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DIETRO ALLA STRAGE DI QUATTRO BRACCIANTI, BRUCIATI VIVI IN UN MINIVAN IN CALABRIA, C’È L’ASSE TRA 'NDRANGHETA E CAPORALATO PACHISTANO: CHI SI RIBELLA ALLE CONDIZIONI DI SFRUTTAMENTO VIENE PUNITO – PARLA L’UNICO SOPRAVVISSUTO, UN 35ENNE AFGHANO: “SONO MAFIOSI PACHISTANI, NON VOLEVANO PAGARCI. CI AVEVANO PROMESSO UN SALARIO MA DA UN MESE E MEZZO CI DAVANO CIBO E NIENTE SOLDI. HANNO VOLUTO FAR CAPIRE AI BRACCIANTI DI QUESTO LITORALE CHE GLI ORDINI NON SI DISCUTONO. SPACCIAVANO ANCHE HASHISH, EROINA, COCAINA” – FERMATI DUE PACHISTANI CON L’ACCUSA DI OMICIDIO PLURIMO E PLURIAGGRAVATO. SI CERCA UNA TERZA PERSONA – TRASFERTE DI ORE IN PULLMINI, TURNI MASSACRANTI, MINACCE: ECCO COME FUNZIONA IL MERCATO DEI NUOVI SCHIAVI TRA PUGLIA, BASILICATA E CALABRIA…

1. I QUATTRO BRACCIANTI ARSI VIVI: "VOLEVAMO SOLO ESSERE PAGATI"

Estratto dell’articolo di Corrado Zunino per “la Repubblica”

 

IL MINIVAN IN CUI SONO STATI BRUCIATI VIVI I QUATTRO BRACCIANTI A AMENDOLARA IN CALABRIA

Li hanno bruciati vivi, dentro un monovolume scuro che li stava riportando a casa dopo otto ore trascorse a raccogliere fragole sulla costa jonica della Calabria.

 

Due caporali pakistani, fermati nella notte dalla squadra mobile di Cosenza, lunedì alle 12,45 si erano fermati nell'area di servizio di Roseto, un Ip che funziona con il self service. Si sono avvicinati, quindi, alla pompa della benzina, hanno infilato pochi euro e cosparso il minivan di carburante. […]

 

Dentro l'auto, un sette posti, c'erano cinque persone: quattro lavoratori afgani e uno pakistano. Da giorni lamentavano di non aver ricevuto la paga e i due "kapò", protetti e ispirati dai boss locali, come iniziano a raccontare altri braccianti, hanno bloccato a chiave le portiere e le hanno tenute chiuse dall'esterno, per aver certezza che i passeggeri non potessero uscire. L'uomo vestito in pantaloni e camicia bianchi ha aperto il portellone posteriore e ha lanciato all'interno un accendino.

 

i quattro braccianti arsi vivi in un minivan a amendolara in calabria

L'altro, tutto in nero, ha continuato a pressare le portiere mentre l'auto iniziava a muoversi sotto gli scossoni di cinque persone aggredite dalle fiamme. Un'esecuzione.

 

Quarantadue secondi e i due aguzzini sono scappati, raggiungendo, probabilmente, un'auto in attesa vicina, ma non si erano accorti di due cose: la telecamera del benzinaio puntata proprio su quel rifornimento, che mostrerà la scena frontalmente, e il portellone posteriore lasciato aperto. Da lì uscirà Taj Mohammed Alamyar, scampando alla morte.

 

«Non volevano pagarci, avremmo dovuto accontentarci di un alloggio e del cibo. Abbiamo detto no e loro ci hanno voluto dare una lezione, hanno voluto far capire ai braccianti di questo litorale che gli ordini non si discutono». Così ha detto il testimone sopravvissuto agli investigatori e ha aggiunto un particolare: «Quella mattina i caporali ci avevano chiesto soldi per il trasporto, non abbiamo pagato».

 

SCENA DELLA STRAGE DI BRACCIANTI ARSI VIVI A AMENDOLARA IN CALABRIA

Quattro morti, omicidio plurimo e pluriaggravato. La visione delle telecamere, e le prime parole di Taj, portano subito alle residenze dei due caporali pakistani. L'interrogatorio, alla Questura di Cosenza, va avanti quasi tutta la notte, ieri mattina i due fermi.

 

C'era anche un testimone italiano immediatamente fuori dall'area di servizio, un venditore ambulante di cipolle e pomodori secchi. Dirà: «Ho visto un gran fumo nero e tre persone scappare». Tre.

