IOR, OGGI E DOMANI - C’È UNA PAGA CHE IMBARAZZA LA SPENDING REVIEW DI BERGOGLIO: LO SCERIFFO DELLE FINANZE VATICANE BRUELHART INTASCA 420MILA € L’ANNO - I CONTI IOR “SOSPETTI” NON SONO ANCORA STATI CHIUSI

1. LA PAGA CHE IMBARAZZA IL VATICANO: 420 MILA EURO ALLO SCERIFFO DEI CONTI
Francesco De Dominicis per "Libero"

Per uno che sostiene di operare all'insegna della «chiarezza »e della «trasparenza»quello sul suo stipendio è un clamoroso scivolone. Che corre il rischio di diventare un caso scottante dentro i Sacri palazzi. Stiamo parlando di René Brulhart, lo sceriffo delle finanze vaticane. Cioè il controllore della banca del Papa e dell'Apsa (Amministrazione patrimonio sede apostolica).

Brulhart è, nel dettaglio, il direttore dell'Autorità di informazione finanziaria della Santa Sede e avrebbe uno stipendio da 30mila euro al mese più altri 5mila euro incassati a titolo di rimborso spese. Calcolatrice alla mano vuol dire non meno di 420mila euro l'anno, cifra non proprio in linea con lo stile sobrio di Papa Francesco. Ragion per cui quella busta paga fa rumore - eccome - Oltretevere, anche se si tratta di valori non ufficiali (ma non smentiti).

La questione serpeggia da mesi, ma è esplosa solo ieri nel corso di una conferenza stampa nella quale il diretto interessato - al quale è affidata la vigilanza sullo Ior, l'Istituto per le opere di religione- non ha fornito chiarimenti, limitandosi a sostenere che preferisce non rispondere a domande personali. Come se la retribuzione del capo dell'Autorità antiriciclaggio di uno Stato sovrano non fosse di interesse pubblico.

E poiché in ballo c'è la lotta al denaro sporco che circola nella banca vaticana, probabilmente «Mister trasparenza» avrebbe potuto essere meno abbottonato. La cifra, in ogni caso, è solo uno degli aspetti della vicenda su cui sarebbe opportuno fare luce, visto che non è chiaro neanche quale sia il soggetto che materialmente eroga lo stipendio di Brulhart.

Il quale non risulterebbe a libro paga dell'Aif di cui, però, è direttore incarica dal 2012. E allora, chi stacca l'assegno a fine mese? La Segreteria di Stato, di cui il capo degli 007 finanziari, è peraltro consulente, ma dalla quale dovrebbe essere formalmente indipendente considerato il ruolo che ricopre? Nemmeno la Santa Sede, nonostante l'imbarazzo palpabile a più livelli, ha chiarito.

Un silenzio che rende la vicenda opaca, tanto quanto la gestione della stessa autorità, come denunciato pochi mesi fa dal direttivo Aif, mai informato sull'attività dal manager svizzero che, ovviamente, non ha risposto nemmeno riguardo le tensioni interne. La relazione sul 2013 presentata ieri da Brulhart (un testo di 80 pagine di cui appena 3 con dati concreti), a esempio, non è stata approvata dal board dell'ente, in spregio allo Statuto varato a novembre da Papa Bergoglio.

Sta di fatto che un'autorità antiriciclaggio sostanzialmente «fuori legge»ha annunciato di aver effettuato, lo scorso anno, oltre 200 segnalazioni di operazioni sospette (202 contro le 6 del 2012),molte delle quali riconducibili a quei 1.200conti correnti che lo Ior vorrebbe chiudere. Dettagli? Zero.

Brülhart si è detto convinto che i presidi antiriciclaggio funzionino e, in pratica, si è autopromosso. Tuttavia, il presidente dell'Aif, il vescovo Giorgio Corbellini, subentrato a gennaio al cardinale Attilio Nicora (dimessosi in polemica proprio con l'attuale direttore), vorrebbe metterlo alla porta.

L'operazione spoil system è scattata,ma è in salita. A mettere i bastoni fra le ruote a Corbellini ci sarebbe la vecchia guardia della Segreteria di Stato, un gruppo di potere filoamericano che vede in monsignor Peter Brian Wells (assessore agli Affari generali del governo vaticano) il massimo esponente nei Sacri palazzi. Il tutto condito da trame segrete e giochi di sponda internazionali, capaci di sterilizzare e tenere alla larga dal dossier financo il capo della Segreteria, il cardinale Pietro Parolin. Questioni note a Corbellini che, però, non esce allo scoperto. Per ora.


