1. SCARONI STA CERCANDO DI CAPIRE CHE COSA DIRÀ MILENA GABANELLI NELLA PUNTATA DI “REPORT” DI LUNEDÌ PROSSIMO. SEMBRA INFATTI CHE LA GIOVANNA D’ORCO ABBIA CONFEZIONATO UNA BOMBA AD OROLOGERIA SUI RAPPORTI DELL’ENI CON IL KAZAKISTAN 2. A PROPOSITO DI “SPENDING REVIEW”: “LURCH” COTTARELLI CI COSTERA’ 800 MILA EURO 3. A NTV, LA SOCIETÀ DEI TRENI “ITALO” DI LUCHINO DI MONTEZEMOLO E DEI SUOI COMPAGNI DI MERENDA, SONO ARRIVATI I PRIMI TEMPORALI: UN PIANO PREVEDE LA RIDUZIONE DEGLI STIPENDI E IL LICENZIAMENTO DI 11 DIRIGENTI (PRIMA VITTIMA CLAUDIO DIOTALLEVI) 4. A GENERALI, CHE DOVREBBE ACQUISIRE PER CIRCA 5-6 MILIARDI IL 60% DELLA SACE, IL PIANO DI PRIVATIZZAZIONI VARATO DA LETTA-SACCOMANNI DISTURBA NON POCO MARIO GRECO

1. A GENERALI DISTURBA NON POCO IL PIANO DI PRIVATIZZAZIONI VARATO DA LETTA-SACCOMANNI
L'annuncio di Enrichetto Letta sulle privatizzazioni che dovrebbero portare nelle casse dello Stato 12 miliardi per abbattere già nel 2014 il debito pubblico, è stato accolto nelle società interessate con un misto di scetticismo e di preoccupazione.
Gli osservatori più attenti pensano che questo sia un'operazione "minimalista" che il governo vuole fare per smorzare le critiche di Bruxelles e consentire al placido Saccomanni di evitare altre bocciature sulla legge di stabilita'.

Le privatizzazioni di ieri hanno comunque un'impronta molto diversa rispetto a quelle scattate il 2 giugno del 1992 quando a bordo del Britannia, il panfilo della regina Elisabetta in viaggio tra le acque di Civitavecchia e l'Argentario, Mario Draghi e altri invitati eccellenti delle più grandi aziende e merchant bank diedero il via alla stagione delle dismissioni in Italia. E nessuno francamente pensa che dietro l'annuncio di Enrichetto Letta e di Saccomanni ci sia la manina del Governatore della BCE perché il piano si presenta così modesto da scoraggiare gli appetiti dei banchieri "banditi" (come li chiama Federico Rampini nel suo ultimo libro) e della finanza predatrice.

Ciò non toglie che l'annuncio stia provocando qualche riflessione in alcune roccaforti dell'economia e della finanza.
Una di queste è Generali, il colosso delle assicurazioni guidato da Mario Greco ,che secondo le indiscrezioni dovrebbe acquisire per circa 5-6 miliardi il 60% della Sace, la società che opera per sostenere e assicurare le imprese che operano all'estero.

Nel quartier generale di Trieste dicono che questa eventualità disturba non poco la strategia che il manager napoletano nominato alle Generali il 1° agosto dell'anno scorso, sta portando avanti con determinazione per riorganizzare il Gruppo dopo le guerre tra Geronzi, Perissirotto e gli altri soci della Compagnia.

Fin dal suo arrivo quest'uomo, che dopo aver lavorato in McKinsey è diventato amministratore delegato di Ras e poi è entrato a far parte del vertice della tedesca Allianz, ha avuto il chiodo fisso di riportare il Leone di Trieste nel core business delle assicurazioni. Per realizzare questo disegno ha tagliato la testa a numerosi manager e ha rivoluzionato il profilo della Compagnia semplificando l'organizzazione del Gruppo in sette aree geografiche.

