donald trump con il caschetto tra gli operai

TRUMP È UN FOLLE MA CON UNA STRATEGIA (E UN POPOLO) – IL 38% DEGLI AMERICANI NON POSSIEDE AZIONI QUOTATE IN BORSA E NON HA RISPARMI DA INVESTIRE. SONO GLI SCONFITTI DELLA GLOBALIZZAZIONE, GLI HILLBILLY A CUI NON IMPORTA SE GLI INDICI DI WALL STREET CROLLANO A CAUSA DEI DAZI. ANZI, GIOISCONO PERCHÉ DA QUANDO È TORNATO TRUMP ALLA CASA BIANCA IL COSTO DEI DEBITI È SCESO, PERCHÉ È SCESO IL RENDIMENTO DEI TITOLI DEL TESORO USA (A CAUSA DEL CLIMA RECESSIVO) - MA NEL LUNGO PERIODO, IL "DAZISMO" È DESTINATO AL FALLIMENTO...

Estratto da “Whatever it takes” – la newsletter di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

DONALD TRUMP INVITA SUL PALCO UN OPERAIO - LIBERATION DAY

Siamo arrivati qua perché esistono, naturalmente, almeno due Americhe: la prima convinta di avere poco a che fare e molto da perdere con la globalizzazione; la seconda invece strettamente legata ad essa per la propria crescente ricchezza di questi anni.

 

La prima è l’America che ha subito sulla propria pelle i costi di oltre quarant’anni di crescenti deficit commerciali, soprattutto nei prodotti manufatturieri.

 

L’economista Richard Koo del Nomura Research Institute ha mostrato nel workshop Teha di Cernobbio dei giorni scorsi come, dal 1980 al 2023, gli Stati Uniti abbiano accumulato un rosso negli scambi di beni con l’estero pari a oltre il 150% del loro prodotto interno lordo. Messi uno sull’altro, quei disavanzi commerciali valgono qualcosa come 42 mila miliardi in dollari di oggi.

 

MEME SUI DAZI DI TRUMP AI PINGUINI DELLE ISOLE HEARD E MCDONALD

Fuori dalle cifre iperboliche, queste sono le delocalizzazioni verso la Cina e verso il Messico degli impianti dell’acciaio o dell’auto, la deindustrializzazione della Rust Belt e di un’infinità di altre aree produttive, la perdita di dignità di coloro che non hanno un diploma di college.

 

In altri termini, come ormai noto, questi sono gli elettori di Trump. Sono il 38% degli americani che non possiedono azioni quotate alla Borsa di New York e non hanno altro che debiti: sulla casa, sulla carta di credito o per aver mandato il figlio al college. Sono coloro che fanno sì che per le famiglie negli Stati Uniti il costo sugli interessi sui debiti siano pari al 10% del reddito disponibile, secondo il fondo d’investimento Citadel.

 

donald trump rassicura wall street - vignetta by ellekappa

Ogni dieci dollari in tasca, uno va a pagare solo gli interessi sui debiti contratti per andare avanti. Ma questa è una media impropria su tutta la popolazione: per quel 38% che non ha risparmi da investire in borsa, la quota di interessi sui debiti pesa sul reddito disponibile sicuramente molto di più di un solo dollaro ogni dieci. Queste persone si devono pagare case che dal 1980 sono rincarate del 96% in termini reali (cioè eliminato l’effetto-inflazione) – secondo le stime di Richard Koo – mentre i loro salari da allora sono cresciuti di meno del 15%. 

 

A questa parte dell’America non importa se gli indici di Wall Street crollano a causa dei dazi, perché comunque non possiede azioni di Amazon, Microsoft, Tesla o di qualunque altra società. Questa America indebitata e senza risparmi apprezza invece un altro aspetto finanziario legato a Trump: da quando è tornato lui alla Casa Bianca il costo dei loro debiti è sceso, perché è sceso il rendimento dei titoli del Tesoro Usa; questo sembrava avviato al 5% sulle scadenze decennali quando Trump si preparava alla cerimonia di giuramento a gennaio scorso, ma ora è sotto al 4%.

 

donald trump a detroit tra gli operai 1

Quel che sfugge, è che questo calo del costo del debito non è dovuto al risanamento dei conti. È dovuto al clima recessivo instauratosi nel Paese.

 

Così, ciò che ha fatto Trump alzando un muro sul resto del mondo sembra essere fatto su misura per questo ceto tagliato fuori da anche solo un minimo spicchio di compartecipazione in Wall Street.

