cracco ottaviani

NON DIRE CRACCO SE NON CE L'HAI NEL SACCO! - LO CHEF HA VINTO UNA CAUSA PER DIFFAMAZIONE CONTRO IL CRITICO ACHILLE OTTAVIANI, CONDANNATO PER UNA STRONCATURA A PAGARE 10MILA EURO COME PENA E 20MILA COME RISARCIMENTO – IL GIORNALISTA AVEVA MENATO DURO SUL MENU': “RISOTTO INSIPIDO, CARNE DURA, VERDURE CHE NON VI SI ABBINAVANO, SE NON NELLA FOLLIA DI UNA GRANDEUR CULINARIA CHE NON È ESISTITA”. E IL GIUDICE LO HA SILURATO. MA SE NON SI PUÒ PIÙ CRITICARE A CHE SERVONO 'STE RECENSIONI?

Da dissapore.com

 

Carlo Cracco

È consentito criticare un ristorante, un locale stellato, uno chef da tutti osannato? O ci sono degli intoccabili? Ce lo siamo chiesti qualche giorno fa a proposito della stroncatura del Bros’ di Floriano Pellegrino da parte di un blog americano, pezzo che ha fatto il giro del mondo e ha scatenato dibattiti che hanno bucato anche la bolla food.

 

Ce lo chiediamo a maggior ragione adesso, che Carlo Cracco ha vinto una causa per diffamazione contro Achille Ottaviani, direttore della testata online La Cronaca di Verona. Il giornalista è stato condannato per una stroncatura in cui diceva tra l’altro «risotto insipido, carne dura, verdure che non vi si abbinavano, se non nella follia di una grandeur culinaria che non è esistita»: dovrà pagare una multa di 10.000 euro come pena (la diffamazione è un illecito penale, un reato) e 20.000 euro di risarcimento allo chef, fatta salva per Cracco la possibilità di richiedere ulteriori danni in sede civile.

 

Carlo Cracco 2

I fatti risalgono al 2016: il pezzo, molto breve, è ancora online (viva l’internet!). E ovviamente all’epoca diventò virale, scatenando le ire di Carlo Cracco, e spingendolo a una querela per diffamazione, che non è cosa tanto frequente nell’ambito della ristorazione, anche tra gli chef con un ego montato a sifone.

 

Tra l’altro la vicenda giudiziaria ha avuto un twist, un’ulteriore complicazione dopo che il pubblico ministero nel 2017 chiese l’archiviazione, cioè che non si iniziasse affatto il processo. A questo punto Ottaviani prese a maramaldeggiare, scrivendo un altro editoriale breve e puntuto in cui dava a Cracco della “stella cadente” (il ristorante ne aveva appena perso una nella guida Michelin di quell’anno). E si beccò una querela anche per quello.

 

Achille Ottaviani

Ottaviani però aveva gioito troppo presto: il Giudice dell’udienza preliminare non accettò la richiesta del PM titolare dell’indagine (può capitare) e diede inizio al processo, quello che è arrivato a sentenza adesso. Nel frattempo è andato avanti anche quell’altro procedimento, quello successivo, nel quale il giornalista è stato condannato a settembre (può capitare anche quello, che una causa successiva finisca prima) a pagare 1000 euro: poco in confronto ai 50.000 chiesti dall’avvocato di Cracco, ma pur sempre una sentenza di condanna.

 

Fine delle stroncature, allora? Il genere, in un settore come il nostro che tende alla genuflessione nei confronti delle chef-star, già non gode di grande salute. Il pezzo di Giorgia Cannarella su Munchies è una fotografia abbastanza impietosa del livello di consapevolezza e di dibattito attuale nel mondo della ristorazione, dagli chef ai critici. Se poi ci si mette anche la magistratura, è la fine. Anche perché finora, come si diceva, il ricorso in tribunale non è una strada molto battuta, a differenza che in altri ambiti: i politici per esempio da decenni brandiscono il reato di diffamazione come un’arma nei confronti dei giornalisti, insieme alla richiesta di ingenti risarcimenti per danno all’immagine. È un deterrente che funziona perché spesso il giornalista non arriva neanche a formulare frasi che possono ingenerare fastidio, si autocensura, visto anche che la categoria – come quella degli editori che dovrebbero fare da garanti – economicamente non se la passa benissimo.

 

Carlo Cracco 3

Se anche gli chef iniziano a prendere quest’andazzo, a mettere mano alla querela ogni volta che sentono arrivare una recensione men che agiografica, siamo fritti: possiamo dire addio non solo alle stroncature, ma anche ai giudizi da 5,5 in pagella (che se vado a riguardare, è il voto che ho messo di più: e nella mia ancora breve carriera di critico, proteste ne ho avute tante ma cause mai). O forse no. Forse non è la fine della critica, ma l’inizio. Vediamo perché.

