1- SI COMPLICA LA PARTITA MONTE PASCHI DI SIENA: GIRA VOCE CHE I FONDI INTENZIONATI A INVESTIRE SULL’ULTIMA BANCA ROSSA (EQUINOX E CLESSIDRA) ABBIANO IMPOSTO LO STOP ALLA CANDIDATURA DI ARROGANCE PROFUMO, “TROPPO LEGATO” A MUSSARI 2- IL SICULO MANCUSO, CAPOCCIONE DI EQUINOX E NEMICO INTIMO DI ALESSANDRO IL GRANDE (SCONFITTO), SMENTISCE. E GLI SI ALLUNGA IL NASONE. QUALCUNO HA VOLUTO BRUCIARE IL NOME DEL BANCHIERE CHE È RIUSCITO A TRASFORMARE UNICREDIT IN UNI-DEBIT? (PER NON PARLARE POI DEL SUO SPONSOR, IL BOCCOLUTO MUSSARI, CHE È RIUSCITO A METTERE COL SEDERE A TERRA IL MPS ACQUISENDO A CIFRE FOLLI L’ANTONVENETA) 3- E POI: SI PUÒ PROMUOVERE PRESIDENTE UN BANCHIERE CHE È STATO RINVIATO A GIUDIZIO PERCHÉ UNICREDIT AVREBBE EVASO 245 MLN €, PAGANDO SOLO IL 5% DI IMPOSTE?

1- PROFUMO DI STOP PER MPS
Marcello Zacchè per "Il Giornale"

Forse perché partita troppo presto, forse perché un ballon d'essai, forse perché politicizzata. Sta di fatto che l'avanzata della candidatura di Alessandro Profumo al vertice del Monte dei Paschi avrebbe subito uno stop. L'idea che il successore di Giuseppe Mussari alla guida di Mps fosse considerato troppo legato allo stesso presidente uscente (che due anni fa è salito al vertice dell'Abi anche grazie all'appoggio dell'allora ad di Unicredit), non sta giovando a Profumo.

I maldipancia senesi sul debito da un miliardo contratto dalla Fondazione per tenersi stretta la maggioranza della banca, peraltro senza successo, pesano sulle scelte del nuovo vertice. Sul quale potrebbe avere importante voce in capitolo qualche nuovo azionista che pretende di marcare una forte soluzione di continuità. Per questo l'ipotesi Profumo sembra al momento arenata. Almeno in attesa che qualcuno proponga un'alternativa in grado di raccogliere abbastanza consensi.

2- MANCUSO (EQUINOX) COME PINOCCHIO: NESSUNA CONTRARIETA' ALLA PRESIDENZA PROFUMO
(Reuters) - Equinox conferma l'interesse su una quota "importante" di Monte dei Paschi di Siena messa in vendita dalla Fondazione Mps per rientrare dal debito contratto con le banche. Lo ha detto il presidente del private equity, Salvatore Mancuso, a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico dell'università Iulm, senza specificare l'ammontare e ricordando che i tempi per definire l'operazione sono stretti.

"Siamo sempre stati interessati. Abbiamo un progetto industriale", ha detto Mancuso, spiegando che l'obiettivo di Equinox "è sempre quello di fare gli azionisti di minoranza condividendo le strategie e valorizzare la società target".

A chi gli chiedeva una conferma delle indiscrezioni stampa che indicano un interesse del fondo per una quota compresa tra il 10% e il 12% il manager si è limitato a dire: "Dipende da loro (la Fondazione). Certamente una quota importante".
La Fondazione Mps deve vendere il 15% del suo 49% di Mps per pagare parte del suo debito da 1,1 miliardi con le banche.

Il progetto di ingresso nel capitale di Mps non ha una finalità finanziaria ma quello di portare avanti un progetto industriale insieme all'azionista di maggioranza, ha sottolineato Mancuso. "Non siamo azionisti finanziari. Ci proponiamo di stare insieme in consiglio", ha detto. Quanto alla tempistica dell'operazione "anche questa dipende da loro (Fondazione). I tempi comunque sono stretti", ha risposto il manager ricordando che il 27 aprile ci sarà l'assemblea e per tale data devono essere già depositate le liste per il Cda.

Sul nodo del rinnovo della presidenza di Mps e sulla possibile candidatura di Alessandro Profumo, Mancuso smentisce le ricostruzioni stampa di una sua contrarietà all'eventuale arrivo dell'ex AD di UniCredit. "Non abbiamo mai chiesto la presidenza, mai. E' un dibattito che non c'è mai stato ma i giornali ci hanno ricamato sopra", ha detto.

"Vediamo, ragioniamo insieme a loro (Fondazione) su come gestire maggioranza e minoranza. E' una tipica operazione di crescita insieme", ha ribadito.

