“AMARA DISSE DI AVERMI CONSEGNATO 280MILA EURO. IO GLI DISSI CHE DOVEVA CURARSI” – NELLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE SULLA LOGGIA UNGHERIA SI PUÒ LEGGERE ANCHE LA VERSIONE DI DENIS VERDINI SUI SUOI RAPPORTI E INCONTRI CON PIERO AMARA: “MI DISSE CHE POTEVA RITRATTARE LE SUE DICHIARAZIONI SULLA NOMINA DI MINEO MA IO IN CAMBIO AVREI DOVUTO DICHIARARE IL FALSO SU DESCALZI. MI RIFIUTAI” – DALLE CARTE EMERGE L’INESISTENZA DELLA LOGGIA UNGHERIA, MA ALLO STESSO TEMPO MOLTI DETTAGLI IMPORTANTI DI QUELLO CHE LO STESSO CANTONE DEFINISCE “IL SISTEMA AMARA”

Emiliano Fittipaldi per www.editorialedomani.it

 

denis verdini

Incrociando alcuni verbali inediti contenuti nelle carte di Perugia che sentenziano l’inesistenza della Loggia Ungheria con alcune sentenze recenti che non hanno avuto grande eco sulla stampa nazionale, è possibile raccontare dettagli importanti di quello che Raffaele Cantone, capo della procura umbra, definisce il «sistema Amara». Una rete che negli anni è riuscita «certamente» a entrare in contatto con «il mondo politico e i vertici istituzionali», con l’obiettivo primario di gestire le nomine dei giudici e le promozioni decise dal Csm.

 

Uno dei principali interlocutori politici di Amara – si legge nella richiesta di archiviazione di Cantone – è stato Denis Verdini, per anni braccio destro di Silvio Berlusconi, condannato con sentenza definitiva per bancarotta e, qualche giorno fa a Messina, ad altri due anni per concorso in corruzione. Per una vicenda che ha al centro, ancora una volta, le accuse dell’ex avvocato esterno dell’Eni («ho dato 300mila euro a Verdini in contanti per agevolare la nomina del giudice Giuseppe Mineo al Consiglio di stato», ha detto nel 2018) che evidentemente i giudici in primo grado hanno considerato in parte vere e riscontrate.

piero amara

 

Verdini viene interrogato dai pm umbri un anno fa. Cantone e i suoi uomini vogliono chiedergli se conosce la Loggia Ungheria, e soprattutto quali sono i suoi rapporti con il pregiudicato di Augusta. L’ex parlamentare risponde a tutto campo, permettendo «con un’apprezzabile scelta di trasparenza» anche agli investigatori di scaricare tutte le chat con Amara. Da cui esce uno spaccato notevole di un pezzo del potere italiano, e della rete gigantesca del legale siciliano.

 

LA RAGNATELA DELL’AVVOCATO

GIUSEPPE MINEO

«Escludo di aver fatto parte dell’associazione denominata “Ungheria”», comincia Verdini. «La voce della mia appartenenza alla massoneria venne messa in giro durante la campagna elettorale del Mugello del senatore Antonio Di Pietro. Fu addirittura il presidente Cossiga, forse per scherzo, a fare una dichiarazione in tal senso. Io tuttavia per cultura sono lontano da qualsiasi loggia massonica».

 

Cantone segnala pure come Verdini, già deputato forzista e di Ala e oggi “suocero” di Matteo Salvini, riferisce che fu l’ex ministro «Saverio Romano, nell’ambito delle trattative per le nomine dei vertici delle grandi società di stato, tra le quali l’Eni, a presentargli “un professionista che aveva peso nel mondo Eni”, ovvero Amara».

 

Poi Verdini si schermisce dalle accuse principali: «Io richieste sul Consiglio di giustizia amministrativa siciliana non ne ho mai ricevute. Amara millanta di aver avuto influenze su tante vicende, ma lui riferisce alcuni fatti senza sapere bene come io operavo: io (al tempo di Renzi premier, ndr) non frequentavo palazzo Chigi, io frequentavo il Nazareno (la sede del Pd)».

denis verdini

 

Quando i pm Cantone, Mario Formisano e Gemma Miliani gli chiedono se Ala ha preso denaro in contanti come dice Amara ai colleghi di Messina per perorare la causa del giudice Mineo al Consiglio di stato, risponde: «Probabilmente Amara mi ha fatto donazioni di importo modesto. Lui mi presentò diversi politici e imprenditori, come Adolfo Messina, Ezio Bigotti, Giannusso... questi ultimi facevano offerte di denaro per sostenere il movimento, ma io le ho sempre rifiutate».

