sisma terremoto amatrice

AMATRICE PER NOI - ''QUELL'ABBRACCIO NELLA NOTTE MENTRE IL NOSTRO BORGO SI SBRICIOLAVA'': IL RICORDO DELLA NOTTE DEL TERREMOTO E DI QUEL CHE ERA LA CITTADINA DA PARTE DELLA COPPIA CECCARELLI-POLIDORI, GIORNALISTI DI ''REPUBBLICA''

Filippo Ceccarelli ed Elena Polidori per “La Repubblica”

 

Amatrice era un posto bellissimo, Amatrice, e continuerà ad esserlo se la natura, gli Dei e soprattutto gli uomini se ne faranno carico. Sono pensieri che si fanno dopo.

 

Amatrice sul momento, alle 3 e quel che era, stretti durante la scossa in un abbraccio che poteva essere l' ultimo, la paura si confonde con l' amore, e la storia e la geografia lasciano il tempo che trovano. Ma poi questo tempo arriva.

quel che resta di amatricequel che resta di amatrice

 

Sono secoli che Amatrix fidelis se la vede con i terremoti, una dannazione - color viola nella mappa sismica d' Italia - pari solo allo splendore amichevole delle sue montagne che d' estate, prima dell' imbrunire, si fanno rosa.

 

Le cime qui intorno sono alte e verdissime per via delle sorgenti copiose, nei boschi abbondano i funghi, anche due gettate di porcini l' anno, è tornato il capriolo, qualcuno avvista aquile, qualcun altro lupi, specie in inverno, i più lamentano la presenza dei cinghiali.

 

C' è un Parco, del Gran Sasso e dei Monti della Laga, e i giganteschi suini si sono fatti furbi e vi rientrano dribblando i cacciatori.

 

lib28 elena polidori filippo ceccarelli ezio maurolib28 elena polidori filippo ceccarelli ezio mauro

La Città dell' Amatrice, stemma medioevale come mille altri in Italia, gioiello della Conca ai piedi dei Monti della Laga, quel lembo di Lazio ex borbonico che confina con l' Umbria, l' Abruzzo e le Marche.

 

La tragedia di oggi non consente di dimenticare che questi luoghi costituiscono il centro e l' orgoglio di una gastronomia conosciuta a livello internazionale (dopo la pizza, gli spaghetti sono il piatto italiano più noto nel mondo). Rossi di pomodoro e guanciale e bianchi nella variante "gricia". Come ovvio, ci si i divide da sempre sui due generi. La ricetta originale è una specie di controverso e geloso mistero di gastrosofia.

 

amatrice oggiamatrice oggi

Dopodomani era previsto il cinquantenario della Sagra, in versione colossal. La tristezza, ma anche la speranza, è che le attrezzature serviranno a sfamare una popolazione come non mai piegata dal dolore. A tavola non si invecchia mai e il lutto non si addice tanto ad Amatrice ma stavolta il sisma ha squartato ristoranti e cucine, rovesciato frigoriferi, aperto voragini sotto dispense, infranto migliaia di bottiglie di vino. C' erano due belle, bellissime chiese. Ne resta qualche parvenza.

 

Poco più in là, hanno allineato i cadaveri dove nei giorni lieti della villeggiatura si andava a passeggiare o per un aperitivo.

 

Neanche la retorica si adatta troppo bene a un luogo di rustica spensieratezza. La gloria di Amatrice e delle sue tantissime frazioni, ora in riva al Lago Scandarello ora appollaiate sui poggi ora rasenti la via Salaria, è difficile da riconoscere perché senza pretese. Qui si vive di cose semplici.

 

filippo ceccarellifilippo ceccarelli

È la storia di un centro di pastorizia, le greggi portate cento e più anni orsono a svernare nell' Agro romano, su prati e terreni suburbani poi divenuti di colpo preziosi perché edificabili nella città eterna che si faceva metropoli. Molti di quei pastori erranti, i più fortunati, si fecero ricchi, ricchissimi. Fondarono banche e prestigiose aziende, finanziarono squadre di calcio, dispensarono consigli ai più sagaci governanti democristiani.

