mureddu carboni pier luigi boschi rosi

NEL PAPOCCHIO DI BANCA ETRURIA ARRIVA ANCHE LA FARSA FINALE: IL PIANO DEI MASSONI PER FAR SCALARE L’ISTITUTO DA UN FONDO ARABO, IL QVS, PER TRASFORMARE LA POPOLARE IN UNA BANCA D'AFFARI ISLAMICA!

Giacomo Amadori per “Libero Quotidiano”

 

VALERIANO MUREDDUVALERIANO MUREDDU

Nel pasticcio di Banca Etruria spuntano sempre nuovi capitoli. Ma quello che stiamo per raccontarvi è forse il più incredibile. Una vicenda a metà tra Totòtruffa  e I soliti ignoti, dove un massone fiorentino (Valeriano Mureddu, indagato a Perugia per associazione segreta e amico di Flavio Carboni, bancarottiere imputato per la P3) avrebbe incaricato un grembiulino napoletano di nome Lorenzo Dimartino, tributarista con una laurea buona, forse, in Burkina Faso, di scalare la Popolare con un presunto fondo arabo, il Qvs, nato nel 2014 e che sino a oggi è stato capace solo di pianificare concretamente l' apertura di una boutique in Qatar. Il piano però era clamoroso, almeno sulla carta: acquisire l' istituto per trasformarlo nella prima banca d' affari islamica d' Europa.

 

LORENZO DIMARTINOLORENZO DIMARTINO

A mettere in moto questo progetto è stata la coppia Carboni-Mureddu che attraverso un avvocato romano avrebbe incaricato il piccolo professionista di Acerra di presentare un' offerta. Una catena di Sant' Antonio i cui membri hanno in comune l' appartenenza alla massoneria e affari più o meno opachi, di scarso o nessun successo. Eppure la richiesta d' aiuto alla premiata ditta Carboni & Mureddu sarebbe arrivata direttamente dall' ex presidente della banca Lorenzo Rosi e dal suo braccio destro Pier Luigi Boschi, all' epoca alla ricerca di una soluzione per i guai della banca. Dopo pochi mesi, però, la Banca d' Italia li ha commissariati.

 

IL PRESUNTO SCEICCO

Torniamo all' estate del 2014. L'Etruria è nei marosi e Rosi e il suo vice Boschi hanno bisogno di un nuovo direttore generale e di un ricco finanziatore. Per questo si rivolgono a Mureddu. Che, grazie a Carboni, trova due candidati per la poltrona di dg: il banchiere Fabio Arpe e il vicedirettore generale della Popolare del Frusinate Gaetano Sannolo. Ma nei colloqui nell' ufficio romano di Carboni, in via Ludovisi, i due manager mostrano di essere interessati soprattutto a un partner finanziario.

PIER LUIGI BOSCHI FLAVIO CARBONIPIER LUIGI BOSCHI FLAVIO CARBONI

 

Nel dicembre del 2013 Bankitalia aveva imposto a Bpel di trovare un socio e per questo, dopo il tramonto della fusione con la Popolare di Vicenza, Rosi e Boschi puntano ad altre soluzioni. Ecco così spuntare dal cilindro di Carboni & c. Qvs, compagnia qatarina di "investment management" guidato (secondo il sito Internet) dallo sceicco Nasser Bin Jassim Al Thani.

 

Il 28 giugno e il 7 luglio, Dimartino, membro del board della misteriosa società, verga due lettere di manifestazione d' interesse con cui prospetta un intervento nel capitale sociale di Banca Etruria «nella misura minima del 45 per cento, previa trasformazione della medesima banca in società per azioni». A Bpel Dimartino «rappresenta l'interesse della Sua società a svolgere gli opportuni approfondimenti anche mediante l' espletamento di una due diligence legale e contabile».

 

LA MARCIA INDIETRO

flavio carboni  flavio carboni

Nella sua prima risposta ufficiale Rosi si mostra molto interessato alla proposta dell' investitore scovato da Carboni & Mureddu: «Nel confermarle la disponibilità e l' interesse del nostro istituto di credito ad avviare il prospettato percorso di verifica e approfondimento, sono a richiederle la disponibilità a partecipare a un preliminare incontro tecnico, con l' intervento anche dei rispettivi legali nell' ambito del quale definire puntualmente le modalità di svolgimento della fase di due diligence e i connessi impegni di riservatezza, contestualmente avviando la discussione in merito alle possibili forme di coinvolgimento del Vostro Gruppo nel capitale di Banca Etruria». Rosi scrive anche di condividere «la volontà di avviare tali approfondimenti in tempi brevissimi (…) già nel corso della prossima settimana».

