PROVE ‘GENERALI’ DI DOWNGRADE - S&P ROMPE LE UOVA NEL PANIERE DI GRECO IL GIORNO PRIMA DELL'INVESTOR DAY - RATING A RISCHIO PER COLPA DEI BTP IN PORTAFOGLIO - ‘LEONE’ MUCCHETTI: "SIAMO ALLA FOLLIA"

Stefania Tamburello per "Il Corriere della Sera"

Nel giorno in cui il Tesoro italiano segna un altro punto positivo sui mercati collocando il massimo dell'offerta di Ctz a tassi in sensibile calo, Standard & Poor's mette il rating di Generali e di altre compagnie assicurative internazionali, anche spagnole, sotto osservazione, in vista di un possibile declassamento.

La mossa è legata alle verifiche che l'agenzia si appresta a fare per tener conto dell'esposizione sul debito sovrano. «Se Generali non supererà i nostri stress test legati a un possibile default del Paese, probabilmente limiteremo il rating del gruppo al livello di quello dell'Italia» spiega una nota della società del rating. Per il Leone si prospetta quindi un triplo balzo all'indietro da A- a BBB.

Standard & Poor's indica di aver rivisto il 19 novembre i criteri per valutare il giudizio sul merito del credito delle società per legarlo di più all'esposizione sui titoli di Stato e di aver avviato degli stress test . In attesa dell'esito di questi ultimi ha posto diverse compagnie assicurative sotto osservazione. E ieri è stata la volta delle Generali.

L'iniziativa di S&P è di quelle che possono creare tensioni sui mercati. La mossa «ricorda in versione aggravata quella della Deutsche Bank che, nella primavera del 2011, vendette su larga scala i titoli di Stato italiani, dando avvio alla speculazione contro le economie mediterranee. Allora, il governo Berlusconi sottovalutò l'iniziativa del gruppo tedesco. Questa volta è augurabile che il governo Letta e la Banca d'Italia, fresca vigilante sulle assicurazioni, battano un colpo come si deve» avverte Massimo Mucchetti, presidente della commissione Finanze del Senato dando l'allarme. «Si tratta di una manovra gravissima, perché ingiustificata, non solo contro la prima compagnia assicurativa del Paese, ma anche e soprattutto contro la Repubblica italiana» aggiunge.

E non è un caso che arrivi in una fase di calma dei mercati e di ritorno di compratori, anche stranieri, sui titoli pubblici italiani. Ieri, come si è detto i Ctz hanno fatto il pieno di richieste con un calo di rendimenti all'1,63%, ben 23 punti base in meno rispetto all'asta precedente, ai minimi da maggio ed oggi tocca ai Bot.

Non è un caso anche che l'avvertimento o la minaccia di un downgrade sia arrivata alla vigilia dell'Investor day, l'appuntamento con la comunità finanziaria a Londra nel corso della quale l'amministratore delegato, Mario Greco, farà il punto sulle mosse delle Generali a poco più di dieci mesi dal precedente appuntamento nella City e a neanche un anno e mezzo dal suo arrivo al vertice della compagnia.

E ieri Greco si è detto «molto sorpreso della decisione di porre la nostra società in credit wacht negativo oggi, a novembre 2013, quando l'economia italiana sta mostrando i primi segnali di ripresa, il deficit di bilancio è sotto il 3% e lo spread ai minimi. Per quanto riguarda Generali la nostra situazione attuale è fortemente migliorata rispetto al recente passato con, ai nove mesi, gli utili più alti negli ultimi 5 anni, un Solvency ratio I al 152% a fine ottobre e €2,4 miliardi dismissioni già realizzate nell'anno».

«Siamo alla follia del rating» spiega ancora Mucchetti «Basti pensare che S&P immagina una perdita di valore del 70% dei titoli governativi di Italia e Spagna e dunque le compagnie dovrebbero superare uno stress test di questa portata per non subire il declassamento dei loro titoli a junk bond,titoli spazzatura ».

Ma dalle agenzie di rating si possono prendere le distanze come hanno raccomandato in luglio Consob, Bankitalia e Ivass e Covip. Le quattro autorità di vigilanza hanno avvertito che in caso di declassamento del rating di un emittente i fondi d'investimento, le compagnie assicurative, i gestori della previdenza complementare non sono automaticamente tenuti a vendere i titoli declassati nei loro portafogli. Devono fare una valutazione in proprio, senza fare affidamento esclusivo e meccanicistico al giudizio di merito di credito, emesso dalle agenzie di rating che non devono ricevere un eccesso di fiducia.

Certo il problema dei troppi Btp in portafoglio esiste. Costituisce per esempio un elemento di vulnerabilità per le banche in vista degli esami della Bce, in particolare degli stress test del prossimo autunno come è emerso dall'incontro degli stessi istituti di credito a Francoforte lunedì.

 

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