marco accetti emanuela orlandi

COLPO DI SCENA NEL CASO DI EMANUELA ORLANDI: MARCO ACCETTI POTREBBE ESSERE VERAMENTE IL TELEFONISTA CHE, DURANTE I GIORNI DEL SEQUESTRO, CHIAMO’ A CASA DELLA RAGAZZA RAPITA – UNA NUOVA PERIZIA STABILISCE CHE IL GRADO DI COMPATIBILITÀ DELLA SUA VOCE CON QUELLA REGISTRATA NEL 1983 E' DELL'86% - ACCETTI PER ANNI SI È AUTO-ACCUSATO DI AVER RAPITO EMANUELA E MIRELLA GREGORI, MA E' STATO PROSCIOLTO E BOLLATO COME UN MITOMANE - IL "SISDE", I SERVIZI SEGRETI ITALIANI, IPOTIZZO' CHE A CHIAMARE FOSSE IL SEGRETARIO DI STATO VATICANO PAUL MARCINKUS - OGGI PARTE LA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL CASO

Estratto dell’articolo di Fabrizio Peronaci per www.corriere.it

 

marco accetti

Lo vanno cercando da decenni, nella speranza di risolvere il giallo della scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Generazioni di magistrati, poliziotti, esperti di intelligence, avvocati, giornalisti hanno ascoltato all'infinito la sua voce, che - nella telefonata del 5 luglio 1983, due settimane dopo il mancato ritorno a casa della «ragazza con la fascetta» - scandiva con strana inflessione anglofona «Ascolti bene, abbiamo pochi momenti... Questa è la sua figliola...» È «L'Americano», il telefonista principale della «Vatican connection».

 

Quasi 41 anni dopo, nelle stesse ore in cui la commissione parlamentare d'inchiesta inizia i lavori (oggi alle 13:30 a Palazzo San Macuto), una perizia fonica riapre i giochi. Sia lui, il fantomatico mister X sul quale sono stati versati fiumi d'inchiostro, sia il sedicente «Mario», che telefonò a casa Orlandi a fine giugno 1983, sarebbero la stessa persona: Marco Accetti. Il grado di compatibilità rilevata è dell'86%, valore molto alto e significativo.

 

Marco Accetti

La nuova perizia sulle voci mai identificate del giallo Orlandi-Gregori è stata richiesta da Giancarlo Germani, l'avvocato di Accetti, l'equivoco personaggio (già condannato per l'omicidio stradale di Josè Garramon), che nel 2013 si autoaccusò del duplice rapimento delle quindicennni, fu indagato e poi prosciolto.  […]

 

Le comparazioni sono state fatte tra la voce di Accetti e quelle di «Mario» (che telefonò il 27 giugno 1983, cinque giorni dopo la scomparsa, accreditando un allontanamento volontario, evidentemente per prendere tempo) e dell'«Americano» (sue le successive chiamate a casa Orlandi, in Vaticano e a casa Gregori).

 

ORLANDI CONTRO IL CLERO - MEME BY SHILIPOTI

La comunicazione del 5 luglio 1983 è la più famosa, aperta dalla frase «Ascolti bene, abbiamo pochi momenti», seguita dalla dichiarazione pre-registrata di Emanuela che ripete «dovrei frequentare il secondo liceo scientifico, 'st'altr'anno».

 

Altrettanto sviscerata negli ultimi quattro decenni - senza mai esserne venuti a capo - è la telefonata del 19 luglio 1983 al cardinale Casaroli in Vaticano: l'«Americano» esordì pronunciando il codice concordato (158) e a rispondere fu una suora in servizio come centralinista alla Segreteria di Stato, con la voce tremante, spaventatissima. Vanno ascoltati con attenzione, i quattro file audio «abbinamenti», per farsi un'idea.