LORENZO ROSI 2LORENZO ROSI 2

 

Ma poi succede qualcosa. Alcuni membri del cda scoprono informalmente la fase avanzata della trattativa e vanno su tutte le furie per la frettolosa proposta di due diligence. Anche perché quella strada non è percorribile per diversi motivi. Rosi è costretto a tornare sui suoi passi. E l' 8 agosto comunica la decisione a Dimartino: «Sono a rappresentarle di non ritenere percorribile l' operazione prospettata in particolare in ragione dei vincoli cui la banca, all' esito dell' ipotizzata trasformazione in società per azioni, dovrebbe attenersi in relazione alla natura comunitaria o meno dei propri azionisti di riferimento.

lorenzo rosi pier luigi boschilorenzo rosi pier luigi boschi

 

Alla luce di tali considerazioni ritengo quindi che allo Stato non sussistano i presupposti per poter dare utilmente corso all' ipotizzata fase di due diligence». Eppure per qualche settimana quella era stata più che un' ipotesi e comunque solo tre giorni dopo Rosi riuscirà a far approvare dal cda l' improvvisa conversione in spa dell' Etruria.

 

LA BANCA ISLAMICA

Per capire quale fosse il reale piano di Qvs, abbiamo contattato Dimartino, il quale ci ha confessato un' idea stravagante: «All' epoca Qvs aveva intenzione di aprire la prima banca islamica in Europa e quindi cercavamo di acquisire un piccolo istituto per poter fare questa banca d' affari di finanza islamica, completamente diversa da quella Occidentale. In quei mesi avevo presentato una richiesta di acquisizione della Banca del lavoro e del piccolo risparmio di Benevento che non andò a buon fine. Mi fu detto di provare anche con la Leonardo Del Vecchio, del gruppo Mps, e poi che era possibile acquisire l' Etruria. Così ci siamo fatti avanti…». Ma perché avete chiesto di trasformarla in spa?

PIER LUIGI BOSCHIPIER LUIGI BOSCHI

 

«Avevamo interesse a avere una banca d'affari e non una popolare e per questo era necessario quel cambiamento». La ricerca è durata sino a quando gli attentati terroristici in Europa hanno costretto Qvs a rivedere il proprio programma di investimenti: «C' è stata una serie di questioni con l' Islam non favorevoli dal punto di vista politico», ammette Dimartino. Ma quanto era seria la proposta di Qvs? E soprattutto chi è davvero Dimartino? Su Internet risulta docente presso l'Università popolare di Milano.

 

IL BURKINA FASO

protesta dei risparmiatori davanti banca etruria  7protesta dei risparmiatori davanti banca etruria 7

Nell' appartamento di viale Tunisi che ospita la scuola, i colleghi sorridono e descrivono affettuosamente Lorenzo e il suo amico Gianni F. come due novelli Totò e Peppino. Qui Dimartino si è «laureato» in Scienze politiche nel 2013, a 46 anni, e subito dopo ha ottenuto un insegnamento non retribuito di otto mesi.

 

L'Unipmi sul proprio sito sfoggia un documento del Ministero dell'università e ricerca del 2011 in cui un sottosegretario «prende atto che l' Università popolare può rilasciare i titoli accademici per conto» di due università gemellate: una di Ouagadougou in Burkina Faso e una di Bouaké in Costa d' Avorio.

 

Ma il Miur, contattato da Libero, ha precisato che nel 2012 ha intimato all' Universià popolare (e non «degli studi») «a desistere da ogni iniziativa volta a rilasciare titoli» visto che la «presa d' atto» non autorizza questa attività. Nel 2014 l'ha diffidata nuovamente. Nel 2015 Tar e Consiglio di Stato hanno emesso ordinanza favorevole al ministero e rigettato l' istanza di sospensiva presentata dalla scuola milanese.

