1- PERCHÉ NAGEL HA DOVUTO IMPIEGARE TANTO TEMPO E TANTE ENERGIE PER L’OPERAZIONE UNIPOL-FONSAI? SEMPLICE: IL MONDO DEI POTERI STORTI HA TENTATO DI TUTTO PER SBULLONARLO DALLA POLTRONA DI MEDIOBANCA. E PRIMA O POI ANCHE PER NAGEL ARRIVERÀ UNA MICIDIALE RESA DEI CONTI (IN UN ANNO IL TITOLO HA PERSO QUASI IL 52% E SOPRATTUTTO PESANO LE MINUSVALENZE DI TELECOM, UNICREDIT E RCS) 2- CUCCHIANI SE NE FREGA DEL MALUMORE DEL MANAGEMENT (SI DICE CHE MARCO MORELLI POTREBBE ESSERE SOSTITUITO DA FABIO GALLIA). L’AD DI BANCA INTESA HA DALLA SUA PARTE ABRAMO BAZOLI, VOGLIOSO DI ESSERE RICONFERMATO PER ALTRI TRE ANNI 3- CONTINUANO LE DISAVVENTURE DI MAURIZIO ROMITI: I RISULTATI AMARI DELLA PENTAR 4- LA CAPRIOLA DI SANTORO VERSO LA7 HA CREATO SCONCERTO TRA I SOCI DI TELCO, (GENERALI, MEDIOBANCA, INTESA) CHE CONTROLLA TELECOMITALIA PROPRIETARIA DE LA7

1- PERCHÉ NAGEL HA DOVUTO IMPIEGARE TANTO TEMPO E TANTE ENERGIE PER SALVARE LA FUSIONE UNIPOL-FONSAI?
Le signore milanesi che fanno shopping in via Montenapoleone sono molto preoccupate per la salute di Alberto Nagel, il banchiere che nell'ottobre 2008 è diventato amministratore delegato di Mediobanca.

Ai loro orecchi è arrivata la notizia che il 47enne bocconiano sia particolarmente stressato per la vicenda Unipol-FonSai che da oltre sette mesi lo vede impegnato in prima linea per evitare che gli crolli addosso la montagna di debiti contratti con Totuccio Ligresti e i suoi figlioli spreconi.

Le ultime notizie alleviano l'ansia delle madame milanesi perché, dopo la decisione di ieri della Consob di evitare un'Opa, l'integrazione tra Fondiaria e la compagnia bolognese sembra ormai a portata di mano.

Oggi i commissari della Consob esamineranno ancora i prospetti informativi per i due aumenti di capitali da 1,1 miliardi ciascuno sui quali Unipol si è impegnata, ma non dovrebbero esserci più ostacoli. E anche l'ultima iniziativa di Matteuccio Arpe, con il suo ricorso al Tar, è considerata un'azione di disturbo da parte di chi ormai ha perso la partita.

Resta sempre l'incognita dei magistrati e del pm Luigi Orsi che potrebbe scatenare conseguenze sul Gruppo Ligresti, ma anche questa eventualità non dovrebbe compromettere l'operazione sulla quale il pallido Nagel ha lavorato dal dicembre scorso.

Per lui il salvataggio di Ligresti e dei suoi figli spreconi è diventata una questione di vita o di morte, una vicenda dalla quale deve assolutamente uscire per non compromettere definitivamente la sua immagine e quella della merchant bank creata dal mitico Cuccia. Nella tradizione di Mediobanca non si è mai assistito a una trattativa così estenuante e i predecessori di Nagel (Maranghi e il padre-padrone Cuccia) si sono costruiti la fama per la capacità di chiudere operazioni ben più complesse nell'arco di pochi giorni o al massimo di qualche settimana.

Le signore di via Montenapoleone si chiedono perché il giovane amministratore delegato abbia dovuto impiegare tanto tempo e tante energie. E soprattutto vogliono capire lo stato di salute della merchant bank dove i loro mariti (in gran parte defunti) hanno investito quattrini e speranze.

A questa domanda si può rispondere che lo stato di salute di Mediobanca non è certamente dei migliori. In un anno il titolo ha perso quasi il 52% e la capitalizzazione in Borsa è talmente modesta da rendere scalabile la società.

Sul vecchio salotto buono pesano la perdita di 240 milioni di euro sui bond della Grecia, il costo medio per dipendente di 282mila euro l'anno, e soprattutto le minusvalenze delle partecipazioni in Telecom, Unicredit e Rcs.

Per questa ragione i 757 dipendenti di piazzetta Cuccia sperano che la banca possa rientrare negli 1,1 miliardi di prestiti che Mediobanca ha generosamente erogato fino all'anno scorso all'imperatore del mattone siciliano. Anche se lo danno per preoccupato e stressato, Nagel sa che deve uscire dal vicolo cieco in cui si è cacciato insieme a Unicredit (anche lei generosa verso Ligresti) che negli ultimi tempi ha mostrato però una certa freddezza nei suoi confronti.

Quando l'operazione con Unipol sarà conclusa, il pallido Nagel potrà scrivere su un pezzo di carta l'elenco dei nemici che si sono manifestati nell'ultimo anno. È una lista lunghissima nella quale rientrano non soltanto il "corsaro" e antico nemico Matteuccio Arpe, ma anche molti soci di Mediobanca primo fra tutti Dieguito Della Valle, che ha accusato Nagel e la sua controfigura Pagliaro di essere inesperti e inadeguati. Per non parlare poi, di Franchino Bernabè, l'attivissimo Cesare Geronzi, Vincent Bollorè, etc..