 

[…] Dopo aver precisato di aver rilevato «un abbassamento della tonalità della voce di Accetti di circa 30 hz rispetto al 1983, dato coerente con l'invecchiamento naturale del sistema vocale» e che la perizia non è influenzabile da «eventuali camuffamenti o alterazioni volontarie della voce», l'esperto così sintetizza: «Già all'orecchio il saggio di ascolto può far concludere che la voce è la stessa, sia per Mario sia per l'Americano». 

sit in in vaticano per emanuela orlandi 4

 

A un risultato analogo era pervenuto il perito fonico Marco Perino, ingaggiato qualche anno fa per la serie Vatican girl (su Netflix), secondo il quale perlomeno l'«Americano» delle telefonate giunte a partire dal settembre 1983 (quelle all'avvocato Gennaro Egidio e a casa Gregori, nella fase pià convitata della trattativa) «è Accetti».

 

[…] Marco Accetti, alla domanda sul perché ci tenga tanto ad accollarsi reati tanto gravi, ha sempre risposto invocando «il diritto di un cittadino a ricredersi, rivedendo gli errori fatti in gioventù, per contribuire alla verità», e spiegando di essersi presentato in Procura solo dopo l'elezione di papa Francesco (marzo 2013), perché credeva nel suo proposito di rinnovare la Chiesa.

EMANUELA ORLANDI

 

Resta tuttavia da chiarire se l'uscita allo scoperto sia stata concordata con qualcuno, o volta a coprire qualcuno, oppure a depistare, mescolando verità e bugie nella minuziosissima ricostruzione dei fatti.

 

La caccia all'«Americano», soprattutto nell'estate 1983, quando i messaggi con richiesta di «scambio» tra Ali Agca e le due quindicenni tennero banco sulle prima pagine dei giornali, fu spasmodica.

 

Al di là dei primi telefonisti, «Pierluigi» e «Mario», fu sempre lui a dettare le condizioni ai vari interlocutori: lo zio di Emanuela Mario Meneguzzi (portavoce della famiglia), l'avvocato Gennaro Egidio (legale offerto agli Orlandi dal Sisde), i familiari di Mirella Gregori (più volte il padre e, il 24 settembre 1983, il fidanzato della sorella, quando fece correre brividi lungo la schiena a tutta Italia, indicando con precisione com'era vestita la vittima: «Prenda nota, la ragazza indossava una maglia di marca Antonia, jeans con cintura, maglietta intima di lana, scarpe con tacco nero lucido, marca Saroyan di Roma...» Tutti dettagli esatti, confermati.

emanuela orlandi mirella gregori

 

D'altra parte, se non avesse dato prova di essere coinvolto nel crimine (e quindi di poter favorire la restituzione delle ragazze), il Vaticano non avrebbe concesso a uno sconosciuto di parlare personalmente con il cardinale Segretario di Stato, Agostino Casaroli. Sull'«Americano» l'allora vicecapo del Sisde, prefetto Vincenzo Parisi, realizzò un identikit che la dice lunga sul rilievo assegnato al personaggio:

 

«Straniero, livello intellettuale e culturale elevatissimo, conoscitore della lingua latina e, successivamente, della lingua italiana, formalista, ironico, freddo, calcolatore, pieno di sé e sicuro del proprio ruolo...» A molti osservatori non sfuggirono le affinità tra tale identikit e il profilo di Paul Marcinkus, anche perché la nota a uso interno del servizio di intelligence così proseguiva: «Appartenente (o inserito) nel mondo ecclesiale, ha domiciliato a lungo a Roma ed è ben informato sulle regole giuridiche italiane e sulla struttura logistica del Vaticano...»

 

MARCINKUS

Accertare in via definitiva chi fosse il mister X del giallo Orlandi-Gregori, dunque, significa entrare in possesso di una chiave utile a rileggere gli atti delle inchieste archiviate (1983-1997 e 2008-2015) e a cercare nuove prove e nuovi testimoni.

 

L'inquietante e imprendibile telefonista cercato per decenni, che si credeva, di mezza età, carismatico, potente, forse uomo di Chiesa, era in realtà un giovanotto complottista, figlio di massone, vagabondante tra opposti estremismi, ingaggiato da un gruppo avverso a Giovanni Paolo II?  La parola, oltre che alla commissione parlamentare, passa alla Procura di Roma, dove la nuova consulenza fonica sta per essere depositata.

PAUL MARCINKUS

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