MUSSARI OUT! - DOPO L’ENNESIMA SÒLA AL MONTE DEI PASCHI (IL DERIVATO “ALEXANDRIA”) L’AVVOCATO NON PIÙ BANCHIERE DI DIMETTE DAL VERTICE DELL’ABI: “HO OPERATO NEL RISPETTO DELL’ORDINAMENTO, MA NON VOGLIO NUOCERE ALL’ASSOCIAZIONE” - MPS OGGI È AFFONDATA IN BORSA DOPO LA SCOPERTA DEL DERIVATO SCELTO DA MUSSARI PER “ABBELLIRE” I CONTI NEL 2009 E AFFONDARLI NEL 2012 (PERDITA DA 220 MLN €) - PER NON PARLARE DEI 9 MILIARDI DI ANTONVENETA…

1 - MPS: GIUSEPPE MUSSARI SI DIMETTE DA PRESIDENTE ABI
(ANSA) - Il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, si è dimesso dal vertice dell'Associazione bancaria italiana. Le dimissioni in una lettera al vicepresidente vicario Camillo Venesi in seguito alle polemiche sulla gestione del Monte dei Paschi di Siena e dopo le notizie di stampa sull'operazione in derivati, denominata 'Alexandria'.

2 - MUSSARI;SEMPRE OPERATO IN RISPETTO LEGGE,NO DANNI AD ABI
(ANSA) - "Assumo questa decisione convinto di aver sempre operato nel rispetto del nostro ordinamento, ma nello tempo, deciso a non recare alcun nocumento, anche indiretto, all'Associazione". Così l'ex presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, motiva la propria decisione di dimettersi dall'Associazione Bancaria Italiana.

3 - MUSSARI,6 ANNI A CAPO MPS,DA ANTONVENETA A DERIVATI
(ANSA) - Sei anni da presidente, dopo 5 al 'piano di sopra' della Fondazione Mps, in tutto 11 anni in cui l'istituto senese è salito alle vette del sistema del credito per poi precipitare colpito dalla crisi, dall'onerosa acquisizione di Antonveneta e infine dalla 'mina' derivati arrivando sull'orlo della nazionalizzazione. Giuseppe Mussari, ora al vertice dell'Abi anche se la sua poltrona di presidente sta subendo nuovi scossoni dalle recenti vicende, ha lasciato una discussa e controversa eredità a Siena, città che ha segnato la sua ascesa prima come avvocato e poi come banchiere.

Nato a Catanzaro, il 20 luglio 1962, arriva a Siena dalla Calabria per studiare giurisprudenza. Si avvicina alla politica con il Pci prima, e il Pds poi, per iniziare ad esercitare la carriera di avvocato diventando, nel 1993, presidente della Camera penale senese. Il salto nel mondo della finanza lo compie nel 2001, quando viene nominato presidente della Fondazione. Mussari si fa notare da subito per i modi schietti, lontani dal formalismo di certi banchieri (gira spesso con uno zainetto e vestiti casual e sfoggia capelli lunghi) e una propensione al dialogo e ai rapporti trasversali, andando al di là del tradizionale asse del Monte con la sinistra.

Negli ultimi anni ad esempio ha sponsorizzato fortemente accordi con i consumatori e con il ministro dell'Economia Tremonti su diversi progetti di 'sistema'. Un atteggiamento che Mussari mostra sin da quando arriva alla Fondazione, dove inizia a lavorare in quegli anni per far recuperare al Monte un ruolo di primo piano nel mondo del credito mentre stavano nascendo i due giganti Intesa Sanpaolo e Unicredit, ed evitare così la 'regionalizzazione'. Nonostante le smentite fino all'ultimo, Mussari accetta di scendere 'al piano di sotto' nel 2006, divenendo presidente della banca. In ballo c'é la trattativa con il Santander per l'acquisizione di Antonveneta, la banca contesa fra Popolare di Lodi e gli olandesi di Abn Amro che avevano vinto grazie all'azione giudiziaria che fa cadere anche il governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio.

Mussari svolge le trattative nel silenzio con gli spagnoli (subentrati ad Abn) e si aggiudica con un blitz l'istituto veneto a un prezzo già all'epoca giudicato elevato: 10,3 miliardi contro i 6,6 pagati da Emilio Botin qualche mese prima. Operazione su cui si incentrano le indagini avviate nei mesi scorsi dalla Procura di Siena che manda la Gdf a perquisire la sede centrale. Ma la crisi finanziaria non era ancora scoppiata e con Antonveneta il Monte ridiventa la terza banca del Paese, con 3.000 sportelli impiantandosi in una ricca area imprenditoriale. "Non abbiamo pagato un prezzo caro per Antonveneta", affermò all'epoca Mussari agli investitori nella conference call e anche l'attuale presidente del Monte Alessandro Profumo si complimenta con lui: "é stata una bella operazione".

A Siena si parte con l'integrazione ma la crisi inizia a colpire forte e il Monte, nonostante un piano di ristrutturazione, ne risente i contraccolpi. Per questo, secondo le ricostruzioni della stampa, i vertici ricorrono ai derivati nel 2009, anno definito "difficile", per tirar su il risultato del bilancio. Una ennesima tegola che si aggiunge all'indagine sull'ampliamento dell'aeroporto di Ampugnano.

E' così un caso del destino se è proprio lo stesso Profumo, suo grande sponsor per la nomina a presidente Abi nel 2010 (confermata nel giugno scorso), a subentrargli a inizio 2012 alla testa di Mps sulla pressione delle autorità di vigilanza e del mercato, con una Fondazione svenata dagli aumenti di capitale e oramai senza la maggioranza assoluta, e la banca che deve ricorrere ancora all'aiuto dello Stato per rispettare i requisiti di capitale imposti dall'Ue.

Ed è Profumo e l'ad Viola che passano al setaccio la precedente gestione, svalutano pesantemente Antonveneta e fanno emergere la vicenda derivati. Per Mussari si apre quindi l'ennesima battaglia da combattere sotto l'ombra di un'azione di responsabilità da parte dello stesso Monte, mentre anche la poltrona all'Abi potrebbe essere a rischio.

 

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