domenico patrizia mercolino napoli monaldi

A UCCIDERE IL PICCOLO DOMENICO, IL BAMBINO DI DUE ANNI E MEZZO A CUI È STATO TRAPIANTATO UN CUORE “BRUCIATO”, SONO STATE APPROSSIMAZIONE, ARROGANZA E INCOMPETENZA –  I PROBLEMI SONO INIZIATI GIÀ IN FASE DI ESPIANTO: CI SAREBBE STATO UN “DRENAGGIO INSUFFICIENTE DURANTE LA FASE DI PERFUSIONE, CON CONSEGUENTE MASSIVA CONGESTIONE DI FEGATO E CUORE” – LA RICOSTRUZIONE DELL’INCREDIBILE CATENA DI ERRORI: IL BOX PER IL TRASPORTO DI VECCHIA GENERAZIONE E IL GHIACCIO SECCO, CHE HA BRUCIATO IRRIMEDIABILMENTE L’ORGANO, SENZA CHE NESSUN MEDICO SE NE ACCORGESSE...

I MEDICI INDAGATI PER OMICIDIO COLPOSO: "DANNI AL CUORE GIÀ IN FASE DI ESPIANTO"

Estratto dell’articolo di Manuela Galletta per “La Stampa”

 

DOMENICO - IL BAMBINO DI DUE ANNI A CUI E' STATO TRAPIANTATO UN CUORE BRUCIATO

Adesso si procede per omicidio colposo e si guarda con decisione a Bolzano, da dove nuove ombre si allungano sulla morte del piccolo Domenico. Il pubblico ministero Giuseppe Tittafiore [...] ha disposto l'autopsia sul corpo del piccolo e ha formalmente aggravato in omicidio colposo l'ipotesi di reato inizialmente contestata a sei sanitari dell'ospedale Monaldi di Napoli (tra medici e paramedici).

 

A loro sono arrivati gli avvisi di garanzia e i loro cellulari sono stati sequestrati. Ma potrebbero essere iscritti anche altri sanitari che avrebbero operato, o sarebbero stati presenti, nella sala operatoria dell'ospedale San Maurizio di Bolzano dove si è verificata la prima di una sequenza di criticità che non ha lasciato scampo a Domenico.

 

Lì il team Monaldi composto da una cardiochirurga e da un assistente ha proceduto all'espianto del cuore dal corpo di un bambino di quattro anni morto in una piscina comunale in provincia di Bolzano. E lì si è consumato certamente il pasticcio del ghiaccio: nel frigo isotermico - peraltro mancante del termostato perché non di ultima generazione - utilizzato per il trasporto dell'organo, qualcuno a Bolzano ha aggiunto ghiaccio secco, anziché quello tradizionale, che durante il trasporto ha congelato l'intero contenuto del contenitore, cuore incluso.

 

il piccolo tommaso con la madre patrizia

A versare il ghiaccio nel frigo [...] sarebbe stato personale di sala presente, quindi estraneo al team napoletano che aveva l'esclusiva competenza di ogni fase dell'intervento. Ma se questo aspetto appare di più agevole verifica, quanto emerso nelle ultime ore è ancora più delicato e angosciante.

 

Il team di Napoli avrebbe avuto problemi anche nella fase dell'espianto del cuore: da una relazione firmata da Michael Mayr, direttore del Dipartimento delle Salute della Provincia autonoma, emerge che ci sarebbe stato un «drenaggio insufficiente durante la fase di perfusione, con conseguente massiva congestione di fegato e cuore, che ha richiesto un intervento correttivo emergente da parte del team di Innsbruck».

 

ospedale monaldi di napoli

Il team era presente perché incaricato dell'espianto di altri organi (fegato, reni e polmoni) destinati a pazienti di altre parti d'Italia.

 

[...]