Una volta completata la lista si renderà conto che il mondo dei poteri cosiddetti forti ha fatto cadere per sempre l'ambizione di diventare il nuovo Geronzi. E come è accaduto per il banchiere romano prima o poi anche per il pallido Nagel arriverà una micidiale resa dei conti.


2- CUCCHIANI SE NE FREGA DEL MALUMORE DEL MANAGEMENT

C'è un altro banchiere a Milano che non è affatto stressato e opera in silenzio per rivoltare come un guanto la sua banca.

È Cucchiani, il manager di Allianz che a dicembre è salito sulla poltrona di IntesaSanPaolo al posto di Corradino Passera. Ai piani alti della banca nessuno finora lo ha sentito strillare e l'unico cenno di insofferenza lo ha dimostrato lunedì della scorsa settimana quando il 90% del personale ha scioperato chiedendo il reintegro dei 3mila esodati.

Per il resto il "tedesco" Cucchiani segue la regola benedettina del silenzio e nessuno riuscirà a strappargli dalla bocca un giudizio sulla vicenda giudiziaria che ha colpito Corradino Passera per iniziativa dei magistrati di Biella.

Questo riserbo non è sinonimo di consenso perché secondo le voci che corrono il bocconiano ex-Allianz sarebbe riuscito a creare un grande malumore in tutto il management della banca. Probabilmente l'origine di questi dissapori va cercata nell'incertezza sulla sorte dei due "alani", Marco Morelli e Gaetano Miccichè, per i quali il destino pare incerto.

Mentre con Miccichè l'atteggiamento di Cucchiani alterna umori diversi, si dice che un faro l'abbia acceso su Morelli che potrebbe essere sostituito da Fabio Gallia, il banchiere alessandrino che nel 2007 è sbarcato a capo di BNL dopo l'esperienza compiuta a Capitalia.

In questo clima rarefatto e sospettoso l'unica cosa certa è il legame che Cucchiani è riuscito a stringere con Abramo-Bazoli, l'anziano banchiere bresciano che non ha alcuna intenzione di mettere le mani nella gestione della banca. A lui interessa soprattutto arrivare alla modifica dello statuto che dovrebbe abolire il sistema duale dei Consigli di Gestione e di Sorveglianza, e in questa strategia che ha come obiettivo la riconferma per altri tre anni alla presidenza, il mistico presidente ha già avuto la promessa da parte di Cucchiani di attivare la rete di amicizie e di relazioni per ottenere il semaforo verde dalla Banca d'Italia.

A ottobre si dovrà procedere con un'assemblea al rinnovo del Consiglio di Gestione e quella sarà probabilmente la data in cui si deciderà anche la sorte della maggior parte dei top manager.


3- CONTINUANO LE DISAVVENTURE DI MAURIZIO ROMITI: I RISULTATI AMARI DELLA PENTAR
C'è Maurizio Romiti, figlio di tanto padre, che per ragioni misteriose all'età di 63 anni è ancora convinto di essere un manager formidabile. Eppure chi ha voglia di ripercorrere la carriera compiuta all'ombra del Grande Vecchio che ha governato la Fiat per 25 anni, deve ammettere che la sequenza dei flop collezionati dall'ambizioso Maurizio è abbastanza impressionante.

Basti pensare agli anni in cui ha messo i piedi in Rcs e nella moda dove in una breve stagione ha tentato di creare un polo italiano del lusso sul modello della Casa francese Louis Vuitton. Anche l'ultima avventura con la Pentar, una società che Maurizio ha costituito per lo sviluppo delle imprese a capitale familiare, sta portando risultati amari. Già a settembre 2010 la piccola merchant bank ha dovuto abbattere il capitale dopo aver registrato perdite nell'anno precedente per 11,4 milioni.

Adesso arriva la notizia che la cura dimagrante è continuata perché - come si legge sul settimanale "Il Mondo" - la società è stata costretta ad abbattere nuovamente il capitale da 14,6 a 7,3 milioni di euro per coprire le perdite di 7,4 milioni.

Non sarà comunque questa operazione a scoraggiare il figlio di tanto padre che forse dentro di sé è convinto di essere all'inizio della carriera.


4- LA CAPRIOLA DI SANTORO VERSO "LA7" HA CREATO CURIOSITÀ E SCONCERTO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che la capriola di Santoro verso "La7" ha creato curiosità e sconcerto tra i soci di Telco, la scatola che controlla TelecomItalia proprietaria dell'emittente televisiva.

Pare che dopo l'annuncio, confermato ieri sera nel tg di Mentana con un dialogo quasi surreale tra Enrichetto e Santoro, siano corse telefonate nel quadrilatero Telefonica, Generali, Mediobanca, IntesaSanPaolo dove si ritrovano i soci di Telco che a febbraio hanno deciso di rinnovare il patto di sindacato e di rifinanziare il debito dell'azienda di Franchino Bernabè per 3,4 miliardi.

Ai soci di Telco interessa sapere se l'azienda sarà venduta al più presto in modo da evitare che diventi una sponda politica per disegni incontrollabili e ad oggi indefinibili".

 

ALBERTO NAGEL ALBERTO NAGEL LIGRESTIqsie82 ligrestiMATTEO ARPE MATTEO ARPE I SOCI DI PIAZZETTA CUCCIADELLA VALLEALBERTO NAGEL E RENATO PAGLIARORENATO PAGLIARO FRANCO BERNABE CESARE GERONZI VINCENT BOLLORE ENRICO CUCCHIANIMarco Morelli DG Intesa Sanpaolo

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