belpietro siri

LA CONTESA DELLA “PROVA REGINA” - BELPIETRO RILANCIA: “LA CONFESSIONE DI PAOLO ARATA, CHE PARLANDO CON IL FIGLIO CONFIDAVA UN PAGAMENTO A SIRI DI 30 MILA EURO, NON ESISTE - ESISTONO ALTRE INTERCETTAZIONI CHE GETTANO OMBRE SU SIRI, MA NON QUELLA, E I MAGISTRATI DI ROMA HANNO SAPUTO DI UNA PRESUNTA MICROSPIA CHE AVREBBE INCASTRATO IL SOTTOSEGRETARIO LEGGENDO IL ‘CORRIERE’”

Maurizio Belpietro per “la Verità”

 

maurizio belpietro con matteo salvini (3)

Il Corriere della Sera insiste con l'intercettazione che non c'è. Oddio, lo fa con sempre minor vigore, nascondendosi dietro le carte della Procura dalle quali, è vero, emerge il sospetto che Armando Siri si sia fatto corrompere per far passare alcuni emendamenti. Ma un conto è che i magistrati formulino un'ipotesi di accusa a carico del sottosegretario, un altro che il principale quotidiano italiano si inventi un'intercettazione in cui un imprenditore accusa Siri. È di tutta evidenza che le due cose non sono uguali. E, se lo fossero, i pm l'altro giorno non sarebbero saltati sulla sedia dopo aver visto la prima pagina del giornale di via Solferino. E un importante inquirente non si sarebbe lasciato andare a uno sfogo.

IL CORRIERE E L'INTERCETTAZIONE SU ARMANDO SIRI

 

Venerdì il titolo del Corriere non lasciava spazio a equivoci e sotto un occhiello che pareva riportare gli atti giudiziari («L'inchiesta/le carte»), tra virgolette compariva una frase: «Ci è costato 30.000 euro», Arata e le pressioni su Siri. Nell' articolo si spiegava che quella frase fra virgolette era stata captata da una microspia della Dia, cioè della Direzione investigativa antimafia.

ARMANDO SIRI MATTEO SALVINI

 

Arata, l' imprenditore sotto indagine, parlava con il figlio, e senza sapere di essere intercettato confidava un pagamento a Siri di 30.000 euro. Ebbene, quella confessione non esiste, esistono altre intercettazioni che gettano ombre su Siri, ma non quella, e i magistrati di Roma hanno saputo di una presunta microspia che avrebbe incastrato il sottosegretario leggendo il giornale.

 

Quella mattina della scorsa settimana, la prima cosa che hanno fatto dopo aver visto il Corriere, è stato cercare una frase che fosse sfuggita a tutti durante la lettura dei brogliacci. Per trovarla hanno chiesto agli investigatori della Dia e ai colleghi di Palermo, ma il responso è stato unanime.

ARMANDO SIRI

 

Quella intercettazione, così come riportata, non c' è. Siri è indagato per corruzione e i magistrati sospettano che il prezzo di quell' emendamento che avrebbe cercato di far passare sarebbe di 30.000 euro, ma la pistola fumante sfoderata dal Corriere della Sera e ripresa a occhi chiusi da tutta la stampa («Mi è costato 30 mila euro», le due intercettazioni del lobbista, titolava anche Repubblica) non compare.

 

PAOLO ARATA

Del resto lo certifica lo stesso decreto, dietro il quale ieri il Corriere della Sera ha provato a nascondersi pur di non ammettere di aver scritto il falso. Nel provvedimento della Procura, il pubblico ministero Mario Palazzi scrive testualmente: «Armando Siri, senatore della Repubblica e sottosegretario di Stato, in qualità di pubblico ufficiale, per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, asservendoli a interessi privati - tra l'altro proponendo e concordando con gli organi apicali dei ministeri competenti in materia - l'inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare e di iniziativa governativa di rango legislativo, ovvero proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto "minieolico" - riceveva indebitamente la promessa e/o la dazione da parte di Paolo Franco Arata».

FEDERICO ARATA

 

Ora. Lasciamo perdere il linguaggio giudiziario un po' complicato e arriviamo al punto. Se il pubblico ministero avesse avuto in mano un' intercettazione in cui Arata «confessava» al figlio di aver pagato Siri, l'avrebbe riportata nel provvedimento oppure no? Avrebbe scritto che l'ipotesi di accusa era di «essersi fatto indebitamente promettere» 30.000 euro o avrebbe scritto che l'ipotesi era una tangente di 30.000 euro, supportata da un'intercettazione di Arata?

 

La risposta è scontata: a sostegno della tesi corruttiva il pm non avrebbe taciuto le parole registrate dalla Dia, ma le avrebbe riportate in grassetto. E invece quella specifica frase messa tra virgolette non c'è, e per un motivo molto semplice, ovvero perché nessuna microspia l' ha captata.

 

Questo vuol dire che Armando Siri è innocente e va scagionato con tanto di scuse? No, il sottosegretario rimane indagato ed è fortemente sospettato di essersi fatto corrompere, ma la prova regina che secondo il Corriere lo avrebbe messo spalle al muro per il momento non c'è. L' unico fatto certo, semmai, è il tentativo di emettere una sentenza di colpevolezza quando ancora non esiste neppure una richiesta di rinvio a giudizio. Il che dimostra una cosa, ovvero che da parte di qualcuno c' è molta fretta di archiviare questo governo. O per lo meno una parte di questo governo: quella leghista.

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