DELLE DUE L'UNA: O LA PROCURATRICE CHE INDAGA SULLA STRAGE DI CRANS-MONTANA È UNA PIPPA AL SUGO, O È IN MALAFEDE - LA LUNGA LISTA DI RITARDI ED ERRORI COMMESSI DALLA 50ENNE BÉATRICE PILLOUD, PROCURATRICE CHE HA IMPIEGATO NOVE GIORNI PER ARRESTARE JACQUES E JESSICA MORETTI, I PROPRIETARI DEL "CONSTELLATION" - IN QUESTO LASSO DI TEMPO, I DUE POTREBBERO AVER INQUINATO LE PROVE E PARLATO CON I TESTIMONI PER RENDERE COERENTI LE LORO VERSIONI SULLE RESPONSABILITA' DELLA STRAGE COSTATA LA VITA A 40 PERSONE - LA NOMINA DI PILLOUD A CAPO DELLA PROCURA E' UNA SCELTA POLITICA: LA DONNA MILITA NELLO STESSO PARTITO DEL SINDACO DI CRANS-MONTANA (IL CUI COMUNE NON EFFETTUAVA CONTROLLI AL CONSTELLATION DAL 2019) - L'IPOTESI, NAUFRAGATA, DI UN "COMMISSARIO SPECIALE" PER LE INDAGINI...
@icrtvweb_isolacr È durato tutti pochi minuti, prima l'incoscienza, poi la paura, il caos e la morte. 47 vittime, 120 feriti. Tante le persone accorse ad aiutare, a fare quel che potevano perché in realtà, a quel punto, c'era poco da fare. Una giornata di festa trasformata in tragedia in una trappola infernale! #Fuoco #Morte #Paura #CrasMontana #Tragedia ? 11 Binaural Beats 1 Hz - August Son Productions
GAFFE, RITARDI, ACCUSE DI COLLUSIONE PILLOUD, PROCURATRICE NELLA BUFERA
Estratto dell'articolo di A. Full. per il “Corriere della Sera”
Racconta di svegliarsi all’alba, «alle 4 e 30. Sono una mattiniera, convinta che arrivare presto al lavoro sia il modo migliore per iniziare la giornata in modo efficiente». È un insieme di puntualità e rigore tutto svizzero, la procuratrice generale di Sion Béatrice Pilloud, 50 anni, che coordina l’indagine sulla strage di Capodanno.
Laureata in legge a Neuchâtel, è una ex avvocata dal passo garantista: «Mi sono anche ritrovata a dover difendere assassini, stupratori e pedofili. Ho dovuto mettere in discussione me stessa, io che volevo difendere i più vulnerabili» racconta descrivendosi in una dettagliata intervista pubblicata sul sito della polizia cantonale.
cyane panine con le bottiglie con le candele nel bar le constellation 1
Va chiarito subito che la sua nomina è politica. Per arrivare alla guida della Procura di Sion — dove si è insediata il 1° gennaio 2024 — è stata eletta al Gran Consiglio ( il «parlamento» del Canton Vallese) incassando, sia da destra che da sinistra, 82 voti, e lasciando il suo rivale, Olivier Elsig, un «centrista», a 46.
Il punto è che la dottoressa Pilloud è affiliata al Partito liberale radicale e questa appartenenza ha costituito da subito il primo vistoso «inciampo» dell’indagine. Difatti milita nel Plr anche il sindaco di Crans-Montana Nicolas Fèraud, 55 anni, un farmacista giunto al terzo mandato. [...]
Mentre i giorni passavano, Pilloud non ha disposto il sequestro della documentazione in Municipio relativa al discobar: macché, è stato il responsabile della sicurezza a consegnare i documenti del Constellation in Procura, pur essendo ipotizzabile che proprio lui possa avere responsabilità nel disastro.
Da qui in poi, fra critiche sempre più pesanti, si è parlato dell’arrivo di un procuratore straordinario esterno a cui affidare le indagini. Affiancando la Procura ordinaria ma con una sorta di «regia». Una procedura prevista, in Svizzera, ma sollecitata esplicitamente dalla stampa elvetica — in testa le Temps, 24 He, le Nouvelliste — che non le ha certo mandate a dire.