2. LO IOR E I CONTI CHE NESSUNO HA CHIUSO - A DICEMBRE SCORSO ERA STATA ANNUNCIATA L'ESTINZIONE DI 1200 RAPPORTI BANCARI. NULLA È AVVENUTO
Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"

La cura di Papa Bergoglio sul fronte della lotta al riciclaggio dentro la Città del Vaticano produce i suoi primi effetti: sono aumentate in modo esponenziale le segnalazioni di transazioni sospette all'Aif, l'Autorità antiriciclaggio vaticana. Ieri è stato presentato dal direttore dell'Autorità di Informazione Finanziaria del Vaticano, lo svizzero René Bruelhart, il rapporto annuale per il 2013.

Le ‘segnalazioni di transazioni sospette' erano 6 del 2012. Nel 2013 sono state ben 202 grazie al miglioramento, ha spiegato Bruelhart, delle "performance delle istituzioni soggette al controllo". In pratica lo Ior, la banca del Vaticano, ha effettuato un'attenta verifica dei conti dei suoi clienti insieme alla società americana Promontory e ha scoperto e segnalato centinaia di situazioni sospette.

L'Aif inoltre ha aumentato la sua attività sul piano internazionale. Le richieste di informazioni presentate dalle autorità estere è salito dalle 3 del 2012 alle 53 del 2013. A gennaio del 2014 inoltre è partita la prima ispezione "ordinaria in situ" sullo Ior per verificare il rispetto della nuova normativa antiriciclaggio introdotta da Papa Francesco nell'ottobre 2013. Nel corso dell'ispezione l'Aif ha posto allo Ior il problema dei cosiddetti ‘conti misti' accesi presso le banche italiane, che permettono di schermare i titolari reali dei fondi.

La vera novità della conferenza di ieri riguarda però i correntisti non in linea con le nuove politiche dello Ior di Papa Francesco. Quei conti non sono stati chiusi unilateralmente come era stato scritto sei mesi fa. Dimenticate i titoli del dicembre scorso sulla ‘chiusura di 1.200 conti' non in linea con le regole del nuovo corso.

Il Corriere aveva pubblicato anche la lettera spedita dal presidente dello Ior, Ernst Von Freyburg, ai correntisti che erano stati messi alla porta. A seguito delle decisioni prese il 4 luglio 2013 che avevano cambiato le politiche interne della Banca del Vaticano, scriveva Von Freyburg, "il rapporto a Lei riferito non risulterebbe ricompreso tra quelli con caratteristiche tali da soddisfare i suindicati requisiti. Per tali ragioni, con la presente, le notifichiamo il recesso da parte dell'Istituto dal rapporto con lei intercorrente, nonché da ogni servizio ad esso connesso, a far data dal 30 novembre 2013 con conseguente chiusura di ogni posizione".

A sei mesi dalla ricezione delle 1200 lettere, molti correntisti sgraditi non hanno lasciato la banca più ambita da chi vuole mantenere il segreto sulle sue finanze. Si scopre ora che una parte importante dei clienti sgraditi non ha mai chiuso il conto.

Nessuno conosce i nomi dei correntisti con la valigetta in mano. Un tempo era correntista, sotto lo schermo di una fondazione, per esempio, Giulio Andreotti, che aveva fatto passare qui i soldi della mazzetta Enimont. Anche l'ex ministro dei trasporti democristiano Prandini, sotto il nome di monsignor Corrado Balducci, aveva celato i suoi miliardi alle mire della magistratura che lo aveva arrestato negli anni novanta. Chissà se avevano approfittato del diritto a essere correntisti i gentiluomini di sua santità come Gianni Letta. Di certo Angelo Balducci, a processo per corruzione nella vicenda della ‘cricca dei grandi eventi' aveva il conto Ior.

Nessuno di questi soggetti oggi potrebbe avere il conto allo banca vaticana sulla base delle nuove regole. Eppure si è scoperto ieri che il processo di estromissione è più lento di quanto ci si attendesse.

Ieri il direttore dell'Aif, René Bruelhart ha spiegato che: "Non sono stati chiusi tutti i conti dei clienti che hanno ricevuto le lettere. Quello è solo un annuncio. Non tutti i conti sono chiusi perché dopo la lettera inizia un processo che richiede un certo tempo". I 1200 correntisti hanno potuto replicare alla missiva del presidente dello Ior e, secondo Bruelhart "solo al termine di questo processo si deciderà cosa fare con il conto in questione. Se c'è da fare una segnalazione di operazione sospetta per esempio non si può chiudere il conto". Quindi i conti sui quali gravano i sospetti più pesanti e che sono stati segnalati dallo stesso Ior all'Aif non possono essere chiusi e restano congelati fino al termine delle verifiche dell'Autorità diretta da Bruelhart.

 

 

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