UN COMPUTER UCCIDE MEJO DI UN MISSILE - IL PENTAGONO TAGLIA 20 MILA MARINES E QUINTUPLICA LE ASSUNZIONI PER GLI HACKER, TRA CUI MOLTI EX CRIMINALI INFORMATICI - GLI USA HANNO CAPITO CHE PER LE GUERRE 2.0 NON BASTANO PIÙ LE ARMI CONVENZIONALI: SERVE UN CYBER-ESERCITO PER DIFENDERE RETI MILITARI, DATI, BANCHE, RETI ELETTRICHE, SISTEMI DI TRASPORTO E DI TELECOMUNICAZIONE, ACQUEDOTTI…

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

Johnny Lee, l'hacker famoso per i suoi attacchi al sistema remoto della playstation Nintendo Wii, è stato assunto dalla Microsoft dove ha sviluppato il sistema Kinect per la «console» dell'Xbox. George Hotz, l'hacker noto come Geohot che fece vedere i sorci verdi alla Sony è stato poi preso da Facebook che ha dato lavoro anche a Chris Putnam, uno che coi suoi virus aveva attaccato proprio la rete creata da Mark Zuckerberg. Da tempo i grandi gruppi americani - le imprese digitali, ma anche banche, società elettriche e tutte quelle più vulnerabili agli attacchi via web - hanno preso a dotarsi di squadre sempre più grosse di addetti alla cyber security.

La stessa cosa ha cominciato a fare anche il Pentagono, che, mentre taglia di 20 mila unità il corpo dei Marines in ossequio alle nuove regoli di austerity fiscale, ha deciso addirittura di quintuplicare il suo piccolo esercito di cyber warriors. E che per questo, come avveniva un tempo in Francia coi reclutamenti per la legione straniera, non va troppo per il sottile: assume anche ex criminali informatici, sperando che siano davvero pentiti.

Creato tre anni fa per fronteggiare le minacce crescenti alle reti informatiche Usa e per fronteggiare gli sterminati eserciti di esperti di manipolazione delle reti che in Cina e Russia lavorano per il governo e le forze armate, il «Cyber command» del Pentagono, ha rivelato tre giorni fa il Washington Post, ha deciso di portare i suoi organici dagli attuali 900 ad almeno 4900 addetti.

Esperti di reti capaci di costruire le difese in vista di una prossima guerra che, secondo molti esperti, non sarà combattuta con armi convenzionali ma con silenziosi attacchi informatici, usando byte al posto di bombe e missili per paralizzare la rete elettrica, bloccare le banche, mettere fuori uso i sistemi di telecomunicazione. Magari anche inquinare l'acqua potabile degli acquedotti, provocare incidenti ferroviari, far precipitare aerei in volo.

Scenari apocalittici di cui gli analisti discutono da molto tempo: proprio di questi tempi, tre anni fa, al Forum economico di Davos, diversi seminari furono dedicati alla minaccia di una guerra cibernetica. La senatrice del Maine Susan Collins ammise che il Congresso non solo non aveva idea di come reagire a una cyber war, ma non sapeva nemmeno indicare l'ente competente per preparare le difese, a parte il Pentagono per gli attacchi a strutture militari.

Allora, come raccontò il Corriere, al forum si esibì Pablo Holman, un celebre hacker che, convertitosi alla legalità, è diventato consulente per la sicurezza di varie aziende: inguainato in un inquietante abito di raso nero si trasformò in un Diabolik digitale, dimostrando di poter leggere, ad esempio, il numero della carta di credito di persone sedute di fronte a lui, in platea.

È a personaggi di questo tipo che, ora, ha cominciato a fare ricorso il Pentagono. Un po' perché gli esperti di sicurezza informatica, che in Cina sono centinaia di migliaia, nelle università americane vengono formati col contagocce: quelli diplomati con una competenza di alto profilo fino a un paio d'anni fa non erano più di 200 l'anno.

Adesso, per trovare o preparare il personale dei suoi battaglioni informatici, il Pentagono, che in questo campo lavora in simbiosi coi servizi segreti, ha creato borse di studio, campi estivi, competizioni, stage e altre forme di apprendistato per reclutare nuovo personale specializzato in sistemi di sicurezza digitale.

Ma non basta: così i militari cercano di convertire e reclutare anche hacker fino a ieri considerati degli avanzi di galera. Tutto è cominciato due anni fa quando l'esercito ha rotto il tabù presentandosi a DefCon: il raduno al quale ogni anno partecipano 10 mila genietti del male, i più abili «craccatori» di reti informatiche.

I militari puntano sul patriottismo di ragazzi che sono sì degli hacker, ma pur sempre a stelle e strisce. Descrivere la minaccia che può venire da un attacco informatico non è, del resto, difficile: in un mondo nel quale, a parte malfattori e aziende pronte a tirare colpi bassi, almeno dieci Stati hanno la capacità tecnologica di lanciare attacchi micidiali alle strutture informatiche Usa, lo stesso ministro della Difesa Leon Panetta qualche mese ha detto apertamente che l'America rischia una «Pearl Harbor cibernetica».

 

Obama barak panetta leon Hacker HACKER CINA USA CODICE MATRIX jpeghackerHacker PC hacker

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…