A VOLTE RITORNANO, E CHIEDONO UN SACCO DI SOLDI – IL NOME DI DEIANA, GIA’ COINVOLTO NELL'AFFARE TELEKOM SERBIA, TORNA FUORI CON FINMECCANICA. A CUI L'IMPRENDITORE CHIEDE 2,7 MLD PER UNA VECCHIA VICENDA SU ANSALDO INDUSTRIA

Carlotta Scozzari per Dagospia

Il nome di Pio Maria Deiana balzò agli onori della cronaca politica e finanziaria italiana nel lontano 2003, quando un'inchiesta di "Repubblica" lo descrisse come il "compare" di Antonio Volpe. Quest'ultimo, a sua volta, veniva definito come "il manovratore di Igor Marini", il faccendiere svizzero che aveva accusato, tra gli altri, Romano Prodi nell'affare Telekom Serbia che tenne banco all'inizio degli anni Deumila (accuse che si rivelarono poi essere infondate).

In effetti, a parte l'intricata vicenda dell'acquisto della società serba da parte di Telecom Italia, risalente al 1997, proprio sotto il governo Prodi, il nome dell'ex premier del centrosinistra ricorre nella storia di Deiana. Basta, infatti, andare su "Youtube" per trovare un video-intervista in cui Deiana, presentato come presidente di Janua Dei (società che non sembra avere alcun sito internet), accusa Prodi di avere procurato danni da 3 miliardi di dollari alle sue aziende e di avere fatto naufragare appalti italiani in Cina e cinesi in Italia per miliardi di euro.

E adesso il nome di Deiana spunta anche nel bilancio del 2013 di Finmeccanica, verso la quale l'imprenditore muove un'accusa simile a quella verso l'ex premier. Chiedendo danni per la bellezza di 2,7 miliardi di euro. Come spiega il documento, il 4 marzo del 2013, "il sig. Pio Maria Deiana, in proprio e nella qualità di Amministratore della Janua Dei Srl e la Società Progetto Cina Srl hanno notificato a Finmeccanica un atto di citazione a comparire dinanzi al Tribunale di Roma per far dichiarare l'invalidità dell'atto di transazione sottoscritto nel dicembre 2000".


Con tale atto, Deiana, insieme con le sue società, e l'allora Ansaldo Industria (sino al 2004 controllata di Finmeccanica e oggi cancellata dal Registro delle imprese) avevano definito una transazione circa alcuni presunti inadempimenti contrattuali nell'ambito di accordi finalizzati a una collaborazione commerciale per la realizzazione di un impianto di smaltimento rifiuti e cogenerazione in Cina, che non fu poi realizzato.

E ora Deiana torna alla carica perché sostiene che l'accordo transattivo sia stato concluso nel 2000 "a condizioni inique" approfittando del suo stato di bisogno e "della dipendenza economica" in cui versavano le sue società rispetto ad Ansaldo Industria.

"La domanda - spiega il bilancio del gruppo dell'aerospazio e della difesa dall'anno scorso guidato dall'amministratore delegato Alessandro Pansa - viene svolta nei confronti di Finmeccanica, invocando a carico di quest'ultima una generica responsabilità discendente dal controllo da essa esercitato nei confronti dell'Ansaldo Industria al tempo dei fatti oggetto di contestazione".

Quel che lascia sbalorditi è la cifra domandata da Deiana a Finmeccanica: "Il danno richiesto, da quantificarsi in corso di causa, viene presuntivamente indicato in € 2.700 milioni". Praticamente, l'imprenditore domanda come risarcimento circa un settimo dei ricavi complessivi del gruppo con base a Roma, che nel 2013 si sono attestati a poco più di 16 miliardi.

Finmeccanica, dal canto suo, ritiene che la richiesta sia "infondata e temeraria", proprio perché Deiana aveva già raggiunto una transazione. Come spiega il bilancio, la società dell'aerospazio e della difesa "si è costituita il 25 settembre 2013 eccependo inter alia il difetto di legittimazione passiva e chiedendo, nel merito, il rigetto delle domande attoree in quanto prive di qualsiasi fondamento in fatto ed in diritto".

Poi, il 23 ottobre, aggiunge ancora il documento, il giudice ha concesso alle parti termine per lo scambio di memorie e ha fissato la prossima udienza per il 14 maggio 2014. Tra meno di un mese, quindi, si potrebbero già avere indicazioni su chi vincerà questa battaglia: se l'accusatore di Prodi Deiana o il gruppo Finmeccanica.

 

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