1. LA CITTÀ UNA VOLTA ERA TUTTA DA VIVERE E “DA BERE”: OGGI, AL MASSIMO, DA RUTTARE 2. CON LO SCAZZO DEL BULLO ROSICONE DELLA VALLE CONTRO GIORGIO ARMANI (“VEDERE UNA PERSONA, DI CIRCA 80 ANNI, CHE GIRA IN INVERNO CON UNA MAGLIETTA A MANICHE CORTE, MI FA PENSARE CHE DEBBA ESSERE SICURAMENTE ARZILLO VECCHIETTO”), LO STRAPOTERE MENEGHINO HA IMBOCCATO LA TANGENZIALE DEL TRAMONTO 3. VA IN SOFFITTA IL VENTENNIO A COLORI DEL BANANA, CHE COI DANE’ TENEVA IN PIEDI LA BARACCA DELLE MINETTI E DELLE “ORGETTINE”, SONO ESPLOSI GLI SCANDALI DEL SAN RAFFAELE, DELLA GIUNTA FORMIGONI, DEL SISTEMA PENATI, I DIAMANTI E I “TROTA” DELLA LEGA 4. PERSINO MEDIOBANCA, APPOLLAIATA A PIAZZETTA CUCCIA, HA SMESSO DI ESERCITARE EGEMONIA E CONTROLLO SUL MARCIO CAPITALISMO ITALIANO “DI RELAZIONE”

1 - SMIRACOLO A MILANO
Carlo Verdelli per "La Repubblica"

Smiracolo" a Milano, il posto dove succedevano le cose che poi l'Italia assorbiva. Adesso, anche se non da adesso, è la città dei miracoli al contrario. L'ultimo è la vendita dell'Inter, un fatto che non riguarda solo gli spalti di uno stadio.

In questi giorni, la città sembra la solita grande capitale europea. Moda, modelle e party per la settimana del made in Italy. Cartelloni ovunque per l'Expo 2015. Politici locali di un certo rango che già battagliano con Roma in vista di una candidatura italiana per l'Olimpiade 2024. Tutto vero e insieme tutto ingannevole. Sotto il tappeto rosso delle passerelle e degli eventi planetari, c'è la decadenza di Milano. Dopo 16 trofei, 18 anni di fede incrollabile e 5 mesi di trattative lancinanti per il suo cuore, Massimo Moratti ha affidato (come un figlio) l'Inter a un giovane indonesiano, Erik Thohir, per una cifra che oscilla tra i 250 e i 300 milioni, ingenti debiti della società compresi.

Non perché si era stancato del gioiello sentimentale di famiglia (fu il padre Angelo il primo a issare la bandiera nerazzurra sul mondo): il problema per Moratti è che, per la sua pazza Inter, ha speso quasi un miliardo e mezzo di euro, e sa di non avere più fondi sufficienti per competere con i top club internazionali.

È quindi per amore e solo per amore che il rappresentante di una delle famiglia che contano a Milano rinuncia al suo sogno, e anche a una ragione di vita, imponendo al successore una clausola "per il bene dell'Inter e dei suoi tifosi" che ha un enorme valore romantico ma impatto zero sulle scelte che Thohir vorrà fare: il miliardario di Giacarta ha comprato il giocattolo, ne farà l'uso che crede.

In dialetto milanese si dice "ghe ne pù", e generalmente si parla di soldi. Che certo mancano, persino nei quartieri alti, ma manca anche il "quid", direbbe Berlusconi, che ha fatto grande Milano e che ora, svanito, la vede rimpicciolire su tanti fronti. Sarà un caso ma la città che ha dato il via alle avventure variamente tragiche e trionfali di Mussolini, Craxi e, l'altro ieri, proprio di Berlusconi e Bossi, nel governo di Enrico Letta (che è pisano), conta un solo ministro (Maurizio Lupi ai Trasporti) su 21.

