1. LA VITTORIA DI ELKANN: ROTOLONE SCOTT(EX) JOVANE AVREBBE CHIESTO A DE BORTOLI DI RASSEGNARE LE DIMISSIONI. RIFIUTATE. MA IL CONTRATTO DI FLEBUCCIO SCADE OGGI 2. IL MAIN SPONSOR DI DE BORTOLI, ABRAMO BAZOLI, ANCORA TENTENNA SUL DA FARSI MA, CASSATO IL PATTO DI SINDACATO, SON LIBERI TUTTI E IL DESTINO DI DE BORTOLI SARA’ QUELLO DI INCASSARE UNA DOVIZIOSA LIQUIDAZIONE DI 7/8 MILIONI (INTASCA 1,2 MLN ALL’ANNO) 3. MARIOPIO CALABRESI PRONTO AL TRASLOCO IN VIA SOLFERINO CON CAZZULLO COME VICE 4. IN MERITO AL RUOLO DEL MITOLOGICO GIULIO ANSELMI, SCOTT JOVANE HA CHIESTO LA SUA DISPONIBILITA’ COME DIRETTORE EDITORIALE MA POI NESSUNO SI SAREBBE FATTO VIVO 5. FELTRI: “ANSELMI HA UN GRAVE HANDICAP: È TROPPO BRAVO E MINACCEREBBE DI RADDRIZZARE LE GAMBE AL CORRIERE . PER CUI LA SUA CANDIDATURA SARÀ SCARTATA” 6. CHI HA NOTIZIE DEL GRANDE SCONFITTO DIEGHITO DELLA VALLE BATTA UN COLPO…

1. IL CORRIERE CAMBIA DIRETTORE. MA ANDRÀ MEGLIO?
Vittorio Feltri per ‘Il Giornale'

Perdoni il lettore se comincio que¬sto pezzo con una notizia: al Cor¬riere della Sera c'è maretta. Peggio, bur¬rasca. Le liti in via Solferino sono ende¬miche, ma quella di ieri - sviluppatasi e trattata nell'assemblea dei giornalisti ¬è più importante delle solite. E, in qualche misura, ha coinvolto il signor diret¬tore bis Ferruccio de Bortoli, il quale non ne può più di stare seduto sulla pol¬trona numero uno e cerca in ogni modo di farsi buttare giù, ma non gratis. Ha ra¬gione. Al suo posto farei lo stesso. E di¬rei: vi sto sullo stomaco? Arrangiatevi. Mi licenziate, mi pagate, anzi, strapaga¬te, e io tolgo il disturbo senza fiatare. Se aspettate che mi dimetta di mia sponte, senza l'incentivo del grano, andate a farvi benedire.

Oddio, Ferruccio non è il tipo da par¬lare così schiettamente, ma la sostanza del suo comportamento non muterà: egli vuole la «liquida», che è l'unica ar¬ma di difesa e di offesadei monarchi giornalistici. Chi mi legge si domanderà che cosa stia succedendo nella stori¬ca testata. Ve lo dico subito. L'azienda - Rcs - vive da anni in una situazione difficile. Per un motivo banale, ma decisivo: essa ha speso a lungo più soldi di quanti ne abbia incassati, inse¬guendo sogni di gloria. Per esem¬pio, l'acquisto di giornali spagno¬li-che furono pagati molto ma va¬levano poco, o niente. La cassa non solo si è svuotata, ma si è in¬debitata.

Oggi i bilanci del baraccone riz¬zoliano piangono lacrime ama¬re. Il Corrierone , pur essendo an¬cora in piedi ( in equilibrio preca¬rio) non ce la fa a saldare il deficit provocato dai dirigenti balordi del gruppo. Cosicché alla fine di ogni anno è una tragedia. Biso¬gna tappare i buchi. Gli azionisti all'idea di mettere mano al porta¬fogli non fanno salti di gioia. E si dannano l'anima per tagliare di qua e di là le spese onde recupera¬re denaro. Sembrano Matteo Renzi alle prese con la spending review. Poveracci. Sono titolari di banche e di industrie fiorenti, ma se occorre cacciare quattrini assomigliano a barboni.

Gli im¬prenditori sono tutti uguali: sim¬patici quando guadagnano, odio¬si quando ci smenano. Senza farla tanto lunga, oggi succede quanto segue. Le quote azionarie più consistenti sono della Fiat, nel senso di John Elkann. Poi ci sono le partecipa¬zioni di Diego Della Valle e di va¬rie banche. Questa gente, però, non va d'accordo neanche sulla scelta degli aperitivi durante le riunioni consiliari, figuriamoci sulle linee strategiche del bordel¬lo editoriale.

