1- TOUT “LE MONDE” VUOLE ALL’EUROGRUPPO RIGOR MONTI, IL SIMBOLO DI UNA “EGO-NOMIA” DI STAMPO ASSOLUTAMENTE INDIVIDUALISTICO CHE HA COME UNICO ORIZZONTE L’EUROPA 2- APPENA UN PAIO DI MESI FA “LE MONDE” SFERRÒ UN ATTACCO DURISSIMO NEI CONFRONTI DI MONTI E DRAGHI ACCUSATI DI ESSERE MASSONI LEGATI A GOLDMAN SACHS E AI CIRCOLI PIÙ OSCURI DELLA FINANZA INTERNAZIONALE: COME MAI HANNO CAMBIATO IDEA? 3- IL GRAN TEATRO UNICREDIT DI GHIZZONI METTE IN SCENA UNA SCENEGGIATA (CRIBIORE) PER NASCONDERE LE GRANDI MANOVRE SULLA SCELTA DEL NUOVO PRESIDENTE 4- A SALVARE LA FACCIA DI GIUSEPPE ORSI E DEI CONTI IN PROFONDO ROSSO DI FINMECCANICA NON SARANNO IL TAGLIO DELLE TESTE E DELLA RIVISTINA AZIENDALE, MA SECONDO UN COPIONE GIÀ BEN COLLAUDATO I CONTRIBUENTI ITALIANI: LA CASSA DEPOSITI E PRESTITI 5- SARMI AL MASSIMO: DELLA TENSIONE. ANCORA UNA VOLTA SI È INCEPPATO IL SISTEMA INFORMATICO DELL’IBM CHE CONSENTE ALLE POSTE L’OPERATIVITÀ DEI 14MILA SPORTELLI

1- TOUT "LE MONDE" VUOLE MONTI
Mario Monti non vede l'ora di andarsene e di rinfrancarsi con il viaggio che la prossima settimana lo porterà in Corea, Cina e Giappone.
Dopo l'incontro di ieri a Bruxelles per la riunione dell'Eurogruppo, domenica sarà a Torino per visitare la mostra sui 150 anni dell'Unità d'Italia e poi finalmente lascerà alle spalle il teatrino della politica. Per qualche ora dovrà cazzeggiare con i tre leader Alfano, Bersani e Casini, ma l'agenda di questa riunione è diventata così larga e lasca da far pensare a un rito che sfiorerà appena i punti dolenti della giustizia e della Rai.

Non si sbaglia dicendo che il Professore di Varese nasconde in fondo al cuore una certa amarezza per le critiche che cominciano a montare dopo gli attestati per il recupero di credibilità all'estero e la popolarità nei sondaggi italiani.

L'uomo però è troppo furbo per non capire che al di là dei complimenti c'è una fragilità di fondo che per adesso gli viene contestata sottovoce ma che potrebbe montare nei prossimi mesi e rendere difficile ritirarsi come Cincinnato dalla vita pubblica. D'altra parte è troppo presuntuoso per delegare ai suoi ministri un ruolo da protagonisti e se può andargli bene che la Fornero esca dal tavolo con un compromesso al ribasso sull'articolo 18, non vuole avere nulla a che fare con gli sgomitamenti dell'ondivago Corradino Passera.

Il ruolo che vuole difendere a tutti i costi è quello di "primus sine pares" che pur di difendere il suo primato nell'economia blocca la nomina a ministro del pallido Vittorio Grilli.
La realtà è che il Professore di Varese si fida solo di se stesso ed è il simbolo di una "Egonomia" di stampo assolutamente individualistico che ha come unico orizzonte l'Europa.

Se questa analisi è fondata SuperMario farà di tutto per tirarsi fuori dalla battaglia del Quirinale e non ripeterà il copione di Cincinnato che dopo essere tornato alla vita agricola dopo il trionfo della prima dittatura accettò di rientrare una seconda volta come dittatore nella Roma repubblicana.

