tregua guerra ucraina vladimir putin zelensky donald trump

QUATTRO ANNI DI GUERRA VISTI DA KIEV E MOSCA – GLI UCRAINI SANNO DI ESSERE SOLI (GLI USA SI SONO CHIAMATI FUORI E L’UE NON DÀ ABBASTANZA) MA CONTINUANO A RESISTERE: L’ANNIVERSARIO DI OGGI? È UN QUALSIASI ALTRO GIORNO DI GUERRA – GLI AMERICANI HANNO DELUSO ZELENSKY, MA NON HANNO CONVINTO DEL TUTTO PUTIN: TRUMP È BEN DISPOSTO VERSO “MAD VLAD”, MA WASHINGTON, NONOSTANTE TUTTO, NON HA ANCORA COSTRETTO KIEV A CAPITOLARE…

IL 24 FEBBRAIO A KYIV SEMBRA UN GIORNO DI GUERRA COME ALTRI

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”

 

vladimir putin volodymyr zelensky

Il 24 febbraio è un qualsiasi giorno di guerra, ma affollato di leader stranieri. Ricordare l’inizio dell’aggressione russa non è un’attività che gli ucraini svolgono volentieri, nella capitale la differenza dagli altri giorni si percepisce per l’arrivo di tante delegazioni straniere, tutte insieme.

 

Per Piazza Indipendenza in cui si fanno largo fra i giornalisti, i cittadini che vanno a omaggiare i soldati morti, i cui volti spuntano fra le bandiere, le candele, le preghiere. Per il consueto interrogativo: i russi amano gli anniversari, faranno qualcosa in particolare per ricordare l’inizio della loro “operazione militare speciale”?

 

missili su kiev

Per ciascuno però il 24 febbraio è il giorno in cui si conta. Si conta quanti giorni sono trascorsi dall’inizio dell’invasione, millecentosessantadue giorni. Si contano i chilometri di fronte. Si contano i morti. 

 

[…] Ogni ucraino ha riadattato la sua vita, è difficile incontrare qualcuno […] che non abbia iniziato a fare qualcosa per il suo paese, per la resistenza, per aiutare altri cittadini.  Oggi il capo dell’Ufficio della presidenza, Kirilo Budanov, ha annunciato che ci sarà presto un altro incontro con i russi.

 

In Ucraina si fatica a chiamarli negoziati. Sono colloqui, confronti, non c’è molto da negoziare. I russi rimangono fermi sulle loro pretese territoriali, gli ucraini non possono capitolare. Gli ucraini lavorano per un incontro fra il loro presidente Volodymyr Zelensky e il capo del Cremlino, Vladimir Putin, i russi invece continuano a dire che i due possono vedersi soltanto a Mosca, e la proposta equivale a un “no”.

 

vladimir putin e donald trump - meme by 50 sfumature di cattiveria

Lo scorso anno, molti pensavano davvero che l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca avrebbe portato a una svolta. L’illusione è durata poco, […] gli ucraini […] sono sempre più convinti che dovranno farcela da soli. Questa consapevolezza assume a volte i tratti della fierezza a volte della solitudine.  

 

“Ogni 24 febbraio spero soltanto che non ce ne siano altri di guerra. Lo spero, non vuol dire che ci credo”, dice un ragazzo con un mazzo di fiori in mano. Procede zoppicando per deporlo fra le bandiere a Piazza Indipendenza.

 

PUTIN, L’ILLUSIONE DELLA GRANDE VITTORIA

Estratto dell’articolo di Paolo Valentino per il "Corriere della Sera"

 

Un recente sondaggio del Vciom, un istituto filogovernativo, ha posto ai russi la seguente domanda: «Siete d’accordo con l’affermazione: “Mi sento responsabile per il mio Paese e sono pronto a risparmiare e limitare i miei bisogni per la causa della sua difesa”?» Il 69% degli intervistati ha risposto di sì.

 

missili su kiev 4

[…] Lo dice dal 2012, il capo del Cremlino, che la chance di una nazione di primeggiare e rimanere indipendente non si misura dal suo potenziale economico, ma dalla sua Passionarnost , la capacità di un popolo di soffrire teorizzata dal filosofo Lev Gumiliev, il figlio di Anna Achmatova perseguitato da Stalin, che lo tenne per 14 anni in un gulag siberiano.