Né è forse un accidente che l' "ideologia milanese" egemone, fotografata da Ernesto Galli della Loggia a fine luglio 1994, sia stata cancellata dalla geografia politica dalla Toscana di Renzi e Letta o dalla Liguria ribelle di Grillo. Certo non ha giovato alla causa di un ritorno alla supremazia meneghina l'ascesa a premier del milanesissimo bocconiano Mario Monti (anche se è di Varese) o la discesa a Roma di Angelo Scola, entrato papa in conclave e uscito com'era arrivato: cardinale in piazza Duomo. Anche l'insegna di "capitale morale" fatica a stare incisa sul gonfalone: gli scandali del San Raffaele, della giunta Formigoni (destra) e di quella Penati (sinistra), le olgettine del Cavaliere e via sputtanando hanno inferto colpi devastanti anche a questa presunta primazìa.

Persino Mediobanca, ubicata in piazzetta Cuccia, in omaggio al suo mentore e a una lunga egemonia sul capitalismo italiano, ha chiuso un brutto bilancio (meno 180 milioni, contro un utile di 81 l'anno precedente) e sta cambiando strategia e missione: uscita dalle partecipazioni in banche e aziende, con conseguente e rilevante riduzione del peso strategico.

Milano perde spazi d'influenza, e insieme è costretta a privarsi anche di pezzi storici dell'argenteria di casa, come l'Inter in questi giorni o la sede del Corriere della sera e della Gazzetta dello Sport, via Solferino 28 e dintorni, prossima a passare al fondo americano Blackstone (ma pare che le redazioni resteranno dove sono, in affitto decennale, dopo aspra battaglia sindacale, in sintonia col nome della strada).

A giugno è toccato alla pasticceria Cova, bottega storica nata vicino alla Scala nel 1817 e finita al colosso del lusso francese Lvmh (Louis Vuitton, Moet, Hennessy) per 33 milioni di euro. Dall'alto del suo trono, Giorgio Armani ha liquidato le polemiche seguite alla cessione (c'era in corsa anche Prada) con una battuta: «E via, stiamo parlando di cioccolatini, non di moda».

Non per contraddire il re, ma anche la moda, che al di là delle dislocazioni non solo meneghine dei marchi, ha avuto proprio Milano come culla e laboratorio del made in Italy, è sempre meno Italy: per chi la disegna (i direttori creativi delle varie linee), per dove si vendono le collezioni (sempre più global, sempre meno local), per il passaggio in mani straniere di tanti gioielli della corona: da Bulgari, terzo gioielliere al mondo, che ora batte bandiera francese (come Gucci, Loro Piana e Fendi), al classicissimo Valentino (Qatar), che pure è transitato per Milano ai tempi dell'Hdp di Maurizio Romiti. La lista è molto più lunga e, particolare non trascurabile, la regina Miuccia Prada è quotata sì ma ad Hong Kong. Made ex Italy. Dove ex, volendo, può stare anche per exit.

Milano fa gola, l'Italia buona fa gola. Negli ultimi anni ci siamo giocati Star e Parmalat, Gancia e Galbani, Peroni e San Pellegrino, Buitoni, Perugina e persino l'Orzo Bimbo. Più la Standa, "la casa dei milanesi" più che degli italiani, diventata Billa (Austria) e Fastweb, il nuovo che ha cominciato ad avanzare proprio sotto le strade di Milano ed è sbucato a Swisscom.

L'Italia del fare è stato uno slogan politico restato mestamente sulla carta. La Milano del fare era invece una realtà, ma sembra svuotata di energia: negli ultimi due anni, secondo la Camera di Commercio, hanno chiuso 2.615 ditte locali ma sono nate 2.356 attività aperte da stranieri. Per la prima volta sotto la Madonnina, il nome di battesimo più diffuso tra i titolari di piccole imprese è Mohamed (1.600), che scalza Giuseppe (1.383) e Marco (1.131). Non è affatto un male, ci mancherebbe, ma è chiaramente un segno, un altro.

