benedetta barzini

BENEDETTA BARZINI, TOP A 74 ANNI - “IO NON SONO MAI DIVENTATA UN AMORE DI WARHOL PERCHÉ NON ERO DISPERATA E DROGATA - LE FASHION BLOGGER SONO UN SOTTOPRODOTTO DEL PRODOTTO" - "DIETRO QUESTE SETTANTENNI RIFATTE E IN MINIGONNA C'È LA DISPERAZIONE, LA MISERIA INTELLETTUALE E LA FRAGILITÀ. L'UOMO DI OGGI È DISPERATO, ANCHE LUI NON SA DOVE ANDARE”

Eliana Giusto per “Libero Quotidiano”

 

Benedetta Barzini

Benedetta Barzini ha 74 anni ed è bellissima. Non nel senso che lo "è ancora", lei che è stata la prima italiana a finire sulla copertina di Vogue. È bella per le sue rughe, per i suoi capelli bianchi. Bella perché è lei. Lei così com' è. Senza filtri, trucchi, bisturi, punturine. Perché lei ha un cervello prima ancora che un corpo. E della bellezza a tutti i costi se ne frega. Invece molte donne, anche giovani, abusano della chirurgia estetica «Vivere più a lungo, mantenersi giovani, non avere una ruga.

Benedetta Barzini

 

Questo proviene dal profondo della mitologia greca: Apollo è eternamente bello, Venere pure. C'è antropologicamente il desiderio di combattere la natura delle cose e di fare il duello con le divinità perché non deve morire. Tanto che alcune persone molto ricche si fanno congelare».

 

Perché lo fanno?

Certo, una volta non esisteva la chirurgia estetica ma le donne di un tempo avevano una consapevolezza della loro età e della loro bellezza molto diversa

 

«Una può anche sperare di sembrare di avere 40 anni quando ne ha 75. Sono affari suoi. Le donne si guardano in funzione di come vengono viste. Le donne di una volta erano più semplici. Tu eri la moglie di, tiravi su i bambini, ti occupavi della famiglia. Non c' era alternativa. Invecchiare era naturale come le foglie che cadono. Le donne non avevano tempo da dedicare a beauty farm, palestre e unghie fatte dalle cinesine. La cosa triste è che la parte più emancipata della società femminile, donne che hanno una famiglia, lavorano, guadagnano e non dipendono dall' uomo, è muta.

Benedetta Barzini

 

Obbedisce. In totale assenza di autonomia e di pensiero. Se il sistema ti dice che devi stirati la faccia, vai a stirarti la faccia. Perché la tua funzione atavica è di piacere all' uomo. Punto. Siamo asservite. Dietro queste settantenni rifatte e in minigonna c' è la disperazione, la miseria intellettuale e la fragilità».

 

Eppure di persone vere, autentiche ce ne sono

«Sì ce ne sono. L'autenticità, la semplice naturalità... Non possiamo scappare dai tempi in cui viviamo l'unica libertà è che tu donna evolva il tuo pensiero, che appartiene a te e che tramandi».

 

Secondo lei le donne sono colpevoli? Sono le prime a non voler essere libere?

Benedetta Barzini

«Io non accuso niente e nessuno, sto semplicemente osservando. Il sistema vuole tenere le donne sotto il proprio coperchio perché se tu sei preoccupata di rifarti le tette non hai tempo di pensare al mondo, alla politica, ai fatti sociali. Il sistema vuole che tu sia impegnata a farti sempre più bella. L'autenticità non ha seduttività. Ma non è colpa di qualcuno. Ci vuole tempo a modificare la regola dettata da Adamo ed Eva. Qual è il tuo pensiero se conta solo la forza? Fisica ed economica».

 

Insomma, non è un mondo per donne

«Guardi la pubblicità dell'intimo femminile: la protagonista è una bionda super attrezzata che esce da una scatola rosa. Rappresenta l'inconscio. E io donna, che guardo, dico: non sarò mai così ma magari se mi compro quel completino magari un pochino Siamo ancora lì. Fermi».

 

È il fallimento del femminismo?

