donald trump lingotti oro

TRUMP HA SCATENATO LA NUOVA CORSA ALL’ORO – LE QUOTAZIONI DEL METALLO PREZIOSO HANNO SFONDATO LA SOGLIA DEI 3.700 DOLLARI L'ONCIA, UN RECORD, E SONO SALITE DEL 40% DALL’INIZIO DELL’ANNO – A INNESCARE L'IMPENNATA DEI PREZZI È IL CROLLO DI FIDUCIA NEGLI STATI UNITI E NEL DOLLARO, CHE HA PERSO IL SUO RUOLO DI VALUTA GUIDA – LA COMBINAZIONE TRA DEBITO PUBBLICO AMERICANO IN CRESCITA ESPLOSIVA, POLITICA FISCALE SENZA FRENI E PRESSIONI DI “THE DONALD” SULLA FEDERAL RESERVE HA INNESCATO UN CORTOCIRCUITO...

Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria per “La Stampa”

 

ORO - LINGOTTI

L'oro ha sfondato la soglia dei 3.700 dollari l'oncia, un record assoluto che segna un passaggio storico. Non è soltanto il movimento di un mercato: è la fotografia di un mondo che inizia a dubitare della solidità del dollaro e della capacità degli Stati Uniti di continuare a reggere da soli il peso del sistema finanziario globale. [...]

 

La combinazione tra debito pubblico in crescita esplosiva, politica fiscale senza freni e pressioni dirette del presidente Donald Trump sulla Federal Reserve ha innescato un cortocircuito di fiducia. E il risultato è che investitori, fondi sovrani e banche centrali preferiscono rifugiarsi in un bene antico, dotato di un potere simbolico e materiale che attraversa i secoli: il metallo giallo. [...]

 

All'inizio dell'estate l'oro era intorno ai 3.200 dollari, a fine agosto ha superato quota 3.500 e ora naviga oltre i 3.700, con un guadagno di oltre il 40% dall'inizio dell'anno.

 

andamento del prezzo dell oro tra il 1992 e il 2025

Sono numeri che ricordano le grandi fiammate speculative, ma qui non c'è solo la mano degli hedge fund: ci sono scelte strategiche che partono dalle banche centrali di Asia e Medio Oriente, che accumulano riserve d'oro per liberarsi gradualmente dalla dipendenza dal dollaro. Secondo i dati del World Gold Council, il 2025 sarà il terzo anno consecutivo con acquisti sopra le mille tonnellate, un ritmo che non si vedeva dalla fine di Bretton Woods.

 

La motivazione è semplice: dopo che le riserve russe in valuta estera sono state congelate da Washington e Bruxelles all'indomani dell'invasione dell'Ucraina, molti governi hanno compreso che i dollari non sono solo un bene rifugio, ma anche una leva politica nelle mani degli Stati Uniti. L'oro invece non può essere bloccato né sanzionato. È un asset che sfugge al controllo di ogni cancelleria.

 

DONALD TRUMP E IL DOLLARO

Il quadro interno americano rende la fuga verso il metallo ancora più intensa. Il debito federale ha superato i 37mila miliardi di dollari e cresce a ritmo vertiginoso. Trump, tornato alla Casa Bianca con la promessa di tagliare le tasse, ha ampliato i disavanzi e rilanciato una politica commerciale fatta di dazi e barriere.

 

In parallelo ha scelto di colpire frontalmente la Federal Reserve, accusata di non sostenere abbastanza la crescita. Il tentativo di rimuovere la governatrice Lisa Cook è diventato il simbolo di uno scontro istituzionale che mina l'autonomia dell'istituto. Per gli investitori, significa solo una cosa: rischio di inflazione più alta e politiche monetarie piegate alla volontà politica.

 

quotazioni oro

In questo contesto, i Treasury americani smettono di essere il porto sicuro di un tempo, e il dollaro perde smalto come moneta di riserva globale. Non a caso Goldman Sachs ha messo nero su bianco uno scenario che fino a poco tempo fa sembrava inverosimile: se la Fed venisse realmente indebolita, l'oro potrebbe spingersi fino a 5.000 dollari l'oncia.

 

[...] Il segnale più forte è arrivato però dalle banche centrali: secondo un sondaggio Omfif, il dollaro è scivolato al settimo posto nelle preferenze dei gestori di riserve ufficiali. L'euro recupera spazio, lo yuan avanza, mentre l'oro diventa l'assicurazione ultima. È un processo lento, non un terremoto immediato, ma che erode la centralità della moneta americana.

 

MEME SUL CROLLO DEL VALORE DEL DOLLARO BY TRUMP

E colpisce un pilastro strategico: la capacità di Washington di finanziare il proprio debito a costi contenuti grazie alla domanda globale di Treasury. Se questo meccanismo si indebolisce, anche la potenza politica e militare americana rischia di essere ridimensionata.

 

Per gli investitori privati, il messaggio è chiaro. I fondi legati all'oro hanno registrato afflussi record durante l'estate, con livelli che non si vedevano dal 2023. Non è un riflesso culturale, ma una strategia di difesa: in un mondo in cui il dollaro appare meno solido e i titoli di Stato meno sicuri, l'oro diventa un diversificatore credibile nei portafogli globali. [...]

DONALD TRUMP E JEROME POWELLDONALD TRUMP IN VERSIONE NERONE BRUCIA MILIARDI DI DOLLARI - IMMAGINE CREATA CON CHATGPT trump jerome powell

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...