CHI VUOLE UN PO’ DI FCA? - OGGI ALLE 15,30 (PER ASPETTARE WALL STREET) DEBUTTA IN BORSA LA NUOVA FIAT-CHRYSLER - DA DOMANI MARPIONNE ANDRÀ ALLA RICERCA DI UN INVESTITORE A CUI VENDERE IL 7% DEL CAPITALE. OBIETTIVO FINALE: DEAGNELLIZZARE FCA

Raffaella Polato per "CorrierEconomia - Corriere della Sera"

 

SERGIO MARCHIONNE E JOHN ELKANN SERGIO MARCHIONNE E JOHN ELKANN

Le 9,30 a New York, le 15,30 a Milano. La nuova storia borsistica di Fiat Chrysler comincia oggi, e comincia in contemporanea sui due mercati. È però Wall Street, ormai, il listino di riferimento. E dunque anche (o almeno) per l’esordio Piazza Affari dovrà mettersi in coda.

 

NON SOLO SIGLE

Niente primo prezzo in apertura di seduta: al vecchio nome del vecchio titolo — Fiat — Borsa Italiana ha dato l’addio venerdì; al nuovo nome — Fca, Fiat Chrysler Automobiles — dello stesso titolo e della stessa società, darà il benvenuto e un valore dopo che l’avrà fatto il New York Stock Exchange. Nell’attesa, così vogliono le regole, qui gli scambi saranno congelati.

 

sergio marchionne Harald Wester e john elkannsergio marchionne Harald Wester e john elkann

Sono dettagli tecnici, che non cambiano la sostanza. Uno: la fusione è a questo punto completa in tutti i suoi aspetti. Due: già da ieri non esiste più Fiat (né Chrysler) da sola, ma in ogni ufficio, su ogni documento, in qualunque sede — brand delle relative auto a parte — esisteranno sempre e soltanto Fiat Chrysler Automobiles.

 

Tre: i quartier generali sono definitivamente multinazionali come lo sono le fabbriche, per cui già dal board del 29 ottobre i consiglieri si riuniranno a Londra, dove il gruppo pagherà anche le tasse, e già dalla prossima assemblea i soci voleranno ad Amsterdam, dov’è la nuova base legale.

 

E poi c’è, appunto, la Borsa. Milano non sparisce. Ma è listino secondario e l’obiettivo di Sergio Marchionne e John Elkann è dichiarato: se Wall Street è stata scelta perché è quello il primo mercato finanziario globale, e proprio non c’è gara con la piccola, sempre un po’ asfittica Piazza Affari, a Wall Street, il gruppo Fca deve evitare di scivolare nel limbo delle comparse come è successo a Cnh.

IL NUOVO LOGO DI FIAT CHRYSLER AUTOMOBILESIL NUOVO LOGO DI FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES

 

Gli scambi americani dovranno superare quelli italiani. Non potranno mai competere con una Apple o una Coca Cola, per dire, non fosse altro che per una questione di capitalizzazione: tra i nove e i dieci miliardi di euro l’auto di Torino-Detroit, oltre 500 e quasi 200 miliardi di dollari l’hi tech della mela e il beverage delle bollicine. Può però cominciare, Fca, a dare la caccia anche sui listini alle prime due tra le big three statunitensi: i 50 miliardi di dollari, suppergiù, di Gm e Ford sono lontani ma non lontanissimi. Tanto più se si considera che Fiat Chrysler viene da un lungo periodo fatto spesso di forti speculazioni. E che tutti i titoli quotati a Piazza Affari scontano inevitabilmente un «fattore Italia».

