DESTINO INFAME - LA FAMIGLIA KOLA, STERMINATA DAL MONOSSIDO DI CARBONIO, A PORCARI, VICINO LUCCA, POTEVA ESSERE SALVATA: DOPO CHE I GENITORI E LA SORELLINA AVEVANO PERSO I SENSI, L'ALTRO FIGLIO 22ENNE HA CHIAMATO I SOCCORSI AI QUALI HA FORNITO UN NUMERO CIVICO SBAGLIATO (168 INVECE DI 186). L'ERRORE, FORSE, E' STATO CAUSATO DALL'ANNEBBIAMENTO MENTALE CAUSATO DAL MONOSSIDO - L'AMBULANZA E I CARABINIERI HANNO IMPIEGATO DUE ORE PER TROVARE IL GIUSTO APPARTAMENTO, TROPPO TARDI PER SALVARE LE QUATTRO PERSONE - LA LORO CASA E' STATA POSTA SOTTO SEQUESTRO...
Estratto dell'articolo di Michele Bocci per "la Repubblica"
Mancano due minuti alle 20 di mercoledì quando alla centrale del 112 toscano arriva una telefonata concitata: «Mia sorella sta male, non sappiamo cos'ha». A chiamare è un ragazzo di 22 anni di origini albanesi, Hajdar Kola. Vive a Rughi, una frazione del comune di Porcari, vicino a Lucca. La ragazza, Xhesika (Jessica), ha 15 anni e si trova nella sua stanza, seduta sul letto, priva di sensi.
Ad assisterla ci sono anche il padre e la madre, Arti e Jonida di 48 e 43 anni. La situazione precipita proprio nel corso della chiamata al servizio di emergenza. L'operatrice sente svenire i due adulti e poi anche il ragazzo che ha chiamato cade a terra. «Stiamo in via Galgani al numero 168», fa in tempo a dire prima di perdere conoscenza. Purtroppo, si sbaglia, l'indirizzo non è giusto.
lucca famiglia uccisa dal monossido
Forse perché già annebbiato dagli effetti del monossido di carbonio che sta uscendo dalla caldaia, inverte le ultime due cifre del numero civico. Quello giusto è il 186, l'altro si trova a circa 300 metri di distanza dalla casa della famiglia Kola. Per questo l'ambulanza del 118, che arriva molto velocemente, per molto tempo non riesce a trovare gli intossicati. E chissà cosa sarebbe successo se fosse arrivata subito.
L'equipaggio prova nelle case vicine, richiama il 112 per farsi ripetere il civico e poi chiede di geolocalizzare il telefono, ma non serve a niente, il tempo continua a passare. Vengono contattati anche i carabinieri, perché risalgano all'indirizzo attraverso il numero di cellulare del giovane. Ci vuole un po' di tempo, viene coinvolto anche il fratello di Arti, che vive poco distante, e finalmente intorno alle 21.45, cioè quasi due ore dopo la prima chiamata, i militari entrano con lui e due vicini nell'appartamento.
Al primo piano la tavola è apparecchiata per la cena. Subito dopo aver scoperto i cadaveri nella stanza di Jessica, al secondo piano, si sentono male praticamente tutti i soccorritori. C'è bisogno di portarli al pronto soccorso a causa di giramenti di testa e difficoltà a respirare. Lo zio, Durim Kola, è quello che sta peggio. Resta la notte in ospedale e ieri torna a casa. «Ci ho provato, ma purtroppo non sono riuscito a salvarli», si dispera al rientro a casa, dove lo aspettano decine di amici coi volti scuri per il lutto. Sua madre, la nonna dei ragazzi, ha un malore quando le danno la notizia, nel pomeriggio.
lucca famiglia uccisa dal monossido
La famiglia Kola era arrivata in Italia cinque anni fa. Dopo aver lavorato in Grecia, il padre aveva trovato un impiego in Toscana e si era riunito con moglie e figli nella zona della cartiere della Lucchesia, dove abita e lavora una comunità albanese molto numerosa. Lui era verniciatore e Hajdar elettrotecnico. La ragazza, invece, frequentava la terza media. [...]
La procura di Lucca ha sequestrato l'appartamento e messo i sigilli alla caldaia, che è nuova e si trova all'interno della casa. Non c'è dubbio su quello che è successo: una fuga di monossido di carbonio che ha saturato l'aria senza che fosse possibile accorgersene, visto che il gas è inodore. I tecnici dei vigili del fuoco approfondiranno il perché della fuga. Diranno cioè se la perdita è stata provocata da un problema di montaggio o di manutenzione alla caldaia o ai tubi di scarico. Va anche capito chi si è occupato dell'istallazione, se la stessa famiglia o dei tecnici esterni. [...]


