NON COMPRATE QUELLA BANCA – POCHI MESI PRIMA DELL’ACQUISTO DA PARTE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA, BANKITALIA STRONCA ANTONVENETA IN UN REPORT RISERVATO – MA VIA NAZIONALE NON FERMA IL SUICIDIO SENESE

Stefano Zurlo per “il Giornale

 

Mps Porta Pietra Mps Porta Pietra

Mancano solo pochi mesi all'acquisto fatale. È il marzo 2007 e il Monte dei Paschi si prepara ad ingoiare il boccone che strozzerà la banca più antica del mondo: l'Antonveneta. Un boccone che costerà ufficialmente 9 miliardi di euro, in realtà molti di più: addirittura 17 come il Giornale è in grado di svelare. E però proprio il 9 marzo 2007 la Banca d'Italia firma un report durissimo che fa a pezzi l'Antonveneta, in quel momento nel portafogli degli olandesi di Abn Amro.

 

Banca d'Italia, attraverso la sua filiale di Padova, va giù pesante con parole inequivocabili: «Gli accertamenti ispettivi... hanno confermato la persistenza di rilevanti criticità nei profili tecnici e l'involuzione del posizionamento competitivo. Mentre sostanzialmente adeguati sono apparsi i profili patrimoniali e di liquidità - anche per effetto del sostegno assicurato dalla capogruppo Abn Amro - ai restanti profili è stato assegnato un giudizio sfavorevole in considerazione dell'ampiezza delle problematiche riscontrate».

Sede MPSSede MPS

 

Insomma, Antonveneta è, per usare un'espressione low profile , una banca con molti problemi. Anzi, forse semplificando ma non troppo, si potrebbe dire che è un bidone. Eppure siamo solo a pochi mesi dalla vendita che sarà presentata trionfalmente alla stampa nel mese di novembre. Una vittoria tricolore come dirà il presidente di Mps Giuseppe Mussari: «Dall'aggregazione fra il gruppo Mps e Banca Antonveneta nasce una banca totalmente nazionale».

 

Appunto. Nessuno allora, in quel novembre che segnerà indelebilmente il futuro della banca senese spingendola verso il precipizio, sembra conoscere quella relazione inviata da Banca d'Italia alla stessa Antonveneta. Curioso, via Nazionale nemmeno si preoccupa di fermare la sciagurata operazione perché in quel momento soffia il vento della riscossa italiana.

 

E nessuno si domanda come mai gli olandesi e dopo gli olandesi gli spagnoli di Santander, che hanno lanciato l'opa su Abn Amro, non vedano l'ora di disfarsi di quella pesantissima zavorra. Sulla stampa, il presidente del Santander Emilio Botin se la cava con un discorsetto di maniera: «L'incorporazione di Antonveneta nel Santander avrebbe rappresentato un interessante primo passo in Italia nella banca al dettaglio. Tuttavia con queste acquisizioni non saremmo arrivati a detenere in quel paese una dimensione sufficiente per sviluppare adeguatamente le nostre attività senza realizzare ulteriori significativi investimenti».

LOGO ANTONVENETALOGO ANTONVENETA

 

Un bel giro di valzer per fare bye-bye a Padova. Meglio girare alla larga. Siena corre invece verso l'abbraccio mortale e Banca d'Italia, che pure vigila, lascia fare.

«Il comparto creditizio è risultato connotato da criticità nel quadro regolamentare, organizzativo e gestionale - prosegue il report - In particolare sono state riscontrate inadeguatezze nella fase istruttoria, nel monitoraggio delle posizioni, nell'attività di gestione del contenzioso e nel recupero crediti».

 

EMILIO BOTIN BRETELLA ROSSA FOTO LAPRESSE EMILIO BOTIN BRETELLA ROSSA FOTO LAPRESSE

Che altro aggiungere? Si resta basiti nel leggere oggi, dopo l'uragano che ha devastato la terza banca d'Italia, quella fotografia impietosa. Drammatica. Senza sconti. Così per pagine e pagine: «Il processo di formazione del reddito evidenzia aspetti di criticità, riconducibili alla debolezza del risultato dell'operatività primaria, al modesto apporto dell'area finanza, al gettito commissionale limitato e flettente dei servizi di investimento, all'elevata incidenza dei costi operativi». E ancora: «La dinamica reddituale ha infine risentito della ridotta funzionalità della rete distributiva: il 16,5 per cento delle dipendenze ha una contribuzione al margine lordo rettificato negativa».

 

Potrebbe pure bastare ma Banca d'Italia va pure a fare le pulci al piano di integrazione nel gruppo Abn Amro, «relativo al triennio 2006-2008» e ben presto interrotto perché Santander, che intanto ha fagocitato Abn Amro insieme alla Royal Bank of Scotland e alla belga Fortis, dirotta rapidamente Antonveneta verso Siena.

 

«Nonostante le stesse analisi aziendali - scrive sempre Banca d'Italia - rilevino significativi aspetti di problematicità nell'attuale configurazione operativa, il piano definisce ambiziosi obiettivi - in termini di sviluppo dei volumi, risultati economici e tempi di attuazione dei progetti - che non tengono adeguatamente conto della necessità di rilevanti interventi sugli assetti produttivi, distributivi e di controllo».

 

Di lì a breve Siena acquisterà Antonveneta, per di più amputata di Interbanca che non passerà di proprietà. E il Monte dei Paschi non si riprenderà più da quella mossa folle. Che, a scorrere quella lettera, poteva essere evitata.

 

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