1. LA PARTITA PER L’ALITALIA NON È FINITA PER MAURO MORETTI. ANZI, ORA ARRIVA IL BELLO 2. IN QUESTO IMMENSO CASINO DOVE SI VEDRANNO PARTITE DI GIRO DEI DEBITI E LICENZIAMENTI IN MASSA, SARANNO IN MOLTI A INVOCARLO COME SALVATORE DELLA PATRIA 3. MARIO MAURO, IL PIO MINISTRO DELLA GUERRA: PER MODIFICARE LA PORTAEREI CAVOUR AL FINE DI CONSENTIRE IL DECOLLO VERTICALE DEGLI F-35, SPESI 3,5 MILIARDI! 3. MARINO VORREBBE NEGOZIARE LA NUOVA GOVERNANCE DELL’ACEA CON GDF-SUEZ. PER FARLO DOVRÀ FARE I CONTI CON CALTARICCONE CHE LO BACCHETTA SUL “MESSAGGERO” 4. “FINANCIAL TIMES” NON CREDE MOLTO AL SALVATAGGIO DEL BILANCIO DI FINMECCANICA

1. LA PARTITA PER L'ALITALIA NON È FINITA PER MAURO MORETTI. ANZI ADESSO ARRIVA IL BELLO
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie dello Stato sono convinti nella loro infinita sapienza che la partita per l'Alitalia non è finita.

A renderli sicuri è la capacità acquisita negli anni di distinguere il provvisorio dal definitivo, i piani industriali dalla svendita agli stranieri e infine, le bufale dei "capitani coraggiosi" (foraggiati dalle banche) dai salvatori della Patria.

Ai loro occhi Mauro Moretti, che conoscono bene per la sua smisurata ambizione e per le capacità manageriali, vuole entrare nel pantheon dei salvatori della Patria e prima o poi ce la farà. Adesso il governo è alla ricerca frenetica di una soluzione che dopo la riunione di ieri con i banchieri e Paolo Scaroni (collegato in videoconferenza da New York) sembra aver rigettato l'idea di un intervento delle Ferrovie, e perfino il ministro dei Trasporti Lupi, grande amico di Moretti, ha detto che questa ipotesi non è mai esistita.

Da politico consumato Lupi dice una bugia che come cattolico gli va perdonata perché è un peccato veniale, ma non può ignorare che negli uffici del suo ministero si è lavorato molto intorno al progetto di coniugare l'Alitalia all'azienda dei treni. E non può nemmeno ignorare che la stessa cosa è avvenuta per settimane dentro Trenitalia dove il dossier è stato costruito con pazienza da Barbara Morgante, la donna che tra gli 11 manager più vicini a Moretti cura le strategie e la pianificazione.

Solo gli ingenui che non conoscono il carattere e le ambizioni di Moretti potevano pensare che non mettesse paletti molto alti sul progetto che, una volta in porto, lo avrebbe visto protagonista unico accanto ad AirFrance. Gli uscieri invitano a ricordare che se i paletti indicati da Moretti sono alti, quelli dei francesi sono ancora più elevati e dolorosi, come loro stessi hanno detto pochi giorni fa parlando di "condizioni" pesanti in caso di intervento.

Da parte sua il governo se non vuole ripetere sulla pelle dei contribuenti il maquillage concluso nel weekend con l'intervento in Finmeccanica, deve tener conto che qualsiasi piano industriale proteso a salvare la faccia dell'italianità passa attraverso un collegamento stretto tra gli aerei e i treni. Basta vedere quello che ha fatto Air France nel suo Paese dove ha cancellato i collegamenti aerei tra l'aeroporto di Parigi e la città di Strasburgo offrendo ai propri clienti un servizio ferroviario in collaborazione con Sncf, la società ferroviaria francese.

