xi jinping porto di palermo

SBARCO IN XI-CILIA - LE AZIENDE STATALI CINESI “COSCO” E “CHINA MERCHANTS PORTS” HANNO MESSO NEL MIRINO IL PORTO DI PALERMO: HANNO PRESENTATO UN PIANO DI INVESTIMENTI DA 5 MILIARDI DI EURO PER UNA MEGAPIATTAFORMA PER IL TRASPORTO DI CONTAINER - LA CITTÀ SICILIANA È STRATEGICA E SAREBBE PERFETTA COME HUB DELLA VIA DELLA SETA, PROIETTATA VERSO L’AFRICA (ORMAI COLONIA CINESE). IL GOVERNO ITALIANO LO PERMETTERÀ? IL SOTTOSEGRETARIO MULÈ: “È IMPRESCINDIBILE CHE QUEL PORTO SIA GESTITO DA AZIENDE ITALIANE…”

Gabriele Carrer per www.formiche.net

 

giorgio mule foto di bacco

“Il porto di Palermo deve sfuggire alle mire commerciali o espansionistiche cinesi”.

 

Risponde così Giorgio Mulè, sottosegretario alla Difesa e deputato di Forza Italia, a un commento chiesto da Formiche.net in occasione di un colloquio sui rapporti tra Italia e Kuwait.

 

Per lui, nato a Caltanissetta ma laureato a Palermo, “è imprescindibile che quel porto sia gestito da aziende italiane”.

 

porto palermo

Il riferimento al porto siciliano, che come ha sottolineato anche Mulè è cruciale per l’Italia e gli scambi verso il Nord Africa ma anche per ragioni militari, è a quanto riportato dal Quotidiano del Sud: le aziende cinesi Cosco Shipping Ports, compagnia statale cinese con partecipazioni in 15 scali europei, e China Merchants Port Holdings, sotto il controllo del ministero dei Trasporti di Pechino, – gruppi che spesso si muovono assieme sui porti europei, come raccontato su Formiche.net – hanno presentato alle autorità siciliane un piano di investimenti da 5 miliardi di euro per realizzare e gestire un porto di Palermo una megapiattaforma per il trasporto di container.

cosco shipping 2

 

La ricaduta occupazionale a regime è stimata nell’ordine di 500 nuovi posti di lavoro, mentre è al momento più difficile calcolare l’incidenza nell’indotto, scrive il giornale diretto da Roberto Napoletano.

 

GLI INVESTIMENTI CINESI

Alberto Vettoretti

Come ricorda il Quotidiano del Sud, lo scalo fa parte dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale e ospita mercantili, navi da crociera e un cantiere navale di Fincantieri.

 

Citato dallo stesso giornale, Alberto Vettoretti, managing partner della società di consulenza Dezah Shira & Associates China e dal 2011 al 2017 consulente del governo della città di Guangzhou, descrive così gli investimenti cinesi nel Sud Italia:

 

“La Cina ha già investito molto in Italia in settori strategici, mentre le società cinesi, come Huawei, non sono guardate con diffidenza. Un aspetto chiave per il governo italiano è il fatto che il Sud Italia un’estrema necessità di investimenti infrastrutturali e vi fa molto affidamento”.

 

xi jinping e moglie a palermo

Al netto delle considerazioni su Huawei che sembrano messe quantomeno in dubbio dalle recenti decisioni del governo Draghi, è da sottolineare anche ciò che dice dopo, che suona come un calcolo un po’ predatorio sfruttando le difficoltà altrui: “Non potendo aumentare il deficit del Paese sotto le regole Ue vigenti, investimenti cinesi nelle infrastrutture per dare vita ad attività economiche sono quindi naturalmente apprezzati”.

 

XI JINPING GIUSEPPE CONTE

LA POSIZIONE DEL SOTTOSEGRETARIO MULÈ

Ci sono da considerare anche le questioni di sicurezza nazionale, con i porti già finiti al centro delle attenzioni del Copasir nei mesi scorsi proprio per le attività economiche non sempre guardate con favore né dall’intelligence italiana né dall’attuale esecutivo.

 

Come scriveva alcuni mesi fa su Formiche.net il professor Maurizio Mensi, “la Cina ha fatto della componente marittima della sua Belt and road initiative il tassello fondamentale di una strategia espansionistica che punta alle infrastrutture di trasporto, energia e comunicazione soprattutto dei Paesi in via di sviluppo e dell’Europa centro-orientale”.

 

xi jinping a palermo

“Essendo stato per anni in commissione Trasporti alla Camera, ho visto da vicino i disastri e le mancate prospettive derivate dalle mire cinesi sull’Italia”, spiega Mulè.