Va da sé che un gruppo concia¬to in questo modo non sia in gra¬do di darsi una regolata sul mer¬cato. Lo stesso Corriere ha grossi problemi: perde copie come un vecchio perde i capelli ed è desti¬nato alla calvizie. Gli altri giornali ( compresi i periodici e La Gazzet¬ta dello Sport ) si danno da fare, ma il momento è quello che è: non favorevole alla carta stampa¬ta. Quando le cose vanno male, e i soci si azzuffano tra loro accu¬sandosi a vicenda del disastro, c'è poco da stare allegri.

Il futuro appare nebuloso. E il presente fa venire i brividi. In ogni caso, quando tutto pare sul punto di precipitare, bisogna rea¬gire. E i padroni del vapore si agi¬tano, e deliberano a capocchia. Di norma il primo provvedimen¬to che ad¬ottano è il cambiamen¬to del direttore, cui attribuiscono ogni demerito e mai un merito. Fuori il vecchio, dentro il nuovo nella speranza che quest'ultimo sia un taumaturgo. Illusione.

Il Corriere è di per sé un brand. Il ti¬moniere della redazione può es¬sere un valore aggiunto, ma non è mai determinante ai fini del fat¬turato. Ma questi sono particola¬ri su cui il Consiglio di ammini¬strazione di regola sorvola. Agi¬sce d'istinto. Per cui non mi sor-prenderei se mandasse a casa de Bortoli e assumesse un leader ca¬pace di fare peggio. Le ipotesi che vanno per la maggiore suffraga¬no il mio dubbio.

Secondo radio fante sarebbe pronto a subentra¬re l'attuale direttore della Stam¬pa , Mario Calabresi. Figlio del commissario di polizia assassina¬to nel 1972, è molto stimato da Elkann, malgrado il quotidiano torinese non abbia registrato un esplosivo aumento di copie ven¬dute, anzi. Ma questi sono picco¬li¬ particolari, almeno nel giudizio degli editori, notoriamente peg¬giori addirittura dei giornalisti.

Se Calabresi approderà a Mila¬no, Massimo Gramellini prende¬rà il suo posto- si mormora- a To¬rino, dove oggi ricopre il ruolo di vice. Contento lui, contenti tutti. Non è finita. Qualcuno sussurra nei corridoi affollati di via Solferi¬no - sede vetusta quanto amata dai redattori corriereschi - che l'alternativa a Calabresi potreb¬be essere Giulio Anselmi. Il quale però ha un grave handicap: è troppo bravo e minaccerebbe di raddrizzare le gambe al Corriere . Per cui la sua candidatura sarà scartata- presumo- allo scopo di scongiurare la resurrezione del¬l'ex primo quotidiano italiano.

Il management del Corriere in¬fatti è attratto dal burrone: deside¬ra finirci dentro in pieno. E se An¬selmi glielo impedisse, sarebbe maledetto. Conviene non assu¬merlo, neppure come direttore editoriale, che è una figura sbiadi¬ta, ma non si sa mai...

2. RCS SCONTRO FINALE DE BORTOLI VERSO L'ADDIO AL CORRIERE
Camilla Conti e Valeria Pacelli per ‘Il Fatto Quotidiano'

Ancora pochi giorni e Il Corriere della Sera cambierà direttore. Lo scontro tra gli azionisti di maggioranza del gruppo Rcs, l'amministratore delegato Pietro Scott Jovane e Ferruccio de Bortoli ormai è al capolinea. Ma una cosa è certa. Il direttore del Corriere non si dimetterà volontariamente ma aspetterà che dall'interno del gruppo scrivano nero su bianco che lo vogliono fuori. Un avvertimento gli è già stato dato: non ha più la fiducia né dello stesso Scott Jovane, né dell'azionista più importante ovvero la Fiat. E così per la settimana prossima si attende un cambio ai vertici.

Al posto di De Bortoli, tra i più accreditati, c'è Mario Calabresi, oggi al timone de La Stampa (controllata, come Rcs, dagli Agnelli) che potrebbe essere affiancato, come vice, da Aldo Cazzullo , già firma del Corriere e autore del libro-intervista a Renzi in uscita prima dell'estate. Pare invece che Giulio Anselmi, presidente dell'agenzia Ansa e della Fieg , abbia rifiutato il ruolo di direttore editoriale che gli sarebbe stato proposto in questi giorni. Quanto a La Stampa, a prendere il posto di Calabresi è già pronto il suo attuale vice Massimo Gramellini.