 Bisognerà chiarire se il cardiochirurgo Guido Oppido sia stato troppo precipitoso nelle fasi dell'operazione: secondo alcuni esperti, il cardiochirurgo avrebbe dovuto aspettare l'arrivo dell'organo, controllarne lo stato e dunque procedere alla rimozione del cuore del ricevente e impiantare quello donato.

 

GUIDO OPPIDO

Seguendo questa prassi, ci sarebbe stato il tempo di accorgersi che nella box c'era «un blocco di ghiaccio». Gli avvocati di Oppido, i legali Alfredo Sorge e Alfredo Manes, si dicono invece «convinti sin d'ora, in ogni caso, che il nostro assistito abbia fatto tutto ciò che era professionalmente doveroso, e tutto quanto era umanamente possibile, per salvare la vita del piccolo Domenico, peraltro lottando contro il tempo e contro i minuti».

 [...]

«COSÌ HANNO BRUCIATO IL CUORE PER DOMENICO»: MINUTO PER MINUTO, L'INCREDIBILE CATENA DI ERRORI (E QUELLE DUE ORE FATALI)

Estratto dell’articolo di Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”

 

Anna Iervolino - DIRETTORE GENERALE OSPEDALE MONALDI

Accade tutto in due ore. L’errore fatale che non lascerà alcuna speranza al piccolo Domenico viene commesso tra le 9 e le 11 del 23 dicembre all’ospedale San Maurizio di Bolzano.  È proprio nella struttura pubblica altoatesina, in quelle due ore, che il cuore nuovo destinato al bimbo napoletano di 2 anni affetto da una grave cardiomiopatia dilatativa, viene trasformato in un’arma che alla fine lo ucciderà.

 

[...]

 

22 dicembre

L’alert del box

Sono circa le 9 di sera del 22 dicembre quando Domenico viene ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli. È in lista per un trapianto e da Bolzano è arrivata la notizia di un cuore disponibile e compatibile. Vengono allertati i sanitari che dovranno occuparsi della missione e preallertati quelli che dovranno effettuare l’intervento.

 

MARIA DE FEO - MEDICO OSPEDALE MONALDI NAPOLI

Come sempre accade in questi casi si scelgono le apparecchiature idonee. Ed ecco la prima anomalia evidenziata dagli ispettori. Si decide di utilizzare un box isotermico che non è vietato, ma certamente non ha una tecnologia avanzata.

 

Il cuore da trapiantare deve essere conservato a temperatura costante di 4 gradi ma il contenitore non è dotato del dispositivo che emette l’alert in caso di variazione. È una mancanza grave, soprattutto perché al Monaldi ci sono tre box Paragonix con dispositivo di controllo della temperatura interna ed esterna. La giustificazione fornita agli ispettori dall’equipe che si è occupata del prelevamento e trasporto appare disarmante: «Non lo sapevamo».

 

[...]

 

il piccolo tommaso con la madre patrizia

E incredibile appare anche quanto dichiarato sulle fasi preparative della missione e su quanto accade una volta giunti a Bolzano. Il ghiaccio inserito nel box - questo hanno verificato gli ispettori - non è in quantità sufficiente a garantire «piena autonomia». [...] Ma di questo nessuno si accorge, nonostante la procedura preveda la massima rigidità in ogni fase.

 

23 dicembre

L’integrazione

Alle 4,30 del 23 dicembre la dottoressa Gabriella Farina e il dottor Vincenzo Pagano partono da Capodichino con destinazione Bolzano. Ma quando arrivano al San Maurizio per prelevare il cuore si accorgono che il ghiaccio rimasto nel box non basta a custodire l’organo e dunque è necessario chiedere ai colleghi altoatesini di aggiungerne una quantità sufficiente alla conservazione fino al ritorno al Monaldi.

