RENZIE FA IL ROBIN HOOD MA RISCHIA GROSSO - ALZANDO LE TASSE ALLE BANCHE SULLA RIVALUTAZIONE DI BANKITALIA IL RISCHIO E' CHE ALLA FINE SIANO CHIAMATE A PAGARE IL CONTO FAMIGLIE E IMPRESE

Gian Maria De Francesco per ‘Il Giornale'

Un bancomat con il quale il go¬verno vuole finanziare la riduzione dell'Irpef. Così Matteo Renzi vede il settore italiano del credito. Aumenta¬re il prelievo fiscale sulle plusvalenze derivanti dalla ripresa di valore delle quote di Bankitalia potrebbe sembra¬re, a prima vista, un modo alternativo di fare i Robin Hood. Ma, a ben guar¬dare, chi rischia di pagare alla fine il conto della stangata sono cittadini e imprese. Vediamo perché.

Il Def di Matteo Renzi e del ministro Pier Carlo Padoan,come detto,preve¬de l'incremento dal 12 al 26% dell'ali¬quota sulla rivalutazione delle parte¬cipazioni in Banca d'Italia ( l'escamo¬tage introdotto dal governo Letta per rafforzare i bilanci bancari alla vigilia degli stress test della Bce). La stima è di un incasso maggiore di circa 1,2 mi¬liardi rispetto al miliardo di euro ini¬zialmente preventivato. Di fronte al¬la necessità di far cassa finisce nel ce¬stino anche la circolare dell'Agenzia delle Entrate che fissava le modalità di pagamento della tassa.

Secondo gli esperti (Mediobanca Securities, Cheuvreux, Intermonte), la misura colpirà specialmente Inte¬sa Sanpaolo (prima azionista con il 42,5%) che si troverà a registrare mi¬nori utili nel 2014 per 360 milioni, poi Unicredit (22,1%) per circa 190 milio¬ni. Il terzo gruppo bancario del Pae¬se, il Monte dei Paschi di Siena, subi¬rà un impatto meno devastante (25 milioni circa) essendogli rimasto so¬lo il 2,5% di via Nazionale. Gli analisti di Mediobanca hanno ricordato co¬me alle banche il governo Letta aves¬se già applicato una maggiorazione dell'aliquota Ires al 36 per cento. La Borsa ha emesso un primo verdetto penalizzando tutto il comparto: Inte¬sa ha perso lo 0,48% e Unicredit il 2 ,44 %. Male anche Ubi Banca (-1,87%), Mps (-1,81%) e Medioban¬ca (-1,01%).

Il presidente dell'Abi, Antonio Pa¬tuelli, ha già chiesto «un confronto, un ragionamento sulla decisione del governo». Gli esami della Banca cen¬trale europea ora si fanno più difficili.
«Quando i test sono iniziati le regole del gioco in un solo Paese, l'Italia, non possono e non debbono essere cambiate perché penalizzano solo i giocatori italiani», ha chiosato. Non è escluso un ricorso contro il provvedi¬mento.

La penalizzazione che gli istituti di credito dovranno scontare non sarà scevra di ricadute. Molto probabil¬mente ci sarà un repricing ( un aumen¬to dei prezzi) dei servizi offerti alla clientela. Ad esempio, l'aggravio po¬trà essere scaricato sui costi ammini¬strativi dei nuovi mutui, dei conti cor¬renti e delle carte di credito. Senza drammatizzare troppo, si può stima-re- come in passato hanno già fatto le associazioni dei consumatori in simi¬li frangenti¬che circa la metà dei mil¬le euro in più in busta paga di coloro che beneficeranno del bonus di Ren¬zi sono a rischio in caso di fruizione di questi servizi.

Peggio potrebbe anda¬re per le imprese: abbattere per via fi¬scale i profitti bancari implica auto¬ma¬ticamente una maggiore attenzio¬ne alla concessione di credito, tenuto conto che i finanziamenti in un conte¬sto recessivo rappresentano per la banca più un rischio che un'opportu¬nità. Soprattutto se si considera che i prestiti in sofferenza hanno raggiun¬to la pericolosa soglia di 160 miliardi di euro.

Aumentare le tasse, inoltre, com¬porterà un sempre maggiore ricorso all'abbattimento dell'occupazione per contenere i costi (sono 30mila i posti a rischio su circa 330mila). «Invi¬tiamo il governo a ripensarci: le con¬seguenze ricadrebbero sui lavoratori bancari», ha commentato il segreta¬rio della Fabi, Lando Maria Sileoni.

 

 

MATTEO RENZI MATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN bankitaliaSOLDI jpegmontepaschi siena sedeLA SEDE DI MEDIOBANCA

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