 

Nelle chat con Amara, segnalano i pm di Cantone, i contatti tra i due erano numerosi e niente affatto sporadici. Verdini chiede per esempio all’avvocato «curricula per la nomina di un componente del Consiglio di stato», chiosano i magistrati di Perugia.

 

denis verdini luca lotti

«Amara fa riferimento a un intimo amico di Del Sette. Nello stesso giorno viene fatto anche il nome di Antonio Serrao, che sarebbe voluto da Del Sette, a sua volta intimo amico di Luca Lotti, circostanza ribadita più volte con plurimi messaggi (per la cronaca, anche il piddino ha querelato Amara per calunnia, ndr). Sempre per le nomine dei componenti del Consiglio di stato, Amara scrive di avergli girato i curricula di Mineo e tale Fiaccavento, di Massimo Dell’Utri e Luciano Ciccarello».

 

PROPOSTE INDECENTI

I messaggi analizzati sono decine, e contengono richieste di sponsorizzazione di un emendamento di Sergio Romano, mentre con alcuni messaggi del 24 e 31 ottobre 2016 il faccendiere chiede a Verdini di organizzare un incontro tra Lotti e Massimo Mantovani e Antonio Vella, al tempo tra i massimi dirigenti dell’Eni. «Vero, posso dire di aver ricevuto da Amara tante richieste e sollecitazioni, a cui io non davo risposta», si giustifica Verdini.

raffaele cantone foto di bacco

 

Ma quando Cantone chiede come mai il legale siciliano ha voluto attribuirgli un ruolo così rilevante in Ungheria, il politico racconta episodi e incontri inediti che svelano un rapporto tra i due affatto banale. Va ricordato il tempo e il contesto: Verdini è uno degli uomini vicinissimi a Berlusconi e Renzi, uno dei politici più potenti d’Italia.

 

«Amara era amareggiato per le dichiarazioni che aveva reso a Messina: io a quel punto decisi di incontralo nell’ufficio di Ignazio Abrignani (ex deputato di Ala, ndr). Eravamo solo io e lui. Gli dissi che aveva dichiarato il falso, affermando di avermi dato dei soldi. Lui mi aggredì, e mi disse che mi aveva dato somme mensilmente, affermò di avermi consegnato 40mila euro per sette mesi, pari quindi a 280mila euro. Io negai decisamente e affermai che doveva curarsi. Gli chiesi se avesse un registratore: mi parvero dichiarazioni farneticanti, forse finalizzate a fornirsi una prova».

RAFFAELE CANTONE

 

L’ex parlamentare però spiega che, nonostante tutto, accettò di vedere Amara e il suo avvocato una seconda volta. «Mi disse che poteva ritrattare le sue dichiarazioni (su Mineo e i 300mila, ndr), ma io in cambio avrei dovuto dichiarare che lui era intervenuto per la nomina di Claudio Descalzi (ad dell’Eni, ndr) e che aveva fatto da tramite tra me e Claudio Granata (braccio destro del manager, ndr). Io rifiutai di rendere tali false dichiarazioni».

denis verdini ai funerali di paolo bonaiuti

 

Secondo Verdini, spiega Cantone, «Amara sarebbe stato del tutto estraneo alla scelta di Descalzi, avendogli soltanto esternato il gradimento di una parte dell’Eni». Sia come sia, è per questo motivo, conclude Verdini, che l’ex sodale lo mette nel mirino e lo indica calunniosamente come uno dei vertici della loggia segreta.

 

A TUTTA NOMINA

Ma l’ex forzista ha o meno avuto da Amara la raccomandazione per promuovere Mineo al Consiglio di stato, visto che il nome effettivamente spuntò in una short list della presidenza del Consiglio prima di essere cassato?

 

piero amara

«La nomina del dottor Mineo non venne chiesta da Amara, ma da Giuseppe Drago (ex governatore della Sicilia e deputato di Forza Italia, ndr). Evidenzio che avendo un rapporto con il governo, mi fu chiesto da Lotti se avessi dei nomi da mandargli. In prima battuta gli dissi di no, in seguito inviai il curriculum di Drago». Per i giudici di Messina invece Amara non mente. E Verdini, almeno in primo grado, ha dovuto incassare l’ennesima condanna.

giuseppe mineopiero amara 3piero amarapiero amara intervistato a piazzapulita

 

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