RIPARTE LA TELECOM-MEDIA - IL "NIET" A GAMBERALE, CANDIDATO DI FOSSATI NEL CDA DI TELECOM, ARRIVA DA MEDIOBANCA DI NAGEL E PAGLIARO – TELEFONICA IN BILICO – I RETROSCENA DELL’ASSEMBLEA DI IERI

Carlotta Scozzari per Dagospia

Il riottoso Marco Fossati, azionista di Telecom Italia al 5% tramite la Findim, non è riuscito a portare a casa il risultato in assemblea nemmeno questa volta. L'assise dei soci del gruppo telefonico, alla cui guida è appena stato confermato l'amministratore delegato Marco Patuano, dopo una riunione fiume di ore, in serata, ha votato a stragrande maggioranza (50,28%) per la lista presentata da Assogestioni, l'associazione dei fondi comuni.

E' dunque uscita sconfitta la lista di maggioranza presentata da Telco, la cassaforte controllante di Telecom al 22,4% espressione dei soci di Telefonica, Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Generali, che ha raggranellato appena il 45,5% dei voti. Ciononostante, la holding di controllo è riuscita a esprimere nel consiglio di amministrazione del gruppo telefonico nuovo di zecca ben dieci rappresentanti, contro gli appena tre di Assogestioni.

Ciò sia perché l'associazione dei fondi comuni aveva messo in lista solo tre candidati, sia perché Telco ha risposto "picche" a Fossati, che chiedeva di inserire nel cda due suoi uomini, tra cui il patron del fondo F2i ed ex numero uno della Sip, Vito Gamberale. E' stato anche l'ex mister Dado Star, tra l'altro, a permettere il trionfo di Assogestioni, poiché ha fatto confluire i propri voti su quella lista.

Ma proprio questa mossa non sarebbe stata gradita da Telco, e in particolare, secondo indiscrezioni, da Mediobanca (c'è chi attribuisce una certa responsabilità nella vicenda al presidente Renato Pagliaro, ma in ogni caso Piazzetta Cuccia nella holding ricopre un ruolo di primo piano perché esprime il presidente Clemente Rebecchini, ieri assente all'assise). Più sfumata, invece, la posizione di Intesa Sanpaolo, apparsa più disponibile di Mediobanca a fare spazio nel consiglio di Telecom ai due uomini di Fossati, mentre le Generali di Mario Greco da tempo si tengono fuori dai giochi della compagnia telefonica.

A infastidire Telco, e Mediobanca in particolare, si ipotizza sia stata l'incoerenza manifestata in assemblea da Fossati, che ha domandato di spingere in cda i propri candidati dopo che lo stesso ex mister Dado Star non li aveva votati per esprimersi invece a favore di Assogestioni. Ai piani alti della cassaforte prima socia di Telecom, la mossa sarebbe stata interpretata come finalizzata ad affossare la lista di maggioranza di Telco e nulla di più.

Dal canto suo, Fossati, sostenuto tra l'altro dai piccoli soci dell'Asati, ha preso il "no" di Telco come una sterile questione di principio, interpretandolo in ultima analisi come una chiusura al mercato; che invece ieri in assemblea, schierandosi al fianco di Assogestioni, ha fatto sentire forte la propria voce.

Di più: secondo gli azionisti di minoranza, dopo l'esito dell'assise di ieri, e in particolare dopo che Telco nonostante tutto è riuscita a piazzare dieci consiglieri su tredici, sarebbe sempre più evidente il controllo di fatto esercitato dalla holding nei confronti di Telecom Italia.

Un controllo di fatto che, se fosse accertato una volta per tutte, porterebbe al consolidamento del debito della società guidata da Patuano nei bilanci dei gruppi azionisti di Telco. E dunque in prima battuta degli spagnoli della Telefonica di Cesar Alierta. Che, come se non bastasse, da giugno, con l'avvio dello smantellamento di Telco e la graduale uscita dei soci italiani, si troveranno soli al 15% circa di Telecom Italia. Una posizione di debolezza persino maggiore di quella attuale da cui Fossati e soci tenteranno sicuramente di trarre dei vantaggi.

 

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