di maio alitalia

IL PRESTITO AD ALITALIA DIVENTA ETERNO (COSÌ MAGARI I BENETTON SI CONVINCONO) - IL GOVERNO FA SLITTARE AL GIORNO DEL MAI LA RESTITUZIONE DEI 900 MILIONI. ORA ATLANTIA AVRÀ FINO A GIUGNO PER DECIDERE SE INVESTIRE NEL CARROZZONE. FORSE IN CAMBIO DI UN TRATTAMENTO PIÙ DOLCE SUL CASINO DEL PONTE MORANDI? - DA BRUXELLES GIÀ PARTONO I PRIMI MUGUGNI: L'AIUTO DI STATO È DIETRO L'ANGOLO

 

  1. ALITALIA, PIÙ TEMPO AD ATLANTIA

Umberto Mancini per ''Il Messaggero''

 

IL SALVATAGGIO

I RISULTATI DI ALITALIA GRAFICO DEL SOLE 24 ORE

 Ali-Atlantia andrà ai tempi supplementari oppure, salvo colpi di scena, per la compagnia di bandiera non ci sarà che la via della liquidazione, con tanto di esuberi e macelleria sociale. Uno scenario, quest' ultimo che a Palazzo Chigi non vogliono nemmeno prendere in considerazione.

 

Ma affinchè prevalga la prima ipotesi, la meno robabile al momento, serve un rinvio rispetto alla scadenze già fissate (il 30 aprile a rigore l' operazione si sarebbe dovuta chiudere) per trovare una mediazione e mandare in porto una trattativa tutta in salita. Del resto alternative concrete non ce ne sono. E se la holding dei Benetton, al momento alla finestra, non dovesse in extremis accettare la corte del governo, i problemi da superare sarebbero davvero giganteschi.

 

Cdp e le aziende pubbliche )Poste, Fincantieri, Leonardo) non hanno infatti nessuna intenzione di rilevare la quota del 30-35% che nel piano elaborato dalle Fs, regista dell' operazione Alitalia, dovrebbe accollarsi la società che fa capo ai Benetton. Delta e Tesoro sono pronte ciascuna a mettere sul piatto i soldi per una quota del 15%, sborsando circa 300 milioni in totale. «Senza Atlantia non si va da nessuna parte - dice una fonte governativa - e alla fine anche i grillini dovranno accettarlo, abbassando la testa». Bisognerà vedere se a quel punto i privati saranno ancora interessati.

 

castellucci

LE TENSIONI

A complicare il quadro, già ingarbugliato di suo, c' è anche il caso Siri. Un caso che pesa come macigno sui rapporti tra Lega e 5Stelle.

I primi nettamente favorevoli a far entrare Atlantia nel capitale della nuova Alitalia ripulita dei debiti; i secondi ancora pieni di dubbi, ma non più, fieramente ostili al progetto come un paio di mesi fa.

 

Tant' è che al Mit guidato dal ministro Danilo Toninelli si sbrigano a liquidare la questione, affermando che della partita se ne occupa il Mise, ovvero il vice premier Luigi Di Maio in prima persona. Ma una eventuale fallimento dell' operazione salvataggio - ragionano gli uomini della Lega - alla fine si ritorcerebbe proprio contro il capo dei grillini che, nelle ultime dichiarazioni, ha usato parole molto caute, evitando di chiudere la porta in faccia ad Atlantia e assicurando che «siamo davvero al fotofinish».

danilo toninelli armando siri

 

Fu il primo, tra l' altro, a dire che sarebbe stata fatta una operazione di sistema, per rilanciare la compagnia di bandiera con investimenti miliardari.

Adesso bisognerà vedere come in queste ore si svilupperà il negoziato, visto che proprio dalla holding hanno fatto capire che ci sono almeno tre questioni da risolvere: la procedura di revoca della concessione ad Autostrade dopo il crollo del Morandi, la revisione delle tariffe autostradali e l' urgenza di sbloccare investimenti per 5 miliardi per la Gronda di Genova.

 

Senza certezze su questi temi è molto difficile che l' ad del gruppo Giovanni Castellucci possa solo immaginare di portare il dossier al cda della prossima settimana, convocato del resto non per affrontare il tema - mai ufficialmente sul tavolo - ma solo per conferire i poteri all' amministratore delegato dopo l' ok dell' assemblea.

 

Subito dopo Pasquetta ci sarà invece la riunione del consiglio dei ministri che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe lanciare altri segnali. O almeno così si aspettano i sindacati, Cisl in testa, preoccupati per l' impasse. «La partita - sottolineano - è nel campo del governo che deve chiarire subito che strada vuole prendere, ovvero se Atlantia può essere utile o meno al salvataggio e se ci sono altre ipotesi praticabili».

 

ARMANDO SIRI

Di certo Palazzo Chigi farà di tutto per allungare i tempi e consentire così ai 5Stelle di chiarirsi al proprio interno. Il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi è preoccupato: «Non so se la moral suasion su Atlantia funzionerà, entrerà solo se le conviene». Una vera corsa contro il tempo. Anche se la restituzione del prestito ponte da 900 milioni scatterà solo a fine maggio e dunque ci sono margini per arrivare al traguardo.

