coronavirus terapia intensiva

“COME IN OGNI GUERRA, DOBBIAMO SCEGLIERE CHI CURARE E CHI NO” - FATE LEGGERE A QUEI GENI CHE CONTINUANO A SOTTOVALUTARE GLI EFFETTI DEL CORONAVIRUS L’INTERVISTA ALL’ANESTESISTA RIANIMATORE DI BERGAMO CHRISTIAN SALAROLI: “SE UNA PERSONA TRA GLI 80 E I 95 ANNI HA UNA INSUFFICIENZA MULTI ORGANICA DI PIÙ DI TRE ORGANI VITALI, SIGNIFICA CHE HA UN TASSO DI MORTALITÀ DEL CENTO PER CENTO. ORMAI È ANDATO. NON SIAMO IN CONDIZIONE DI TENTARE QUELLI CHE SI CHIAMANO MIRACOLI. È LA REALTÀ”

 

 

Marco Imarisio per il “Corriere della Sera”

 

ospedale REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA coronavirus

«All' interno del Pronto soccorso è stato aperto uno stanzone con venti posti letto, che viene utilizzato solo per eventi di massa. Lo chiamiamo Pemaf, ovvero Piano di emergenza per il maxi-afflusso. È qui che viene fatto il triage, ovvero la scelta».

 

Non è un colloquio facile, quello con Christian Salaroli, 48 anni, una moglie, due figli, dirigente medico, anestesista rianimatore dell' ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, uno dei più sollecitati di queste settimane, distante appena sette chilometri dal cluster di Alzano Lombardo, uno dei più misteriosi e persistenti di questa epidemia. Non lo è per l' argomento che tratta, non lo è per l' emotività che ci scorre dentro, che abbiamo il dovere di asciugare, anche se pure dice molto di quello che sta avvenendo dove si combatte per davvero. «Si decide per età, e per condizioni di salute. Come in tutte le situazioni di guerra. Non lo dico io, ma i manuali sui quali abbiamo studiato».

 

Allora è vero?

coronavirus - italia

«Certo che lo è. In quei letti vengono ammessi solo donne e uomini con la polmonite da Covid-19, affetti da insufficienza respiratoria. Gli altri, a casa».

 

Poi cosa succede?

«Li mettiamo in ventilazione non invasiva, che si chiama Niv. Il primo passo è quello».

Christian Salaroli

 

E gli altri passi?

«Vengo al più importante. Al mattino presto, con i curanti del Pronto soccorso, passa il rianimatore. Il suo parere è molto importante».

 

Perché conta così tanto?

«Oltre all' età e al quadro generale, il terzo elemento è la capacità del paziente di guarire da un intervento rianimatorio».

 

Di cosa stiamo parlando?

«Questa indotta dal Covid-19 è una polmonite interstiziale, una forma molto aggressiva che impatta tanto sull' ossigenazione del sangue. I pazienti più colpiti diventano ipossici, ovvero non hanno più quantità sufficienti di ossigeno nell' organismo».

 

Quando arriva il momento di scegliere?

ospedale reparto di terapia intensiva coronavirus

«Subito dopo. Siamo obbligati a farlo. Nel giro di un paio di giorni, al massimo. La ventilazione non invasiva è solo una fase di passaggio. Siccome purtroppo c' è sproporzione tra le risorse ospedaliere, i posti letto in terapia intensiva, e gli ammalati critici, non tutti vengono intubati».

 

A quel punto cosa succede?

«Diventa necessario ventilarli meccanicamente. Quelli su cui si sceglie di proseguire vengono tutti intubati e pronati, ovvero messi a pancia in giù, perché questa manovra può favorire la ventilazione delle zone basse del polmone».

 

Esiste una regola scritta?

il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 1

«Al momento, nonostante quel che leggo, no. Per consuetudine, anche se mi rendo conto che è una brutta parola, si valutano con molta attenzione i pazienti con gravi patologie cardiorespiratorie, e le persone con problemi gravi alle coronarie, perché tollerano male l' ipossia acuta e hanno poche probabilità di sopravvivere alla fase critica».