A queste iniziative si è aggiunta la volontà di mettere ordine anche nel patrimonio immobiliare di Generali che oggi consiste nella bellezza di 28 miliardi di asset, e secondo quanto scrive oggi il settimanale "Il Mondo", avrebbe messo gli occhi su un manager di fiducia di Leonardo Del Vecchio, il socio pesante di Generali che con il suo 2% si è rivelato decisivo quando scattò il blitz del trio Nagel, Pelliccioli, Della Valle per mandare ai giardinetti Cesarone Geronzi.

A questo punto è chiaro che la novità approvata ieri dal consiglio dei ministri sul pacchettino delle privatizzazioni dentro le quali entra il controllo di Sace, non provoca salti di gioia per Greco e i suoi top manager. Garantire l'export vuol dire per Generali allargare di molto l'orizzonte dei suoi interessi e passare dalle polizze al supporto alle attività internazionali delle imprese. E anche se qualcuno già scrive che il 60% di Sace riguarderebbe soltanto le attività svolte con garanzia dello Stato, per la compagnia di Trieste l'operazione del governo potrebbe disturbare i piani di Greco che nell'arco di un anno ha fatto salire il titolo del 31%.

A questo si aggiunge la consapevolezza che in Italia ci sono gia' realtà che assicurano l'export come il Gruppo Euler Hermes, controllato proprio da Allianz, dove un management brillante sta macinando utili sotto la guida dell'amministratore delegato Michele Pignotti.

Le perplessità di Greco probabilmente sono pari a quelle dei due uomini che oggi governano la Sace, il primo è Alessandro Castellano, il manager ex-Capitalia che dal 2004 ad oggi ha aumentato i ricavi della società meritandosi il milioncino di euro di stipendio; il secondo personaggio ,che sicuramente sarà più inquieto, è il presidente della Sace Giovanni Castellaneta, il 71enne ex-ambasciatore pugliese che si è battuto allo spasimo per diventare presidente di Finmeccanica e adesso non ha certo voglia di lasciare lo strapuntino della Sace che gli garantisce 300mila euro l'anno.

Prima comunque che l'operazione vada in porto potrebbero avvenire fatti nuovi tali da rendere queste e le altre privatizzazioni di difficile realizzazione. A Trieste come a Roma lo sanno bene, e ritengono che questa stagione non abbia nulla a che vedere con la rivoluzione del '92 di Draghi-Ciampi partorita sui comodi divani del panfilo Britannia.

2- A PROPOSITO DI "SPENDING REVIEW": "LURCH" COTTARELLI CI COSTERA' 800 MILA EURO
Ormai non ci sono più dubbi. Carlo Cottarelli, il manager che ha lasciato il Fondo Monetario per usare le forbici negli sprechi della Pubblica Amministrazione, non è un servo sciocco e nemmeno un killer, e' un'anima candida dotata di un'incredibile ingenuità.
Lo ha dimostrato ieri sera nella trasmissione di Lilli Gruber che è andata in onda dopo un fiume di spot pubblicitari sulla stitichezza e sulla bellezza nei quali apparivano tra gli altri George Clooney e Matt Damon con la solita tazzina di caffè al profumo di femmina.

Quando è apparso sul televisore molti hanno dato ragione a Dagospia che proprio ieri mattina ha paragonato Cottarelli a un attore horror americano, ma a smentire la sciocca ironia di questo sito disgraziato che lo ha paragonato a un duro sceriffo con le forbici, è stato proprio Cottarelli che con uno sforzo sovrumano è riuscito a sorridere anche quando la rossa Lilli di "Otto e mezzo" lo incalzava con domande pungenti.

Le risposte del manager 50enne hanno smentito una volta per tutte l'idea che nel tetro ministero di via XX Settembre sia arrivato l'ispettore Gallaghan con una Magnum capace di stendere chi si oppone a quella spending review. Le risposte alle domande della presentatrice sono state secche e terribilmente vaghe, ma prive di qualsiasi ferocia. Solo quando il discorso è caduto sul taglio delle auto blu, i muscoli facciali di Cottarelli si sono irrigiditi perché ritiene che questa operazione del tutto simbolica sarà "tecnicamente facile" e lo vedrà muoversi "in modo drastico".