Qualche giorno fa, sono stati denunciati cinque ragazzini che fuori dalla discoteca Just Cavalli Cafè hanno massacrato di botte un avvocato di 38 anni, colpevole di aver reagito a uno spintone. Tutti figli di famiglie più che bene, si vantano di essere dei "Sanka", dal liceo privato San Carlo, e mirano a raccogliere l'eredità dei "sanbabilini" anni Ottanta. Quando c'è un vuoto, qualcosa lo riempie. Sta tornando la Milano da bere, le apparenze invece della sostanza. E non è un bel vedere.

L'Italia aveva tre capitali: Roma per Costituzione, Torino perché sede della più grande industria, la Fiat, e Milano, la città faro, il ponte con l'Europa. Ce ne sta rimanendo una sola di capitale, e solo perché è scritto così.

2 - ARMANI VS DELLA VALLE: NON DARMI ORDINI - ARZILLO VECCHIETTO
Laura Asnaghi per "La Repubblica"

Duello a distanza tra Diego Della Valle, il patron del gruppo Tod's, e Giorgio Armani, il re della moda italiana. Al centro della querelle le sponsorizzazioni per favorire la rinascita dei grandi monumenti italiani.

A lanciare il primo affondo è stato Della Valle. Lui che ha finanziato il restauro del Colosseo, tre giorni fa, a Milano, ha chiamato in causa Armani sollecitandolo a impegnarsi per restaurare il Castello Sforzesco, che dopo il Duomo rappresenta uno dei più importanti simboli di Milano.

Armani, che ha il dente avvelenato con Della Valle perché in passato l'ha definito un "arzillo vecchietto", non ha gradito l'appello. Però è stato zitto per qualche giorno e solo ieri, al termine della sua sfilata, ha vuotato il sacco: «Non ho bisogno che mi si dica quello che devo fare - ha detto - io già faccio molte cose per beneficenza.

Il restauro di Villa Necchi a Milano l'ho finanziato io con 3 miliardi di vecchie lire. E l'ho fatto con i miei soldi e non con quelli degli azionisti». Una frecciata polemica diretta "all'avvocato Della Valle, che forse è avvocato o forse dottore, non so, certo è un politico, che mi attacca e lo fa in modo per fare scrivere i giornalisti».

Armani ha ricordato, tra l'altro che «a Villa Necchi, un'opera degli anni Trenta dell'architetto Portaluppi, ereditata dal Fai, ora Della Valle fa le presentazioni delle sue collezioni». Ma a parte questo dettaglio, Armani ha ribadito che lui «le sponsorizzazioni le fa in maniera discreta e silenziosa, senza fare parlare dei suoi prodotti ».

Ieri nel pomeriggio la replica di Della Valle. L'imprenditore si è detto «sorpreso e dispiaciuto per il comportamento di Armani. Ho solo spiegato che sarebbe stata una cosa bellissima se un monumento come il Castello Sforzesco venisse restaurato con il contributo di Armani. Il mio era solo un auspicio e non certo un ordine o tanto meno una invasione nella sua privacy».

Incidente chiuso? Sembrerebbe di no. Infatti, anche se in un comunicato Della Valle ribadisce che «aver considerato Armani possibile protagonista di un'opera così importante non è certo un'offesa bensì un apprezzamento», poi torna a pungolare lo stilista sulla questione dell' "arzillo vecchietto". «Ribadisco come già detto a suo tempo - spiega Della Valle - che vedere una persona, di circa 80 anni, che gira in inverno con una maglietta a maniche corte, mi fa pensare che debba essere sicuramente arzillo, e non è certo un'offesa.

Forse io sono influenzato dal ricordo di mio nonno, che all'età di Armani, stava in casa davanti al camino con una coperta sulle gambe e un golf di lana spesso un dito». E conclude: «Spero che questa ridicola storia si fermi qui. In Italia oggi ci sono cose molto più serie da affrontare con urgenza. Credo che persone come Armani, me e molti altri imprenditori possano fare tanto, e farlo subito. Diamoci da fare».

