airbus hacker

LA GUERRA FREDDA DEI CIELI - NELL’ULTIMO ANNO IL COLOSSO EUROPEO AIRBUS HA SUBITO QUATTRO ATTACCHI HACKER, RIVOLTI AI FORNITORI, E C’È IL FORTE SOSPETTO CHE DIETRO CI SIANO I CINESI, CHE VOGLIONO “ESFILTRARE” TECNOLOGIA E KNOW-HOW AI CAMPIONI OCCIDENTALI - LA SPIA RUSSA A NAPOLI E L’ESPOSIZIONE DEL SETTORE AEROSPAZIALE

 

 

Stefano Pioppi per www.formiche.net

 

airbus flotta

L’aerospazio è al centro della nuova guerra delle spie, tradizionali e cibernetiche. Nell’ultimo anno, il colosso franco-tedesco dell’aviazione Airbus ha subìto quattro grandi attacchi hacker rivolti ai propri fornitori. Lo ha rivelato oggi l’agenzia di stampa transalpina Afp, citando fonti di sicurezza interne che stanno seguendo il caso e che attribuirebbero la responsabilità della aggressioni informatiche alla Cina.

 

la cina e gli hacker 1

L’ATTACCO DI GENNAIO

I riflettori su corpose attività di spionaggio ai danni del gruppo si erano accesi già a gennaio, quando Airbus rendeva noto “un incidente informatico ai danni dei sistemi della divisione Commercial business aircraft che ha portato all’accesso non autorizzato ai dati”, per lo più relativi ai dipendenti europei. Allora, il costruttore aveva altresì comunicato di aver intrapreso “azioni immediate per rafforzare le misure di sicurezza e per mitigare l’impatto potenziale dell’incidente”. Ora, con le rilevazioni di Afp, l’attacco sembra assumere caratteri ben più gravi di quelli immaginati.

 

COSA È SUCCESSO

airbus

In particolare, nel mirino degli aggressori sono finiti il costruttore britannico di motori Rolls-Royce, l’azienda di consulenza tecnologica francese Expleo, e altri due fornitori d’oltralpe. Eppure, secondo BoostAerospace (la piattaforma cloud per il controllo della filiera produttiva creata nel 2009 dai big dell’aerospazio francese, Airbus, Thales, Dassault e Safran) l’obiettivo era la “compromissione dei sistemi di Airbus”. L’esperto Romain Bottan di BoostAerospace ha spiegato: “Le aziende più grandi sono molto ben protette, è difficile hackerarle; sono le aziende più piccole a essere quindi un bersaglio migliore”.

la cina e gli hacker 2

 

LA SPIA RUSSA…

L’attacco orchestrato ai danni di Airbus sarebbe tra i maggiori degli ultimi anni rivolti a una grande azienda aerospaziale, seppure il trend dello spionaggio industriale appaia da tempo in forte crescita, e non solo con le nuove tecnologie informatiche. La Francia si sta rafforzando, mentre a inizio settembre, l’attenzione si concentrò su Napoli, quando Aleksandr Korshunov, alto dirigente della Odk, società statale russa che realizza motori, fu arrestato su richiesta degli Stati Uniti con l’accusa di “spionaggio economico”. Nel dettaglio, secondo l’accusa, l’uomo sarebbe stato protagonista di un’illegale appropriazione di documenti della General Electric e di informazioni protette da proprietà intellettuale in modo da utilizzarli per il programma russo Pd-14 per lo sviluppo di un motore per i nuovi aerei civili Ms-21.

 

aleksandr korshunov 1

…E L’INTELLIGENCE SEMPRE PIU’ ECONOMICA

Secondo chi segue il dossier, il suo arresto sul suolo italiano non sarebbe stato casuale, considerando anche la presenza a Pomigliano d’Arco, alle porte di Napoli, della Avio Aero, business di GE Aviation. Ma d’altronde i campanelli d’allarme su un’intelligence sempre più economica suonano da tempo nel nostro Paese.

 

airbus 2

Nella sua più recente relazione annuale al Parlamento, il Dis (organismo di coordinamento dell’intelligence nazionale) descriveva la necessità di una costante difesa da operazioni di intelligence economica sempre più sofisticate, che spesso (ma non sempre) passano dall’utilizzo del dominio cyber. Il Dipartimento, guidato dal prefetto Gennaro Vecchione, spiegava di aver monitorato “iniziative tese ad esfiltrare tecnologia e know-how o a conquistare nicchie di mercato pregiate, come pure una persistente esposizione delle imprese italiane a iniziative di spionaggio industriale”. In tal senso, come dimostra anche il nuovo caso Airbus, a essere più esposte sono le piccole e medie imprese – sostrato produttivo del nostro Paese – spesso prive di capacità di investire opportunamente in sicurezza, e dunque preda preferita di malevoli attaccanti in cerca di preziose proprietà intellettuali.

airbus beluga

 

TRA CINA E RUSSIA

Su tutto questo, da diverso tempo, giungono importanti allarmi giungono anche dall’alleato d’oltre-oceano. Gli Stati Uniti denunciano infatti da anni i comportamenti aggressivi nel campo dell’intelligence economico-finanziaria da parte dei due competitor, Russia e Cina. Il caso Korshunov ha riportato attenzione mediatica su un confronto in realtà mai sopito.

la cina e gli hacker

 

Anche negli anni del riavvicinamento con Mosca, Washington ha continuato a ritenere la Russia uno dei Paesi più aggressivi da questo punto di vista, tanto per le pratiche “tradizionali”, quanto per le nuove metodologie informatiche. Per quanto riguarda Pechino, le preoccupazioni riguardano sia l’assertività cibernetica, sia il supporto che le ambizioni cinese troverebbero nei grandi attori delle telecomunicazioni. Non è un caso che Washington si opponga con determinazione all’implementazione, negli Usa e nei Paesi alleati, della tecnologia di Huawei e Zte per le nuove reti 5G.

airbus a350 900 singapore airlines 1

 

UN SETTORE ESPOSTO

aleksandr korshunovTOM ENDERS CEO AIRBUS

Ciò vale in particolar modo per il settore aerospaziale, nicchia d’eccellenza tecnologica in tanti Paesi occidentali (e dunque ghiotto obiettivo per chi cerca di rincorrere) e comparto che spesso vanta una connessione diretta con i programmi militari. Già lo scorso anno, gli Stati Uniti mettevano in guardia sull’attività di spionaggio di Pechino nei confronti delle aziende specializzate nella motoristica, vista la dipendenza cinese dalla Russia in questo particolare campo. Il dipartimento di Giustizia rendeva noti a novembre tre casi di “tentativi cinesi di ottenere l’accesso ai segreti aerospaziali e della difesa”, invitando le aziende a una particolare accortezza. Allora, all’Airshow di Zhuhai, il più importante evento aerospaziale in Cina, le imprese occidentali si presentarono con “misure di sicurezza rafforzate”.

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