Impietosi, i quotidiani hanno snocciolato certe gaffe della procuratrice, tipo quella della lista con indicati tre nomi di avvocati «consigliati» alle famiglie delle vittime dalla polizia cantonale e dalla Procura. Poi l’elenco di altri inciampi: mancate perquisizioni a casa dei Moretti, i loro telefonini sequestrati con inspiegabile ritardo.
Per non parlare dell’arresto del Corso, avvenuto solo il 9 gennaio. Prospettando così «il rischio di collusione — ipotizza Romain Jordan, uno degli avvocati delle famiglie — con testimoni ed ex dipendenti e la scomparsa di prove».
Venerdì, a sorpresa, è stata la stessa Pilloud, a rivelare che la procedura per chiamare a Sion un procuratore straordinario è finita nel nulla. Non esiste «alcuna ragione, né oggettiva né giuridica, che giustifichi la nomina». Il fatto è che sul dossier ha deciso— però queste sono le regole cantonali — l’Ufficio centrale del ministero pubblico. Insomma un organo «vicino» alla Procura.
Sebbene queste siano le regole cantonali, la procedura stupisce. Parlando al Corriere , altri legali non nascondono le perplessità. «Date le potenziali implicazioni con i politici locali, sarebbe stato preferibile — sentenzia Nicolas Mattenberger — che a guidare le indagini fosse stato un procuratore straordinario». Jean-Luc Addor parla di «decisione oggettivamente problematica» visto che a prenderla è stata «un’autorità composta da 5 persone, 2 delle quali fanno parte del gruppo di procuratori criticati». [...]
crans montana dopo la strage di capodanno
LA PROCURATRICE DI SION NELL'OCCHIO DEL CICLONE "NON MI FACCIO INTIMIDIRE"
Estratto dell'articolo di GPV per “la Repubblica”
[...] A spingere Pilloud nell'occhio del ciclone, sfidando il rischio di delegittimare la titolare del caso più delicato della storia contemporanea elvetica, ci sono vita personale, impegno politico e scelte giudiziarie che consentono trasversali perplessità. Nata nell'Alto Vallese, 50 anni, laureata a Neuchatel e fino a due anni fa avvocatessa a Sion, moglie di un commerciante di vini in affari con i più frequentati locali pubblici regionali, Pilloud è stata nominata procuratrice (in Svizzera la carica è elettiva ndr) grazie ad un accordo tra i partiti del cantone.
incendio a le constellation a crans montana, in svizzera 5
Decisivi i voti dello schieramento a cui appartiene, il partito liberale radicale, moderato e vicino al centrodestra: lo stesso del sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, e del capo dipartimento cantonale di sicurezza, Stéphane Ganzer. Il primo allarme, all'indomani del massacro: la procuratrice è comparsa proprio con Ganzer e Féraud, che potrebbero essere presto iscritti nel registro degli indagati, nella conferenza stampa in cui il sindaco assicurava che il municipio «estraneo alla vicenda» voleva «costituirsi nel processo come parte lesa».
Al sorprendente debutto è seguito un primo no all'arresto di Jacques Moretti e della moglie Jessica Maric, giustificato dalla «mancanza del pericolo di fuga». Pochi giorni e il 9 gennaio, mentre i capi di Stato stranieri erano a Martigny per la commemorazione della strage, il dietrofront: Jacques finisce in carcere «per il pericolo di fuga» e Jessica, coimputata per gli stessi reati, resta libera di tornare nello chalet di Lens.
Venerdì, l'ultimo colpo di scena: dopo due sole settimane Jacques viene liberato grazie a una cauzione da 200 mila franchi «versata da un amico anonimo» perché la cifra e il ritiro dei documenti «annullano il rischio di una fuga». Tra questi atti la sua proposta, precipitosamente ritirata, di un elenco di avvocati suggeriti ai famigliari di morti e feriti, le mancate autopsie sulle vittime, l'assenza di indagati tra politici e funzionari municipali che hanno ammesso sei anni di mancati controlli sulla sicurezza. [...]