 

“Dobbiamo preservare la strategicità del porto di Palermo”, conclude il sottosegretario definendo “imprescindibile” la gestione italiana dello scalo siciliano.

michele geraci

 

LA VISITA DI XI DEL 2019

Gli appetiti cinesi verso la Sicilia si erano fatti più insistenti nel 2019, in occasione della firma dell’Italia sul memorandum d’intesa con la Cina sulla Via della Seta. Per quel momento storico, sicuramente per l’Italia primo Paese del G7 ad aderire al progetto di Pechino, il presidente cinese Xi Jinping aveva fatto tappa a Palermo.

 

Una visita sponsorizzata dall’allora sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci, nato a Palermo e oggi tornato a insegnare in Cina dopo la parentesi politica durante il governo gialloverde guidato da Giuseppe Conte.

 

Due gli obiettivi: stabilire un rapporto con la città natale del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e spianare la strada per gli investimenti cinesi in Sicilia, area che, tra porti, 5G e snodi nevralgici dei cavi sottomarini, è diventata da tempo un territorio di competizione e scontro tra Cina e Stati Uniti.

 

cosco shipping genova 1

Il Palazzo Reale di Palermo, oggi sede dell’Assemblea regionale siciliana, “sarebbe perfetto nella Via della Seta”, aveva detto al presidente dell’Assemblea, Gianfranco Miccichè.

 

Se l’affare di Palermo andasse in porto, seguirebbe quello del Pireo, scalo greco già da cinque anni nelle mani di Cosco e la cui autorità portale ha firmato un protocollo d’intesa con quella che amministra i porti di Venezia e Chioggia, come ricorda il Quotidiano del Sud.

 

conte xi jinping

Ma non si può dimenticare che il porto di Genova e quello di Trieste hanno ancora sul tavolo da oltre due anni un accordo da firmare con China Communication Construction Company, che un anno fa ha subito rallentamenti dopo che l’azienda cinese è finita nella lista nera del dipartimento del Commercio degli Stati Uniti.

xi jinping a palermo

 

I TIMORI AMERICANI

Di “timore” americano per il destinato dei porti italiani aveva parlato a luglio dell’anno scorso Lewis Eisenberg, allora ambasciatore statunitense a Roma, dopo aver visitato Genova, Trieste e Venezia: il “timore” che i cinesi cerchino di entrare in queste infrastrutture strategiche come fatto altrove. Su questo, aveva spiegato il diplomatico, l’attenzione statunitense è massima.

 

porto palermo 2

Un faro, quello statunitense sui porti italiani, che non si è spento neppure in questi mesi dopo la partenza di Eisenberg e con l’ambasciata guidata dall’incaricato d’affari Thomas Smitham: ne è una dimostrazione il fatto che a maggio Robert Needham, console generale a Milano, abbia parlato di opportunità di investimento per le aziende americane da una parte, e dei “potenziali rischi” della Via della Seta dall’altra.

 

conte xi jinping

“Come alleati nella Nato, con truppe presente nelle basi italiane e con sistemi di sicurezza ed armamento condividisi, speriamo che l’Italia valuterà con attenzione i potenziali rischi per l’economia e la sicurezza nella ricerca di partner per progetti di sviluppo dei suoi porti”, aveva aggiunto.

 

IL RUOLO DELL’EURISPES

Il piano cinese per lo scalo siciliano fa seguito all’incontro di una rappresentanza di investitori cinesi provenienti da Shanghai con i vertici di Eurispes, a Villa Zito a Palermo, racconta il Quotidiano del Sud.

 

Si tratta dello stesso istituto privato italiani che si occupa di studi politici, economici e sociali che a giugno aveva pubblicato un rapporto anonimo, in difesa della Cina contro le “faziosità” dei governi e dei media occidentali, dal titolo “Xinjiang. Capire la complessità, costruire la pace”.

porto palermo 4

 

Documento sottoscritto anche da Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5 stelle, e dal pentastellato Vito Petrocelli, presidente della commissione Esteri del Senato.

 

Tra gli autori di quel rapporto, come raccontato dal Foglio, ci sarebbe Fabio Massimo Parenti, professore alla China Foreign Affairs University di Pechino, firma anche del giornale ufficiale del Partito comunista cinese, il Global Times, difensore di Huawei e accusatore dei “terroristi” uiguri nello Xinjiang proprio sulle pagine dell’Elevato.

FABIO MASSIMO PARENTI

 

Tra i firmatari figura di quello che Stefano Pelaggi, docente presso l’Università di Roma La Sapienza, aveva definito su Formiche.net un “report/manifesto” anche Marco Ricceri, segretario generale dell’Eurispes, e Thomas Fazi, figlio dell’editore Elido Fazi e da sempre vicino alle posizioni del Movimento 5 Stelle.

 

Per Pelaggi è “singolare” che l’Eurispes, ente privato che però “viene costantemente incaricato da istituzioni e dalle amministrazioni locali di descrivere lo stato della società italiana”, abbia scelto “una prospettiva così distante dalla posizione unanimemente decisa nelle sedi preposte”, “soprattutto alla luce della carenza di metodo scientifico nella stesura del manifesto”.

leoluca orlando xi jinping

porto palermo 1

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