Oggi alle 17 incontrerà a Palazzo Chigi la massaia di Berlino, Angela Merkel, ed è probabile che nella loro conversazione si apra una parentesi sulle voci che corrono a Bruxelles e nei circoli europei circa una candidatura di Monti all'Eurogruppo. A parlarne è stato il quotidiano francese "Le Monde", lo stesso che un paio di mesi fa sferrò un attacco durissimo nei confronti di Monti e Draghi accusati senza mezzi termini di essere massoni legati a Goldman Sachs e ai circoli più oscuri della finanza internazionale.

Adesso "Le Monde" ipotizza che il premier italiano possa arrivare all'Eurogruppo al posto di Junker, 58enne politico lussemburghese che si porta sulle spalle anche la carica di primo ministro del suo Paese. A Bruxelles spiegano che il profilo di Monti sarebbe giusto per mettere d'accordo i Paesi del Nord-Europa con quelli del Sud, e secondo i criteri che regolano la distribuzione delle poltrone non c'è incompatibilità tra il mandato di primo ministro e quello di presidente dell'organismo che coordina i ministri dell'economia e delle finanze europei.

Che l'Europa pulsi intensamente nei ventricoli del bocconiano prestato alla politica l'aveva già scritto all'inizio di febbraio Dagospia raccattando i rumors sui marciapiedi di Bruxelles. Non sarà una scelta imminente, e come scrive "Le Monde", è probabile che si arrivi a una proroga per Junker in modo da preparare il terreno al Professore che ha abbattuto lo spread ma che insieme ai suoi queruli ministri stenta a trovare la strada della crescita.

2- TEATRINO UNICREDIT
Gli uscieri di piazza Cordusio sono rimasti indifferenti quando ieri poco dopo le 12 hanno cominciato a circolare le voci sulla possibile candidatura del banchiere Alberto Cribiore per la presidenza della banca.

La notizia è stata lanciata dal sito del quotidiano "MF" che ha tracciato il profilo di questo milanese 68enne che nell'ottobre 2008 è stato nominato vicepresidente dell'americana Citi con responsabilità sulla clientela istituzionale. Nel suo curriculum trentennale spicca l'esperienza fatta negli Stati Uniti al fianco di Gianluigi Gabetti durante il periodo in cui la Sacra Famiglia degli Agnelli guadagnava palate di soldi attraverso Ifi International.

Nel flash lanciato da "MF" si legge testualmente che questo Cribiore sarebbe stato individuato dai cacciatori di teste di Egon Zhender ai quali Ghizzoni ha affidato il compito di setacciare il mercato per trovare un candidato ideale, e la stessa fonte di "MF" sosteneva che "nelle prossime ore Cribiore dovrebbe incontrarsi con gli uomini di Egon Zhender".

Quando hanno letto queste parole gli uscieri di piazza Cordusio si sono pisciati addosso per le risate perché è davvero difficile immaginare che un uomo con requisiti tanto professionali debba sottoporsi all'esamino dei cacciatori di teste. È una prassi non solo inconsueta, ma anche improbabile che fa parte della sceneggiata messa in piedi dal vertice di Unicredit per nascondere le grandi manovre sulla scelta del nuovo presidente.

È impensabile infatti che i vecchi e i nuovi azionisti della prima banca italiana si lascino condizionare dagli scrutatori di Egon Zhender e aspettino con le mani in mano senza portare avanti le loro istanze. Non a caso, dopo la missione compiuta ieri in Libia da Ghizzoni, salta fuori la notizia che i soci arabi di cui il Fondo di Abu Dhabi Aabar detiene il 6,5% del capitale, vorrebbero almeno due posti nel consiglio di amministrazione, mentre un'altra poltroncina spetterebbe agli azionisti di Tripoli.

Poi ci sono gli americani di Blackrock che non stanno certamente a guardare, e infine le Fondazioni italiane che stanno facendo la parte dei parenti poveri. Anche qui si stenta a credere che personaggi come il vicepresidente di Unicredit, Pallenzona, e il veneto De Poli di Cassamarca accettino di fare i convitati di pietra in una vicenda dove hanno versato sangue dopo tre aumenti di capitale che hanno svuotato le casse delle loro fondazioni.