Quando a luglio questa decisione è stata annunciata, il portavoce della Compagnia aerea transalpina ha motivato le scelte di AirFrance facendo presente che "non si può combattere con l'alta velocità sui collegamenti che durano tre ore di viaggio". Da qui la scelta strategia di abbandonare la competizione tra il treno Tgv e i voli aerei in deficit strutturale per puntare sui collegamenti a più lungo raggio.

È probabile che negli uffici di Barbara Morgante, la donna che lavora alle strategie per Moretti, l'esempio francese abbia rappresentato un input decisivo per costruire un piano che in maniera troppo frettolosa, e probabilmente momentanea, è stato accantonato dal governo.

Adesso la trimurti Letta, Lupi, Saccomanni vuole evitare il collasso definitivo di Alitalia, ma le facce di banchieri come Ghizzoni e l'ironia di Scaroni ("non possiamo tenere in vita l'Alitalia con il nostro carburante"), dopo il vertice di ieri erano più che mai perplesse di fronte all'ipotesi di mettere sul piatto i 155 milioni che servono per chiudere il consorzio di garanzia impegnato a dare una boccata d'ossigeno al povero amministratore delegato Gabriele Del Torchio. Quest'ultimo durante l'estate era già in preda allo sconforto e al figlio ha confidato: "chi me l'ha fatto fare?".

Glielo ha fatto fare il governo dopo il fallimento della gestione Ragnetti, e se vuole sopravvivere dovrà digerire l'accrocco con il quale si metteranno insieme le garanzie di Fintecna e gli appetiti dei francesi voraci.

Chiuso nel suo splendido isolamento Moretti aspetta. In questo immenso casino dove si vedranno partite di giro dei debiti e licenziamenti in massa, prima o poi saranno in molti a invocarlo come salvatore della patria. A quel punto anche la sentenza sulla strage di Viareggio ,ricordata ieri sera dalla Giovanna d'Arco dei poveri Milena Gabanelli, diventerà un semplice episodio.

2. MARIO MAURO, IL PIO MINISTRO DELLA GUERRA: PER MODIFICARE LA PORTAEREI CAVOUR AL FINE DI CONSENTIRE IL DECOLLO VERTICALE DEGLI F-35, SPESI L'IMPRESSIONANTE CIFRA DI 3,5 MILIARDI
L'ineffabile ministro cattolico Mario Mauro non finisce di stupire.

Dopo aver girato a largo da Lampedusa per non assistere con i suoi occhi allo spettacolo dei profughi annegati, l'esponente ha fatto una "scelta civica" che ha sorpreso perfino gli alti livelli della Marina Militare. Invece di battersi per chiedere al governo di dirottare sull'acquisto di motovedette e di radar una parte dei 21 miliardi destinati agli Eurofighter, il ministro pugliese ha speso parole entusiaste nei confronti della portaerei Cavour che partirà da Taranto il 12 novembre insieme ad altre due navi (il lanciamissili Bergamini e la nave logistica Etna) per una missione di sei mesi in Africa.

Sabato scorso l'ineffabile ministro, che ha evidentemente dimenticato il valore della pietas appreso sui banchi dell'università Cattolica di Milano, ha spiegato che si tratta di una missione "promozionale" per "mettere in evidenza - come si leggeva in un servizio del sito "Sole 24 Ore" - le capacità italiane di fare sistema".

Sulla portaerei Cavour, lunga 244 metri e con un equipaggio di 450 marinai più 200 addetti ad aerei ed elicotteri, saranno presenti gli stand di molte aziende di Finmeccanica, prima fra tutte Agusta Westland, e di altre società come Eni e Ferretti che potranno presentare ai Paesi africani l'eccellenza della tecnologia italiana. Per modificare la Cavour al fine di consentire il decollo verticale degli F-35, Mauro ha detto alla fine di luglio che sono già stati spesi 3,5 miliardi. È una cifra impressionante che va ad aggiungersi a quelle già stanziate dal governo per le spese militari.