La squadra mobile di Cosenza, coordinata dalla procura di Castrovillari, ora prova a ricostruire la rete della mafia dei braccianti tra la Calabria e la Basilicata, dove lo scorso 4 ottobre morirono quattro indiani in un incidente stradale all'altezza di Scanzano Jonico, in provincia di Matera.

il bracciante afghano sopravvissuto alla strage di amendolara, in calabria 2

 

Gli inquirenti hanno messo a fuoco il ruolo di un terzo pakistano, indicato come "Kassan", reclutatore violento e, secondo il sopravvissuto, intermediario degli italiani che reggerebbero il forte giro d'affari della raccolta locale di fragole, agrumi, verdure.

Negli ultimi mesi nell'area sono stati registrati sedici incendi di auto e pullmini dedicati al trasporto dei braccianti. […]

 

2. L’UNICO SOPRAVVISSUTO: «IO, USCITO DAL BAGAGLIAIO SONO MAFIOSI PACHISTANI, NON VOLEVANO PAGARCI»

Estratto dell’articolo di Alfio Sciacca per il “Corriere della Sera”

 

il bracciante Mohammad Taj Alamyar - sopravvissuto alla strage di amendolara

Lo ripete in modo ossessivo: «È mafia, mafia... Sono dei mafiosi pachistani». Mohammad Taj Alamyar, nato in Afghanistan 35 anni fa, ha una gran voglia di parlare. Accusa senza esitazione i suoi aguzzini.

 

Lui è l’unico superstite della strage di immigrati nell’area di servizio sulla statale 106 Jonica. Ha visto morire sotto i suoi occhi quattro braccianti come lui, tre afghani e un pachistano. Tutti arrivati in Italia per trovare un lavoro che gli consentisse di mandare dei soldi alle famiglie rimaste nei paesi d’origine.

 

In Calabria erano finiti nelle mani non della ‘ndrangheta ma di altri migranti trasformatisi i caporali senza scrupoli. «Loro hanno ucciso quattro miei amici — si dispera —, li hanno bruciati vivi. Non ci pagavano da oltre un mese e noi ci eravamo ribellati. Per questo hanno appiccato il fuoco alla macchina. Per punirci. Volevano ammazzarci tutti».

 

il video dei braccianti carbonizzati amendolara, calabria6

[…] «A un certo punto uno di loro è sceso dall’auto, ha preso la pistola del distributore e ha buttato la benzina dentro l’auto — racconta —. Poi da un lato hanno rotto la maniglia dello sportello, mentre dall’altro lato hanno tenuto bloccata la portiera. Quindi hanno aperto il portellone posteriore e hanno buttato dentro l’accendino».

 

[…]  La casa è un modesto appartamento a Villapiana, a 25 chilometri da Amendolara. Qui fino a lunedì mattina abitavano in dieci. Un alloggio messo a disposizione dagli stessi caporali pachistani. Anche loro risiedono nello stesso comune.

 

Da qui ogni mattina i braccianti partivano per andare a lavorare nelle campagne della zona. Mohammad Taj è in Italia da circa un anno. Ha fatto altri lavori sempre come bracciante. Dallo scorso 20 aprile con i quattro amici erano impegnati nella raccolta delle fragole in un’azienda agricola di Scansano Ionico. A portarli ogni mattina sul posto di lavoro erano i due caporali pachistani. Nei primi giorni sarebbero stati pagati in nero.

 

il bracciante afghano sopravvissuto alla strage di amendolara, in calabria 1

Poi, stando al racconto di Mohammad Taj, pare avessero raggiunto l’accordo: una paga di 45 euro al giorno. «Ma da quando avevano iniziato quel lavoro non ci avevano dato neanche mai un euro», spiega il testimone. Non è chiaro quale fosse il rapporto con l’azienda dove raccoglievano le fragole.

 

Probabilmente erano gli stessi caporali a prendere in carico i braccianti per poi trasferire la manodopera all’azienda. Ma subito dopo cominciava lo sfruttamento: trattenere i soldi come pagamento per il vitto e l’alloggio.

 

«Alla fine ci davano la casa ma niente paga — dice il testimone. Pretendevano anche cinque euro al giorno per il viaggio fino al lavoro». Una condizione di sfruttamento alla quale i cinque migranti si erano ribellati. «C’era stata una prima lite la mattina — racconta —, poi la discussione è proseguita mentre rientravamo. Loro si sono fermati al distributore di proposito per farcela pagare.

Per darci una lezione».