 

patrizia mercolino la mamma del bimbo a cui e stato trapiantato il cuore bruciato

Eccole le due ore in cui il disastro si compie. Dichiara la dottoressa Farina agli ispettori: «Dopo aver messo l’organo in tre sacchetti e nel secchiello per il trasporto ci siamo accorti che il ghiaccio non era sufficiente e abbiamo chiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio mancante fino alla copertura completa del contenitore con il cuore espiantato». Il dottor Pagano conferma: «Uno dei membri di sala operatoria ha provveduto a versare nel contenitore, da un altro recipiente, ciò che sembrava del normale ghiaccio tritato mentre eravamo ancora bardati sterilmente».

 

[...]

 

È il momento in cui si compie il disastro. Il ghiaccio utilizzato non è «di acqua» ma «secco». Tra i sanitari presenti nessuno se ne accorge, nonostante le caratteristiche siano molto diverse. Sono le 11,30, il box viene chiuso e i medici napoletani ripartono. Comunicano ai colleghi di aver prelevato l’organo, al Monaldi l’equipe guidata dal professor Guido Oppido si prepara ad effettuare l’intervento. Verso le 14 Domenico viene portato in sala operatoria. Appena arriverà il nuovo cuore, il suo - gravemente malato - dovrà essere espiantato.

 

[...]

 

patrizia mercolino la mamma del bimbo a cui e stato trapiantato il cuore bruciato

Sono le 14.30 i due medici con il box arrivano in sala operatoria. Il professor Oppido espianta il cuore di Domenico. Che cosa succede in quei minuti è uno dei punti di «gravissima criticità» evidenziati dagli ispettori. Oppido sostiene di aver «chiesto conferma della presenza dell’organo e della corretta esecuzione delle procedure di conservazione e di aver ottenuto risposta positiva».

 

Nessuno dei suoi colleghi ammette di aver fornito tale rassicurazione tanto che gli ispettori parlano di «deficit comunicativo e procedurale». Del resto è proprio quanto accade nei minuti successivi a dimostrare quanto alto sia il livello dell’errore commesso.

 

patrizia mercolino la mamma e il figlio a cui e stato trapiantato il cuore bruciato

Appena effettuato l’espianto si scopre infatti che il cuore è gravemente danneggiato. Un «blocco congelato», ammettono i medici. Provano a tirarlo fuori dal box ma i primi tentativi vanno a vuoto. Provano ancora e impiegano venti minuti per liberarlo dai sacchetti. Quando finalmente riescono a prelevarlo si accorgono che il danno è grave.

 

«Ma in assenza di alternative, si decideva di procedere ugualmente e con la massima rapidità all’impianto», come confermato in un documento anticipato da Repubblica. Per Domenico è l’inizio della fine. Il cuore nuovo non pompa. Mentre si chiede al Centro nazionale trapianti la disponibilità di un nuovo organo «con la massima urgenza», l’unica possibilità di tenere in vita il bambino è attaccarlo all’Ecmo, un macchinario che provoca però danni agli altri organi interni.

 

29 dicembre

Le dimissioni

All’interno del Monaldi appare chiaro a tutti quanto grave sia quello che è accaduto. Eppure i genitori del bambino vengono tenuti all’oscuro. Capiscono che qualcosa non va, ma non comprendono i motivi reali del peggioramento delle condizioni del bambino. [...]

 

11 gennaio

La denuncia

patrizia mercolino a domenica in

Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico, presenta una denuncia ai carabinieri. La procura di Napoli affida agli specialisti del Nas l’incarico di ricostruire quanto accaduto. E intanto partono le indagini amministrative. Mentre l’Azienda dei Colli, da cui dipende il Monaldi, avvia un audit interno e di fatto blocca tutti i trapianti pediatrici commissariando il reparto, a Bolzano è la provincia autonoma a svolgere i primi accertamenti.

 

[...]

 

 

21 febbraio

La fine

Sono le 9,20 di ieri. Le parole di mamma Patrizia sono già una sentenza: «Ora Domenico è un angioletto. Voglio tutta la verità».

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