PASSERA, ATTACCATI AL BUS! – OLTRE 200 MILIONI DI EURO VOLATI NEGLI ANNI DALL’ITALIA VERSO IL PARADISO FISCALE DEL GRANDUCATO: IL TOP MANAGER DI INTESA MARCO BUS AVREBBE AVUTO UN RUOLO NON MARGINALE NELLA COLOSSALE FRODE FISCALE DI CUI È ACCUSATA LA FAMIGLIA GIACOMINI, TRA I LEADER MONDIALI NEL SETTORE DELLE RUBINETTERIE - NE AVRANNO SAPUTO QUALCOSA A MILANO, AL QUARTIER GENERALE DI INTESA? ALL’EPOCA IL GRUPPO BANCARIO ERA GUIDATO DA CORRADO PASSERA…

Vittorio Malagutti per Il Fatto

Il libro che celebra banche e banchieri di Lussemburgo, edizione 2012, gli ha dedicato un intero paragrafo dal titolo impegnativo: "Marco Bus, da atleta internazionale a manager finanziario di punta". Nientemeno. Segue un ritratto agiografico del manager in questione, un manager in carriera. Bus, 47 anni, è il dirigente più alto in grado di Intesa a Lussemburgo. Siede sulla poltrona di amministratore delegato della Société europeénne de banque (Seb), controllata dal gruppo bancario milanese. A occhio, però, pare improbabile che l'annuario 2013 si occuperà di Bus con lo stesso entusiasmo di quest'anno. Il top manager di Intesa è infatti indagato per concorso in riciclaggio.

Questione di soldi. Denaro nero: oltre 200 milioni di euro volati negli anni dall'Italia verso il paradiso fiscale del Granducato. Per un paio di procure del Nord Italia, quella di Verbania e quella di Milano, il capo della Seb avrebbe avuto un ruolo non marginale nella colossale frode fiscale di cui è accusata la famiglia Giacomini, titolare dell'omonima grande azienda piemontese, tra i leader mondiali nel settore delle rubinetterie, con oltre mille dipendenti.

Secondo la ricostruzione dei pm di Verbania, il capo della procura Giulia Perrotti e il sostituto Fabrizio Argentieri, i soldi evasi al fisco dai Giacomini sono finiti per la quasi totalità su conti della banca lussemburghese di Intesa. Ma c'è di più. La Seb di Lussemburgo non solo custodiva il tesoro dei Giacomini, ma lo gestiva attraverso propri fondi e all'occorrenza ha prestato somme ingentissime alla famiglia. Insomma, un servizio completo.

Bus, inoltre, era in ottimi rapporti con Alessandro Jelmoni, anche lui con un passato in banca a Lussemburgo, nella Cariplo bank poi assorbita da Intesa. Jelmoni è finito in carcere il 16 maggio. E' lui, secondo l'accusa, il tecnico che ha messo in piedi la struttura societaria, a cominciare da un trust sull'isola di Jersey, che ha consentito ai Giacomini di nascondere al fisco una montagna di denaro.

Come gli investigatori hanno potuto accertare, Jelmoni e Bus si sentivano con frequenza per motivi d'affari. Struttura centrale per la gestione dei capitali esportati illegalmente era la società lussemburghese Titris, che secondo la procura di Verbania farebbe capo a Jelmoni. L'ipotesi è che Titris funzionasse come una grande scatola con molti comparti, ognuno destinato a un investitore italiano.

Il nome di Titris, per dire, compare come azionista della società a cui era intestato il residence di via Olgettina, quello dove vivevano le ragazze delle feste berlusconiane di Arcore. Cose che capitano nello strano mondo dei paradisi off shore. E così, a ben guardare, si scopre anche che alcuni manager che affiancano Jelmoni nelle sue società nel Granducato provengono da Intesa Lussemburgo. E' il caso di Nerina Cucchiaro e Mario Iacopini, entrambi indagati.

Basta fare un salto indietro nel tempo di qualche anno e ci si imbatte in un'altra coincidenza che non pare causale. Nel consiglio di amministrazione della finanziaria Tabata, anche questa con base del Granducato, troviamo Jelmoni, Cucchiaro, Iacopini e, fino a gennaio del 2004, anche Bus. Tabata altro non era che una società di famiglia dei Tanzi, creata per trasferire all'estero una parte del patrimonio di famiglia. Le indagini su questo fronte non hanno mai dato risultati concreti.

Un fatto è certo, però: le stesse persone che adesso sono sotto inchiesta per la vicenda Giacomini gestivano anche una delle sponde lussemburghesi del bancarottiere di Collecchio. E Bus, manager di Seb-Intesa, dava una mano agli ex colleghi. Lo ha fatto almeno fino a gennaio di otto anni fa, quando lo scandalo Tanzi era appena esploso e nel consiglio di Tabata cominciò il fuggi fuggi.

Per seguire le tracce dei soldi targati Giacomini bisogna invece partire dall'isola di Jersey. Nel paradiso fiscale britannico viene costituito a luglio del 2002 il Giacomini trust. In questa cassaforte sono confluiti 202 milioni di euro, suddivisi tra i fratelli Alberto (46 per cento), Mario (27 per cento) e Giovanni (27 per cento). Nel 2005 Titris diventa trustee, cioè responsabile della gestione dei beni custoditi nel trust di Jersey. Iacopini e Cucchiaro sono gli amministratori di Titris, anche se, come detto, gli investigatori ritengono che il dominus della società sia Jelmoni.

Tutto fila liscio fino al 2007. I Giacomini si scordano (si fa per dire) di avvisare il fisco italiano che si sono portati all'estero un paio di centinaia di milioni. E già che ci sono, raccontano le carte della procura, pagano fatture per prestazioni inesistenti per un totale di svariati milioni l'anno. Anche professionisti e consulenti vengono ricompensati in nero.

Tra questi l'avvocato Andrea Zoppini, costretto a maggio alle dimissioni dalla poltrona di sottosegretario alla Giustizia dopo che la procura di Verbania aveva svelato i pagamenti estero su estero (circa 800mila euro) ricevuti dalla famiglia piemontese. Nel 2007 però il giocattolo si rompe. Giovanni e Mario Giacomini voglio essere liquidati. Alberto manda 30 milioni oltrefrontiera. Il grosso dei soldi, 124 milioni di euro, arriva però nel 2009 con un prestito della Seb gestita da Bus.

Ne avranno saputo qualcosa a Milano, al quartier generale di Intesa? Si saranno fatti qualche domanda sulle motivazioni di quel finanziamento così ingente? All'epoca il gruppo bancario era guidato dall'amministratore delegato Corrado Passera. E' proprio il trasferimento iniziale di denaro, quei 30 milioni versati da Alberto, a far scattare i primi accertamenti dell'Agenzia delle entrate (meglio tardi che mai). L'autorità fiscale segnala i fatti alle procure interessate, Verbania e Novara. Parte l'indagine penale.

E intanto dal vaso di Pandora del Giacomini trust esce di tutto. Si scopre che decine di milioni nascoste nella cassaforte di Jersey erano serviti ad acquistare quote di fondi d'investimento targati Intesa. La società di gestione di uno di questi fondi, una società presieduta da Bus, aveva pensato bene di prendersi un consulente. La scelta è caduta sulla Rmj di Milano, società ricompensata con centinaia di migliaia di euro per il servizio. Sarà un caso ma la Rmj fa capo capo a Jelmoni e al fratello.

 

 

Banca IntesaBazoli e PasseraAndrea Zoppini al QuirinaleAndrea ZoppiniEnrico Salza Giovanni Bazoli e Corrado Passera

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…