Secondo gli uscieri di piazza Cordusio la verità è un'altra: le voci messe in giro finora dai giornali sui diversi candidati sono ispirate dai numerosi consulenti (strapagati) del piacentino Federico Ghizzoni che sta creando con un totonomine sempre più affollato un pacchetto di mischia dal quale vuole uscire come unico vincitore.

3- A SALVARE LA FACCIA DI ORSI E I CONTI DEL GRUPPO NON SARANNO IL TAGLIO DELLE TESTE E DELLA RIVISTINA AZIENDALE, MA SECONDO UN COPIONE GIÀ COLLAUDATO I CONTRIBUENTI ITALIANI
Mancano due settimane esatte al consiglio di amministrazione di Finmeccanica che dovrà squarciare il velo sullo stato di salute del Gruppo.
Anche sabato scorso i cancelli del palazzo di piazza Monte Grappa erano aperti a conferma della presenza di Orsi e Pansa, i due uomini che si stanno rompendo la testa sui numeri del bilancio. Sono numeri pesanti e pericolosi. Oltre ai 2,3 miliardi di perdite gravano sulle spalle 4,6 miliardi di debiti e la capitalizzazione dell'azienda si è dimezzata rispetto al luglio dell'anno scorso quando valeva più di 4 miliardi.

Oggi Finmeccanica è a rischio di scalata e di fronte a questa prospettiva sembrano insufficienti le misure che il "pulitore" Orsi avrebbe finora intrapreso. Ha tagliato oltre quaranta dirigenti della prima linea e le forbici potrebbero cadere anche sulla pattuglia dei consulenti che passeggiano nei corridoi vantando competenze in materia di finanza e di comunicazione.

Il problema è ben più grande e di questo si è reso conto il governo quando venerdì scorso il consiglio dei ministri ha approvato un decreto che in armonia con i segnali inviati da Bruxelles introduce una nuova disciplina della golden share, l'azione d'oro che impedisce le scalate sulle aziende pubbliche.

Il decreto legge sembra sia stato scritto su misura per Finmeccanica in modo da impedire che in settori strategici come la Difesa arrivi qualche predatore straniero. Intorno al Gruppo gli appetiti sono numerosi e si sono manifestati recentemente a proposito di Avio, l'azienda che produce parti di motori per aerei e razzi spaziali sulla quale la francese Safran ha messo gli occhi da tempo. E lo stesso discorso vale per Ansaldo STS, per Ansaldo Breda e Ansaldo Energia che fanno gola sia ai francesi che agli americani.

L'introduzione di paletti più rigidi con la nuova normativa della golden share dovrebbe essere accolta da Orsi e Pansa con entusiasmo, ma si scontra con la necessità improrogabile di vendere alcuni asset importanti per fare cassa.

A questo punto sembra che l'unica strada praticabile per salvare i conti sia un intervento del Fondo strategico della Cassa Depositi e Prestiti, ed è questa la strada che il pallido Vittorio Grilli, viceministro dell'Economia e sponsor di Pansa, avrebbe indicato per evitare qualsiasi scalata ostile.
A salvare la faccia di Orsi e i conti del Gruppo non saranno il taglio delle teste e della rivistina aziendale, ma secondo un copione già collaudato i contribuenti italiani.

4- SARMI AL MASSIMO: DELLA TENSIONE.
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che tra sabato e domenica Massimo Sarmi ha vissuto momenti di grande tensione.
Ancora una volta si è inceppato il sistema informatico realizzato dall'IBM che consente alle Poste l'operatività dei 14mila sportelli presenti sul territorio. L'incidente è stato meno grave del blackout che si verificò l'estate scorsa quando l'intero sistema andò in tilt per parecchi giorni creando l'ira degli utenti. Dopo quella vicenda sventurata il manager delle Poste dalle orecchie generose minacciò l'IBM di azione legale, ma non se ne fece nulla confidando sulla competenza ormai discutibile della multinazionale americana".

 

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