 

Quanto alle scadenze legate alla gestione commissariale, è molto probabile che il mandato possa slittare a dopo l' estate. C' è da scavallare lo scoglio delle elezioni europee e quello ben pià duro delle tensioni nell' esecutivo. In cassa Alitalia ha circa 500 milioni di euro che consentono, anche in vista della stagione estiva, di avere sufficiente carburante per volare ancora, ma non per programmare il futuro.

 

 

  1. ALITALIA, IL PRESTITO STATALE DI 900 MILIONI NON HA PIÙ SCADENZA

Gianni Dragoni per www.ilsole24ore.com

 

HOSTESS ALITALIA IN GIORGIO ARMANI

Il governo cancella il termine del 30 giugno prossimo per la restituzione del prestito di 900 milioni di euro concesso dal ministero dell’Economia ad Alitalia dopo il commissariamento. Dopo tre proroghe, il governo ha deciso di abolire la scadenza che era stata fissata «non oltre il termine 30 giugno 2019», nel decreto semplificazioni del dicembre scorso.

 

La novità è prevista nelle prime bozze del decreto legge crescita, nell’articolo 38, la norma «volta a consentire l’eventuale ingresso del Mef nel capitale sociale della Newco Nuova Alitalia». La norma prevede che il Mef possa usare i proventi degli interessi sul prestito, «stimati in 145 milioni», per sottoscrivere quote di capitale dell’ipotizzata «nuova Alitalia», la società che verrà costituita se avrà successo il progetto delle Ferrovie dello Stato con altri soci per comprare l’aviolinea commissariata (finora le adesioni sono insufficienti, limitate al 60% del capitale della «newco», incluso il 15% del Mef).

 

 

alitalia

A meno di modifiche nel testo finale del decreto, che sarà esaminato il 24 aprile dal Consiglio dei ministri, non c’è più una data fissa entro la quale i 900 milioni devono essere restituiti allo Stato. La bozza stabilisce che i 900 milioni del «prestito ponte» saranno restituiti al Mef «nell’ambito della procedura di ripartizione dell’attivo dell’amministrazione straordinaria a valere e nei limiti dell’attivo disponibile di Alitalia - Società aerea italiana Spa in amministrazione straordinaria».

 

In quali tempi il decreto non lo dice. Potrebbe trattarsi di alcuni anni, considerando i tempi delle procedure di questo tipo. E dalla norma si comprende che i soldi, o una parte almeno, potrebbero non essere restituiti. Dipende se ci saranno fondi disponibili. Il nuovo decreto cancella anche la norma del 2017 sul prestito in cui si diceva che questo «è restituito entro sei mesi dall’erogazione in prededuzione, con priorità rispetto a ogni altro debito della procedura».

 

 

La relazione tecnica e illustrativa spiega che «il credito erariale verrà pertanto soddisfatto nel quadro della procedura di riparto dell’attivo dell’amministrazione straordinaria, a fronte di apposita istanza davanti al competente tribunale fallimentare di insinuazione del credito allo stato passivo di Alitalia in prededuzione».

 

Nella copertura finanziaria si prevede che almeno per tutto il 2019 il prestito non verrà rimborsato. Si legge infatti che «agli oneri (...) pari a 900 milioni di euro per l’anno 2019 in termini di solo fabbisogno, si provvede mediante versamento per un corrispondente importo, da effettuare entro il 31 dicembre 2019, delle somme gestite presso il sistema bancario dalla Cassa servizi energetici e ambientali a favore del conto di tesoreria centrale (...). Detta giacenza è mantenuta in deposito alla fine di ciascun anno a decorrere dal 2019 sul conto corrente di tesoreria di cui al primo periodo ed è ridotta in misura corrispondente alla quota rimborsata del finanziamento (...)».

ALITALIA

 

Questo meccanismo ruota attorno all’ipotesi che le attività di Alitalia vengano trasferite a una «newco» partecipata dalle Fs e che l’attuale società commissariata diventi una bad company, come accadde nel 2008 quando la vecchia Alitalia-Lai a controllo statale cedette le attività alla Cai dei Capitani coraggiosi e, svuotata, fu affidata al commissario Augusto Fantozzi. Quella bad company è ancora in piedi, molto ridimensionata, dopo le dimissioni di Fantozzi (luglio 2011) è affidata a tre commissari.

 

«Al fine del rilancio del settore del trasporto aereo e per il rafforzamento del trasporto intermodale – dice il comma 1 del testo – il Mef è autorizzato a sottoscrivere, nel limite dell’importo maturato a titolo di interessi ai sensi del comma 3, quote di partecipazione al capitale della società di nuova costituzione cui saranno trasferiti i compendi aziendali oggetto delle procedure» di cessione delle attività dell’Alitalia in amministrazione straordinaria. «I criteri e le modalità dell’operazione (...) sono determinati con decreto del presidente del Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Economia (...)».