Per il resto si può dire che l'anima candida di Cottarelli si muove nei flutti della più grande ingenuità. Oggi si legge su "Repubblica" che quando ha presentato nel consiglio dei ministri le prime idee sulle sforbiciate, tre ministri (Giovannini, Di Girolamo, Carrozza) lo hanno rivoltato come un pedalino. Ma questo è niente rispetto a ciò che potrebbe incontrare l'uomo arrivato da Washington quando nei 25 gruppi di lavoro dovrà misurarsi con la casta che governa i ministeri. E fa davvero tenerezza pensare che il plotone di capi gabinetto, direttori generali e grand commis vogliano aiutarlo nel taglio stratosferico di 32 miliardi di spesa.

È evidente che passando il tempo piegato sui numeri del Fondo Monetario il buon Cottarelli non ha mai sentito parlare dell'ex-ragioniere generale dello Stato Mario Canzio, di Pasqualino De Lise ex Tar e degli altri burocrati più recenti come Tonino Catricalà e Patroni Griffi che rappresentano autentiche querce nell'immensa foresta dello Stato.
Oppure ne ha sentito parlare, e questo spiegherebbe la sua reticenza a scoprire le carte sui 70 temi che vuole discutere dall'inizio di dicembre con la casta inossidabile della burocrazia.

Comunque ha fatto bene la rossa Lilli a chiedergli notizie sul compenso che gli è stato assicurato. Cottarelli ha detto che mentre al Fondo Monetario guadagnava 310mila dollari netti, a via XX Settembre ne prenderà soltanto 258mila lordi l'anno. Però il contratto stipulato con il Tesoro ha una durata di tre anni e quindi se come tutto fa prevedere andrà a sbattere nella sua impresa, potrà restare a disposizione come tecnico. Qualcuno poi dirà fra qualche anno che l'anima candida è costata poco meno di 800mila euro in tre anni e altri aggiungeranno che il sacrificio è stato uno spreco, ma anche il tempo trascorso a spigolare su queste miserie apparira' un inutile spreco.

3- A NTV SONO ARRIVATI I PRIMI TEMPORALI: UN PIANO PREVEDE LA RIDUZIONE DEGLI STIPENDI E IL LICENZIAMENTO DI 11 DIRIGENTI
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che a Ntv, la società dei treni "Italo" di Luchino di Montezemolo e dei suoi compagni di merenda, sono arrivati i primi temporali.
Secondo notizie raccolte dagli uscieri delle Ferrovie dello Stato che giorno e notte stanno con le orecchie appizzate per capire lo stato di salute della società concorrente, è scattato un piano che prevede la riduzione degli stipendi e il licenziamento di 11 dirigenti.
La prima vittima tra i top manager è Claudio Diotallevi, il manager proveniente da Accenture che aveva la responsabilità dei sistemi informativi di Ntv".

4- SCARONI STA CERCANDO DI CAPIRE CHE COSA DIRÀ MILENA GABANELLI NELLA PUNTATA DI "REPORT" DI LUNEDÌ PROSSIMO
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che anche Paoletto Scaroni è perplesso sulle privatizzazioni annunciate ieri dal governo.
Le ragioni delle perplessità si trovano esplicitate in maniera precisa in un articolo del quotidiano "l'Unità" a firma di Massimo Mucchetti che sottolinea come il meccanismo che prevede la vendita del 3% di azioni Eni a fronte dell'acquisto sempre da parte dell'Eni di azioni proprie per il 10% del capitale, sia un tortuoso e dannoso.

In questa situazione il capo dell'Eni aspetta che si chiariscano le intenzioni del governo e nell'attesa sta cercando di capire che cosa dirà Milena Gabanelli nella puntata di "Report" di lunedì prossimo. Sembra infatti che la Giovanna d'Arco dei poveri abbia confezionato una bomba ad orologeria sui rapporti dell'Eni con il Kazakistan".

 

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