 

Millequattrocento sessanta giorni dopo aver scatenato l’invasione, Putin non ha ancora ottenuto la vittoria che cercava e in cui si fondevano molte cose: la terra del russkij mir , il mondo russo che relativizza i confini; la «denazificazione» e la «demilitarizzazione» di un Paese del quale nega perfino il diritto di esistere; ma soprattutto il rispetto, la dimostrazione della ritrovata grandezza imperiale della «Russia eterna» di fronte a un Occidente aggressivo e decadente.

 

invasione russa in ucraina 4

[…]  Avevano sbagliato tutto, gli scherani del Fsb, erede del Kgb, che gli avevano promesso una vittoria facile, rapida e gloriosa. La fiera resistenza degli ucraini, sostenuta dalla mobilitazione occidentale, ha invece costretto le armate putiniane a una guerra di attrito, imponendo al Cremlino perdite umane immense e concedendogli solo limitati vantaggi territoriali sia pure al costo di una distruzione senza fine.

 

[..] Eppure, un anno fa, Putin si era illuso di poter vincere la scommessa. L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca gli aveva fatto balenare la possibilità di una capitolazione ucraina mascherata da accordo di pace, in grado di risolvere quelle che lui chiama «le cause profonde del conflitto», cioè la rinuncia di Kiev a ogni sovranità e la sua subordinazione alla Russia.

zelensky putin

 

[…]  Ma in dodici mesi, passata l’euforia del tappeto rosso al summit di Anchorage, Putin è rimasto con un pugno di mosche in mano. Nessuna normalizzazione dei rapporti bilaterali con Washington; umiliazioni geopolitiche in serie da Trump che ha bombardato l’Iran, catturato Maduro in Venezuela, aumentato la pressione su Cuba, alleati che Putin non può più sostenere.

 

[…] E in fondo neppure in Ucraina lo zar ha avuto quel che voleva da Trump, il quale ha dovuto prendere atto dei no di Zelensky e delle pressioni degli europei, che prima hanno imposto una modifica alla versione originale del piano di pace (dettata da Mosca) e poi hanno lanciato il prestito da 90 miliardi a Kiev, per sostituire gli aiuti Usa e consentire all’Ucraina di continuare a lottare.

 

[…]  La domanda del sondaggio Vciom tradisce però un’altra preoccupazione dello zar, che inizia a fare i conti con il costo economico del conflitto. Ha militarizzato l’apparato produttivo e fin qui in qualche modo ha funzionato. Ma ora emergono i primi scricchiolii, mentre anche grazie alle sanzioni, gas e petrolio non assicurano più introiti a sufficienza: aumento dell’Iva al 22%, tagli alla spesa sociale, inflazione del 20% sui prezzi di beni alimentari come pane, carne, pesce congelato.

 

putin trump

La crescita è finita, la stagflazione è dietro l’angolo. Segnali d’allarme che non possono essere ignorati, così come la difficoltà di mantenere l’infernale ritmo di 30-40 mila nuovi reclutati al mese da inviare al macello.

 

È il momento quindi della Passionarnost, ultima dea dell’universo putiniano.

Il che però ci dice anche che lo zar rimane prigioniero della sua logica di guerra, votato alla ricerca esistenziale di una vittoria che sola può soddisfarne le ambizioni imperiali. Non vuole e non può permettersi la pace, Vladimir Vladimirovic. E allora lancia fiamme e bombe sul campo avversario, mentre anche il suo comincia a bruciare. Si tratta di capire quale dei due brucerà più in fretta.

carro armato russo 2 soldati ucraini a kiev 2soldati ucraini a kiev 1edifici in fiamme a kievmissili su kiev 3ponti fatti saltare in ariaguerra in ucraina 1convoglio russo distrutto dalle forze ucraine 2soldati ucraini a kiev 6soldati ucraini a kiev 5UCRAINA - LA FUGA DA KIEV DOPO L INVASIONE RUSSA

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