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L’INTRATTENIMENTO SI FERMA? E LA SIAE BOCCHEGGIA! - LA SOCIETÀ ITALIANA DEGLI AUTORI ED EDITORI CORRE AI RIPARI METTENDO SUL MERCATO PARTE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE, PARTENDO DA ALCUNI ASSET STRATEGICI COME LE SEDI DI FIRENZE, VENEZIA, BOLOGNA, CATANZARO E PERFINO PARTE DELLA SEDE STORICA DI ROMA IN VIA DELLA LETTERATURA - CHIESTO UN PRESTITO DI OLTRE 230 MILIONI DI EURO A CINQUE BANCHE...

Daniele Autieri per “la Repubblica”

 

SIAE

La musica è finita, gli amici se ne vanno, e la Siae corre ai ripari. Il blocco dei concerti, la serrata dei teatri e dei cinema, lo stallo di buona parte dell'industria dello spettacolo imposto dalle misure per contenere il Covid-19, hanno messo a dura prova le casse della Società italiana degli autori ed editori che proprio oggi, attraverso il voto del consiglio di sorveglianza, dovrà approvare un'operazione di salvataggio radicale e dalle implicazioni controverse per un ente sottoposto alla vigilanza della presidenza del Consiglio, del ministero dei Beni Culturali e del ministero dell'Economia.

GAETANO BLANDINI

 

Il piano, sostenuto dal direttore generale Gaetano Blandini, prevede la vendita sul mercato di una fetta consistente del patrimonio immobiliare, partendo da alcuni asset strategici come le sedi di Firenze, Venezia, Bologna, Catanzaro e perfino parte della sede storica di Roma in via della Letteratura. Il veicolo, secondo quanto emerso dal consiglio di gestione dell'ente, che si è tenuto nelle scorse settimane, sono i tre fondi immobiliari Norma, Aida e Nabucco, una parte del pacchetto complessivo di immobilizzazioni dell'ente che, tra immobili, titoli, fondi, vale oltre un miliardo di euro.

 

Solo il fondo Norma - come rivelano documenti ufficiali al 31 dicembre 2019 - è proprietario di 58 beni immobili distribuiti in tutte le regioni italiane, per un valore sul mercato di 112 milioni. Oltre 100 milioni valgono anche gli immobili trasferiti nel fondo Nabucco, appena cinque di numero, ma tutti di pregio come il palazzetto di via Piemonte 62 a Roma.

 

SIAE

«L'attività di razionalizzazione del patrimonio», un'operazione da decine di milioni di euro, sarà interamente gestita da Sorgente Sgr, la società di gestione del risparmio del gruppo Sorgente, che nel 2018 è stato sottoposto dalla Banca d'Italia alla procedura di amministrazione straordinaria, poi prorogata nel 2019 e accompagnata allo scioglimento del cda nel quale sedeva come ad il principale azionista, Valter Mainetti.

 

Nonostante l'intervento della Banca d'Italia e alcune interrogazioni parlamentari (l'ultima del 5 febbraio del 2019 nella quale veniva lanciato l'allarme sulle perdite dei fondi Aida, Nabucco e Norma), Siae non ha mai revocato la gestione dei fondi alla società, e anzi sarà proprio Sorgente a giocare un ruolo decisivo nella partita delle dismissioni.

 

Gian Marco Committeri

La partita riguarda anche il commercialista Gian Marco Committeri che - a dispetto dell'autocertificazione depositata in Siae il 31 marzo del 2016 nella quale dichiara l'assenza di potenziali conflitti di interesse - riveste una doppia carica: da un lato consigliere indipendente di NovaRe (società quotata di Sorgente Sgr), dall'altro consulente fiscale della stessa Siae. Alle spalle, il tema caldo rimane la difficoltà finanziaria di un ente che ha raggiunto i 780 milioni di euro di fatturato, oltre mille dipendenti e gestisce il diritto d'autore per 90 mila artisti, tra autori e editori.

 

Una situazione critica alla quale il management di Siae ha dato una prima e immediata risposta chiedendo a un pool di banche (tra cu i figurano Banca del Fucino, Unicredit, Mps, Deutsche Bank) un prestito di oltre 230 milioni di euro. Prestito accordato - secondo fonti interne all'ente - ma non sufficiente. La risposta quindi è vendere. A cominciare dai gioielli di famiglia.  

 

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