vincent bollore vivendi stephane richard orange telecom patuano berlusconi xavier niel

DAGOSPIA TRACCIA IL SOLCO, IL PROFESSOR PENATI LO DIFENDE! - ''BOLLORÉ POTREBBE VENDERE TELECOM A ORANGE E USARE I SOLDI PER COMPRARE TUTTA MEDIASET, PREMIUM DA SOLA NON HA SENSO FINANZIARIO'' - ''È UN FINANZIERE, NON IMPRENDITORE. INVESTE IN TELECOM PERCHÉ SI È RITROVATO L'8% DOPO L'AFFARE CON TELEFONICA. MA L'AZIENDA COSÌ COM'È NON PUO' CRESCERE''

vincent bollore dal financial timesvincent bollore dal financial times

1.BOLLORÉ NON SI ACCONTENTA DI PREMIUM, VUOLE IL CONTROLLO DELL'INTERA MEDIASET

Da Dagospia del 25 settembre 2015

 

http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/squalo-bretone-conquistate-mediobanca-telecom-bollor-ha-fiutato-109348.htm

 

 

2.TRA QUALCHE MESE SU TELECOM ITALIA SVENTOLERÀ LA BANDIERA FRANCESE DI ORANGE

Da Dagospia del 13 novembre 2015

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/tempo-qualche-mese-telecom-italia-sventoler-bandiera-francese-112734.htm

 

 

3.PER IL COLOSSO TLC 10 ANNI DI DECLINO ORA BOLLORÉ POTREBBE VENDERLO E COMPRARE TUTTA MEDIASET

cyrill vincent e yannick bollorecyrill vincent e yannick bollore

Alessandro Penati per “la Repubblica

 

I conti delle aziende interessano poco gli italiani. Ma sono molto affascinati dai personaggi di chi le comanda. E così, l’arrivo in Telecom Italia di uno scalatore francese (Bolloré), già sodale di Mediobanca, che caccia l’amministratore delegato Patuano e vuole fare affari con Berlusconi in un settore sotto i riflettori come i media, solleva un polverone. Manco fosse la farfallina di Belén. Ma dietro tanto clamore si cela la realtà di un’azienda in declino.

 

VINCENT BOLLORE TARAK BEN AMMARVINCENT BOLLORE TARAK BEN AMMAR

Un’azienda dalle prospettive non certo brillanti, in un settore europeo incapace di risolvere il rebus della crescita. Prospettive che l’arrivo di Bolloré rende ancora più incerte.

Dieci anni fa, Telecom Italia fatturava 29,9 miliardi, con un margine degli utili (ante imposte e interessi) sui ricavi del 22,8%.

 

Nel 2015, il fatturato è sceso a 19,7 miliardi, e il margine al 15% (gravato anche da elementi straordinari). Dieci anni fa la gestione operativa generava 9,9 miliardi di liquidità, che ne finanziavano 5,2 di investimenti fissi; il resto serviva per pagare 2,6 miliardi di interessi sull’enorme debito accumulato e 2,3 di dividendi ai soliti azionisti a corto di capitali. L’anno scorso la liquidità della gestione operativa si era dimezzata a 5 miliardi, ma i necessari investimenti fissi sono rimasti quelli di 10 anni fa (5,2 miliardi), come pure gli interessi (2,5 miliardi).

silvio e piersilvio berlusconi con silvia toffaninsilvio e piersilvio berlusconi con silvia toffanin

 

piersilvio e silvio berlusconipiersilvio e silvio berlusconi

Telecom è dunque come un ghiacciaio che si scioglie lentamente: non genera al suo interno risorse sufficienti per cambiare direzione e cercare di crescere; né può farlo indebitandosi, dato che l’esposizione attuale, in rapporto al margine operativo, eccede quella media di settore. Così, dal 2005 il titolo in Borsa ha perso il 70% del proprio valore rispetto all’indice europeo di settore; anche se, magra consolazione, da quattro anni si muove più o meno come il settore.

 

Chiare e ben note le responsabilità dei vari capitani di industria alla guida di Telecom in passato. Ma anche gli investitori istituzionali che li hanno succeduti, non hanno brillato per capacità di governo: hanno contribuito a nominare un consiglio pieno di autorevolezza e blasone, che però non è stato capace di indicare al management la strada per arrestare il declino, arrivando al ridicolo di approvare il 16 febbraio scorso il piano triennale predisposto da Patuano, per poi cacciarlo qualche settimana dopo.

 

patuano recchi telecompatuano recchi telecom

Telecom, oltre a condividere i problemi del settore in Europa, ne aggiunge di propri. L’elevata frammentazione secondo i confini nazionali e il numero di operatori locali amplificano la concorrenza e limitano le economie di scala: così il fatturato medio per dipendente, 353mila euro, è ben al di sotto dei 568mila negli Usa. A questo Telecom aggiunge la forte concentrazione in Italia, dove la crescita dei consumi è tra le più basse, e la produttività dei dipendenti (80% del totale) è inferiore alla media (285mila euro per addetto); e la sua migliore fonte di crescita in passato, il Brasile, si è trasformata in tragedia: bisognava vendere anni fa, ai primi accenni di crisi.

 

stephane richardstephane richard

C’è poi un problema di fondo. Tutti sembrano guadagnare dalla rivoluzione digitale, tranne chi trasporta il segnale. È successo con la telefonia mobile, dove i profitti sono andati ai produttori di smartphone, applicazioni e infrastrutture, lasciando le briciole alle aziende telefoniche.

