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DACCA BOIA – IL BANGLADESH È NEL CAOS: 50 PERSONE SONO MORTE DURANTE LE PROTESTE STUDENTESCHE IN TUTTO IL PAESE, SOPRATTUTTO NELLA CAPITALE, DACCA – I MANIFESTANTI HANNO ASSALTATO LA TV DI STATO E GLI EDIFICI GOVERNATIVI, E IL GOVERNO HA RISPOSTO CON LA REPRESSIONE, IL DIVIETO DEI RADUNI E UN BLACKOUT TOTALE DI INTERNET – A SCATENARE LA PROTESTA DEI GIOVANI, OLTRE ALLA DRAMMATICA CRISI ECONOMICA, UN’ASSURDA LEGGE CHE PRIVILEGIA I PARENTI DEI PARTIGIANI DELLA GUERRA DEL 1971 NELLE ASSUNZIONI PUBBLICHE… - VIDEO

IN BANGLADESH SONO STATI VIETATI OGGI TUTTI I RADUNI PUBBLICI

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(ANSA-AFP) - La polizia del Bangladesh ha vietato per un giorno tutti i raduni pubblici nella capitale Dhaka, ha dichiarato il commissario Habibur Rahman all'AFP, dopo giorni di violenti disordini in tutto il Paese.

 

"Abbiamo vietato tutti i raduni, le processioni e le riunioni pubbliche a Dhaka oggi", ha detto Rahman, aggiungendo che la mossa era necessaria per garantire 'la sicurezza pubblica'.

 

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La popolazione del Bangladesh si è svegliata oggi senza connessione internet, gli edifici governativi bruciati negli scontri tra le forze dell'ordine e gli studenti. Nel corso della settimana, le manifestazioni iniziate all'inizio di luglio per chiedere la fine del sistema delle quote nel pubblico impiego sono degenerate in scontri sempre più violenti, causando 39 morti, di cui 32 ieri, e 700 feriti, tra cui almeno 104 agenti di polizia e 30 giornalisti.

 

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Gli scontri hanno avuto luogo in quasi la metà dei 64 distretti del Bangladesh. In una dichiarazione rilasciata dopo un blackout "quasi totale" di internet in tutto il Paese, la polizia ha dichiarato che "i malviventi hanno già incendiato, vandalizzato e compiuto attività distruttive contro" gli edifici della polizia e del governo. Tra questi edifici c'era anche quello della televisione di Stato BTV nella capitale Dhaka, presa d'assalto da centinaia di studenti che gli hanno dato fuoco.

 

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BANGLADESH, ARRESTATO UNO DEI PRINCIPALI LEADER DELL'OPPOSIZIONE

(ANSA-AFP) - La polizia del Bangladesh ha arrestato uno dei principali leader dell'opposizione nella capitale Dacca, ha dichiarato all'AFP il portavoce delle forze dell'ordine Faruk Hossain, dopo diversi giorni di violenti disordini in tutto il Paese. L'uomo è Ruhul Kabir Rizvi Ahmed, uno dei leader del Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP), il principale partito di opposizione. La procura non ha fornito le motivazioni dell'arresto.

 

 

 

PROTESTE IN BANGLADESH, BILANCIO SALE A 50 MORTI

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(ANSA-AFP) - Sale a 50 morti il bilancio delle vittime delle proteste studentesche in corso in Bangladesh. "Abbiamo cinque corpi qui. Sono stati uccisi oggi", ha detto Bacchu Mia del Dhaka Medical College Hospital, confermando altri 45 decessi dall'inizio dei disordini.

 

BANGLADESH NEL CAOS, 39 I MORTI

Estratto dell’articolo di Paolo Pittaluga per www.avvenire.it

 

Bangladesh nel caos. Soprattutto un Paese al centro di violenti scontri che hanno causato la morte di 39 persone, 32 solo nelle ultime ore. Senza trascurare gli oltre 700 feriti. È il bilancio delle violenze tra la polizia e gli studenti, proteste che riguardano 26 distretti su 64 del Paese.

 

All’origine delle manifestazioni ci sono le norme introdotte dal Governo per l’assunzione nel pubblico impiego. Una protesta la cui intensità è andata crescendo di ora in ora, con le forze dell’ordine che faticano a contenere la rabbia dei manifestanti a tal punto che è stato richiesto anche l’intervento dell’Esercito.

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La polizia ha spiegato che i manifestanti hanno “appiccato il fuoco e compiuto atti vandalici” contro gli uffici della televisione statale BTV e dell’agenzia nazionale per la gestione dei disastri, nonché non meglio specificati edifici della polizia e del Governo.

 

[…] già ieri le autorità avevano interrotto alcuni servizi di telefonia mobile per cercare di sedare i disordini, scontri che però si sono diffusi nelle ultime ore in molte zone del Paese. Sempre nelle ultime ore si è registrato il mancato funzionamento di internet e pure atti di hackeraggio al sito della Banca centrale.

 

 

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Secondo alcuni analisti alla base delle proteste ci sarebbero pure le difficili condizioni economiche, tra cui l’elevata inflazione, l’aumento della disoccupazione - quasi un quinto dei 170 milioni di abitanti del Paese è senza lavoro o senza istruzione - e l’esaurimento delle riserve estere. Il Bangladesh […] si è assicurato un piano di salvataggio di 4,7 miliardi di dollari da parte del Fondo monetario internazionale nel gennaio 2023. Il Fmi ha concluso una seconda revisione del programma di salvataggio del Paese nel giugno di quest'anno, dandogli accesso immediato a circa 928 milioni di dollari.

 

Bangladesh, la repressione violenta delle manifestazioni degli studenti universitari: decine di morti e centinaia di feriti

Estratto da www.valigiablu.it

 

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Da alcuni giorni decine di migliaia di studenti e studentesse del Bangladesh stanno protestando contro le cosiddette quote riservate per le assunzioni nella pubblica amministrazione, bloccate nel 2018 dal governo dopo le proteste di massa degli studenti nel 2018 e recentemente reintrodotte dopo una decisione dell’Alta Corte del Bangladesh. Ogni anno il governo apre alle assunzioni per circa 3mila posti fissi (per i quali concorrono più o meno 400mila laureati), riservandone il 56% a categorie specifiche: 10% alle donne, 10% a chi proviene da distretti non ancora economicamente sviluppati, 5% alle comunità indigene, 1% alle persone con disabilità e 30% ai parenti dei partigiani caduti nella guerra di indipendenza del 1971. È proprio questo 30% che ha scatenato le proteste.

 

 

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Secondo i manifestanti, la quota destinata alle famiglie reduci dalla guerra del 1971 è un favore che la prima ministra, Sheikh Hasina sta facendo a chi la sostiene, togliendo di fatto dei posti a chi lo meriterebbe.

 

Hasina – figlia dell’eroe dell’indipendenza Sheikh Mujibur Rahman, il primo premier del Bangladesh, e giunta al quarto mandato consecutivo nelle elezioni dello scorso gennaio – ha definito chi protesta un razakar, come venivano chiamati i collaborazionisti di Islamabad durante la guerra di indipendenza contro il Pakistan, scatenando così l’ala universitaria del suo partito, l’Awami League, a sua volta scesa in piazza contro i “traditori della patria” che stavano manifestando. […]

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