TIM! PUM! PAM! - IL CDA (FRANCESE) BOCCIA IL PIANO ELLIOTT: PROPOSTE PREMATURE E INFATTIBILI, NON CREA VALORE. VIVENDI NON HA PIU' I NUMERI E SCHIERA GLI AVVOCATI CONTRO IL FONDO AMERICANO, CHE RACCOGLIE SEMPRE PIU' ADESIONI DEI SIGNORI DELLE PROXY (DELEGHE) - LA CONSOB, CON CONSUETA FLEMMA, SI MUOVE SUL CASINO CREATO DALLE MOSSE DI CDP

  1. TIM: IL MANAGEMENT BOCCIA IL PIANO DI ELLIOTT 

AMOS GENISH

(ANSA) - Il piano di Elliott, prevedendo "una riduzione radicale del perimetro" del gruppo, non rappresenta una strategia sostenibile per Tim nel lungo periodo e non è il modo migliore di creare valore" oltre a non essere "coerente con il piano strategico" messo a punto dall'ad Amos Genish. Lo afferma il management di Tim in una presentazione pubblicata sul sito. Il piano approvato da Tim viene definito il "percorso migliore per creare valore sostenibile e di lungo periodo per tutti gli azionisti e obbligazionisti".

 

Il management di Telecom Italia, si legge nel documento, "ha preparato questa presentazione con l'obiettivo di condividere con tutti gli azionisti di Tim le proprie considerazioni sul piano di Elliott, anche alla luce del recente piano strategico" approvato all'unanimità dal Cda. Genish e i suoi considerano le loro proposte, la cui implementazione procede "in linea con le aspettative", "il percorso migliore per lo sviluppo industriale della società" e "la migliore strategia per creare un modello di crescita sostenibile e per la creazione di valore nel lungo periodo per tutti gli azionisti, con conseguente atteso apprezzamento del titolo".

 

Al contrario il piano di Elliott, contemplando il deconsolidamento della rete, la riduzione della quota di Inwit fino al suo azzeramento e la cessione del controllo di Sparkle, oltre alla possibile fusione di Tim Brasil con un operatore locale, determinerebbe una "riduzione significativa dell'attuale perimetro della società". Nella presentazione si ricorda che le proposte di Elliott "sono state già attentamente analizzate dal management" ma non "inserite nel piano strategico perché sono per lo più considerate premature o non realizzabili".

 

2- TIM: MANAGEMENT FRENA SU FUSIONE BRASILE E CESSIONE INWIT 

TIM BRASIL

(ANSA) -  Il management di Tim si dissocia dai piani di Elliott anche per il Brasile, dove il fondo ha aperto la porta a una possibile fusione con altri operatori, e frena rispetto alla riduzione della quota in Inwit, fino al suo azzeramento, proposta dagli americani. In Brasile, si legge nella presentazione del management, "una combinazione con un operatore locale come Oi", oggetto di maggiori speculazioni, "potrebbe portare ad una pressione finanziaria ulteriore nel breve termine per Tim, dato il profilo finanziario di Oi e, di conseguenza, metterebbe a rischio il successo del piano strategico, poiché cambierebbe drasticamente il profilo di generazione di cassa del business di Tim Brazil, oltre ad incrementarne il profilo di rischio"

 

Quanto a Inwit il management sottolinea che "ha un'importante rilevanza strategica per Tim, in particolare alla luce dello sviluppo del 5G e della conseguente crescita nell'utilizzo delle torri". Per questa ragione "un'ulteriore monetizzazione" della quota "dovrà essere valutata in relazione ai benefici strategici e finanziari, ed eventualmente realizzata alle giuste condizioni".

 

 

3- GLI AMERICANI AL 35%

Cinzia Meoni per il Giornale

 

sede consob

Sulla battaglia tra Elliott e Vivendi per la governance di Tim torna in pressing la Consob. Il gruppo di tlc ha dovuto convocare per oggi un cda straordinario con all' ordine del giorno alcune integrazioni alle informazioni richieste dalla Commissione, che da tempo ha acceso un faro sulla gestione dei francesi, in vista dell' assemblea del 24 aprile. Tutto può ancora accadere.

 

Davanti al Tribunale di Milano pende, infatti, la richiesta di un procedimento d' urgenza presentato da Telecom e dal suo socio di riferimento Vivendi (23,9%) contro l' integrazione dell' ordine del giorno voluta da Elliott e accolta dal collegio sindacale, per votare la rimozione dei consiglieri di nomina francese e la loro sostituzione con i consiglieri presenti nella lista del fondo Usa.

 

claudio costamagna di cdp

Il procedimento è stato assegnato ieri al giudice Elena Riva Crugnola, che, prima del 24, dovrà decidere se consentire o meno di votare la revoca di un board che a Parigi considerano già decaduto alla luce delle dimissioni in massa dei propri rappresentanti. I giochi sono ancora aperti tanto più che, almeno in teoria (articolo 700 codice di procedura civile), non esistono vincoli temporali specifici per attendere il provvedimento d' urgenza richiesto.