 

Alcuni pastori ancora oggi gareggiano in poesia con versi improvvisati e cornamuse, una specie di rap arcaico. Il ballo locale è un antichissimo, scatenato saltarello, mentre l' organetto suona, il busto rimane fermo ma i piedi impazziscono, vorticando in mille piroette.

 

Ma la maggior parte degli amatriciani inurbati - sono meno di 140 chilometri da Roma - cominciarono come camerieri, poi si fecero chef, quindi proprietari di grandi ristoranti. D' estate, nelle frazioni, non c' è cuoco che non faccia onore al suo mestiere per amici e paesani. Popolazione tanto astuta quanto laboriosa. Montanari però anche abili commercianti. Artisti della battuta scettica, o del sottile sfottò.

 

Arrivata nel cuore della notte, la morte rischia di oscurare tutto questo - e il ricordo di quegli attimi è ancora peggio. Amici uccisi.

 

Famiglie distrutte. Figure la cui scomparsa suscita un senso di sconvolgente incredulità.

sopravvissuti ad amatricesopravvissuti ad amatrice

 

La catastrofe sarebbe stata ben peggiore se avesse ceduto la gigantesca diga che contiene le acque del lago, mai come questa estate così pieno. La frana avrebbe sommerso l' intera valle del Tronto, uno tsunami che nessuno avrebbe potuto qualificare con la più vieta e abusata espressione: all' amatriciana.

 

Sarò l' ora di finirla con questa etichetta squalificante, mezzo salottiera e mezza televisiva. Ad Amatrice con dignità si seguitano a contare i morti. Le urla dei sopravvissuti nel silenzio della notte, il pianto e il terrore dei bambini, varranno pure ad imporre un rispetto, altrimenti negato.

 

Si facevano delle bellissime gite, sul Pizzo di Sevo come sul Monte Gorzano, sulle piste del Tracciolino di Annibale dove la leggenda vuole sia passato il condottiero cartaginese.

i soccorsi  ad amatricei soccorsi ad amatrice

 

Si raggiungevano i prati di Cardito, alla ricerca di straordinaria ricotta. A due passi, la ricca Norcia e Cascia con la sua spiritualità, la Rocca di Arquata, Ascoli Piceno con la piazza del Popolo, la più elegante d' Italia. Ci si spingeva con emozionata partecipazione fino all' Aquila, la città ferita, ora gemellata nella tragedia.

 

I verbi all' imperfetto dicono che questo sogno di allegra e solare dimensione rischia di trasformarsi in un incubo di porte schiavardate, tegole come proiettili, solai divelti come fossero di cartapesta, tubature che esplodono, librerie che catapultano volumi per ogni dove, voragini nei luoghi più intimi, antiche pietre di fiume che rotolano su corpi inermi.

 

amatriceamatrice

Resta perciò la fatica di pensare al futuro senza nemmeno la certezza di trattenere le lacrime e una fitta al cuore. Amatrice è adesso quella che si vede nelle gallery dei siti e in tv. Montagne di detriti ne storcono perfino il ricordo, ma in certi casi, pensando agli sforzi, alla fatica di tanti uomini e donne di buona volontà, più che sensata, la speranza è obbligatoria.

 

I governanti, per loro natura e mestiere, promettono. Ma il tempo - vedi la commissione sull' Irpinia e poi le intercettazioni e i magheggi dell' Aquila - è un giudice infallibile e anche piuttosto severo.

 

chiesa di amatrice   chiesa di amatrice

Questo articolo a quattro mani, un po' espediente terapeutico e molto tributo coniugale ad un luogo del cuore, tutto voleva essere fuorché severo. Dalla stanza da letto, a poterci ritornare, si vede ancora un mare di alberi verdi illuminati dal sole, piegati dal vento, immersi nella nebbia, o staffilati dalla pioggia. Una visione ancora più forte di quei muri ondeggianti, di quelle cerniere che saltavano, della grande minaccia del 24 agosto 2016.

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