natalia aspesi vincenzo muccioli

''E' SOLO UN PLAGIATORE IL SANTONE DEI DROGATI'' - 13 NOVEMBRE 1984, COMINCIA A RIMINI IL PROCESSO CONTRO VINCENZO MUCCIOLI, LA CRONACA DI NATALIA ASPESI SU “REPUBBLICA”: “DIVENTA ANGOSCIOSO IL MOMENTO IN CUI IL PRESIDENTE CHIEDE A MUCCIOLI, CHE NON VORREBBE, DI RACCONTARE DI QUEL LEONARDO BARGIOTTI, CHE TROVATO LEGATO DURANTE L'IRRUZIONE DEI CARABINIERI DELL'OTTOBRE DELL'80, FU LIBERATO DALLA POLIZIA E POCO DOPO SI BUTTÒ O CADDE DAL TRENO. ''SÌ, IL LEONARDO ERA OMOSESSUALE, SÌ, SI TRAVESTIVA, SÌ, COME ALTRI TOSSICI SI MASTURBAVA OSSESSIVAMENTE, NO, NON SAPEVO CHE SUA MADRE ERA STATA DICIOTT'ANNI IN MANICOMIO, EPPURE ANCHE LUI AVEVA I SUOI MOMENTI BELLI, POI RICADEVA NELLA SUA DISPERAZIONE, SÌ, DICEVA DI ESSERE UNA MERDA, SI RICOPRIVA DI MERDA...''

Natalia Aspesi per “Repubblica”: articolo 13 novembre 1984

 

Natalia Aspesi in un’immagine degli anni Settanta

Comincia il processo contro Vincenzo Muccioli, il fondatore della celebre comunità di San Patrignano, e tredici suoi collaboratori, e subito si capisce che l' evento sarà molto lungo, molto amaro, molto inquietante. 

 

Il collegio di difesa, composto da sette avvocati, è prestigioso, il pubblico fitto, applaude e manda fiori al principale imputato, subito sgridato dal presidente della Corte Gino Righi: alza più volte la voce il pubblico ministero Roberto Sapio, interviene fremente soprattutto l' avvocato Vittorio Virga; tuona le sue risposte con imperturbabile calma il Muccioli, durante il suo interrogatorio, che è durato tutta la mattinata di ieri e che proseguirà oggi. 

vincenzo muccioli

 

Sembra di capire fin dalla prima, dura giornata, che l' accusa cercherà non solo di screditare fino all' umiliazione Vincenzo Muccioli, che deve rispondere di sequestro di persona, maltrattamenti, abuso della professione medica e della credulità popolare, ma anche di offuscare ciò che fino ad oggi è stato invece riconosciuto quasi da tutti: che San Patrignano è un luogo dove i tossici più disperati vengono accolti, strappati alla droga, restituiti a se stessi, alla possibilità di una vita accettabile, dentro e fuori quella specie di ormai enorme e ricco villaggio perfettamente organizzato che è oggi la comunità. 

 

vincenzo muccioli 2

L' accusa ha a sua disposizione cinquanta testimoni, tra cui ha chiamato anche l' industriale e petroliere Gian Marco Moratti, uno dei più appassionati sostenitori di San Patrignano, ieri presente tra il pubblico: la difesa ne aveva chiesti mille, ne ha ottenuti centottanta. E lungo un dibattimento che durerà, si prevede, oltre tre mesi, ci saranno scontri accesi non solo tra coloro che vedono in Muccioli il loro salvatore e quelli che hanno raccontato di sequestri e incatenamenti, ma anche tra quelli che, nel disastro del contagio della droga in Italia, vedono, e sono la maggior parte, nella comunità un luogo di recupero e di salvezza e chi, invece, la considera un posto dalle incontrollabili terapie e dai risultati insicuri. 

vincenzo muccioli

 

Come sempre, gli inizi del processo sono tortuosi e anche disordinati. La difesa riesce solo in parte ad attenuare, con una eccezione, due capi d' accusa che appaiono comunque singolari. Secondo essi il Muccioli, nel 1978, usava presentarsi come medium di una "non meglio definita entità" e che a nome di questa entità chiedeva "di beneficiare persone bisognose", di stabilire la fede del gruppo sulla "collina benedetta" (la tenuta di San Patrignano era di proprietà di Muccioli prima che venisse donata alla comunità). 

vincenzo muccioli paolo villaggio 2

 

Sempre secondo queste accuse anteriori alla formazione della cooperativa, Vincenzo si sarebbe procurato delle stigmate con un trincetto e avrebbe "lanciato anatemi contro chi abbandonava la comunità" e avrebbe "abusato della credulità popolare con turbamento dell' ordine pubblico" perchè per seguirlo nel suo progetto, un uomo abbandonò moglie e figli e una donna abbandonò il marito. 

 

Il fondatore di San Patrignano avrà fatto anche il medium, di sicuro ha una serena capacità di convinzione, una pacata certezza delle sue scelte: racconta alla Corte di come è nata la sua volontà di dedicarsi ai tossicodipendenti rinunciando completamente sia alla sua vita privata che a tutto ciò che possedeva. 