 

Insomma dietro la strage di Amendolara c’è un contesto di caporalato e sfruttamento ad opera di altri migranti. Ma Mohammad Taj ritiene che i due suoi aguzzini gestissero anche altri traffici: «Loro spacciavano anche droga: hashish, eroina, cocaina. Sono collegati con altri trafficanti pachistani e italiani».

 

3. L'ASSE DI FERRO NEI CAMPI TRA 'NDRANGHETA E CAPORALI "CHI SI RIBELLA QUI MUORE"

Estratto dell’articolo di Giuliano Foschini per “la Repubblica”

 

braccianti agricoli

Da Corigliano a Scanzano Jonico ci sono quasi 170 chilometri tra andata e ritorno. Kumar Manoj li percorreva quasi ogni giorno. Come Singh Surjit. Come Singh Harwinder. Come Singh Jaskaran. Partivano dalla Calabria quando era ancora buio. Attraversavano la Basilicata. A volte arrivavano in Puglia.

 

[…]  la strage di Amendolara non è una sorpresa. Perché quella strada era già stata percorsa. Da loro. E da migliaia di altri braccianti invisibili che ogni giorno attraversano tre regioni per pochi euro l'ora.

 

La strage di Amendolara era già scritta nelle inchieste delle procure di Castrovillari, Matera e Potenza. Nelle relazioni delle forze dell'ordine. Nei dossier dei sindacati.

 

il video dei braccianti carbonizzati amendolara, calabria4

Da anni tutti raccontano la stessa storia: quella di un nuovo caporalato pachistano e indiano radicato tra la Sibaritide, il Metapontino e la Puglia. Un caporalato che parla urdu e punjabi ma che, in realtà, resta profondamente italiano. Perché italiani sono quelli che guadagnano dagli schiavi. La novità è che questi lavoratori sono quasi invisibili. Non vivono nei ghetti come accadeva ai braccianti africani di Rosarno.

 

Vivono in appartamenti sovraffollati sparsi nei paesi della Sibaritide. Spesso non conoscono né l'italiano né l'inglese. Anche per sindacati e associazioni entrare in queste comunità è più difficile.

 

Le ricerche realizzate nella Piana di Sibari nell'ambito del progetto Su.Pr.Eme — il piano finanziato dall'Unione Europea e dal governo italiano contro il caporalato — hanno documentato l'esistenza di reti di caporali pachistani sofisticate e organizzate: in alcuni casi si lavorava dodici ore al giorno per quaranta euro.

 

braccianti agricoli 1

Ma quei quaranta euro non finivano davvero nelle tasche dei lavoratori. Tra trasporti, alloggi e mediazioni imposte dai caporali, gran parte del salario tornava immediatamente indietro.

 

[…]  l'ultimo rapporto dell'Osservatorio Placido Rizzotto colloca la Calabria tra le regioni maggiormente colpite dal fenomeno, con 36 inchieste per sfruttamento lavorativo in agricoltura. La ‘ndrangheta, raccontano le indagini degli ultimi anni, non è una spettatrice disinteressata.

 

Da una parte beneficia dello sfruttamento della manodopera. Dall'altra continua a trovare nell'agricoltura uno strumento per frodi e truffe legate alle false giornate lavorative e ai contributi pubblici. I campi producono due volte: producono frutta e producono soldi.

 

braccianti agricoli 2

Eppure nessuno può dire di non sapere. Negli ultimi anni ci sono stati tavoli in prefettura, finanziamenti europei, relazioni ministeriali, sopralluoghi parlamentari.

 

Tutti hanno ascoltato le stesse storie: i furgoni strapieni, i viaggi impossibili, le case sovraffollate, le paghe da fame. «Gli schiavi lavorano. I caporali controllano. I padroni guadagnano», sintetizza Gianfranco Trotta, segretario generale della Cgil Calabria. È difficile trovare una definizione migliore. Perché il punto non è il singolo incidente. Non è il singolo caporale.

 

[…] il business del lavoro irregolare e del caporalato in agricoltura vale circa 4,8 miliardi di euro l'anno. Abbastanza per spiegare perché, nonostante tutto, gli schiavi continuino a lavorare. E a morire.

braccianti agricoli 3il video dei braccianti carbonizzati amendolara, calabria5il video dei braccianti carbonizzati amendolara, calabria1braccianti carbonizzati amendolara, calabria il video dei braccianti carbonizzati amendolara, calabria2il bracciante Mohammad Taj Alamyar - sopravvissuto alla strage di amendolara il bracciante afghano sopravvissuto alla strage di amendolara, in calabria 4braccianti carbonizzati amendolara, calabria

 

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