PASSERA CHI? – NELL’INCHIESTA RICICLAGGIO DELLA CONTROLLATA LUSSEMBURGHESE DI BANCA INTESA IL CORRIERE DELLA BANCHE CREDITRICI (INTESA) CORRE A PRECISARE CHE “SIAMO NEL REGNO DELLE ATTIVITÀ ESTERE” (MA VA’), CHE “I FATTI SI SONO VERIFICATI QUANDO AL VERTICE OPERATIVO DEL GRUPPO C'ERA L'ATTUALE MINISTRO CORRADO PASSERA, ESTRANEO ALL'INCHIESTA” (CI MANCHEREBBE ALTRO CHE UN AD SIA RESPONSABILE DI QUALCOSA) – CHE INTESA “FA PRESENTE CHE SONO TUTTORA IN CORSO LE VERIFICHE INTERNE” (BE’, SIAMO TRANQUILLI)…

Mario Gerevini per Corriere della Sera

Rischi legali? Non pervenuti. Il bilancio semestrale del gruppo Intesa Sanpaolo è stato pubblicato da pochi giorni, il 10 agosto. Ma nelle tre pagine dedicate ai «rischi connessi alle vertenze legali» non c'è nemmeno una riga dedicata a un'inchiesta per riciclaggio che coinvolge una delle più importanti controllate del gruppo, la lussemburghese Société Européenne de Banque (Seb) che a sua volta controlla anche Intesa Sanpaolo Private Bank (Suisse) di Lugano.

Siamo nel regno delle attività estere.
La Procura di Milano ha indagato l'amministratore delegato di Seb, Marco Bus, (notizia dei primi di luglio) per concorso in riciclaggio ma anche la stessa banca lussemburghese sarebbe indagata per violazione della legge 231 sulla responsabilità delle persone giuridiche. I fatti si sono verificati quando al vertice operativo del gruppo c'era l'attuale ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, estraneo all'inchiesta.

La storia prende il via da un'indagine della magistratura di Verbania a carico dei fratelli Giacomini, industriali novaresi di valvole per rubinetti, e a carico di Alessandro Jelmoni, un broker finanziario fino al 2002 dirigente di banca Intesa. L'ipotesi d'accusa è che i Giacomini e Jelmoni avessero creato fondi neri all'estero per 230 milioni, appoggiandosi a un trust presso la Seb. In una serie di incontri i Giacomini (Andrea, il fratello estromesso dall'azienda, aveva registrato i colloqui consegnandoli poi in Procura), Jelmoni e dirigenti bancari avrebbero messo a punto, secondo gli inquirenti, il sistema per «ripulire» i fondi dov'era parcheggiato il «nero».

A maggio erano stati arrestati Jelmoni e i fratelli Elena e Corrado Giacomini, rimessi in libertà a luglio. Jelmoni oggi è ai domiciliari. Ma l'inchiesta sembra puntare più in alto. Lo si intuisce da alcune righe di un atto del 22 giugno (citato da Vittorio Malagutti sul Fatto Quotidiano) del gip milanese Vincenzo Tutinelli: «Si ha motivo di ritenere che tale sistema sia messo a disposizione dei grandi gruppi economici italiani da funzionari ed ex funzionari del gruppo Banca Intesa Lussemburgo - con la probabile complicità della banca - per costituire fondi neri nel Granducato di Lussemburgo ed ivi riciclarli».
Quindi il caso Giacomini potrebbe non essere isolato? Secondo il gip «si ha motivo di ritenerlo».

Tra ritenere e appurare, però, c'è di mezzo l'inchiesta della magistratura. E la possibilità degli indagati di dimostrare l'estraneità alle ipotesi di reato. Ma le presunte «complicità» fino a che livello arriverebbero?

Intesa Sanpaolo nel frattempo «fa presente che sono tuttora in corso le verifiche interne».
Sta di fatto che la relazione semestrale non fa cenno all'inchiesta su Seb che fin da maggio sarebbe indicata negli atti giudiziari come indagata per la 231 mentre il suo amministratore delegato, Marco Bus, per concorso in riciclaggio. Per ora in Intesa non risulta nulla di tutto ciò, solo notizie di stampa.

 

 

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