salvini missile

DAVVERO C’ERA UN GRUPPO UCRAINO CHE STAVA ORGANIZZANDO UN ATTENTATO CONTRO SALVINI? – IL TRUCE SOSTIENE CHE L’ARSENALE SEQUESTRATO AI NEONAZISTI IN LOMBARDIA ERA DESTINATO A LUI, MA NON CI SONO INDIZI PRECISI – ALLA BASE C’È IL RACCONTO DI UNA SEDICENTE EX SPIA DEL KGB, MA QUELLO CHE HA DETTO RIMANE SENZA PROVE. LE ARMI PROVENIVANO DA…

MATTEO SALVINI PROVA IL TASER

1 – SALVINI, MA CHE STAI A DÌ? - IL LEGHISTA FA LA VITTIMA DOPO IL SEQUESTRO DELL’ARSENALE AI NEONAZISTI IN LOMBARDIA: “ERA UNA DELLE TANTE MINACCE DI MORTE CHE MI ARRIVANO OGNI GIORNO. I SERVIZI SEGRETI PARLAVANO DI UN GRUPPO UCRAINO CHE ATTENTAVA ALLA MIA VITA”

 

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/salvini-ma-che-stai-leghista-fa-vittima-dopo-208818.htm

 

2 – VERIFICATE LE FRASI DELLA SPIA DELL' EST E DI UN ATTENTATO NON CI SONO INDIZI

Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

 

La spia venuta dall' Est aveva riferito quasi un anno fa - agosto 2018 - di aver sentito parlare, in Ucraina, di un attentato contro il ministro dell' Interno italiano. Voci circolate in ambienti che conosceva e frequentava nella Repubblica sul Mar Nero, niente di più preciso. Ricevuta l' informazione, servizi segreti nostrani e polizia di prevenzione si mettono al lavoro, alla ricerca di qualche appiglio per verificarne l' attendibilità, ma senza risultato: non trovano alcun riscontro all' ipotesi di un progetto terroristico ai danni di Matteo Salvini.

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA 5

 

L' unica conferma che si riesce a ottenere sul racconto del cittadino russo sedicente ex agente del Kgb, attiene a ciò che lo riguarda direttamente: effettivamente tanto tempo fa, negli anni Ottanta, ha avuto a che fare con gli apparati di sicurezza sovietici.

Ma quel che ha detto di aver ascoltato in Ucraina rimane senza prove. Nemmeno un indizio.

 

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA 3

Ciò nonostante, lo scrupolo degli investigatori antiterrorismo porta ad estendere le indagini - coordinate dalla Procura di Torino - su un altro fronte che poteva essere ricompreso nella soffiata dell' ex spia sovietica: quello dei miliziani reclutati in Italia per andare a combattere nella regione del Donbass, l' area orientale dell' Ucraina dove gli insorti filorussi hanno dichiarato guerra al governo di Kiev.

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA

 

Sono così finiti sotto intercettazione alcuni aspiranti guerriglieri (estremisti di destra in realtà vicini al battaglione Azov, quindi nazionalisti e filogovernativi che contrastano gli insorti) per vedere se dai loro discorsi poteva affiorare qualcosa che potesse riguardare l' inquilino del Viminale. Ma ancora una volta, per intere settimane, le microspie non hanno registrato nulla di utile. Finché, circa quattro mesi fa, uno degli intercettati ha ricevuto la telefonata di un bolognese che gli proponeva l' acquisto di un missile, per il quale era stato a sua volta contattato.

 

MATTEO SALVINI PROVA IL TASER

Sentendosi rispondere che si trattava di un' idea troppo pericolosa, per la quale si rischiava la galera. Tuttavia la sola proposta ha determinato l' avvio di una nuova indagine, separata e stralciata da quella iniziale e senza esito sul presunto attentato a Salvini. Per un ipotetico traffico d' armi.

 

Gli investigatori hanno seguito e intercettato il mediatore bolognese, finché hanno deciso di perquisirlo. Da lì è saltato fuori il missile, grazie a una fotografia inviata via WhatsApp da Fabio Del Bergiolo, il sessantenne di Gallarate che nel 2001 si era candidato al Senato per Forza Nuova (senza successo).

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA 4

 

A casa sua gli investigatori hanno trovato un arsenale di armi di varia provenienza: austriaca, tedesca e statunitense. Arrestato in flagranza, l' uomo ha svelato anche il segreto del missile, conducendo i poliziotti presso l' hangar di Rivazzano Terme dove era custodita l' arma aria-aria con esplosivo e propellente attivo. Che però, per essere lanciato, ha bisogno di un aereo.

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA

 

Lo stesso Del Bergiolo ha chiamato in causa l' amico e collega d' affari Alessandro Monti. Ramo d' attività: commercializzazione aerei. Era stato lui a fargli vedere il missile e consentirgli di scattare le foto (in un altro deposito) per metterlo in vendita. Di qui il fermo di Monti e di Fabio Bernardo, l' altro titolare della ditta Star Air Service, su ordine della Procura di Torino. Reato contestato: violazione della legge 497 del 1974 contro la criminalità organizzata «per aver detenuto e posto in vendita un' arma da guerra del tipo missile aria-aria Matra R530 delle forze armate del Qatar, attivo e in perfetto stato di conservazione».

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L' inchiesta prosegue ora soprattutto per capire la provenienza del missile e delle armi custodite da Del Bergiolo. In particolare sono stati avviati contatti con le autorità del Qatar, che si sono dichiarate e mostrate molto collaborative, per ricostruire i passaggi del missile prima di arrivare a Monti e al suo socio.

 

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Niente a che vedere, al momento, con l' estremismo di destra. E neanche con l' Ucraina o eventuali finalità di terrorismo. Men che meno con un possibile attentato al ministro dell' Interno. L' unico legame con le asserite minacce a Salvini sta nell' innesco dell' indagine: l' ex spia sovietica che nulla sapeva del missile scoperto a Rivazzano Terme.

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