IL COLPACCIO RUSSO DI TRONCHETTI - IL FONDO CLESSIDRA DI SPOSITO ESCE DA PIRELLI E GUADAGNA 110 MILIONI - ALLE BANCHE INTESA E UNICREDIT VANNO 80 MILIONI CHE SARANNO IN PARTE REINVESTITI NELLA BICOCCA

1. PLUSVALENZE PER BANCHE E CLESSIDRA
Da ‘Il Sole 24 Ore'

Il riassetto del gruppo Pirelli, con l'ingresso del gruppo russo Rosneft nell'azionariato della Bicocca si tradurrà in plusvalenze clamorose per la vecchia cordata Lauro61. Nel giro di nove mesi, l'investimento iniziale degli istituti di credito e del fondo guidato da Claudio Sposito si è quasi raddoppiato. I russi entreranno infatti nella catena societaria a monte di Pirelli sulla base di una valorizzazione del gruppo degli pneumatici di 12 euro per azione e di un valore complessivo degli asset Camfin, comprendenti il debito e la partecipazione in Prelios, superiore al miliardo di euro.

Numeri ben distanti dall'investimento iniziale fatto a giugno scorso. Clessidra, per esempio, al pari delle due banche nell'ambito della complessa operazione di riassetto, aveva investito (prima dell'Opa lanciata su Camfin) sulla base di una valorizzazione di Pirelli di 8 euro per azione (+50% rispetto a 8 mesi fa): il fondo, che attualmente ha il 24,6% di Lauro-Camfin, dovrebbe incassare circa 260 milioni dopo averne investiti poco più di 150 milioni nel giugno scorso.

Intesa Sanpaolo e UniCredit, attualmente titolari ciascuna del 18,4% di Camfin-Lauro, venderanno le loro quote per reinvestire una parte delle plusvalenze accanto a Nuove Partecipazioni industriali: entrambe avranno una quota del 10% ciascuna nella newco che raccoglierà il restante 50% e che vedrà come azionisti Nuove Partecipazioni Industriali (guidata da Marco Tronchetti Provera), Intesa Sanpaolo e Unicredit. Entrambi gli istituti di credito avevano investito meno di 120 milioni in Lauro-Camfin e vedranno le proprie quote valorizzate 200 milioni circa prima di reinvestire una sessantina di milioni nella nuova operazione. (Mar. Man.)

2. LA PUT DEI RUSSI: PER TRONCHETTI IL «RISCHIO» ORA È DOVER COMPRARE
Antonella Olivieri per ‘Il Sole 24 Ore'

Marco Tronchetti Provera non andrà più in pensione forzata tra tre-quattro anni e non avrà più l'obbligo di uscire dal capitale Pirelli. Clessidra, che aveva messo sul piatto circa 150 milioni se ne uscirà con 260, realizzando in meno di dieci mesi un guadagno superiore al 70%, record di tempi e risultati per un'operazione di private equity. Le due banche - Intesa e UniCredit - che avevano stanziato 115 milioni ne prenderanno 200 per reinvestirne 60 e restare in partita utilizzando solo parte delle plusvalenze.

Sulla carta un vantaggio per tutti l'ingresso nel capitale Pirelli di Rosneft, socio industriale che a quanto pare non mira al controllo. Il subentro a Clessidra porterà Lauro 61 a sciogliersi anzitempo, rispetto all'orizzonte temporale preventivato al 2017, e produrrà una ricomposizione dell'azionariato di riferimento che detiene il 26,2%, dove metà della quota farà capo indirettamente ai russi e l'altra metà a una compagine con Nuove Partecipazioni (52% Tronchetti) all'80% e UniCredit e Intesa col 10% ciascuna.

Un azionariato che non è destinato più a cambiare per almeno i prossimi cinque anni, e questo, se da una parte è garanzia di stabilità dall'altra fa venir meno l'appeal speculativo in Borsa (come si è visto già ieri). Ma in teoria non necessariamente l'azionariato cambierà neppure dopo, visto che gli accordi potranno essere rinnovati automaticamente ogni tre anni e che le eventuali uscite delle banche, dopo il primo periodo di lock-up di quattro anni, potranno essere gestite con lo svincolo delle rispettive quote.

Tronchetti che ha lavorato per questa soluzione non ha realizzato nulla nel passaggio, dimostrando che l'obiettivo non era quello di disinvestire dalla Bicocca. E la compagine che lo affianca in Nuove partecipazioni può essere considerata sostanzialmente stabile, visto che ci sono Alberto Pirelli come esponente della famiglia e Massimo Moratti che con Saras è già socio di Rosneft.

Le clausole legate alla presenza di azionisti puramente finanziari, come per natura un fondo di private equity, sono state rimosse con il subentro del socio industriale, interessato - a leggere l'annuncio dell'accordo - a sviluppare la collaborazione nella ricerca e sviluppo della parte più sosfisticata delle gomme sintetiche e ad avere come interlocutore lo stesso capoazienda di oggi. Ma la cosa più sorprendente è che i russi non abbiano preteso nessuna clausola che li possa portare in futuro alla maggioranza di Pirelli.

Tant'è che l'unica salvaguardia a protezione del loro investimento industriale sarebbe rappresentata da una put, un diritto a vendere la loro quota del 13,1%, nei confronti di Marco Tronchetti Provera, che sarebbe tenuto a ricomprala corrispondendo un rendimento del 10%, nel caso in cui, senza "giusta causa", decidesse di lasciare la gestione del gruppo.

Un sorprendente ribaltamento di ottica rispetto agli accordi di giugno in Lauro 61, quando Tronchetti si era impegnato a trovare un acquirente per la quota di maggioranza relativa di Pirelli, con l'obbligo contrattuale di conferire anche la propria partecipazione nella transazione. Ora invece il "rischio" non è più quello di dover vendere, ma al contrario di dover comprare.

 

 

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