LANDE POPOLATE DI SANTI E D’IMBECILLI - LA GUZZANTI IN TRIBUNALE FA AMMENDA: “MI SONO SENTITA UNA IMBECILLE. HO PERSO 150 MILA € DEI 537 MILA INVESTITI IN DIECI ANNI” - LANDE HA SPOLPATO TUTTA LA FAMIGLIA GUZZANTI: NONNA, MADRE, PADRE, SORELLA E CUGINI - NON SOLO IL DIAVOLO, ANCHE L’ACQUA SANTA: UN MONSIGNORE, FRANCESCO MARIA RICCI, HA AFFIDATO AL MADOFF DEI PARIOLI 1,6 MLN € DA INVESTIRE IN OPERAZIONI FINANZIARE OFF-SHORE (E HA ANCHE ADERITO ALLO SCUDO FISCALE DI TREMONTI)…

1 - LANDE, LA GUZZANTI: «PERSI 150 MILA EURO MI SONO SENTITA UNA IMBECILLE»
Da "www.Ilmessaggero.it"

Dice di essersi sentita «una imbecille», di essere stata assalita da un senso di «insicurezza e angoscia». Così Sabina Guzzanti raconta oggi in Aula la disavventura vissuta per la maxi truffa del Madoff dei Parioli. Dopo David Riondino, è la volta dell'attrice che racconta di aver perso «150 mila euro dei 537 mila investiti in quasi dieci anni».

L'ANGOSCIA DELLA GUZZANTI.
«Mi sono sentita una imbecille, il che non fa mai bene. Questa vicenda mi ha provocato senso di insicurezza e angoscia, anche per i mie familiari coinvolti» ha detto l'attrice che racconta del primo contatto avuto con il gruppo Lande nel 1999, quando conobbe Roberto Torregiani, imputato in altro procedimento nato dalla stessa vicenda. «Mia madre conosceva Torregiani, nella società Eim aveva investito la liquidazione e mi aveva raccontato di essersi trovata bene.

La seguii - ha spiegato la Guzzanti - sia per una ragione di convenienza economica sia perchè avevo la possibilità di avere i soldi nel giro di pochi giorni se ne avessi avuto bisogno». L'attrice aveva l'obiettivo «di costruire una sorta di pensione integrativa e di aver un po' di denaro da parte se avessi voluto portare avanti degli spettacoli o girare documentari».

L'INCONTRO CON LANDE RISALE AL 2008.
«Fino a quel momento, lui era in contatto soltanto con la mia commercialista perchè io insistevo per pagare le tasse sulle plusvalenze legate alle somme investite all'estero, nonostante il parere contrario di Torregiani che mi ha sconsigliato di pagarle affermando che tanto nessuno le pagava e che la procedura era complessa e inutile. Io però non ho dato retta alle sua parole e alla fine ho pagato almeno 70mila euro su interessi di fatto mai incassati».

Secondo la Guzzanti «Torregiani si limitava a procacciare i clienti e presentava il suo socio come un genio della finanza. Non sapevo che Eim non fosse abilitata a operare sul mercato, altrimenti non avrei fatto alcun investimento. Ho sempre ritirato i miei soldi, senza problemi, fino al 2008, dopo mi sono accorta che la questione era sempre più complicata».

ANCHE I FAMILIARI COINVOLTI NELLA TRUFFA.
L'artista ha poi ribadito che molti componenti della sua famiglia hanno investito attraverso Lande e soci. «In Eim hanno investito tanti familiari: mia nonna, mia madre, mia sorella Caterina, mio padre Paolo, i miei cugini Sandro e Grazia Balducci. Nel 2008, quando cominciava la crisi mondiale, ero più consapevole dei rischi che si potevano correre in Borsa e chiedevo informazioni a Lande che invece mi rassicurava, suggerendomi di non disinvestire». La Guzzanti, infine, ha fatto riferimento anche ad un episodio raccontatole dal cugino Sandro. «Da lui ho saputo - concluso - che loschi individui, che frequentavano gli uffici di Lande, sono riusciti a recuperare il denaro investito a suon di minacce. Fu lo stesso Lande a dirgli che erano dei camorristi».

2 - DALLA CONGREGAZIONE DEI SANTI 1,6 MILIONI AL «MADOFF DEI PARIOLI»
Ferruccio Pinotti per il "Corriere della Sera"

Anche i soldi del Vaticano sono finiti nello schema finanziario del «Madoff dei Parioli», Gianfranco Lande: un monsignore appartenente alla congregazione per le Cause dei Santi, Francesco Maria Ricci, ha investito 1,6 milioni di euro nel vortice delle operazioni offshore di Lande e in seguito, per sentirsi più sereno, ha persino aderito allo scudo fiscale di Tremonti.

La vicenda emerge dalla gigantesca inchiesta condotta dal pm Luca Tescaroli a Roma, che sta svelando un giro d'affari che sfiora i 400 milioni di euro. Monsignor Ricci deve certamente godere della fiducia dei vertici della congregazione (34 membri tra cardinali, arcivescovi e vescovi) guidata dal cardinale Angelo Amato se, a partire dal maggio del 2000, ha iniziato a prelevare ingenti somme dal conto del dicastero (creato da Paolo VI nel 1969), che ha competenza per tutto quello che riguarda la procedura che porta alla beatificazione e alla canonizzazione.

Monsignor Ricci, che è rettore della Chiesa Santa Sabina all'Aventino, ha iniziato a investire nella Eim di Lande, una delle società con cui secondo la Procura è stata realizzata la gigantesca bancarotta.

Il sacerdote domenicano, classe 1959, originario di Cerignola, residente a piazza Pietro d'Illiria 1, dove è situato il convento di Santa Sabina dei frati predicatori, si è presentato al pm Tescaroli con un elegante clergyman. E ha raccontato di essere stato introdotto nel giro di Lande e soci da un commercialista suo amico, Dante Massimo Corbo.

Ha ammesso che i soldi investiti in spericolate operazioni finanziarie sono quelli che «gli hanno consegnato gli istanti per le cause dei santi», cioè coloro che si occupano della postulazione per la causa di beatificazione, spiegano fonti della Procura. Se così è si tratta delle offerte volontarie raccolte da associazioni di fedeli che sostengono le spese inerenti alle causa di beatificazione e alla fama di santità di figure distintesi nella vita della Chiesa.

Il religioso si è difeso dalle obiezioni della Procura dichiarando che quei soldi erano «una sorta di parcella per il suo lavoro di beatificazione e canonizzazione».
Le risorse della Congregazione sono state investite nello schema finanziario di Lande, ha dichiarato monsignor Ricci in Procura, «in quanto Lande garantiva interessi ben maggiori di quelli offerti da altri: fino al 20 per cento».

Il rapporto del religioso con Lande doveva essere fluido in quanto monsignor Ricci non ha solamente versato, ma ha anche prelevato fondi: per l'esattezza 900.000 euro, nel corso del tempo. Il religioso doveva sapere che i soldi erano investiti offshore, perché nel 2009 ha aderito allo scudo fiscale proposto dal ministro Tremonti dando mandato a Lande e soci di versare all'Agenzia delle Entrate 101 mila euro, soldi che però Lande non ha materialmente versato. Quando il crac è esploso il domenicano ha presentato querela. Ma curiosamente non si è costituito parte civile.

 

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