 

VINCENZO MUCCIOLI

Spiega come è nata la cooperativa e come essa si autofinanzi con le sue trentasei attività, pareggiando il lieve deficit di ogni iniziativa (dall' allevamento dei cavalli ai laboratori di pellicceria, dalle vigne alle stalle per mucche e suini) con un "fondo di liberalità" che, come nota il presidente della Corte, nell' 83 era di tre miliardi. 

 

vincenzo muccioli moratti

E qui non si capisce se si voglia sapere da Muccioli se i finanziamenti per gli investimenti vengano dati alla comunità da privati cittadini come Moratti, o in qualche modo siano i parenti dei ragazzi a contribuire: tanto che si favoleggia di una cassa di mele che una madre avrebbe cercato, invano, di donare. 

 

Si insinua anche che l' uomo si sia impossessato di un cavallo, prestito di una contessa che teneva molto a un giovane drogato e che sarebbe stato poi usato come fecondatore: "Ma se non aveva neanche le palle?" dice con chiarezza Muccioli, assicurando poi che quel giovane, che lo accusa di averlo tenuto legato, lui non lo accolse mai nella comunità, se non per una notte, "perchè era uno che aveva l' abitudine di mangiare forchette e cucchiai e di tagliarsi tutto il corpo". 

ANDREA MUCCIOLI

 

E' molto triste che episodi di desolazione umana terribile si prestino a questa non edificante guerra giuridica; come diventa angoscioso il momento in cui il presidente chiede a Muccioli, che non vorrebbe, di raccontare di quel Leonardo Bargiotti, che trovato legato durante l' irruzione dei carabinieri dell' ottobre dell' 80, fu liberato dalla polizia e poco dopo si buttò o cadde dal treno. 

 

Sì, il Leonardo era omosessuale, sì, si travestiva, sì, come altri tossici si masturbava ossessivamente, no, non sapevo che sua madre era stata diciott' anni in manicomio, eppure anche lui aveva i suoi momenti belli, poi ricadeva nella sua disperazione, sì, diceva di essere una merda, si ricopriva di merda. 

 

vincenzo muccioli

Il nodo drammatico attorno a cui ruota tutta la prima sgradevole mattinata del processo, è quello, ovviamente, del sequestro di persona: quando, almeno nei confusi inizi della comunità, i ragazzi che tentavano di scappare venivano ripresi e talvolta incatenati dentro luoghi che l' imputazione definisce "malsani" e sottoposti a una "sorveglianza disumana e umiliante con mortificazione della personalità". 

 

uno dei ragazzi incatenati a san patrignano

"Noi a San Patrignano non sequestriamo nessuno", spiega Muccioli. Arriva allora il corpo del reato, con colpo di scena da film gotico: rumorose e certo deprimenti catene, e una serie di foto di antri miserandi, dove i carabinieri trovano rinchiusi cinque o sei ospiti della comunità. "Era un momento particolare, non un metodo nè una terapia. Quando i ragazzi arrivavano, allora agli inizi, e non avevamo locali ed eravamo in pochi, io gli spiegavo che sarebbe venuto un momento in cui, dopo la disintossicazione, sarebbero stati peggio, avrebbero voluto andarsene. Per restare dovevano subito accettare il fatto che io gli avrei impedito di andarsene se no era tutto inutile, già tante volte avevano provato a smettere e ci erano sempre ricaduti fino all' annientamento". 

condanna vincenzo muccioli

 

E quando i ragazzi le revocavano il consenso e volevano andarsene?, chiede il presidente. "Io non li ascoltavo perchè per la loro salvezza li ritenevo in stato di necessità". E lei non sa che esiste l' articolo 32 della Costituzione che impedisce di violare la personalità umana, e persino la legge manicomiale del 1904 limita i mezzi di coercizione? "Io sono ignorante e queste cose non le so: ho sempre agito nell' assoluta certezza e con il consenso preventivo dei ragazzi, chè solo così potevo aiutarli nel momento di vera difficoltà". 

sanpa luci e tenebre di san patrignano

 

Vincenzo Muccioli e i suoi assistenti sono subito tornati a San Patrignano "dove devono nascere i puledri e dove io devo stare attento a tutto e dove tutti hanno bisogno di me. Invece questo processo mi tiene lontano dai miei 540 ragazzi, soprattutto dagli ultimi arrivati, casi difficili con cui dovrei passare intere giornate a parlare. Ormai siamo arrivati all' assurdo che i tribunali di varie città mi mandano qui dei ragazzi ammanettati e scortati dai carabinieri senza neanche avvertirmi: e me li scaricano lì, in affidamento, agli arresti domiciliari. Ne sono arrivati quattro negli ultimi tre giorni. Ma come faccio ad occuparmi di loro?". 

sanpa luci e tenebre di san patrignano 2

 

La tragedia profonda della droga si misura in tutta la sua ossessiva distruttività proprio in questo processo: in cui sentir parlare di ragazzi incatenati e reclusi non riesce più a sembrare un sopruso inaccettabile, ma forse una strada, una necessità, addirittura una speranza, oltre ogni giusta convinzione umanitaria, per riavere delle giovani vite che riescano a spezzare le catene della droga.

comunita san patrignanosan patrignano san patrignano 2san patrignano 1sanpa luci e tenebre di san patrignano

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