salvatore buzzi - luciano casamonica - gianni alemanno

CASAMONICA SHOW – LUCIANO CASAMONICA, QUELLO DELLE FOTO CON ALEMANNO E POLETTI: “MA QUALE MAFIA, A NOI LE FESTE CI PIACE FARLE ALLA GRANDE – E PER IL FUNERALE DI “PAPA” VITTORIO HANNO VOLUTO IL COCCHIO USATO PER TOTÒ

Francesco Grignetti per “La Stampa

 

SALVATORE BUZZI - LUCIANO CASAMONICA - GIANNI ALEMANNOSALVATORE BUZZI - LUCIANO CASAMONICA - GIANNI ALEMANNO

Il cocchio nero e gli argenti tirati a lucido, cento quintali di ebano tornito, con i sei cavalli neri debitamente infiocchettati, è arrivato da Napoli al mattino presto, dentro un camion. L’hanno scaricato nel piazzale di Ikea Anagnina e da lì è andato a prelevare il feretro di Vittorio Casamonica. Volevano proprio quello perché per l’ultimo saluto a un «re di Roma» gli sembrava giusto usare la carrozza che fu usata per le esequie del principe Antonio De Curtis, in arte Totò.

 

La chiesa, poi, così imponente, una delle maggiori di Roma, è stata scelta perché adeguatamente grande - i Casamonica calcolavano la presenza di almeno 1000 persone e ben 250 auto hanno seguito il corteo funebre partendo dall’insediamento della Romanina, dove vivono in tante villette sfarzose, di gusto kitsch, e si dice che abbiano sul serio i rubinetti d’oro - ma anche perché centrale nel «loro» quartiere Tuscolano, dove dominano i mercati dell’usura e dello spaccio.

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Una centralità fisica, ma anche simbolica. Don Bosco è la chiesa dove furono celebrate le esequie di Renatino De Pedis, il boss della Banda della Magliana, ucciso in un regolamento di conti il 2 febbraio 1990 a Campo de’ Fiori, e che fu successivamente tumulato dentro la basilica di Sant’Apollinare. Anche quella una storia ambigua e mai abbastanza chiarita di rapporti tra Chiesa di Roma e malavita.?

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«Nessuna mafia»?«Ma quale clan... ma quale boss... ma quale mafia...», sbuffano ora a ripetizione i nipoti di Vittorio Casamonica, il giorno dopo, forse sorpresi essi stessi dal clamore della storia. «Non era un affronto alla città. Roma è di tutti. Noi non siamo mafiosi e Vittorio non era un boss». ?

 

Che però volessero sfidare la città, è stato subito chiaro. Con quel manifesto cubitale appeso alla facciata della Chiesa, «Re di Roma», hanno voluto irridere le indagini che hanno scoperchiato la presenza della mafia in città. Ma poi, siccome le mazzolate principali se le sono prese Massimo Carminati, il campano in trasferta Michele Senese e quel Carmine Fasciani che controllava Ostia, in fondo il clan dei Casamonica stava passando in seconda fila.

 

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E allora, ecco, c’è il forte sospetto che un funerale celebrato con tanta pompa abbia anche, per sottotesto, il seguente messaggio: «Noi siamo sempre qui, non abbiamo paura». Messaggio per gli alleati e magari anche per le vittime. Hanno voluto fare le cose davvero in grande. Ci tengono a ricordare che la cultura zingara impone un carro funebre trainato dai cavalli. Dice il nipote: «Mio zio commerciava in cavalli, li amava, normale che volesse essere accompagnato dai cavalli anche per l’ultimo viaggio». È lo stesso nipote che ha fatto preparare i manifesti.

 

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Adesso un po’ sminuisce: «Se c’è scritto che era il re di Roma è perché nel nostro linguaggio era il re dei nostri cuori». Un po’ provoca: ««Ma a chi abbiamo dato fastidio? È la nostra cultura». ?Niente scuse?Comunque non pensa di dover chiedere scusa a nessuno. Solo alla Chiesa e solo perché la musica forse non era la più adatta all’occasione. Quanto agli altri, è «tutta ignoranza e invidia». A proposito di musica e della banda. L’agenzia funebre aveva risolto presto e bene, considerando che si è in pieno agosto, fondendo la banda Regione Lazio e la banda Frascati. Se poi non hanno suonato alcuna marcia funebre, ma musiche d’intrattenimento, «è stata una scelta loro - come hanno raccontato i bandisti - così abbiamo cambiato repertorio in corsa».

 

E poi c’era l’elicottero che lanciava petali di rosa. L’Enac ha fatto una veloce indagine amministrativa, scoprendo che il pilota si era alzato in volo da Terzigno (Napoli) e aveva dichiarato che sarebbe atterrato all’elisuperficie della Romanina. Invece all’ultimo ha deviato, si è abbassato sulla piazza, e ha lanciato i petali. Ora gli sospenderanno la licenza di volo per almeno tre violazioni ai regolamenti.

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Piazza Don Bosco, intanto, il giorno dopo, è tornata alla normalità. La stragrande maggioranza dei negozi è chiusa per ferie. Qualche cittadino sfida il solleone e qualcuno si ferma pure per protestare contro il parroco. Il quale non sa come uscirne. Una volta dice che non sapeva chi fossero questi Casamonica. Subito dopo replica che lui non fa il poliziotto e non toccava a lui arrestare chi era lì. E poi però, in camera caritatis, ammette che s’è visto perso quando ha visto mille persone del clan dentro la sua chiesa.

 

«Solo feste in grande»?Alla fine, a parlare con i diretti interessati, sembra quasi che sia tutta colpa dei giornalisti. «Noi - si lagna Luciano Casamonica, un omone dal fisico del boxeur a memoria dei tempi in cui vestiva la maglia di olimpionico della squadra di pugilato - solo perché ci chiamiamo Casamonica, dappertutto ci buttano fuori». Luciano è ormai famoso perché compare nelle famose foto con Gianni Alemanno, con Salvatore Buzzi, con il ministro Giuliano Poletti alle cene delle cooperative sociali.

 

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È lui che Buzzi si portava dietro come «mediatore culturale» quando la sua coop aveva a che fare con gli zingari. Ora si rivolge direttamente al ministro dell’Interno: «Se io faccio un matrimonio e prendo la Rolls Royce non è che c’è la mafia. Noi Casamonica abbiamo sempre fatto le feste alla grande, da quando siamo qui a Roma. Signor Alfano, non siamo mafiosi».

 

 

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