 

protesta dei risparmiatori davanti banca etruria  6protesta dei risparmiatori davanti banca etruria 6

Sempre grazie alla Rete apprendiamo che Dimartino nel 2014 ha aperto una società londinese chiamata «Exagon graphene system limited», destinata alla commercializzazione del grafene, un materiale che, guarda caso, sta provando a mettere sul mercato Carboni insieme con un suo socio, uno scienziato di San Pietroburgo. A Dimartino fanno riferimento almeno altre due società estere, mentre sull' homepage dello studio tributario Dimartino & associati di Acerra, tra i contatti, sono inseriti due numeri di telefono svizzeri, uno dei quali dello «Zurich Swiss office».

 

Interrogato sul punto, Dimartino ridacchia: «Ma quale sede in Svizzera, non ci vado da almeno dieci anni! Io sono sempre stato in Italia e non mi sono mai mosso da qui». Sarà meno esotico, ma lo studio del «Dott. Prof.» (come da targhetta arrugginita) è allo stesso indirizzo dell' abitazione di Dimartino, che qui lavora in beata solitudine, senza dipendenti o segretarie, mentre i clienti li raggiunge per lo più a domicilio.

 

LA MASSONERIA

protesta dei risparmiatori davanti banca etruria  5protesta dei risparmiatori davanti banca etruria 5

Il quartier generale di Qvs in Italia è dunque uno spartano villino dentro a un condominio popolare alla periferia di Acerra. La pulsantiera è protetta contro i vandali con una grata e una signora in tuta fa la vedetta da un terrazzo. Sulla cassetta della posta oltre al nome del padrone di casa, con relativo pomposo titolo accademico, sono indicati anche quelli della Tetrasky sas e della Alpha proxima limited.

 

Dimartino in passato è stato iscritto alla loggia napoletana Hyria e sul suo profilo Facebook resta una foto di una visita ad Arezzo, dai fratelli della Fulcanelli. «Sono andato anche a Londra, ma ora non sono più iscritto» assicura a Libero l' uomo che avrebbe dovuto salvare l' Etruria. Ci confessa di avere un procedimento giudiziario in corso «in via di definizione», ammette che «è probabile che qualcuno possa avermi usato in questa vicenda», ma che lui non ha «niente da nascondere».

 

protesta dei risparmiatori davanti banca etruria  4protesta dei risparmiatori davanti banca etruria 4

Ci dice che il contatto con l' Etruria è avvenuto attraverso un avvocato di Roma e che Carboni è un suo cliente moroso. «L' ho chiamato per dirgli che "non è cosa", anche perché andare a depositare un ricorso Equitalia il 12 agosto per non essere pagati non è che faccia piacere». Dimartino non vuole svelarci chi ci sia dietro alla «Exagon graphene» di Londra, ma poi concede: «Non è difficile intuirlo…». Il tributarista conosce pure Mureddu: «L' ho incontrato quattro o cinque volte. A me sembrava una persona per bene, sempre ben vestito, certo non dava l' impressione di essere un delinquente».

 

LA BOUTIQUE A DOHA

protesta dei risparmiatori davanti banca etruria  12protesta dei risparmiatori davanti banca etruria 12

Ma esiste questo fondo sconosciuto ai principali analisti internazionali? Dimartino si inalbera. «Io faccio un "lavoro professionale", sono un esperto di attività internazionali. Qvs è una società di management che gestisce dei fondi per ogni genere di attività».

 

Per lui gli sceicchi dietro a Qvs sono reali e non ricordano Totò d' Arabia. Sul sito Internet della compagnia il nome di Dimartino è storpiato (Laurenzo) e lui risulta «chief internal auditor». «Revisore dei conti interno» traduce l' interessato.

 

Gli facciamo notare che sull' homepage hanno messo la foto della torre Unicredit di Milano, comprata sì da un fondo del Qatar, ma con un altro nome: Qia. «Non so che immagine ci sta, non è di mia competenza», replica il tributarista.

 

Ma quale investimento rilevante ha realizzato ad oggi Qvs? La risposta ci spiazza un po': «Glielo posso dire tanto la notizia uscirà a breve: il fondo del Qatar è attualmente impegnato nell' apertura di una Richmond boutique a Doha…». Siete passati da una banca a un negozio? «Abbiamo anche altri investimenti in corso… stiamo cercando di aprire pure un resort…». Era questa la gente che, nell' estate del 2014, girava intorno alla Banca popolare dell' Etruria.

 

protesta dei risparmiatori davanti banca etruria  11protesta dei risparmiatori davanti banca etruria 11

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...