 

Trump sta cercando di spingere le imprese industriali di tutto il mondo a rilocarsi negli Stati Uniti pur di evitare i dazi; sta cercando di ridurre i deficit commerciali e di ridare un lavoro dignitoso a chi lo aveva perduto. Vedremo meglio sotto che non è il modo giusto, ma questo 38% di americani diseredati apprezzano perché chi di loro ha votato, lo ha fatto per quello.

 

EFFETTO DEI DAZI SUL DOLLARO

[…] Poi c’è l’altra America: il 62% della popolazione che detiene azioni quotate a Wall Street. Sono 162 milioni di americani. Dal giorno del giuramento di Trump, secondo i miei calcoli, queste persone hanno perso in media 47.500 dollari di risparmi per ciascuna a causa dei crolli delle borse. Questo vale anche per le molte decine di milioni di americani che sono esposti agli indici azionari solo perché i loro fondi pensione sono in gran parte investiti su di essi.

 

Va detto che le medie in questo caso sono insignificanti, perché il 93% di quelle azioni quotate a Wall Street e detenute da investitori in America (per un valore di circa 48 mila miliardi di dollari ai suoi massimi) si trova fra le mani di appena un decimo della popolazione. La restante metà circa dei residenti degli Stati Uniti, che hanno con investimenti in borsa, controlla in tutto appena il 7% di quei 48 mila miliardi di dollari.

 

giorgia meloni - meme by vukic

Da notare che questa America con azioni nei conti di risparmio – soprattutto il 10% più ricco – a differenza dei diseredati non ha subito alcun danno dai deficit commerciali sui beni: la deindustrializzazione non li riguarda perché loro sono medici, avvocati, persone di finanza, tecnologia o università.

 

Al contrario loro hanno tratto vantaggio dal crescente surplus degli Stati Uniti nei servizi digitali con il resto del mondo (arrivato a 128 miliardi di euro con la zona euro nel 2023). Queste persone infatti hanno azioni di Amazon, Nvidia, Microsoft, Facebook-Meta o Google-Alphabet o magari lavorano per quei colossi, che in parte importante realizzano i loro fatturati all’estero.

 

Non stupisce che queste due Americhe – quella con debiti in banca e quella con azioni di Wall Street – vedano il resto del mondo in maniera totalmente diversa. Alla prima America non interessa, alla seconda sì.

 

elon musk donald trump

La prima America opera soprattutto nei servizi locali non specializzati ed è protagonista della grande economia più chiusa al mondo: il commercio estero per gli Stati Uniti vale appena il 25% del Pil, contro il 66% dell’Italia, il 45% del Giappone e il 37% della Cina.

 

La seconda America dipende invece per la propria ricchezza dalla fortuna delle società quotate a Wall Street, dove quattro dollari ogni dieci dei gruppi dello S&P500 viene guadagnato all’estero (per le società tecnologiche è ancora di più).

 

In sostanza in America coesistono due mondi diversi, con percezioni opposte. Nell’alzare il muro dei dazi, Trump ha voluto fare gli interessi della parte più debole: le vittime e non i vincenti della globalizzazione. […]

 

IL CALO DI WALL STREET DOPO L ANNUNCIO DEI DAZI DI TRUMP

Non può funzionare. Fallirà perché una recessione targata Trump è quasi inevitabile, se il presidente non fa marcia indietro. Perché quasi inevitabile? Perché la prima America – la più povera – sarà duramente colpita dall’inflazione sui beni importati e resi più cari dai dazi, dunque taglierà i suoi consumi.

 

Anche la seconda America che è investita a Wall Street verrà colpita dall’inflazione, ma intanto lo è già da un crollo medio della sua ricchezza patrimoniale – appunto – di 47.500 dollari a testa fino a questo momento; di conseguenza, anche la seconda America stringerà sicuramente la cinghia.

 

Ma i consumi rappresentano ben oltre due terzi dell’economia americana. Una loro recessione non può che portare diritti dritti una recessione americana a tutto tondo, oltre che a una pessima notizia per il resto del mondo: il consumatore americano, da solo, fa girare quasi un quinto dell’intera economia internazionale. Dunque le borse cadrebbero ancora, aggravando l'effetto recessivo. [...]

LA FINE DEL DOMINIO DEL DOLLARO - WALL STREET JOURNAL

gli operai dell acciaio americano con trumpTWEET SUI DAZI - GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINITWEET SUI DAZI E GIORGIA MELONI MEME SUI DAZI DI TRUMPMEME SUI DAZI DI TRUMP ALLE ISOLE MCDONALD E HEARDTWEET SUI DAZI E GIORGIA MELONI I DAZI DI TRUMP - LE ESPORTAZIONI USAPOSSIBILI AUMENTI DI PREZZO DEI PRODOTTI APPLE DOPO I DAZI DI TRUMP

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