 

SCAMBI CONTINUI

WALL STREET BORSA NEW YORK STOCK EXCHANGE WALL STREET BORSA NEW YORK STOCK EXCHANGE

Dovrà però conquistarsi ogni cent, Marchionne. Questa sera alle 22.30, quando lui ed Elkann suoneranno la campana di chiusura del Nyse come da cerimoniale per gli esordi senza collocamento di azioni, il primo bilancio dello sbarco in terra borsistica americana sarà già stato fatto. Tra l’altro: da lì in avanti sarà interessante vedere l’eventuale gioco degli arbitraggi, nelle nuove sedute praticamente full time (le quotazioni inizieranno in Italia alle 9,30 del mattino, ovviamente in euro, ma alle 15,30 proseguiranno in sovrapposizione con i prezzi in dollari del mercato Usa e in dollari, alle nostre dieci e mezza di sera, chiuderanno la lunga giornata di Fiat Chrysler sui mercati).

 

Sarà un bilancio provvisorio,è evidente: la strada è lunga (e il percorso registrerà passo dopo passo ogni progresso o ogni rallentamento del piano industriale a cinque anni). Altrettanto evidentemente non sarà però nemmeno, il valore della prima quotazione, solo un fatto simbolico. Perciò, comunque vada e anche se l’accoglienza fosse quel che i vertici Fca si augurano, ossia un «benvenuto» sottolineato da un buon rialzo, subito dopo Marchionne partirà per il raod show. «Valigetta in mano», come dice lui, perché è da lì che scatta un’altra caccia, fondamentale: quella al socio — nel senso di grande investitore istituzionale — americano.

PIAZZA AFFARI BORSA MILANOPIAZZA AFFARI BORSA MILANO

 

MILANO-NEW YORK

«Sarei felice se il rapporto fosse 60% New York, 40% Milano», aveva chiarito l’amministratore delegato dal Salone di Parigi. Bene. Non è difficile, o almeno non difficilissimo, dal momento che già oggi l’azionariato di Fca è (tolto il 30% di Exor) in maggioranza estero. E che la maggioranza di questa maggioranza, come si è visto all’assemblea del primo agosto, è made in Usa: fondi di investimento o pensionistici grandi, piccoli, medi; di grossi nomi del risparmio gestito, o di sindacati (compreso quello dell’auto, che alla fusione aveva però votato contro), o di aziende, enti, Stati.

 

È presumibile che loro, i soci stranieri, già abbiano optato per Wall Street e trasferito là la «residenza» delle loro azioni.

TOYOTA jpegTOYOTA jpeg

Non basta, però. Marchionne non deve e non vuole solo calibrare i pesi New York-Milano. Vuole, e deve, aumentare la liquidità. Il che significa, tra l’altro, trovare acquirenti per un consistente pacchetto di titoli: l’equivalente dei 53,916 milioni di azioni tornate «in pancia» a Fiat Chrysler Automobiles una volta chiuso il capitolo sul diritto di recesso, più (possibilmente) i 34,6 milioni di azioni proprie che il gruppo ha in cassaforte. Fa poco più del 7% del capitale. Da collocare — almeno il primo pacchetto — a un prezzo evidentemente superiore ai 7,727 euro che Fca pagherà a chi ha esercitato il recesso.

 

Ci sarà con buona probabilità un’Ipo. Ma occorrerà aspettare: la «vecchia» Fiat ha lasciato venerdì Piazza Affari ancora ampiamente sotto. Chi meglio degli americani, però, conosce almeno parte della «nuova» Fca, ossia quella Chrysler che, travolta dal fallimento, è risorta in soli cinque anni e oggi si prende la rivincita del ritorno a Wall Street? Oltretutto pochi giorni dopo aver sorpassato Toyota sul mercato auto Usa, conquistando il terzo posto tra i costruttori?

GENERAL MOTORS BUILDING NEW YORK GENERAL MOTORS BUILDING NEW YORK

 

Chiaro che tutto questo Marchionne lo metterà nella valigetta con cui andrà, quasi porta a porta, a «vendere» Fca ai grandi investitori istituzionali Usa. Scommettendo su quello di cui ha già detto di essere certo: «Ci conoscono. E sì, credo che il titolo, per loro, sarà interessante». Quanto, lo dirà poi il New York Stock Exchange.

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