 

Se il ricorso fosse respinto, l' assemblea del 24 aprile potrebbe mandare in minoranza il gruppo presieduto da Vincent Bolloré e annullare di conseguenza l' assise successiva del 4 maggio, per la rielezione dell' intero consiglio di amministrazione con il meccanismo del voto di lista.

vincent bollore

 

Se invece il ricorso fosse accolto, lo scontro si sposterebbe di dieci giorni. Nel frattempo, per l' assemblea si prepara il tutto esaurito: sono stati depositati titoli pari al 68% del capitale, dieci punti in più rispetto agli ultimi appuntamenti societari. Elliott e i suoi alleati potrebbero già sfiorare il 35% del capitale di consenso. Tornano a farsi sentire anche i proxy advisor: Iss ha invitato a votare la lista di Elliott perchè «ha presentato argomenti convincenti».

paul singer fondo elliott

 

Tra le ragioni per un cambio della guardia anche le «difficili relazioni» tra francesi e governo italiano, come dimostrano le parole del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che in un' intervista ha definito Vivendi un «pessimo azionista». Vicino al fondo attivista di Paul Singer c' è anche la Cassa Depositi e Prestiti che, in vista della battaglia, è salita a inizio mese al 4,2% del capitale. L' intervento sarebbe finito nel mirino della Consob in quanto preannunciato da agenzie e stampa ben informate. Forse fin troppo.

 

TRIBUNALE DI MILANO

Nei giorni caldi della discesa in campo, il Codacons aveva infatti presentato un esposto alla Commissione (e anche alla Corte dei Conti e Procura della Repubblica di Roma), chiedendo di bloccare l' operazione e ipotizzando «una forma di insider trading e un danno erariale a discapito della collettività. L' incauto annuncio» della Cassa presieduta da Claudio Costamagna, secondo quanto dichiarato dall' associazione dei consumatori, avrebbe infatti fatto «schizzare il titolo alle stelle» (8%), aumentando, di fatto, i costi per i contribuenti essendo la Cassa controllata dal Tesoro. In Piazza Affari, intanto, ieri è stata una giornata d' attesa: Telecom ha chiuso con un +0,35% a 0,85 euro.

 

 

4- TIM-ELLIOTT PER ORA HANNO VINTO GLI AVVOCATI

Sara Bennewitz per Affari&Finanza – la Repubblica

AVVOCATI

 

La guerra tra Elliott e Vivendi per la conquista del cda di Telecom Italia è appena iniziata con i ricorsi di Vivendi e Tim contro il Collegio sindacale, ma è destinata ad andare avanti per anni. Inoltre sia Vivendi che Elliott, che a suon di carte bollate ha spuntato un maxi risarcimento per il default dei bond argentini, sono ossi duri e questo per le parcelle degli studi legali italiani sarà una manna.

 

Vivendi ha assoldato Giuseppe Scassellati di Cleary Gottlieb e lo studio Chiomenti. Tim ha chiesto pareri legali a Piergaetano Marchetti, affidando il ricorso contro i sindaci a Andrea Zoppini e Francesco Gatti dello studio Gatti-Pavesi-Bianchi. Il fondo americano guidato da Paul Singer oltre Giliberti Triscornia e Bonelli Erede, ha appena assunto anche Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners. Se per la Tim una guerra a carte bollate è nefasta perchè rischia di bloccare l' azienda, per gli avvocati sarà un eldorado.5- 

 

 

 

 

 

 

5- TIM: BASSANINI, SE PREVALE UNICA RETE NON DIPENDE DA NOI 

(ANSA) - "Se prevarrà l'idea del superamento della competizione per avere un'unica rete non verticalmente integrata, come nei casi di Snam e Terna, a servizio di tutti, sono scelte che non ci riguardano, ma riguardano il mercato e chi ha la responsabilità delle decisioni di politica industriale". Lo ha detto il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, in un intervento a 'Italia a tutta fibra', riferendosi alle ipotesi di integrazione con la rete Tim.

 

6- TIM: GLASS LEWIS, 4 MAGGIO VOTARE LISTA ELLIOTT 

Andrea Zoppini al QuirinalePiergaetano Marchetti

(ANSA) -  Anche il proxy advisor Glass Lewis, in linea con Iss e Frontis, invita i soci di Tim a votare la lista di Elliott per il cda nell'assemblea del 4 maggio. "Riteniamo che questa lista rappresenti una opzione decisamente superiore" per i soci, si legge nel report. Per il proxy advisor Vivendi "lungi dal fare un mea culpa collettivo per la mediocre governance di Tim, la performance scialba e il catalogo di operazioni dubbie" ha orchestrato "le dimissioni in massa" dei suoi consiglieri per schivare le richieste Elliott.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…