E in finale, aggiunge: «Viste le difficoltà che sovrastano il nostro Paese, chi ha le possibilità deve mettersi disposizione della comunità con fatti significativi. Voler polemizzare su un argomento così serio mi sembra una grandissima fesseria e non ne capisco l'utilità. Persone come noi dovrebbero evitare di fomentare altre polemiche in un Paese che ne è già pieno. Non commento altre affermazioni fatte da Armani con leggerezza ed ignoranza degli argomenti».

 

diego della valle vogue fashion night out foto lapresse giorgio armani foto mezzelani gmt LAPO ELKANN FRANCA SOZZANI AFEF JNIFEN GIULIANO PISAPIA LELLA COSTA INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO LA CONDANNA DI BERLUSCONI PELLEGRINAGGIO A PALAZZO GRAZIOLI MAURIZIO LUPI ENRICO LETTA PUGNO CHIUSO BACIO ESCHIMESE PAGLIARO NAGEL Ferruccio de Bortoli Paolo Mieli Scott Jovane e Laura Donnini, amministratore delegato di RCS Libri.formigoni in vacanza NICOLE MINETTI Pier Luigi Loro Piana left Sergio Loro Piana right JLT pasticceria cova storica pasticceria cova

Ultimi Dagoreport

elezioni giorgia meloni

DAGOREPORT – QUANDO SI VOTA? SARÀ ANCHE UNA “FISSAZIONE”, COME HA DETTO OGGI GIORGIA MELONI AI GIORNALISTI, MA ORMAI È CHIARO A TUTTI CHE LE ELEZIONI SI TERRANNO A MAGGIO. SARÀ UN ELECTION DAY, PERCHÉ CON QUESTI CHIARI DI LUNA (CRISI ENERGETICA, ZERO SOLDI) SAREBBE UNO SCHIAFFO NON RAGGRUPPARE LE COMUNALI ALLE POLITICHE – LA DUCETTA SA CHE LA CRISI PUÒ TRASFORMARSI RAPIDAMENTE IN DISORDINE SOCIALE. SPOSTARE IL VOTO DI QUALCHE MESI POTREBBE TRASFORMARE UN QUASI PAREGGIO IN UNA SCONFITTA CERTA (LA STORIA DI RENZI, SALVINI, M5S, INSEGNA: A PASSARE DALL’ALTARE ALLA POLVERE CI VUOLE UN ATTIMO) – PER LA GRAVITÀ DELLA SITUAZIONE, MELONI DOVREBBE INCOLPARE SOPRATTUTTO SE STESSA: INVECE CHE USARE I 200 MILIARDI DEL PNRR A MODINO, PER INVESTIMENTI STRUTTURALI E RIFORME, LI HA BUTTATI NEL CESSO PER MANCETTE ELETTORALI – LA “CONFESSIONE” A FAZZOLARI (“HAI SEMPRE RAGIONE, ERA MEGLIO VOTARE SUBITO”) E QUEI TIMBRI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA CHE SEGNALANO “ELEZIONI IMMINENTI”

ssica serfaty benedetta frucci leonardo maria del vecchio quotidiano nazionale

FLASH! - A "QN" SERVONO PIU' DESKISTI E MENO BELLE PENNE – CHE CI FACEVA L’EX DI LEONARDINO DEL VECCHIO, LA BONISSIMA MODELLA JESSICA SERFATY, CHE HA ACCUSATO "LENNY" DI VIOLENZE (POI RITRATTATE) E DI UNA CAMPAGNA D’ODIO E DISCREDITO ONLINE, ALLA PRESENTAZIONE DEL “QN”, ALLA GNAM DI ROMA? E INFATTI NON C'ERA: L'HANNO VISTA SOLO GLI INCAUTI REDATTORI DEL "QUOTIDIANO NAZIONALE" - NELLA PAGINA DEDICATA ALL'EVENTO, SPUNTA UN LAPSUS FREUDIANO: IN UNA DIDASCALIA, SPUNTA IL NOME DELLA SERFATY, MA NELLA FOTO C'È BENEDETTA FRUCCI, LA GIOVANE ARETINA PORTAVOCE DI MATTEO RENZI (ANCHE LEI DI BELLA PRESENZA) - È SOLO UNO DEI "REFUSI" SULL'EDIZIONE DI OGGI: NELLA DOPPIA PAGINA DEL CARTACEO SULL'EVENTO DI PRESENTAZIONE ALLA GNAM TUTTE LE IMMAGINI ERANO FUORI FUOCO, TRANNE QUELLE CON DEL VECCHIO, ORFEO, MELONI E PIANTEDOSI - UN BEL PROBLEMA DI STAMPA, DOPO DUE MESI DI PREPARAZIONE. EVIDENTEMENTE C'È ANCORA TANTO DA LAVORARE...