 

Lo stesso sta accadendo con internet: sono i produttori di contenuti, i social network, i venditori di pubblicità, i fornitori di tecnologia, l’e-commerce a guadagnare: molto meno chi posa la fibra e trasporta il traffico, specie se in forte regime di concorrenza. L’annosa questione sulla banda larga in Italia è malposta: chi non vorrebbe navigare a 100 Mbps sempre e ovunque? Ma quanto è disposto a pagare il consumatore italiano per l’investimento necessario? Non molto direi, guardando per esempio alla bassa penetrazione e la scarsa redditività della Tv a pagamento.

vincent bollore vivendivincent bollore vivendi

 

Tutto questo Bolloré lo ha capito benissimo: infatti Vivendi ha fatto cassa uscendo sia dal Brasile, sia dalla telefonia in Francia. Ma allora, perché reinveste subito nella telefonia italiana che ha anche più problemi, e indirettamente in Brasile? Bollorè è un trader e un finanziere; non un imprenditore. La partecipazione in Telecom se l’è ritrovata vendendo il Brasile a Telefonica.

mediaset vivendimediaset vivendi

 

Non sarei dunque sorpreso se volesse semplicemente valorizzarla e rivenderla con profitto. Infatti ha arrotondato la quota in Telecom per prendere il controllo senza Opa (nella migliore tradizione della casa); non converte le risparmio per non diluirsi; cambia il vertice, magari per qualcuno che sappia tagliare i costi; vende il Brasile e il vendibile; magari scinde Sparkle, l’unica strategica, in una società separata a controllo italiano; e poi rivende con profitto la quota di controllo (sempre senza Opa) al concorrente europeo a caccia di economia di scala. Orange è uno dei papabili.

 

mediaset vivendi 2mediaset vivendi 2

E la tanto pubblicizzata trattativa con Mediaset? Vivendi ha due attività: la musica, che va bene; e la Tv a pagamento che in Francia ristagna e fa fatica come ovunque. Ma perché dovrebbe comprare Mediaset Premium, aggiungendo solo perdite e problemi a Canal+? Mediaset Premium distribuisce contenuti, non li produce (e li paga a caro prezzo, vedi Champions).

 

E non è strumentale a trasformare Telecom in una tv a pagamento, fornendole contenuti e clienti, perché oggi non ha la fibra con la velocità di trasmissione necessaria a fornire una tv con qualità analoga a satellitare e digitale; non ci sono i margini, e Bollorè non apporta 1 euro di nuovi capitali.

 

alierta di telefonica a roma alierta di telefonica a roma

Diverso se Bollorè volesse comprare tutta Mediaset: Vivendi acquisterebbe una posizione dominante anche in Spagna, risparmierebbe sugli acquisti dei contenuti e sulle produzioni mettendo assieme tre paesi, oltre ad incamerare la pubblicità della tv generalista. Ma a che serve scalare Telecom se l’obiettivo è Mediaset? Il 25% di Vivendi in Telecom vale oggi in Borsa più o meno come il 100% di Mediaset. Se Bolloré valorizzasse rapidamente Telecom e cedesse la sua quota di controllo, sarebbe facilmente in grado di fare un’offerta che Berlusconi non potrebbe rifiutare.

 

Sono solo mie congetture; anche se basate su numeri, non dicerie. In verità non ho la più pallida idea di quale sia veramente la strategia di Bolloré; il vero problema è che ben pochi investitori di Telecom lo sanno. Per Piazza Affari non è certo un momento glorioso. L’unica previsione sensata è che la vicenda Telecom rischia di diventare un monumento all’idiozia del nostro capitalismo e all’inefficienza del sistema finanziario italiano.

 

 

Ultimi Dagoreport

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...

federico freni antonio tajani giorgia meloni francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT - DAVVERO BASTA UN MEZZO TAJANI PER BOCCIARE LA NOMINA ALLA GUIDA DELLA CONSOB DEL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA FEDERICO FRENI, IN QUOTA LEGA? - DAVVERO DOBBIAMO CREDERE CHE, DOPO QUATTRO ANNI DI IMPECCABILE SERVIZIO, IL “MAGGIORDOMO” DI CASA MELONI, CAMUFFATO DA LEADER DI FORZA ITALIA, SI TOGLIE IL TOVAGLIOLO DAL BRACCIO E SI TRASFORMA IN RAMBO? DAVVERO, IL "VAFFA" A FRENI E' ACCADUTO ALL’INSAPUTA DEI FRATELLINI DI MELONI? – IL GOVERNO HA MOTIVATO IL RINVIO CON UN SIBILLINO: “ULTERIORI APPROFONDIMENTI” - SCUSATE: DA PARTE DI CHI? FORSE QUELLI ATTESI DALLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUL “CONCERTO” TRA I SOCI (LOVAGLIO, CALTAGIRONE, MILLERI) NELLA SCALATA A MEDIOBANCA-GENERALI ATTRAVERSO MPS? - FRENI, CHE PURE NON È INDAGATO, È COLUI CHE PER CONTO DEL GOVERNO HA SEGUITO IN PRIMA PERSONA LA SCALATA - MAGARI, PRIMA DI FAR TRASLOCARE FRENI DAL MEF ALLA CONSOB, E' PIU' SAGGIO ATTENDERE GLI ‘’ULTERIORI APPROFONDIMENTI’’ CHE NEI PROSSIMI MESI, CON GLI INTERROGATORI DELLE ‘’PERSONE INFORMATE DEI FATTI” E DEI TRE INDAGATI (LOVAGLIO-CALTAGIRONE-MILLERI), POTREBBERO EMERGERE DALLA PROCURA DI MILANO…