il manager a capo della divisione BancoPosta che Sarmi aveva scelto a metà del 2007 quando Enrico aveva lasciato Capitalia dopo la rottura di Matteuccio Arpe con Cesarone Geronzi.

Il profilo professionale di Enrico rientra nella galleria di quei giovanotti scalpitanti che dopo aver lavorato a Merrill Lynch e a Goldman Sachs si sentono in grado di rovesciare il mondo. Nonostante l'incidente dell'agosto 2008 quando la Banca d'Italia multò BancoPosta accusandolo di non aver ottemperato ad alcuni obblighi di vigilanza per un furto di 13 milioni di euro depositati a BancoPosta dal ministero dell'Istruzione, Sarmi ha sempre dato corda alle iniziative del manager. Adesso Enrico - come scrive il quotidiano "MF" - ha lasciato il posto a Paolo Martella, responsabile della regolamentazione e delle procedure di BancoPosta.

Nel palazzone delle Poste la responsabile della comunicazione Simona Giorgetti sta alzando le barricate di fronte a chi chiede una spiegazione sulle dimissioni del manager dall'aria anglosassone che fino a poco tempo fa sembrava saldamente in sella.
Nella sua infinita miseria Dagospia ha appreso che la ragione dello scontro è da attribuire all'assetto che Sarmi e il Tesoro vogliono dare alla Banca del Mezzogiorno, la creatura messa in piedi per obbedire a Giulietto Tremonti. Pare infatti che il 42enne Enrico volesse diventare amministratore delegato del nuovo Istituto, ma abbia trovato ostacoli insuperabili.

3- LA TASK FORCE DI MORETTI VERSUS MONTEZEMOLO
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che in vista dell'annunciata partenza a marzo dei treni di Luchino di Montezemolo, voleranno batterie di missili micidiali tra le Ferrovie e Ntv.

Ieri Dagospia ha ripreso l'articolo pubblicato su "Il Giornale" in cui si dimostrava che già nel bilancio 2010 di Ntv in inglese erano previsti ritardi dei nuovi servizi di "Italo".
Nel palazzo-obitorio delle Ferrovie sono molto orgogliosi di aver ispirato questo scoop (ampiamente anticipato da Dagospia) e sono pronti a fornire una serie di rivelazioni succulente sulla società di Luchino e dei suoi compagni di merenda.

Pare che una task force di 12 persone sia stata incaricata da Moretti di lavorare giorno e notte sui social media e in tutte le direzioni per cercare altre informazioni sulla società che si propone di dare filo da torcere alle Ferrovie".

 

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