 

 

Il comma 3 spiega che per entrare nella «newco» Alitalia il Mef potrà utilizzare le somme «nel limite dell’importo maturato a titolo di interessi» sul prestito, che ha un tasso del 10% circa all’anno. La relazione tecnica dice che le entrate previste dagli interessi sono «pari a 145 milioni di euro».

 

ferrovie dello stato

Un’altra novità è che Alitalia dovrà pagare gli interessi sul prestito fino «alla data del decreto del ministro dello Sviluppo economico di autorizzazione alla cessione dei complessi aziendali (...) e, comunque, sino a non oltre il 31 maggio 2019». Dal primo giugno in poi non dovrebbe più pagare interessi.

 

Un «prestito ponte» fu erogato anche alla vecchia Alitalia-Lai nel maggio 2008 per 300 milioni. I soldi non sono mai stati restituiti.

 

  1. ALITALIA, PRIMI DUBBI A BRUXELLES SULLA REVISIONE DEL PRESTITO PONTE

Beda Romano per ''Il Sole 24 Ore''

 

È con una buona dose di stanchezza che le autorità comunitarie seguono da mesi, se non da anni, la vicenda Alitalia, una società oggetto di ripetuti salvataggi pubblici. La Commissione europea non ha voluto commentare in questo fine settimana pasquale la probabile scelta del governo Conte di cancellare la data entro cui la compagnia aerea deve rimborsare il prestito ottenuto dal governo Gentiloni nel 2017, ma si deve presumere che l' idea abbia provocato una alzata di sopracciglia.

GIOVANNI TRIA

 

Come spiegato ieri da Il Sole 24 Ore, la bozza di decreto che verrà discussa dal consiglio dei ministri il 24 aprile prevede che dopo tre proroghe il prestito di 900 milioni venga restituito allo Stato «nell' ambito della procedura di ripartizione dell' attivo dell' amministrazione straordinaria a valere e nei limiti dell' attivo disponibile di Alitalia».

Nel contempo, il progetto legislativo prevede che il Tesoro diventi azionista dell' azienda trasformando gli interessi sul prestito in partecipazione azionaria.

 

La partita Alitalia ha due fronti. Il primo riguarda questo prestito, oggetto dal 2018 di una indagine approfondita da parte della Commissione che vuole verificare se la linea di credito sia illegittimo aiuto di Stato (si veda Il Sole 24 Ore del 24 aprile 2018). L' altro versante riguarda invece la vendita e la conseguente ristrutturazione della compagnia aerea. L' analisi comunitaria relativa al prestito è ancora in corso, proprio per via del fronte aperto sul futuro della società.

 

MARGRETHE VESTAGER

In una recente intervista a Il Sole 24 Ore, la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager aveva spiegato che i due aspetti erano per certi versi inscindibili: «Abbiamo avuto numerosi casi segnati sia da aiuti di stato che da antitrust. Cerchiamo di adattarci, permettendo che le cose accadano nel rispetto delle regole (). Per il diritto comunitario la natura della proprietà, pubblica o privata, non è un problema. L' importante è che la mano pubblica si comporti da investitore privato».

 

Le parole della signora Vestager non sono banali. Prima di prendere posizione sul prestito, la Commissione vuole avere le idee chiare sul futuro dell' azienda (si veda Il Sole del 17 gennaio 2019). Si deve presumere che la cancellazione nel decreto in discussione della data di scadenza del prestito (30 giugno) non sia stata accolta positivamente dalle autorità comunitarie, tanto più che la linea di credito, che doveva limitarsi a sei mesi, è già stata rinnovata più volte in questi anni.

 

La scelta del governo, se confermata, toglierebbe certezza giuridica. Al tempo stesso è probabilmente più importante restituire il denaro e risolvere entro i nuovi termini promessi da Roma (il 30 aprile) la vicenda societaria di cui il prestito potrebbe rivelarsi un appendice.

Vestager

Nella sua intervista in gennaio, la commissaria Vestager aveva lasciato intendere che anche trasformare il prestito o gli interessi in azioni in mano al Tesoro non è proibito. Deve però essere fatto a prezzi di mercato, e non di favore.

 

Come detto, il prestito potrebbe rivelarsi un tassello di una operazione di ristrutturazione più ampia, se questa ha effettivamente luogo e se mostra discontinuità tra vecchia e nuova società. Il problema è che la vicenda è resa particolarmente complicata dal fatto che mancano acquirenti interessati a rilevare l' azienda. Ferrovie dello Stato e Delta sono pronte ad acquistare intorno al 50% del capitale. Il Tesoro potrebbe prendere un altro 15% (come hanno fatto Parigi e L' Aja in Air France-Klm).

 

Manca quindi all' appello circa il 40% per completare l' operazione di Alitalia. Risolvere l' assetto societario della compagnia aerea è diventato impellente, anche per indirizzare per così dire l' analisi comunitaria sul prestito da 900 milioni di euro.

 

Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, tendenzialmente l' esecutivo comunitario si è dato fino al ritorno dalla pausa estiva quale termine per decidere la legittimità della linea di credito, salvo improvvise accelerazioni.

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