MPS FINISCE CONTRO IL NOMURA? - PER I GIAPPONESI, “ALEXANDRIA” È UN DERIVATO, NON UN PRESTITO COME SOSTIENE MPS - A SIENA GLI ESUBERI SALGONO A 7MILA

1. MPS, SCONTRO A LONDRA CON NOMURA - L'ISTITUTO NIPPONICO CONTESTA SIENA: NESSUN PRESTITO, SOLO DERIVATI
Sara Monaci per "Il Sole 24 Ore"

È partito ieri, ufficialmente, lo scontro tra Mps e Nomura. Tutto per ora si gioca sul filo del rasoio sul piano civilistico. Mentre il Tribunale delle imprese di Firenze affronterà l'azione di responsabilità intentata dalla banca senese, che mesi fa ha chiesto alla banca giapponese 700 milioni di risarcimento per le perdite causate dal prodotto finanziario Alexandria (affrettandosi così a radicare il processo in Italia), a Londra Nomura gioca un'altra carta, che potrebbe creare prove a suo favore o almeno allungare i tempi. Ma soprattutto provocare un altro guaio a Mps, che potrebbe ritrovarsi a contabilizzare nuove perdite, fino a un miliardo.

Ecco perché. I giapponesi hanno chiesto alla corte londinese di esprimersi sulla natura del contratto Alexandria. Si tratta di un prestito, come dicono i legali di Mps (oltre alla procura di Siena, che indaga i vertici di Nomura per truffa e usura), o di un derivato?

Ieri è cominciata dunque la prima udienza su questo punto, e oggi ci sarà la seconda giornata. La risposta, si aspettano i legali, dovrebbe arrivare tra 4-6 settimane. Gli scenari di questa diatriba sono legati a tecnicismi per addetti ai lavori, ma nascondono insidie chiare per tutti. Prima di tutto il giudice dovrà stabilire la competenza territoriale. La difesa di Mps fa valere il fatto che esiste un giudice fiorentino che già si occupa dell'azione di responsabilità, in nome di presunte usura e truffa.

Nomura però sottolinea che ai giudici londinesi non si chiede di esprimersi sui reati commessi, ma solo sulla natura del contratto. Differenza non di poco conto: se si tratta di un prestito, Mps può provare a dire che c'è stata usura; ma se invece si tratta, come dice Nomura, di un derivato (tecnicamente un Cds sintetico) allora la banca giapponese ha una carta da giocare a suo favore, perché solo un prestito, sostengono i legali dei giapponesi, può costituire oggetto (e prova) di usura.

Se così dovesse accadere, il problema per il Monte dei paschi diventerebbe doppio. Non solo sarebbe più difficile dimostrare l'usura, ma con un derivato dovrebbe essere contabilizzata una perdita potenziale, mark to market, attualmente pari a un miliardo. Si tratta chiaramente di una battaglia legale piena di tecnicismi e percorsi tortuosi. Alcuni consulenti finanziari vicini alla procura di Siena sostengono ad esempio che un Cds sintetico con scadenza trentennale non esiste, e che pertanto è insensato parlare di derivati. È facilmente intuibile comunque che i tempi dell'azione di responsabilità potrebbero allungarsi notevolmente.

Intanto Mps ha comunicato venerdì a mercati chiusi la sospensione del pagamento degli interessi alle prossime date di pagamento previste per una serie di emissioni ibride, facoltà già esercitata senza ripercussioni lo scorso 6 febbraio. La banca ha precisato che la sospensione è «consentita ricorrendo determinati presupposti», in base al regolamento dei titoli.


2. NEL PIANO I TAGLI SALGONO A 7MILA POSTI ENTRO IL 2017 - BRUXELLES VUOLE CHE SIENA RESTITUISCA ANTICIPATAMENTE I 4 MILIARDI AVUTI DAL TESORO E VARI UN AUMENTO DA 2,5 MILIARDI NEL CORSO DEL 2014
Cesare Peruzzi per "Il Sole 24 Ore"

Tagli, ma anche sviluppo. E una manovra sul capitale che fatalmente cambierà gli equilibri dentro la governance di Banca Mps. Il piano di ristrutturazione messo a punto dall'amministratore delegato Fabrizio Viola, in sintonia con la Commissione europea e gli organi di vigilanza italiani, sarà approvato oggi dal board di Rocca Salimbeni e presentato domani mattina nel corso di una conference call agli operatori finanziari.

Non sarà un piano solo lacrime e sangue. Il mercato sembra credere nel via libera di Bruxelles e dà fiducia a Siena (+1,6% a quota 0,21% il titolo Mps in Borsa), il cui obiettivo è quello di mettere i conti in sicurezza sotto il profilo patrimoniale e tornare a fare utili il prima possibile. Per questo, con un orizzonte temporale che si allunga dal 2015 al 2017, la banca prevede di chiudere un numero più elevato di agenzie rispetto alla prima versione (da 400 a quasi 600) e ipotizza che anche gli esuberi di personale aumentino in proporzione, passando dai 4.600 annunciati a circa 7mila.

Per rimediare ai guasti provocati dall'acquisto delle mille agenzie di Antonveneta (costate 9,3 miliardi), operazione valutata come strategica nel 2007-2008 proprio per la crescita dimensionale che assicurava, adesso il Monte deve cancellare almeno 5-600 sportelli, cioè più della metà dell'incremento della rete pagato a caro prezzo cinque anni fa. È paradossale, ma anche esemplificativo degli errori fatti e di come sia cambiato in fretta il mondo.

Tra i paradossi della vicenda senese c'è anche l'incrocio di bond sottoscritti con lo Stato: il gruppo di Rocca Salimbeni ha in portafoglio 23 miliardi di Btp, sui quali percepisce un interesse del 4-5%; la banca presieduta da Alessandro Profumo paga il 9% (con incrementi biennali dello 0,5% e fino a un massimo del 15%) sui 4 miliardi ricevuti dal Tesoro con i cosiddetti Monti bond. Un aiuto pubblico che Bruxelles vuole sia chiuso in anticipo e per questo chiede a Siena di varare nel corso del 2014 un aumento di capitale di 2,5 miliardi, manovra contenuta nel nuovo piano (nella versione precedente l'aumento era solo di un miliardo, senza diritto d'opzione).

La prospettiva è che l'attuale azionista di riferimento, cioè la Fondazione Mps con il 33,5% del capitale, esca drasticamente ridimensionato da questo passaggio. Antonella Mansi, presidente della Fondazione da poche settimane, insieme alla nuova deputazione amministratrice è impegnata a verificare conti e situazione patrimoniale, ma a Siena nessuno si fa illusioni: alla fine del 2014, dopo che Banca Mps avrà realizzato la propria ricapitalizzazione, l'Ente di Palazzo Sansedoni scenderà ben al di sotto del 10% nell'azionariato del Monte.

I contenuti industriali del piano firmato da Viola saranno messi a fuoco da qui a fine anno: in questo momento la priorità era di natura finanziaria e patrimoniale, anche se le linee a cui Rocca Salimbeni dovrà attenersi sul fronte operativo sono abbastanza note. Focus sulla banca online e un modello organizzativo più snello, gli obiettivi principali. Ma prima c'è da mettere in sicurezza il gruppo. E a questo dovrà provvedere il piano di ristrutturazione.

 

 

ALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLA Alessandro Profumo Fabrizio ViolaNOMURA derivati Morgan Stanley antonella-mansiLOGO ANTONVENETAL'iceberg della Monte dei Paschi di Sienampsmontepaschi siena sedeSEDE CENTRALE MONTE DEI PASCHI DI SIENA

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