 

Nient' altro?

«Se una persona tra gli 80 e i 95 anni ha una grave insufficienza respiratoria, verosimilmente non procedi. Se ha una insufficienza multi organica di più di tre organi vitali, significa che ha un tasso di mortalità del cento per cento. Ormai è andato».

 

Lo lasciate andare?

reparto di terapia intensiva all'ospedale di wuhan

«Anche questa è una frase terribile. Ma purtroppo è vera.

Non siamo in condizione di tentare quelli che si chiamano miracoli. È la realtà».

 

Non è sempre così?

«No. Certo, anche in tempi normali si valuta caso per caso, nei reparti si cerca di capire se il paziente può recuperare da qualunque intervento.

Adesso questa discrezionalità la stiamo applicando su larga scala».

 

Chi viene lasciato andare muore di Covid-19 o di patologie pregresse?

coronavirus sud

«Questa che non muoiono di coronavirus è una bugia che mi amareggia. Non è neppure rispettosa nei confronti di chi ci lascia. Muoiono di Covid-19, perché nella sua forma critica la polmonite interstiziale incide su problemi respiratori pregressi, e il malato non riesce più a sopportare questa situazione. Il decesso è causato dal virus, non da altro».

roma deserta per il coronavirus 3

 

E voi medici, riuscite a sopportare questa situazione?

«Alcuni ne escono stritolati. Capita al primario, e al ragazzino appena arrivato che si trova di prima mattina a dover decidere della sorte di un essere umano. Su larga scala, lo ripeto».

 

il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 25

A lei non pesa essere arbitro della vita e della morte di un essere umano?

«Io per ora dormo la notte. Perché so che la scelta è basata sul presupposto che qualcuno, quasi sempre più giovane, ha più probabilità di sopravvivere dell' altro. Almeno, è una consolazione».

 

Cosa ne pensa degli ultimi provvedimenti del governo?

«Forse sono un po' generici. Il concetto di chiudere il virus in certe zone è giusto, ma arriva con almeno una settimana di ritardo. Quello che conta davvero è un' altra cosa».

 

Quale?

«State a casa. State a casa.

RESPIRATORE PER LA TERAPIA INTENSIVA

Non mi stanco di ripeterlo. Vedo troppa gente per strada. La miglior risposta a questo virus è non andare in giro. Voi non immaginate cosa succede qui dentro. State a casa».

 

C' è carenza di personale?

«Tutti stiamo facendo tutto. Noi anestesisti facciamo turni di supporto nella nostra sala operativa, che gestisce Bergamo, Brescia e Sondrio.

Altri medici di ambulanza finiscono in corsia, oggi toccherà a me».

 

Nello stanzone?

coronavirus

«Esatto. Tanti miei colleghi stanno accusando questa situazione. Non è solo il carico di lavoro, ma quello emotivo, che è devastante. Ho visto piangere infermieri con trent' anni di esperienza alle spalle, Gente che ha crisi di nervi e all' improvviso trema.

Voi non sapete cosa sta succedendo negli ospedali, per questo ho deciso di parlare con lei».

 

Esiste ancora il diritto alla cura?

«In questo momento è minacciato dal fatto che il sistema non è in grado di farsi carico dell' ordinario e dello straordinario al tempo stesso. Così le cure standard possono avere ritardi anche gravi».

terapia intensiva 1

 

Mi fa un esempio?

«Normalmente la chiamata per un infarto viene processata in pochi minuti. Ora può capitare che si aspetti anche per un' ora o più».

 

Trova una spiegazione a tutto questo?

«Non la cerco. Mi dico che è come per la chirurgia di guerra. Si cerca di salvare la pelle solo a chi ce la può fare. È quel che sta succedendo».

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