 

La materia è complessa, si può dire che il reato di diffamazione sia uno dei più dibattuti e soggetti a interpretazioni. Scrive la Cassazione: «Il diritto di critica si concretizza in un giudizio valutativo che postula l’esistenza del fatto assunto ad oggetto o spunto del discorso critico ed una forma espositiva non ingiustificatamente sovrabbondante rispetto al concetto da esprimere, e, conseguentemente, esclude la punibilità di coloriture ed iperboli, toni aspri o polemici, linguaggio figurato o gergale, purché tali modalità espressive siano proporzionate e funzionali all’opinione o alla protesta, in considerazione degli interessi e dei valori che si ritengono compromessi» (Cass. Pen. 36045/2014).

 

Achille Ottaviani 2

La giurisprudenza pone come requisiti l’esistenza del fatto criticato (non si può costruire una critica sulla base di fatti inventati) e la continenza verbale (l’utilizzo di forme ed espressioni che non siano inutilmente aggressive o offensive per la dignità di una persona). Un paio di anni fa, con una sentenza che ha fatto parlare, è stato assolto il cliente che aveva accusato il gestore di avere prezzi alti e “truffare” sul peso.

 

Le decisioni sono varie, e non sempre coerenti tra loro. Per esempio, sembra esserci una differenza tra giornalista (che fa della critica e soprattutto della cronaca il proprio mestiere) e il quivis de populo, come direbbe il giudice, cioè il privato cittadino che va su Trip Advisor o su Facebook e spara a cannone. Ma soprattutto c’è una differenza tra sentenza e sentenza: com’è noto in Italia le decisioni dei tribunali, anche di quello supremo come la Cassazione, fanno da precedente ma non creano norme erga omnes, cioè (scusate mi scappa il giuridichese) valide nei confronti di tutti. E i precedenti possono essere seguiti o no. Ma torniamo al caso di specie, che ha un plot twist interessante.

 

carlo cracco

La diffamazione, come si è detto, trova i suoi limiti nel diritto di critica e nel diritto di cronaca. Quest’ultima, che configura l’essenza del mestiere di giornalista, si pone come limite più stringente perché bisogna attenersi ai fatti, e questi fatti devono essere rilevanti. La critica, per sua natura soggettiva, è maggiormente tutelata: può sembrare paradossale ma è così, l’opinione viene giudicata con maglie più larghe, proprio in quanto personale. La sentenza del caso Cracco-Ottaviani non è ancora uscita con le sue motivazioni, ma possiamo supporre che il giudice abbia accettato il ragionamento che ha portato il Gup a iniziare il processo. E il ragionamento non è sbagliato.

 

Il passaggio nel rinvio a giudizio era: «Il giudicante ritiene che il richiamo a fonti generiche, vaghe e sostanzialmente impersonali, non controllabili, assimilabili alla vox populi, non rispetti il primo dei limiti al quale è condizionato il diritto di cronaca e di critica». Cosa aveva scritto infatti il giornalista? Vediamo le altre frasi oltre a quella sopra riportata:

 

sala venezia carlo cracco 01

Menu, qualità del cibo e relative mescolanze sono state per la gran parte dei 400 vip invitati una delusione.

Il commento più buono reso è stato “migliori le patatine San Carlo di cui Cracco fa da testimonial”.

Tutti alla fine se ne sono usciti delusi, un po’ affamati e tentati di entrare nei kebab limitrofi.

Tutte espressioni che, sembra chiaro, non sono ascrivibili né alla cronaca né alla critica. Non alla cronaca perché le impressioni attribuite ad altre persone sono generiche, non circostanziate e non documentate. Non alla critica perché, appunto, non sono opinioni di chi scrive, ma altrui. Se il giornalista, sembra questa la lezione da trarre, avesse scritto “la maggior parte dei commensali ha lasciato le portate nel piatto”, magari corredando con tanto di foto, sarebbe stato cronaca, fatti. Se avesse detto “Per me una delusione, meglio le patatine, appena uscito sono andato a mangiare il  kebab”, sarebbe stata critica, inattaccabile opinione personale. Così, è una via di mezzo che non merita tutela.

 

carlo cracco 2

Allora, e generalizzando anche se non si dovrebbe, l’indicazione della magistratura sembra chiarissima: se volete stroncare, fatelo bene. Mettete in gioco le vostre competenze, le vostre impressioni, le vostre opinioni. Non sembra la fine dell’era delle recensioni: sembra l’inizio. E quel che è certo, su Dissapore continuerete a leggerne di pezzi così: non inutilmente cattivi, non fatti per lo sfizio di far incazzare lo chef, ma senza guardare in faccia a nessuno, e tendando di soddisfare l’esigenza di una sola persona. Quella che legge.

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...