trump susie wiles hegseth

DAGOREPORT – TRUMP È IMBALLATO E IMBAMBOLATO MA UN ANIMALE FERITO È ANCORA PIÙ PERICOLOSO. LA SCONFITTA ALLE MIDTERM ALTERA ANCORA DI PIÙ IL DECLINO COGNITIVO DEL TYCOON, E TUTTI, COMPRESO PUTIN, SI CHIEDONO: CHE SI INVENTERÀ QUEL PAZZO SCATENATO? – SOLO, ISOLATO, INCAZZATO, TRUMP È ALLA RICERCA DI UN CAPRONE ESPIATORIO. l’INDIZIATO NUMERO UNO (NONOSTANTE LE SMENTITE), È IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH. A VOLER CACCIARE IL BELLIMBUSTO EX ANCHORMAN DI “FOX NEWS” È SOPRATTUTTO LA CAPA DI GABINETTO DELLA CASA BIANCA, SUSIE WILES. LA NOTIZIA PIÙ CLAMOROSA È CHE È UN REPUBBLICANO, THOMAS MASSIE, A VOLER PRESENTARE L’IMPEACHMENT PER HEGSETH, LA PROSSIMA SETTIMANA ALLA CAMERA…

schlein conte boschi renzi

DAGOREPORT - PER IL CAMPO LARGO C’E’ UNA STRADA TRA…I BOSCHI - AL TEATRO BRANCACCIO, INSIEME A SCHLEIN, CONTE, BONELLI E FRATOIANNI, C'ERA MARIA ELENA BOSCHI - PER NON PERDERE IL 2% DEI VOTI DI ITALIA VIVA SENZA FAR INCAZZARE GLI ELETTORI DEL M5S, SI PROVA A "NASCONDERE" RENZI - BOSCHI E CONTE, CHE SI SONO TROVATI D’ACCORDO SUL “NO” ALLA PATRIMONIALE, SI CONOSCONO DA MOLTI ANNI - DOMANI AL TAVOLO PER IL PROGRAMMA CI SARANNO GLI ALTRI CESPUGLI DI CENTRO - LE TANTO TEMUTE PRIMARIE SI FARANNO DAVVERO? BALLA ANCORA L'IPOTESI FEDERATORE...

renzo ulivieri

DAGOREPORT - AIAC, CHE MALE PER ULIVIERI! NELLA BATTAGLIA MALAGÒ-GALLIANI PER LA GUIDA DELLA FIGC, SCOPPIA UN BUBBONE NELL’ASSOALLENATORI, GUIDATA DA 20 ANNI DALL'85ENNE “COMPAGNO” ULIVIERI: DOPO 20 ANNI DI PUGNO DI FERRO STALINIANO ALL'AIAC, IL "MATUSA" DELLA PANCHINA E' DIVENTATO SPONSOR DEL FORZISTA GALLIANI – IL CASO LOZZI, OPPOSITORE DI ULIVIERI, E IL COMMISSARIAMENTO DEL GRUPPO REGIONALE DEL LAZIO (SCONFESSATO DA UNA SENTENZA DEL TRIBUNALE) PONGONO QUESTIONI DI TRASPARENZA E SULLA GESTIONE DEL DISSENSO INTERNO - COME PUÒ LA FIGC ACCETTARE UNA SIMILE SITUAZIONE?

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...