Relativamente ai rapporti con il fondo Clessidra, anch'esso interessato ad entrare nel capitale di Mps in occasione della dimissione della quota della Fondazione rilevando un pacchetto più piccolo, Mancuso si è limitato a dire: "Stiamo ragionando, facciamo lo stesso mestiere. E' tutto aperto".
(Andrea Mandalà)

3- PROFUMO DI DERIVATI - ALESSANDRO IL GRANDE (SCONFITTO) E ALTRE 19 PERSONE ALLA SBARRA: UNICREDIT AVREBBE EVASO 245 MLN €, PAGANDO SOLO IL 5% DI IMPOSTE - LA PROCURA IPOTIZZA IL REATO DI DICHIARAZIONE FRAUDOLENTA AGGRAVATA DA OSTACOLO ALLE INDAGINI
Da Dagospia del 3 febbraio 2012

http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/profumo-di-derivati-alessandro-il-grande-sconfitto-e-altre-19-persone-alla-sbarra-unicredit-35109.htm
Giovanna Lantini per il "Fatto quotidiano"


Alessandro Profumo vada a giudizio. La richiesta è stata formulata dal procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, titolare dell'inchiesta Brontos, quella sulla presunta frode fiscale da 245 milioni di euro da parte di Unicredit che lo scorso ottobre ha stroncato le ambizioni politiche dell'ex banchiere alla guida della banca milanese fino all'autunno 2010.

E che ha portato alla luce il profitto realizzato dalla banca tra il 2007 e il 2008 grazie a un complesso schema finanziario messo in piedi con la complicità della britannica Barclays Bank che, attraverso tre operazioni avvallate da Profumo, sarebbe servito a far diminuire di oltre 745 milioni l'imponibile del gruppo bancario.

Secondo il pm, infatti, attraverso Brontos, che venne realizzata anche con il parere positivo di una consulenza dello studio tributario Vitali Romagnoli Piccardi, quello fondato dall'ex ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, la banca italiana avrebbe messo a bilancio dividendi invece che interessi, pagando in questo modo al fisco solo il 5% sui proventi, invece del 100 per cento.

Da qui il risparmio fiscale e quindi i maggiori utili per 245 milioni finiti nel mirino della magistratura che a fine ottobre ne aveva disposto il sequestro preventivo poco dopo seguito dal dissequestro del tribunale del Riesame, decisione su cui pende ancora un ricorso in Cassazione.

Tecnicamente la Procura, che ha chiesto il rinvio a giudizio per altre 19 persone, ipotizza il reato di dichiarazione fraudolenta aggravata da ostacolo alle indagini e, in particolare, contesta agli indagati di "avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in concorso e previo accordo tra loro, nelle rispettive qualità sopraindicate, al fine di evadere le imposte sui redditi e cagionando un danno patrimoniale di rilevante gravità, costruito una struttura complessa e artificiosa, predeterminata in ogni sua articolazione, così da non comportare alcun rischio economico o finanziario, unicamente volta a generare, sotto il profilo della rappresentazione contabile, proventi nella forma di interessi, che artatamente invece prospettavano dividendi ai fini della imponibilità fiscale, prevista solo nella misura del 5% del loro ammontare lordo".

Inoltre, stando a quanto aveva scritto il pm nell'avviso di chiusura indagini, gli indagati avrebbero "falsamente rappresentato nelle scritture contabili dapprima e nelle dichiarazioni dei redditi poi, in conseguenza, la natura fiscale dei proventi conseguiti da Unicredit Corporate Banking, Unicredit Banca e Unicredit Banca di Roma, qualificandoli come dividendi invece che come interessi attivi, così conseguendo un'indebita esclusione dal reddito imponibile di una quota pari al 95% di tali proventi".

Per farlo, avrebbero "adoperato mezzi fraudolenti idonei a ostacolare il relativo accertamento, valendosi di società e trust appositamente costituiti all'estero, fiscalmente residenti in Regno Unito e in Lussemburgo, attraverso cui venivano emessi, esclusivamente al fine di realizzare gli accordi fraudolenti fra le parti, titoli di capitale in concreto non negoziabili al di fuori di tale loro specifico rapporto, oltre che privi della componente di rischio tipica degli strumenti azionari, poiché le parti coinvolte nell'operazione conoscevano ab origine l'ammontare dei proventi che l'emittente avrebbe conseguito e distribuito formalmente a titolo di dividendo".

Dal canto suo Profumo si è detto "felice che finalmente la vicenda che mi vede coinvolto ed il mio personale operato possano essere serenamente oggetto di giudizio". L'ex banchiere che in settembre si era detto apertamente disponibile a entrare in politica, ma che poi coll'esplodere dell'inchiesta è stato battuto sul filo dall'ex collega Corrado Passera, non ha risparmiato battute sull'eco mediatica del procedimento "spesso ripresa in termini diffamatori".

Quello che non ha ricordato è che il caso Unicredit non è isolato, dato il numero di accertamenti e transazioni minori col fisco che nel passato recente hanno riguardato trasversalmente il sistema bancario italiano da Bpm al Banco Popolare passando per Credem. Due su tre clienti dello studio ex Tremonti.

 

ALESSANDRO PROFUMOALESSANDRO PROFUMO jpegALESSANDRO PROFUMO ALESSANDRO PROFUMO GIUSEPPE MUSSARI mancuso CLAUDIO SPOSITOSEDE CENTRALE MONTE DEI PASCHI DI SIENAIL PROCURATORE AGGIUNTO DI MILANO ALFREDO ROBLEDO GIULIO TREMONTI ALESSANDRO PROFUMO ALESSANDRO PROFUMO ALESSANDRO PROFUMO

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