Va detto comunque che la portaerei è già stata utilizzata nel 2010 per trasporti umanitari dopo il violento terremoto di Haiti ed è attrezzata come nave ospedale. C'è da chiedersi a questo punto perché invece di scorazzare nei porti africani per una parata di natura esclusivamente commerciale, non sia stata impegnata ad aiutate i poveri sommozzatori che con la fiamma ossidrica cercano di separare i cadaveri in fondo a Lampedusa.

3. MARINO VORREBBE NEGOZIARE LA NUOVA GOVERNANCE DELL'ACEA CON I FRANCESI DI GDF-SUEZ. PER FARLO DOVRÀ FARE I CONTI CON CALTARICCONE CHE CONTINUA A BACCHETTARLO SUL "MESSAGGERO"
C'è un manager a Parigi di 64 anni che si sta chiedendo per quale ragione il sindaco di Roma gli abbia scritto una lettera che sembra un ultimatum.

Quest'uomo si chiama Gerard Mestrallet, l'ingegnere che dal 2001 guida il Gruppo Gdf-Suez, terzo azionista con oltre il 13% di Acea, l'utility del Campidoglio. Nel testo inviato mercoledì scorso il sindaco dalla bicicletta spara una cannonata nei confronti dei manager che in questo momento sono al vertice della società dove il Campidoglio detiene la maggioranza delle azioni e il secondo socio con il 16,4% porta il nome di Francesco Gaetano Caltariccone.

A Roma l'iniziativa del chirurgo genovese ha destato sorpresa perché interloquire con un socio di minoranza è un'iniziativa inconsueta e politicamente deprecabile. Il sindaco chiede la testa del presidente Cremonesi e di Paolo Gallo, l'ingegnere torinese che, forte della sua esperienza in Edison e in Edipower, sta gestendo Acea con risultati tutt'altro che modesti. In un anno il titolo in Borsa è salito di oltre il 59%, sono aumentati i ricavi e l'utile, rendendo Acea l'azienda più redditizia nel panorama delle controllate capitoline.

È evidente che Marino ha preso il bisturi per costruire un asse con i francesi con un fine squisitamente politico. Mentre il suo predecessore Alemanno si batteva su Acea soltanto per piazzare il portavoce Simone Turbolente, Marino punta più in alto e ,secondo quanto trapela, vorrebbe negoziare la nuova governance della società con il francese di Gdf-Suez.

L'obiettivo in questo caso è ben diverso di quello del sindaco dalle scarpe ortopediche. Accanto a sé Marino ha un portavoce che si chiama Marco Girella (giornalista ex-capo ufficio stampa dell'ex-sindaco di Bologna Flavio Delbono) per il quale ha stabilito un compenso di 170mila euro l'anno che è considerato semplicemente scandaloso ma non pone problemi di sopravvivenza.

Al primo cittadino romano interessa sparare contro il presidente Cremonesi (già debole di per sé) e un manager qualificato come Gallo per piazzare almeno un suo uomo alla direzione generale. Per farlo dovrà comunque fare i conti con Caltariccone che continua a bacchettarlo sul "Messaggero" segnalando con grande evidenza le "buche stradali e politiche" in cui il chirurgo cade ogni giorno. L'ultima denuncia appare oggi sul giornale romano dove si segnala la "gaffe internazionale" che il sindaco ha commesso ignorando la festa del magnate russo Mosè Kantor, presidente del Congresso ebraico europeo.

4. IL "FINANCIAL TIMES" NON CREDE MOLTO ALL'OPERAZIONE DI SALVATAGGIO DEL BILANCIO DI FINMECCANICA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il "Financial Times" non crede molto all'operazione di salvataggio del bilancio di Finmeccanica.

Nella rubrica "the lex column" di oggi si legge che il titolo in Borsa è ancora troppo basso e che gli azionisti dovrebbero scoprire il segreto dell'osso buco. Con ironia il giornale inglese scrive: "il migliore osso buco, come può confermare ogni mamma milanese, si cuoce lentamente. Gli azionisti di Finmeccanica devono sperare che questo segreto sia ampiamente applicato".

 

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