«Il femminismo dura il tempo di un attimo e per modificare qualcosa ci vogliono secoli. Non siamo andati né avanti né indietro. Si va. Noi non abbiamo un Platone donna a cui agganciare un pensiero, una filosofia che sia complementare a quello maschile ma non sia quello maschile. E finché noi non abbiamo un pensiero è difficile».

Benedetta Barzini

 

È molto pessimista...

«Nei giornali vengono usati solo termini bellici, dalla finanza alla politica la terminologia è quella della battaglia e della guerra. E siamo in un mondo di bambini che giocano alla bomba atomica, guarda Kim Jong Un e Donald Trump. È la forza che domina ancora oggi».

 

Quindi anche l' uomo è incastrato in uno schema?

«L'uomo di oggi è disperato, anche lui non sa dove andare. È in grande difficoltà.

L'unica libertà che abbiamo è farci le domande, chiedere perché. Per esempio, noi non abbiamo nemmeno un cognome. Ed è indicativo, significa che noi non possiamo contare.

 

Benedetta Barzini

E non è femminismo, è semplicemente una costatazione della realtà. Perché non abbiamo un cognome? Perché mi devo stirare le rughe? Qual è la mia autenticità? Perché la Madonna non parla mai? Lei è muta e devota. Ed è quello che vogliono da te. È tutto uno straordinario gioco di maschi. Noi viviamo in un' epoca in cui forse possiamo vedere queste cose ma non possiamo cambiarle. Noi non vedremo questo cambiamento. Ci vorranno secoli».

 

Non ci siamo evoluti nemmeno un po'?

«La nostra intelligenza è rimasta barbara, si sono evoluti i nostri mezzi. La scienza, la tecnologia, internet. La gente pensa di essere libera perché naviga quando invece nutre la propria impotenza».

 

Cosa pensa della moda di oggi?

Benedetta Barzini

«La moda è un modo per capire dove siamo perché attraverso gli abiti puoi dare una lettura del mondo: non c'è uno stile ma centomila, c'è l'indissolubilità del modo di vestire maschile e la mobilità di quello femminile. A me sembra interessante perché la staticità della moda maschile rende l'uomo visibile, la mobilità di quella femminile rende la donna invisibile. Poi esiste la categoria dei teenagers dove vince lo stile Usa made in China dove fai quello che vuoi perché non conti. Quando vai al colloquio però ti togli il piercing al naso e nascondi i tatuaggi. Quindi nulla è cambiato».

 

Salva qualche stilista?

Benedetta Barzini

«Penso che esistano pochissimi designer veri. Quelli legati al mondo dell' arte, che continuano a disegnare sulla loro idea. Marras fa Marras. Poi esiste il mercato. Quindi nella moda, sotto la voce arte, salvo pochi autori. Infine esistono le griffe. Che danno sicurezza. Se io ti sbatto sotto il naso la mia borsa Chanel o la Louis Vuitton sento di avere "potere". Le griffe sono amuleti, sono scaramantiche, danno forza. E su questa base la moda vende».

 

E il fenomeno delle fashion blogger, cosa ne pensi?

«Sono un sottoprodotto del prodotto».

 

Lei è stata modella negli anni Sessanta, ha frequentato la Factory di Andy Warhol. Come è stato?

benedetta barzini e michael avedon

«Fare la modella mi ha insegnato a essere professionale. La professione non è il mestiere che fai ma come lo fai. Non lamentarsi, essere puntuale... La Factory era una piazza medievale, uno spazio di drogati, poeti, artisti, musicisti. Giravano C' era un montacarichi, c' erano ratti e immondizia. Io non sono mai diventata un amore di Andy perché non ero disperata, non ero drogata e quindi non ero interessante. Però ci andavo li vedevo, suonavo con i Velvet Underground, ma non andavo bene appunto, non ero matta, nevrotica, drammatica. Io li osservavo».

 

È vero che Salvador Dalì voleva sposarla?

«Allora, Dalì mi voleva molto bene perché io gli dicevo chiaramente: "Ma che cacchio stai facendo?" Comunque, un giorno mi disse: "Assomigli tanto a Gala quando l' ho sposata, ti dispiace se rifacciamo quella cerimonia? Ti do un suo vestito". Basta, tutto qui: non è che ha sposato me, ha risposato Gala interpretata da me. Faceva tenerezza».

 

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