Il cambio in via Solferino, quindi, sembra ormai già deciso tanto che da qualche giorno la redazione del quotidiano è in stato di allerta. La questione infatti è finita sul tavolo dell'assemblea dei giornalisti, già prevista sull'organizzazione dei dorsi regionali, che ieri pomeriggio ha aggiornato all'ultimo momento l'ordine del giorno inserendo una "informativa sui rapporti tra azienda e direzione". Che ci fosse una forte tensione tra De Bortoli e l'amministratore delegato era chiaro già da tempo. Molti i campi di scontro, a cominciare dalla vendita degli immobili nel centro di Milano. Il direttore avrebbe voluto salvare almeno la parte dell'edificio che ospita la sede storica di via Solferino e che invece è stata ceduta nel 2013 al fondo Blackstone per 30 milioni di euro. A incrinare definitivamente i rapporti tra De Bortoli e l'azienda è stato però il bonus richiesto appunto dall'ad Scott Jovane, per se stesso e altri 20 manager del gruppo. Il direttore si era opposto con determinazione come aveva fatto nel caso dei prepensionamenti, che in un'intervista al Foglio del 19 febbraio scorso ha definito "una barbarie, oltre che una cosa stupida". Le grane di Rcs verranno ricordate anche nella prossima puntata di Report, anticipata lunedì sera facendo alzare definitivamente il livello dello scontro tra i vertici. La trasmissione su Rai3 di Milena Gabanelli affronterà infatti la crisi interna al Corriere che dedica alla giornalista e al suo team una sezione denominata Reportime. Tra dicembre e gennaio scorso sono stati intervistati De Bortoli sia Scott Jovane che ai microfoni di Rai 3 non avrebbe nascosto i dissidi.

E a parlare a Report è stato anche Diego Della Valle, che avrebbe difeso la linea di De Bortoli, come ha fatto anche in passato. Ma se la miccia è lo scontro sui compensi dell'amministratore, sono molti i terreni della crisi di Rcs: ultima in ordine di tempo la cassa integrazione per i 16 dipendenti della Redazione Contenuti Digitali che da anni fornisce alle edizioni online quotidiane e periodiche del gruppo una parte considerevole delle loro produzioni video. Ma ora l'azienda ha deciso di esternalizzarli.

Che l'addio a De Bortoli fosse nei piani di alcuni azionisti non è quindi un mistero. In trincea, a difenderlo, è rimasto soprattutto il dominus di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, così come gli sarebbe stato rinnovato l'appoggio degli eredi Rotelli mentre il direttore ha perso la fiducia del primo azionista, ovvero della Fiat. Resta infine difficile immaginare che dell'imminente cambio della direzione del Corriere non sia stato informato Palazzo Chigi.

E qualcuno fa notare come la linea di De Bortoli nei confronti di Matteo Renzi (che è in ottimi rapporti con l'azionista "rottamatore" di Rcs, Diego Della Valle) sia stata negli ultimi tempi non sempre morbida. Come i cinguettii abrasivi del direttore su twitter: fra gli ultimi sul presidente del Consiglio, quello del 6 aprile in cui De Bortoli criticava il premier sui tagli sulla sanità, "la cui gestione in alcune regioni è semplicemente scandalosa. Le forbici sono già un po' arrugginite?". O come le dichiarazioni rilasciate nella suddetta intervista al Foglio in cui puntualizzava: "Per ora siamo alla sceneggiata dannunziana" riferendosi all'ex sindaco di Firenze che "catalizza tutte le aspirazioni alla novità in un paese fermo. Ma non basta. E mi è dispiaciuto il modo in cui è stata chiusa la vicenda di Enrico Letta". E forse a Renzi il confronto con il passato non sempre piace.

 

LUIGI GUBITOSI ANDREA CECCHERINI FERRUCCIO DE BORTOLI MARCUS BRAUCHLI VICE PRESIDENTE WASHINGTON POST FERUCCIO DE BORTOLI ANGELINO ALFANO Sede del Corriere della Sera in via Solferino Ferruccio de Bortoli Paolo Mieli Scott Jovane e Laura Donnini, amministratore delegato di RCS Libri.RENZI E DELLA VALLE A FIRENZE FOTO ANSA RENZI E DELLA VALLE A FIRENZE FOTO ANSA i fratelli della Valle e Lapo Elkann Mario Calabresi SELFIE DI FABIO FAZIO E MASSIMO GRAMELLINI MILENA GABANELLI NELLA REDAZIONE DI REPORT FOTO LUCIANO VITI PER SETTE GIOVANNI BAZOLI E JOHN ELKANN

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